Blooks Bookstore "Iwant to be the text of a book" - concept campagna pubblicitaria

Cosa rende “libro” un libro?

Vi siete mai chiesti cosa rende “libro” un libro?
Blooks Bookstore
lo ha chiesto alla pagina di una rivista, al foglietto informativo di un medicinale e ad uno scontrino che – acconsentendo a divenire concept della sua campagna pubblicitaria – confessano le proprie aspirazioni, condividendo il proprio sogno segreto, per tutti lo stesso:
“I want to be the text of a book”
.

Ho messo insieme i 3 visual nell’immagine qui sotto e tradotto (con i dovuti limiti) i testi della campagna, altrimenti poco leggibili, per voi:

Blooks Bookstore "Iwant to be the text of a book" - concept campagna pubblicitaria

Non voglio essere breve.
Voglio descrivere senza fretta: il neo marrone nella parte più bassa del mento di una ragazza dagli occhi ingenui, il corpo snello, i capelli ricci, la pelle bianca come il latte, le lentiggini sul suo naso…

Non voglio un inizio-svolgimento-fine. Voglio un inizio… svolgimento… fine. Voglio avere libertà e non essere legato a formati. Voglio essere capace di raccontare una storia senza dover preoccuparmi che dall’altra parte ci sia qualcuno che non ha tempo di leggere un testo lungo. Non voglio correre attraverso i media. Non voglio persuadere nessuno di nulla. Non voglio essere ricordato come una linea di vendita. E neppure come un testo legale. Voglio conoscere il più ampio numero possibile di comodini. Voglio essere rinomato per il numero di ristampe e di lingue nelle quali sono stato tradotto. Voglio essere comprato da lettori e non da consumatori. Voglio vendere immaginazione e sogni piuttosto che bibite e telefoni cellulari.
Voglio essere il testo di un libro”

Voglio essere letto per piacere.
Non per dovere.
Non voglio essere scritto da un farmacista.
Voglio contenere informazioni che possono essere comprese da qualsiasi lettore.
Non voglio essere associato con il dolore. Non voglio avere un carattere tipografico che rende la lettura difficoltosa e fa incrociare gli occhi. Non voglio neanche avere un’interlinea stretta.
E ancor meno avere centinaia di termini scientifici.

Non voglio vivere chiuso in una scatola.
Non voglio essere trovato in uno scaffale di una farmacia, ma di una libreria o di una biblioteca.
Non voglio avere contro-indicazioni.
Non voglio avere restizioni d’uso.
Non voglio avere una data di scadenza. Al contrario: voglio essere letto e ri-letto quante più volte desidera il lettore.

Non voglio causare effetti collaterali.
Non voglio dover descrivere nei  minimi dettagli i sintomi della congestione, della nausea e del vomito. Voglio poter dire “pelle secca” e non “xerodermia”.
Non voglio venir piegato.
Non voglio essere freddo. Voglio emozionare. Non voglio essere noioso. Voglio essere un’eccellente compagnia.
Voglio nenir consigliato da un amico, un critico letterario e non da una prescrizione medica.
Voglio essere il testo di un libro.”

Non voglio essere impersonale.

Voglio essere in grado di qualificare e non solo di quantificare.
Voglio elencare capitoli e non prodotti.
Non voglio nascere da un registratore di cassa.
Non voglio rimanere arrotolato in una bobina.
Voglio creare personaggi con emozioni e sentimenti.
Voglio avere frasi complete di soggetto, verbo e complemento.
Non voglio essere gettato via nel primo cestino dell’immondizia.
Non voglio essere controllato velocemente.
Voglio avere un ampio vocabolario.
Voglio essere in grado di usare aggettivi e non solo sostantivi.
Non voglio avere un codice a barre.
Non voglio avere un numero di registrazione.

Voglio essere il testo di un libro.”

Per me ogni libro è come un viaggio: se è un saggio consiste nel perlustrare le idee e le competenze di qualcun altro, se invece si tratta di un libro di narrativa è una spedizione in mondi che esistono nella mente (spesso folle, dato gli autori che amo) dello scrittore. Ogni libro è una mostra d’immagini trascritte a cui in parte possiamo contribuire a cambiare la forma, a definire i dettagli. Ogni testo non è semplice scrittura, bensì condivisione di esperienze e – come ogni esperienza – ci cambiano un po’.

Se fossi un testo anch’io vorrei essere il testo di un libro, fermo ma vibrante tra le pagine. Denso e lento come un pomeriggio passato su un dondolo o vivace e ritmato come una corsa a rotta di collo.
Sarei un libro dalle pagine piene di dettagli che a molti sembrerebbero inutili, ma senza i quali perderebbero tutto il loro fascino, il loro equilibrio. Sarei un libro che non potrebbe essere inscritto in nessun genere in particolare perché all’interno si ritroverebbe qualcosa di ognuno. Sarei un libro i cui testi giocherebbero spesso con parole strane e a volte cadute in disuso, un libro ironico e dalle mille metafore, un libro comico nelle sue esagerazioni… se fossi un libro, credo che vorrei essere un libro di Daniel Pennac (che dovrei rileggere più spesso) o di David Foster Wallace (che mi ha fatto tornare la voglia di leggere narrativa).

I testi scritti per diventare post di blog, articoli per giornali e riviste, note della spesa, auguri per anniversari e compleanni… tutti hanno il loro fascino, ma un libro è un libro! :)

P.S. Nella mia definizione di libro rientra anche quella di ebook, anche se la carta tra le dita mi fa ancora di più “effetto viaggio”! 😛

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