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Self Brand & Personal Brand: il mio punto di vista

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Negli ultimi tempi si fa molto parlare di personal branding [me compresa], ma spesso si confonde con il self branding: in realtà i due concetti nascono come distinti e profondamente diversi, resi però contigui – a parer mio – dalle ultime evoluzioni teoriche sulla marca. Cercherò di spiegare il mio punto di vista.

L’interesse sorto intorno alle dinamiche legate alla strutturazione del personal brand e la visibilità che esso ha raggiunto ultimamente hanno fatto in modo che in parte si trasformasse anche la definizione relativa al self brand, generando per questo parecchia confusione a riguardo.

Self branding: AppleSino a qualche tempo fa, il concetto di self brand era riconducibile esclusivamente all’interpretazione e alla personale rielaborazione che l’individuo-consumatore [o meglio il prosumer] compie nell’utilizzo delle marche in modo da sentirsene rappresentato ed esprimendo una parte di sé attraverso di esse [nonché contribuendo così alla costruzione delle marche stesse veicolando i loro valori]: tale concetto è basato sul fatto che il prosumer elabori la propria propensione all’acquisto e i suoi comportamenti di consumo tenendo conto delle marche maggiormente assimilabili al proprio universo valoriale, dunque alla percezione che ha e che vuol dare del “sé”.

Oggi – a mio avviso – il concetto di self brand si estende anche alla veicolazione del sé come una marca, inserendo l’individuo stesso tra i brand che esso interpreta, rielabora e istintivamente esprime: non più semplicemente le grandi marche come veicolo delle proprie caratteristiche, del proprio sistema valoriale, ma il raggiungimento di un mix di brand e atti comunicativi altamente strutturato e personalizzato. A ciò sommando la maggiore conoscenza e capacità di utilizzo in autonomia dei mezzi di comunicazione [soprattutto web based] che permettono di “pubblicizzare” il proprio sé, si ottiene una evoluzione del concetto di self brand come primo passo istintivo volto alla costruzione di un personal brand, con cui sovente il self branding è confuso.

Ritengo infatti che per personal brand si debba intendere la risultante di un processo di costruzione e veicolazione di una marca che faccia riferimento a un individuo. Per ottenere un personal brand è necessaria un’analisi delle caratteristiche della persona in questione, del proprio contesto e scenario di riferimento per poi trasformare tale consapevolezza rispetto alle sue capacità, competenze e valori in obiettivi e costruire attorno a essi un piano strategico volto al loro raggiungimento, piano che comprenderà attività di marketing e comunicazione implementabili attraverso l’utilizzo coerente di un certo numero di strumenti: nulla di diverso rispetto al corporate branding se guardiamo esclusivamente al processo da attivare.
Attraverso tale percorso strategico si otterrà un personal brand carismatico qualora l’individuo verrà percepito come coerente e riconoscibile, se acquisirà visibilità nel proprio mercato di riferimento mettendo in evidenza la propria unicità.

Questo è attualmente il mio punto di vista, a vostro parere è condivisibile o la pensate diversamente? Qualsiasi commento è benvenuto [come sempre]! :)

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Posted on: lunedì, marzo 12th, 2012 by ale

Categorie: brand | marketing | strategie.

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10/4/2012 ale

Fra il tanto parlare.. questa è un’ottima riflessione!

Starebbe bene nel mio blog, da qualche mese tratto questi temi.. che ne dici?

Buona Pasqua Ale!

8/4/2012 Elena Mazzali

Paola, grazie per aver voluto condividere qui il tuo punto di vista, oltretutto molto vicino – a mio avviso – a quel che ho qui cercato di esprimere con l’obiettivo di contribuire, per quanto possibile, a “fare ordine” tra le definizioni. Grazie ancora per il tuo contributo alla discussione :)

13/3/2012 ale

Ciao Alessandra

mi sono occupata di marketing aziendale ed ora di sviluppo di persone.
la differenza tra self e personal per me é tracciare un confine per volerlo fare.
sarebbe sufficiente che le persone comprendessero che il marketing non è vendita, e troppo spesso parliamo ancora di questo.

che il processo parte dal conoscersi e decidere cosa portare fuori, nella consapevolezza che mostriamo anche le parti di noi non “lavorate” e consapevoli; pertanto la comunicazione di noi è data dall’effetto sinergico o boomerang di parti scelte e non.

13/3/2012 Paola
Alessandra Colucci | consulente in Brand Care | strategic planning, brand management, digital media
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