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Dalla “merda d’artista” di Piero Manzoni a Creatives Are Bad

PREMESSA: Piero Manzoni e la “merda d’artista”

Merda d'Artista by Piero Manzoni - 21 maggio 1961Il 21 maggio 1961, l’artista italiano Piero Manzoni sigillò le proprie feci in 90 barattoli di conserva etichettandoli come “merda d’artista” in ben 4 lingue differenti, firmò le scatole e le catalogò con numeri progressivi da 1 a 90.

I barattoli (circa 30 grammi l’uno) furono messi in vendita dall’artista stesso a un prezzo pari al valore dell’equivalente peso in oro. Oggi ogni “merda d’artista” è quotata circa 30.000 euro. [fonte]

FATTO: Creatives Are Bad e i “rifiuti creativi”

Dal 2006, MTN Company espone “rifiuti creativi” a Creatives Are Bad, la mostra itinerante sulla comunicazione “cestinata”, un’esposizione di pubblicità e di lavori di progettazione grafica, scartati dal cliente o censurati. Oltre all’esposizione, numerosi  momenti d’incotro e dibattito allo scopo di comprendere pienamente la complessa relazione tra cliente e agenzia di comunicazione.

RIFLESSIONI: Cosa buttare e cosa tenere – ovvero – I misteri della creativitàMarchio Creatives Are Bad

L’idea di Piero Manzoni, disgustosa quanto geniale, ottiene il suo scopo: far riflettere sullo “stato dell’arte” (letteralmente) e sulla figura dell’artista, sulle sue scelte creative, sull’intimità che racchiude ogni sua opera. Sicuramente alcuni non ne comprendono le modalità espressive, ma questi probabilmente non sono il pubblico con il quale Manzoni vuol dialogare attraverso la sua arte.

Lo stesso dovrebbe avvenire nel settore della comunicazione, della creatività a scopo promozionale: produrre idee, o meglio costruire processi e progetti creativi capaci di indurre il proprio target alla riflessione, alla condivisione, all’empatia e, perché no, all’acquisto, capaci di ottenere dal proprio interlocutore la risposta desiderata o comunque in grado di esprimere un messaggio, la promessa del Brand.

Nelle passate edizioni di Creatives Are Bad ho visto esposti lavori che potevano perfettamente interpretare il messaggio del Brand arrivando a “parlare” con il potenziale “futuro affiliato alla marca“. Naturalmente, trovandosi lì, erano tutti progetti scartati, cestinati, buttati via, spesso senza che ci fosse un’idea migliore da implementare, senza che si presentasse una strategia più efficace, ancora più spesso senza che il committente avesse motivato la propria decisione.

Per scoprire cosa si nasconde dietro a questo mistero, sin dalla sua nascita seguo con interesse l’iniziativa Creatives Are Bad, dal 2007 la mia azienda, Queimada – Brand Care, partecipa all’evento inviando i propri “rifiuti creativi” e facendo da partner alla manifestazione al fine di condividere le proprie esperienze.

Altre info sulla mostra su Brand Care by Queimada.
Segui il “work in progress” della mostra sul sito Creatives Are Bad!

Posted on: venerdì, luglio 30th, 2010 by ale

Categorie: brand | creatività | eventi | lavoro.

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