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La prossemica, il “personal space” e la business class KLM

Vi capita di pensare che preferireste morire piuttosto che salire sul bus, sulla metro o sul treno per pendolari all’ora di punta?
[Io faccio spesso chilometri a piedi, pur di evitare lo stress che mi comportano tali situazioni]
Siete mai saliti in ascensore con un estraneo provando l’irrefrenabile necessità di leggere più e più volte, per tutto il tragitto, la capienza e la portanza dell’apparecchio pur di evitare un incrocio di sguardi?
Vi irritate se il vostro interlocutore parlando vi tocca continuamente la spalla o il polso? O se in una platea vuota qualcuno si siede proprio al posto accanto al vostro?

Non vi preoccupate, non siete asociali: è questione di prossemica! :)

COS’È LA PROSSEMICA 

L’antropologo Edward T. Hall, intorno alla metà degli anni ’60 del XX secolo, ha iniziato ad utilizzare il termine prossemica per indicare lo studio del “senso di distanza” tra le persone come sistema di comunicazione non verbale, un concetto semplice quanto influente.

Hall individua quattro diverse zone di interazione fisica, classificandone le “misure di sicurezza” e le reazioni rispetto alla cultura statunitense (in particolare della variante bianca e borghese) sia in fase di vicinanza che in fase di lontananza. Le convenzioni sull’occupazione della spazio variano a seconda della cultura, del sesso e dell’estrazione sociale, ma trovo sia comunque interessante riportare le definizioni di Hall riguardanti le zone interpersonali, giusto per dare un’idea:

Le zone della prossemica

1. Zona Intima – È l’area del sé, quella che comprende la distanza a cui “la presenza dell’altro è evidente e può essere eccessivamente coinvolgente”: i 5 sensi percepiscono nettamente la persona che rientra in questo spazio, tanto da fonderlo con la percezione della propria fisicità.
In fase di vicinanza  (distanza 0-15 cm) c’è o è imminente il contatto fisico, il coinvolgimento tra i soggetti dell’interazione è massima e sempre consapevole. “È la distanza dell’amplesso e della lotta, del conforto e della protezione”.
In fase di lontananza (distanza: 15-45 cm) la percezione sensoriale dell’altro è ancora “deformata” dalla prossimità e le mani possono raggiungere e afferrare quelle dell’altro, ma la testa e le parti pelviche non vengono facilmente in contatto.

2. Zona Personale – È quella destinanta ad affetti e amici: la posizione assunta nella relazione spaziale da due soggetti è “indizio dei loro rapporti sociali o dei loro sentimenti reciproci, o delle due cose assieme”.
In fase di vicinanza (distanza: 45-75 cm) si può interagire con le estremità dell’altro, per esempio trattenendolo o afferrandolo.
In fase di lontananza (distanza: 75 -120 cm) il limite di tale area è il limite del dominio fisico: due individui si troveranno in una posizione tale per cui possono facilmente toccarsi o, al massimo, allungando ognuno un braccio si toccherebbero le dita. A tale distanza solitamente si discute di argomenti di interesse o carattere personale.

3. Zona Sociale – È lo spazio di interazione con conoscenti – o anche lo spazio d’azione tra insegnante e allievo – e “costituisce il limite di dominio“.
In fase di vicinanza (distanza 1,20-2,10 m) si discutono argomenti di interesse o carattere impersonale: è la distanza preferita da coloro che lavorano in team o durante incontri e conversazioni occasionali.
La fase di lontananza (distanza: 2,10-3,60 m) viene solitamente utilizzata per isolarsi, per schermarsi da altri individui, ad esempio se si vuole continuare a lavorare in presenza di altri senza apparire scortesi.

4. Zona pubblica – È lo spazio delle pubbliche relazioni, dei convegni, dei personaggi pubblici.
La fase di vicinanza (distanza: 3,60-7,50 m) consente anche alla minima distanza un’azione evasiva o difensiva
, una fuga qualora l’individuo si sentisse minacciato.
La fase di lontananza (distanza: oltre 7,50 m) è quella riservata a importanti personaggi pubblici.

PERSONAL SPACE

Personal space

In relazione a quanto detto sino a questo punto, ognuno di noi crea, secondo la propria cultura, provenienza geografica, sesso ed estrazione sociale, una propria concezione di “personal space”, una sorta di scudo magnetico da supereroe di dimensioni variabili a seconda degli individui che ci circondano e che solo con pochissimi “intimi rimane disattivo”.

A volte, come nell’ascensore o sul bus all’ora di punta, non c’è lo spazio fisico necessario per utilizzare come vorremmo il nostro scudo magnetico, così lo rendiamo più piccolo e lo rinforziamo con altri atteggiamenti come evitando il contatto visivo, dando le spalle a coloro con i quali non vogliamo interagire o assumendo altro tipo di posture “da difesa”.

LA SOLUZIONE KLM PER LA BUSINESS CLASS

KLM, importante compagnia aerea, ha pensato proprio all’importanza che la prossemica e il personal space hanno per i business man, l’ha verificata mettendo a punto alcuni esperimenti in aeroporto e ne ha tratto delle conclusioni interessanti che le hanno consentito di offrire una nuova opportunità per chi vola in business class con loro, migliorando il proprio servizio. Ecco il video!

E voi, cosa fate per preservare il vostro personal space?

Fonte: Ugo Volli Il libro della comunicazione
Fonti immagini: id-sphere.com, toonpool.com, thepqnation.com, homepage.mac.com
Fonte video: Adsoftheworld.com

Posted on: mercoledì, aprile 13th, 2011 by ale

Categorie: brand | creatività | formazione | lavoro | wellness.

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