Lampione sul lungomare a Salonicco - ©AlessandraColucci

Mini-ferie in ottobre a Salonicco

A giugno mi son goduta qualche giorno di mare in Puglia, ad agosto le ormai consuete finte-ferie con week-end in giro per il centro Italia, a ottobre le attesissime mini-ferie in Grecia, per l’esattezza a Salonicco prenotate secondo i miei super-sperimentati canoni del turismo 2.0: pochi giorni, solo bagaglio a mano, biglietto aereo e accomodation low-cost per poter spendere tutto in mostre, musei e (ovviamente) cucina locale.

Lampione sul lungomare a Salonicco - ©AlessandraColucci

DOVE HO DORMITO

La scelta per la location, che avrebbe ospitato i momenti di “narcolessia da vacanza” (stavolta è proprio di questo che si è trattato dato che ci è scappato anche il pisolino pomeridiano che non facevo da quando avevo 4 anni e solo dopo minacce irripetibili da parte di mia madre) di un corpo martoriato dal lavoro no-stop prima e dal sight-seeting dopo, è ricaduta sul Bed & Breakfast “Rentrooms Thessaloniki”.

Il B&B era molto centrale, curato, pulito, carino. La mia stanza aveva addirittura un terrazzino e la colazione [il menu l’unica nota stonata] si faceva in una sorta di patio che dava su dei giardini pubblici: grazie al fatto che, per lo più, è stato bel tempo, tutto ciò ha reso molto attraente e piacevole anche passare del tempo in albergo [unica controindicazione: i pisolini narcolettici].

Nonostante fosse centrale è stato un po’ complesso arrivarci poiché sull’autobus proveniente dall’aeroporto, la voce che declinava le varie fermate era esclusivamente in greco e oltretutto poco udibile a causa del rumore creato da sistema dell’aria condizionata. Oltre a ciò, il conducente non parlava inglese, anzi ne era spaventato, e Google Map per iPhone ha deciso di impazzire.
La situazione si è risolta con una telefonata al B&B che ha mandato una persona in un luogo palesemente riconoscibile a raccattarci dopo l’emblematica frase “We are nowhere near the University Campus” [che si trovava nei pressi del B&B] che ci ha fatto ridere a crepapelle per un paio d’ore.
In sintesi consiglio a chi si recasse a Salonicco di portarsi dall’Italia non solo le indicazioni scritte su come arrivare alla propria accomodation, ma anche il percorso segnato su una mappa*.

*mappa
Non fidatevi di Google Map a meno che non siate in grado di utilizzarlo in greco e tenete conto che tutte le mappe gratuite che riuscirete ad avere di Salonicco sono precise nella forma, ma povere di contenuto [in pratica: le strade son tutte riportate, ma vi sono inseriti solo i nomi di quelle principali, dunque se non avete un senso dell’orientamento bionico potrebbe essere molto complicato capirci qualcosa].

DOVE E COSA HO MANGIATO

La regola è stata quella di sempre: pranzo frugale e cena seduti.

Per il pranzo c’era l’imbarazzo della scelta grazie ai numerosi forni che spuntano come funghi in ogni parte della città in cui mangiare un trancio di quelle che ricordano tanto la pizza fatta con la sfoglia (ma hanno un sapore parecchio differente) di cui consiglio vivamente la versione con verdure senza formaggio [credo si trattasse di scarola] accompagnato da qualche tarallo alle olive o agli spinaci (ma ce ne sono di tantissimi tipi) e seguito da uno dei meravigliosi formati di biscotto.
Il posto migliore e più economico
dove mangiare queste cose, comunque, a mio avviso rimane il primo bancone del mercato all’angolo tra Vlali e Aristotelous: prodotti sempre caldi e appena sfornati, grande affluenza che garantisce un continuo ricambio della merce esposta, rapporto qualità/prezzo impareggiabile. Tenete conto, però, che – a meno che non parliate greco – per comunicare potrete usare solo il dito indice e i vostri migliori sorrisi, ma di solito basta.

A cena son tornata ben due volte da “Takadum” [il nome compreto è Dia Xeiros & Ste Ladokola e si ha diritto ad un fantastico dessert gratuito se si è ospiti di Rentrooms Thessaloniki]. Ci è stato consigliato al B&B, quando siamo arrivati lì davati eravamo un po’ scettici perché non si presenta al meglio in quanto a mobilio, ma ci siamo fidati e seduti e il cibo ha sfatto sparire come per incanto ogni dubbio già prima che lo assaggiassimo. Nelle due sere trascorse lì abbiamo avuto modo di testare diversi piatti, ma consiglio:

  • la meravigliosa insalata Takadum con verza cinese, lattuga, peperoni, feta, sesamo, semi di papavero, crostini, salsa di miele e canditi
  • il Gyros, un piatto di carne in “stile kebab” servita su una pita con salsa di yogurt
  • lo Tzatziki, buonissimo (il famoso piatto greco composto da yogurt, cetrioli e aglio)

Un’altra sera siamo andati invece da “Mangio”, che contrariamente a quel che si può pensare NON è un ristorante italiano, bensì è specializzato in cucina tradizionale greca e offre la possibilità di consumare il proprio pasto in terrazza guardando il mare. Romanticismi a parte, la Musaka (una sorta di “parmigiana” greca) e i Dolmates (involtini di foglie di vite ripieni di riso) sono stati un po’ deludenti, mentre il polpo all’aceto era molto buono, così come l’Ouzo Plomariou che abbiamo bevuto.

N.B. A Salonicco con 20/26 euro in due si riesce a fare una cena notevole che, almeno a Roma, potrebbe benissimo costare il doppio.

Da assaggiare anche il caffè greco e il Frape (una bevanda tipica sempre a base di caffè) diffusissimi come drink in orario aperitivo – per esempio da Iktinou, uno dei locali più eclettici e trendy – nonostante siano analcolici: personalmente li ho trovati entrambi disgustosi, ma sapete quanto sia fissata e purista quando si parla di caffé dunque il consiglio è di fare un personal test prima di decidere se vi piacciono o no.

COSA HO VISTO

Salonicco è una città che mi ha lasciata un po’ perplessa. Mi aspettavo di provare, come per tutti i posti che visito – più o meno conosciuti, più o meno grandi – la sensazione di “bellezza abbagliante” che ti coglie quando guardi alcuni scorci con occhi “da turista”, quella fusione con il contesto e il suo sapere che è come se ti aprisse un terzo occhio in mezzo alla fronte e finalmente riuscissi a vedere nitidamente. Non è successo.

Città sicuramente con il suo fascino, piacevole da visitare, Salonicco non è riuscita a rapirmi, nonostante i grandi vialoni delle zone pedonali, nonostante gli ori delle chiese, nonostante la torre a guardia del mare. La percezione è stata che fosse una città poco contenta di sé, con monumenti bellissimi quasi soffocati da stuoli di condomini anni ’70, curata e organizzata senza passione, come se non se ne avesse realmente motivo, per dovere.
Non so quanto c’entri il periodo di forte crisi economica che la Grecia in particolare sta attraversando, ma mentre le persone mi son sembrate vitali, inpegnate, è stata la città a sembrarmi annoiata, approssimativa.

In ogni caso ho avuto modo, in quasi 5 giorni, di girarne bene tutta la parte centrale e il tempo di avventurarmi anche in quartieri un po’ più periferici.

Agia Sofia – Arco e Tomba di Galerio

Basilica Agia Sofia a Salonicco - ©AlessandraColucci

Appena arrivati, avendo perso metà pomeriggio cercando di capire dove ci trovassimo e dove fosse il B&B, ci son volute le 18 prima di poter attivare la “modalità gran turismo”, dunque abbiamo avuto tempo solo per recuperare una mappa e fare un giro per il centro più o meno senza una meta precisa (anche grazie alla mappa stessa).
La passeggiata è stata interrotta solo dalla contemplazione dei bellissimi resti dell’arco di Kamara, dalla visita alla basilica Agia Sofia (dove son rimasta colpita soprattutto dai lampadari formati da veri e propri ventagli di pavoni d’oro), da una sosta sotto la Lefkos Pirgos (torre bianca) nell’intento di decidere se fare o meno l’aperitivo in battello (e, decidendo di rimandarlo, purtroppo non lo avremmo più fatto a causa delle condizioni del mare dei giorni successivi), nonché da una sbirciatina ai resti dell’Arco e della Tomba di Galerio (situati proprio all’interno della zona pedonale adiacente alla piazza in cui si trova il ristorante Takadum) prima di andare a cena.

Kamara – Rotonda – Panagia Achiropiitos – Panagia Chalcheon – Bey Hamam – Centro di Arte Contemporanea di Salonicco – Museo della Fotografia di Salonicco – Museo del Cinema di Salonicco

Arco Kamara a Salonicco - ©AlessandraColucci

La mattina seguente la nostra passeggiata è ripartita da Kamara, ma ci siamo addentrati sino alla Rotonda, per poi proseguire verso la Panagia Achiropiitos e la Panagia Chalcheon (altre due bellissime chiese), il Bey Hamam (un antico “centro benessere” adibito a sala espositiva, ma l’edificio era ciò che realmente catturava l’attenzione nonostante la condizioni alquanto decadenti in cui si trovava).

Dopo aver ammirato l’Hamam, ci siamo diretti verso il mare e il porto per visitare il Centro di Arte Contemporanea di Salonicco, il Museo della Fotografia di Salonicco e il Museo del Cinema di Salonicco: tutti e tre abbastanza deludenti, poco forniti e mal strutturati, tanto da lasciarci un po’ di amaro in bocca e da richiedere non più di un quarto d’ora a testa per essere visti.

Foro Romano – Agios Dimitrios – Ano Poli – Turgos Trigoniou – Acropoli ed Eptapirgio – Agios Paolou

Panorama di Salonicco - ©AlessandraColucci

Dopo la delusione ricevuta dai tre musei sul porto, ci siamo rifocillati al mercato e abbiamo iniziato una vera e propria spedizione verso l’Eptapirgio, una bellissima fortificazione che sorge in cima all’Acropoli di Salonicco (che sfortunatamente abbiamo potuto ammirare solo dall’esterno poiché l’abbiamo trovata chiusa) e permette di riempirsi gli occhi con il panorama della città e del mare.
Per arrivare sin lassù, siamo passati attraverso il Foro Romano, abbiamo visitato l’Agios Dimitrios, abbiamo attraversato l’Ano Poli (uno dei quartieri più vecchi di Salonicco) sino al Turgos Trigoniou, l’immensa torre a difesa dell’Acropoli che abbiamo “circumnavigato” per arrivare in vetta, di fronte all’Eptapirgio.
Inutile dire che fosse tutto in salita e che questa passeggiata ha del tutto cancellato i nostri sensi di colpa per aver un po’ esagerato a pranzo.

Riscendendo verso il mare, ci siamo fermati solo per ammirare la splendida Agios Paolou, chiesa meravigliosa che cattura lo sguardo grazie ai suoi tenui colori rosati che svettano nel verde del territorio circostante [peccato non avere una foto che le renda giustizia! 🙁 ].

Fondazion d’Arte Teloglion – Museo Macedone di Arte Contemporanea – Museo della Cultura Bizantina

Istallazione "elefante" del polo fieristico di Salonicco - ©AlessandraColucci

Nei due giorni successivi ci siamo dedicati alla parte est della città, trovando finalmente soddifazione per la nostra sete di arte contemporanea. La mattina del Sabato siamo stati alla Fondazion d’Arte Teloglion in cui abbiamo avuto modo di ammirare un’interessante mostra fotografica sulla guerra di liberazione del popolo macedone, molto toccante e molto cruda nonostante gli scatti fossero tutti in bianco e nero.
Usciti da lì ci siamo diretti verso il Museo Macedone di Arte Contemporanea passando attraverso la città universitaria e lo spazio fieristico (purtroppo estremamente decadente) che racchiude il museo. L’edificio espositivo, contrariamente al contesto in cui è inserito, appare fortemente vitale e ben curato: fantastico trovare orde di bambini intenti a “studiare” le opere alla ricerca della propria “ispirazione” per disegni dai mille colori.

"I Can't Work Like This" by Natascha Sadr Haghighian - ©AlessandrColucci

Qui, l’istallazione che mi ha maggiormente colpito è stata “I can’t work like this” di Natascha Sadr Haghighian (2007) in cui l’autrice lavora sui materiali (chiodi – storti – e martelli) e sull’equilibrio tra pieni e vuoti per comunicare in modo che più ci si allontani dall’opera e più sia leggibile il messaggio, più ci si avvicini e più sia comprensibile il perché.

Per chiudere la mattinata, la visita al Museo della Cultura Bizantina che ci aspettavamo essere il più fornito e imponente, data la nomea di Salonicco in quanto capitale dell’arte bizantina: quando ci siamo trovati davanti a pochi reperti racchiusi in stanzoni le cui grafiche distoglievano l’attenzione dalle opere e, soprattutto, di fronte all’assenza di uno spazio dedicato all’affascinante pittura in oro così tipica di tale cultura, la delusione è stata tale che abbiamo abbandonato le nostre “attività turistiche” per dedicarci al pranzo (oltretutto era parecchio tardi) e al relax dei cruciverba.

Lefkos Pirgos – Museo Statale di Arte Contemporanea – MIET Centro Colturale di Salonicco – Galleria Municipale di Salonicco – Galleria della Casa Bianca

Il gelido mattino seguente [nonostante ci fosse il sole la temperatura era diversi gradi più bassa del giorno prima], l’ultimo effettivo giorno di vacanza prima della partenza all’ora di pranzo del lunedì, abbiamo visitato come prima cosa la famosissima Lefkos Pirgos (Torre Bianca) presente in qualsiasi riproduzione fotografica di Salonicco [tranne che nelle mie: pensavo di averle fatto decine di foto, ma evidentemente è stata solo una suggestione, colpa della sovraesposizione].

Modellino di set teatrale progettato da Lyubov Popova - ©AlessandraColucci

Successivamente abbiamo preso l’autobus n° 34 all’incrocio tra Aristotelous ed Egnatia per raggiungere Moni Lazariston (che ancora devo capire se fosse un quartiere periferico o un paesetto vicino) e il Museo Statale di Arte Contemporanea. A mio avviso l’esposizione del museo è fortemente penalizzata dalle condizioni della location: con una bella mano di bianco l’effetto sarebbe stato ben diverso e le opere – tra cui molto interessanti e quantitativamente rilevanti quelle di Lyubov Popova e Ivan Klium – non sarebbero sembrate poggiate lì casualmente e in triste attesa di essere spostate.

"Partments" by Eliza Moschopoulou - ©AlessandraColucci

Tornati “in città”, dopo pranzo siamo partiti in esplorazione verso i tre edifici dedicati all’arte contemporanea che mancavano al nostro appello e parecchio lontani dal centro della città, ma che avremmo comunque raggiunto a piedi per “perlustrare” i quartieri meno turistici di Salonicco. Visitare il MIET – Centro Colturale di Salonicco, la Galleria Municipale di Salonicco e la Galleria della Casa Bianca è stato come scoprire tre perle: tre luoghi magici in cui erano acchiuse opere di autori minori altamente creativi.
La Galleria della Casa Bianca in particolare, con la sia esposizione “Still life is Still alive” e le spiegazioni in uno stentato quanto entusiatico inglese da parte della giovane quanto appassionata guida è stata un’esperienza veramente di grande arricchimento per gli occhi e per le idee da riportare a Roma sulle quali iniziare a riflettere durante la lunga passeggiata di ritorno sul lungomare ventoso.

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