Il marchio è un segno suscettibile di essere rappresentato graficamente in particolare attraverso un nome (logotipo), un simbolo (logo) o una combinazione di tali elementi con cui si identifica un’azienda, i suoi prodotti o i suoi servizi al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.
Un marchio ben fatto non può prescindere da alcune caratteristiche fondamentali come la leggibilità a una dimensione minima di 50 mm, l’attenzione alle proporzioni (i troppo larghi e schiacciati rischiano di sparire quando vengono accostati ad altri nelle sponsorizzazioni), l’essere concepito in vettoriale affinché possa essere flessibilmente ridimensionabile senza perdere risoluzione. Altri accorgimenti auspicabili riguardano, per esempio, l’evitare i font con grazie troppo sottili che potrebbero andare completamente perse nelle riprodizioni del marchio a piccole dimensioni oppure il fatto che il logo deve sempre “guardare” a destra (positività, futuro, interno della pagina) e se messo in verticale “salire” verso l’alto (positività, crescita).
Sarebbe bene concepire qualsiasi elemento distintivo istituzionale in bianco e nero e solo in seguito aggiungere il colore aziendale cercandolo nella lista ufficiale dei colori Pantone. I Pantone sono colori a tinte piatte che per questo permettono di essere più sicuri del risultato finale quando si stampa: il sistema di stampa tipografica infatti non segue le regole della stampa ad inchiostri, dosando le quantità CMYK come le stampanti casalinghe e la scelta di un colore Pantone può dare almeno una minima sicurezza dei risultati oltre a evitare il fastidioso “effetto retino” della stampa in quadricromia (es. il rosso, invece di essere formato da tanti puntini magenta e giallo sarà uniforme). Il Pantone prevede inoltre una gamma di tonalità brillanti o metallizzate che non si possono ottenere in quadricromia.
Nello scegliere i colori aziendali occorre fare molta attenzione a non utilizzare colori appartenenti a campi semantici diversi o opposti ai valori del brand da rappresentare (es. non usare giallo o marrone per i cibi freschi, o il blu per associazioni umanitarie perché freddo e burocratico…), nonché all’associazione di due colori a contatto (es. elemento e sfondo): due colori complementari tendono a “vibrare” fra loro impedendo la leggibilità dell’immagine.
Importantissimo:
Per evitare che qualcuno possa incappare in tali errori è fondamentale che ogni marchio sia accompagnato dal suo “manuale d’uso” (anche detto guideline) che solitamente contiene:
Si parla di “marchio di fatto” se questo non è stato registratonon registrato all’UIMB (Uffico Italiano Marchi e Brevetti). Il marchio di fatto gode comunque di una certa tutela: chi ne ha fatto uso può continuare a utilizzarlo anche dopo la sua registrazione ottenuta da altri, purché il suo uso sia confinato nei limiti territoriali e merceologici antecedenti la registrazione.
La registrazione dura dieci anni a partire dalla data di deposito della domanda all’UIMB, salvo il caso di rinuncia del titolare, e alla scadenza può essere rinnovata ogni volta per ulteriori dieci anni. Il marchio registrato gode di una protezione rafforzata rispetto al marchio di fatto ma deve possedere necessariamente alcuni requisiti:
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Posted on: lunedì, febbraio 1st, 2010 by ale
Categorie: brand | creatività | design | marketing | strategie.
Tags: brand | branding | business | care | colore | comunicazione | connetere | creatività | design | font | logo | logotipo | marca | marchio | marchio di fatto | marchio registrato | marketing | olistico | pantone | strategia | vettoriale
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