"Considera l'aragosta" David Foster Wallace

Considera l’aragosta – ovvero – Il mio quinto libro di David Foster Wallace

Ho portato a termine la lettura di Considera l’aragosta, un’altra meravigliosa opera di David Foster Wallace che oramai mi tiene compagnia da più di un anno in ogni viaggio o spostamento, a prescindere dalla sua durata [n.d.a. leggo prevalentemente su treni, aerei e autobus].

"Considera l'aragosta" David Foster WallaceRiepilogando ho letto due raccolte di racconti (La ragazza dai capelli strani e Oblio), un romanzo (La scopa del sistema), un reportage “giornalistico” (Una cosa divertente che non farò mai più) e con Considera l’aragosta aggiungo anche la raccolta di saggi alle tipologie di scrittura che di DFW ho potuto gustare.

Come in Una cosa divertente che non farò mai più Wallace descriveva l’america delle crociere di lusso, nel suo Considera l’aragosta offre il suo sguardo su ben 10 argomenti direi “sintomatici” (tanto per far riferimento alla sua nota ipocondria 😀 ) della società in cui vive.
Seppur utilizzi stili e modalità di scrittura differenti, in ogni brano del libro rimane invariata la sua capacità di descrivere tanto accuratamente gli eventi da far sembrare un film ogni frase, nonché la sua “ingenua” ironia e il suo “essere fuori posto” in ogni situazione che gli permettono una visione ancor più profonda degli avvenimenti.

1. IL FIGLIO GROSSO E ROSSO

Strabiliante quanto dettagliata analisi in stile reportage degli Avn Awards [Avn sta per “Adult video news”], ovvero gli Academy Award del cinema porno: giochi di potere, strategie di comunicazione e lancio, allestimento e pubbliche relazioni, personaggi di spicco e ostentazioni di status… nelle 50 pagine dell’articolo non c’è nulla che non venga scandagliato, ma l’incipit rimane imbattibile:

L’Accademia americana per la medicina d’emergenza lo conferma: ogni anno, fra i dodici e i ventiquattro mashi adulti statunitensi vengono ricoverati al pronto soccorso dopo essersi castrati. Con utensili da cucina, di solito, a volte con tenaglie. In risposta all’ovvia domanda, spesso i sopravvissuti spiegano che i loro impulsi sessuali erano diventati fonte di conflitto e ansia intollerabili. Il desiderio di completo appagamento unito alla concreta impossibilità di ottenerlo quando e come volevano, aveva prodotto in essi una tensione insostenibile.
È ai 30 + maschi testosteronicamente afflitti i cui casi sono stati documentati negli ultimi due anni che i vostri corrispondenti vogliono dedicare questo articolo. E a quelle anime in pena che stanno prendendo in considerazione l’autocastraione per il 1998, vogliamo dire: «Fermi! Giù le mani! Buoni con quegli utensili da cucina e/o tenaglie!» Perché, forse, abbiamo trovato un’alternativa. […]

2. LA FINE DI QUALCOSA SENZ’ALTRO, VERREBBE DA PENSARE (SU VERSO LA FINE DEL TEMPO, DI JOHN UPDIKE)

Il secondo brano è una recensione letteraria dell’ultimo romanzo di uno scrittore a me sconosciuto, John Updike. La capacità di analisi e l’ilarità dalle parole usate da David Foster Wallace mi ha fatto più volte sorridere: sconcertato dal livello di autoreferenzialità dell’autore (che pare ne vada quasi fiero), Wallace sembra rimanere attonito (ma forse anche divertito) dalla vuotezza e dall’inconsistenza della narrazione. L’ultima frase della recensione – che, per ovvi motivi, non vi svelerò – è drammaticamente esilarante! 😀

3. ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA COMICITÀ DI KAFKA CHE FORSE DOVEVANO ESSERE TAGLIATE ULTERIORMENTE

Il testo è un discorso pronuncito da DFW in non so bene quale occasione riguardo Kafka, Kafka che Wallace ai suoi studenti non riesce a spiegare perchè non può essere spiegato senza perdere senso, come le barzellette. La sua opinione sulla comicità di Kafka, il suo urlo liberatorio contro la frustrazione che sorge durante il suo corso di Letteratura [“In genere qui si arriva al momento straziante in cui faccio marcia indietro e comincio a tergiversare e avverto gli studenti che, pur con tutta la loro arguzia e carica esformativa, i racconti di Kafka fondamentalmente non sono barzellette”… 🙁 ], e i motivi a cui egli riconduce l’impossibilità da pare degli studenti di coglierla sono assolutamente da leggere.

4. AUTORITÀ E USO DELLA LINGUA (OVVERO, POLITICA E LINGUA INGLESE È RIDONDANTE)

Brillante [e avvincente, direi, anche se solitamente è un aggettivo che non si usa per tale tipologia di scritti] saggio sulla lingua inglese e le sue implicazioni nella gestione e redistribuzione dell’autorità nel contesto sociale a partire dalla recensione di A Dictionary of Modern American Usage di Brian A. Garner e dal concetto di “snob” quale “persona che sa cosa significa disfemismo e a cui nn dispiace farvelo capire” ovvero “pressoché l’ultimo tipo rimasto di sfigato monomaniaco veramente élitario”.
Illuminante. E interessantissime le parti del saggio riguardanti la definizione dell’identità in rapporto alla linguistica e al gruppo etnico di appartenenza, nonché  quelle relative alla “sociolinguistica dell’età evolutiva” e alla case history dello “Snobino”:

Uno Snobino è un bimbo dotato di un’anomala precoce scioltezza in Iss (ed è spesso, rammentate, la creatura di due Snob). In pratica ogni classe ha un suo Snobino, quindi sono certo che ne abbiate visti: parlo di quei  sei-dodicenni che usano correttamente cui e reagiscono a tre strike di fila urlando «Che incalcolabile orrore!»

5. LA VISTA DA CASA DELLA SIG.RA THOMPSON

Toccante cronaca dei giorni che vanno dall’11 al 13 settembre 2001, a partire dall’evento che qui viene “semplicemente” chiamato “l’Orrore”. Le dinamiche sono quelle osservate da Wallace dalla sua cittadina, Bloomington (in Illinois). A me, seppur siano passati quasi 10 anni, mi hanno fatto rabbrividire lo sgomento e lo shock descritti dall’autore, le bandiere per strada, la condivisione della TV in casa della signora Thompson “con lo shampoo nei capelli”. Confesso, mi sono commossa, per la semplicità dei dettagli e dei pensieri descritti.

Tutti hanno esposto le bandiere, Le case, i negozi. È strano: non si vede nessuno che mette fuori una bandiera, eppure mercoledì mattina sono tutte là.Bandiere grandi, piccole, bandiere di normali dimensioni da bandiera. […] E se uno non ce l’ha la bandiera? Dov’è che le hanno prese tutti quanti le loro bandiere, quelle piccole specialmente, che si possono legare alla cassetta della posta? Sono ancora quelle del Quattro luglio che la gente si conserva, come le decorazioni natalizie? Dove hanno imparato a farlo? Nelle Pagine gialle non c’è niente sotto Bandiere. Di colpo si comincia a percepire una vera e propria tensione. […]

6. COME TRACY AUSTIN MI HA SPEZZATO IL CUORE

Una riflessione/recensione su Beyond Center Court: My Story, la biografia – attesissima da David Foster Wallace – della tennista Tracy Austin. DFW rimane profondamente deluso dalla lettura e cerca di capire i motivi per cui continua a comprare – e insieme a lui tantissimi altri – biografie di tennisti o di sportivi in generale… e anche il saggio diventa un po’ biografia, ma di Wallace! Molto interessante.

7. FORZA SIMBA – SETTE GIORNI IN CAMMINO CON UN ANTICANDIDATO

Wallace ha l’opportunità di seguire una settimana del “Cammino”, la campagna elettorale per le primarie del 1999, su “commissione” della rivista Rolling Stone. A DFW spetta John McCain, veterano quasi “martire” del Vietnam. Forza Simba parte dall’essere un report della vita  quotidiana delle campagna elettorale, ma ben presto – o forse dovrei dire da subito – diventa il diario personale dello scrittore (un po’ quel che avviene in Una cosa divertente che non farò mai più) colmo di dettagli inimmaginabili, di piccoli gesti, di avvenimenti che solitamente non avrebbero senso in un articolo di questo tipo. E diviene in qualche modo assurdo ed esilarante, anche per le sue 105 pagine di “estensione”. Gustoso anche per chi non è affatto interessato alla politica o al giornalismo politico… tanto è compreso un accurato glossario! 😉

8. CONSIDERA L’ARAGOSTA

Eccola. Una bella festa di “paese” che dà il nome all’intera racolta di opere brevi di DFW. Si tratta del Festival dell’Aragosta del Maine. Un report colmo di dettagli abbastanza precisi da far passare la voglia di aragosta anche ai più grandi appassionati, in particolare grazie agli interrogativi etici relativi ai procedimenti di cottura. Però si ride, anche. E non vi dico altro perché rischierei di dire troppo!

9. IL DOSTOEVSKIJ DI JOSEPH FRANK

Un altro brano di eccellente critica letteraria, anzi di meta-critica, dato che si basa sull’opera di Joseph Frank che consiste in quattro volumi di analisi sulla bibliografia di Dostoevskij che mettono in risalto la connessione tra gli aspetti formali/estetici delle opere con quelli sociali/ideologici del periodo in cui sono stati scritti: 40 anni di ricerca accademica ininterrotta (e di volume ne manca ancora uno). Bello leggere tra le righe l’ardore dell’accademico e l’ammirazione di Wallace mentre si impara a conoscere meglio un grande scrittore quale Dostoevskij.

10. COMMENTATORE

Ingredienti: una talk radio, Kfi, e un commentatore, John Ziegler. Premesse, contesti, fatti, antefatti e proiezioni vengno descritti da David Foster Wllace in un saggio dall’aspetto di una mappa mentale (con tando di riquadri e frecce al posto delle consuete note a margine e note delle note a margine). I contenuti del brano sono assolutamente interessanti, ma ancor più forse lo è la modalità di scrittura utilizzata e le tecniche di raccolta delle informazioni usate dall’autore, nonché i suoi commenti più o meno velati sui retroscena quanto sulla personalità dei protagonisti e delle “comparse” delle situazioni descritte.

In estrema sintesi, leggetelo, ne vale la pena! E fatemi sapere ch ne pensate… 😀

8 commenti
  1. cristina
    cristina dice:

    Bravòòòòòòò!come mai nemmeno tu hai ancora letto infinite jest?m’incuriosisce perchè sono anch’io innamorata di dfw.ma ho dei problemi di tendini penso e aspetto di leggerlo in kindle,mi sa,quando ce l’avrò :o) ciao!cristina

  2. ale
    ale dice:

    Ciao Cristina, ebbene sì, anch’io devo ancora leggerlo… la mole mi spaventa un po’: ma solo perché ho paura che una volta iniziato mi porti a intere notti insonni e al conseguente calo di produttività a lavoro! 😀
    Comunque è nei miei programmi, sia chiaro!

  3. carlo
    carlo dice:

    il racconto dell’11 settembre dall’ottica del piccolo paesino che respira l’Orrore è perfetto, per cadenza, stile, raggiro della retorica … Wallace va oltre il costume, il significato perchè sembra sempre inclassificabile, non arrivi al suo empireo mentale, ti stordisce di lemmi e non ti lascia respirare (Autorità e uso della lingua richiede una concentrazione incredibile, un molosso sintattico-grammaticale che difficilmente dimenticherò) … credo che la tua descrizione sia esatta: leggendo wallace si ha l’impressione di poter ricavare una sceneggiatura, un film con soggetti precisi da ogni angolatura … spero non avvenga mai una riduzione cinematografica dei suoi scritti (dopo brevi interviste …), che lascino le sue descrizioni mirabolanti intatte nella nostra piccola e ineguale capacità mentale di assorbirle

  4. ale
    ale dice:

    Carlo, hai ragione, spero anch’io che non ricavino mai un film da uno dei suoi scritti, mi stravolgerebbe tutto il mondo surrealmente reale che mi ha dato modo di costruire tra i miei pensieri. Grazie mille per aver condiviso qui la tua opinione 🙂

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