"Brevi interviste con uomini schifosi" David Foster Wallace

Brevi interviste con uomini schifosi – ovvero – il mio sesto libro di David Foster Wallace

Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace è un libro intenso per stomaci forti, dove i flussi di coscienza di menti contorte e sempre atterrite da strazianti emozioni divengono parole e poi righe e poi pagine. Troppo reale per definirlo narrativa, troppo sublime per essere altro: uno di quei casi in cui nessuna “etichetta” può funzionare perché il lettore si troverà di fronte a un unicum e da nulla può essere preparato a ciò che leggerà, in nessun modo.

"Brevi interviste con uomini schifosi" David Foster WallacePer me questo è un periodo molto denso, difficilmente riesco a ritagliare del tempo da dedicare al piacere di leggere e finisco sempre con il concentrarmi su saggi brevi, approfondimenti e post.

Portavo nella borsa Brevi interviste con uomini schifosi da diverso tempo, leggiucchiandone qualche pagina di tanto in tanto, frustrata dal fatto di non poterlo divorare come mi sarebbe piaciuto fare.
Poi ho preso un breack di due giorni e sono stata a Foligno: tre ore in treno tra andata e ritorno e un paio d’ore comodamente seduta al tavolino di un bar con musica vintage in sottofondo son bastate per cominciare da capo l’ipnotizzante opera di raffinata sapienza descrittiva e portarla terminare di leggerla con immensa soddisfazione e altrettanto raccapriccio.

Al suo interno una serie di quelli che definirei “stralci di vita interiore”:

  • Brevi interviste con uomini schifosi > una serie di interviste raccolte alla rinfusa e inserite qui e là all’interno del libro, interviste a cui sono state tagliate le domande facendole apparire come flussi di coscienza di uomini biechi, misogini, subdoli e meschini, il cui dire di tanto in tanto viene dirottato da una “D.”, giusto per approfondire il discorso senza uscir fuori tema, facendo in modo che la narrazione non si interrompa troppo presto
  • Una storia ridotta all’osso della vita post industriale > tanto breve, quanto sorprendentemente reale
  • La morte non è la fine > più un lungo piano sequenza cinematografico fatto di pensieri completamente visivi che un racconto, con le sue lente e oscillanti descrizioni ricolme di dettagli
  • Per sempre lassù > anche questo più un cortometraggio che narrativa, un breve filmato in super8 senz’audio raccontato dalla voce interiore del protagonista proprio mentre lo sta vivendo, un susseguirsi immagini rallentate e non proprio fluide perché mancanti di qualche fotogramma, un video che più si avvicina alla sua conclusione e più sbiadisce per la sovraesposizione alla luce e più rallenta per la sovraesposizione emotiva
  • Ancora un altro esempio della porosità di certi confini
    • (XI) > quel che sembra uno stralcio di una seduta d’analisi in cui si racconta un sogno ricorrente e si descrive in dettaglio l’ansia che permane a lungo dopo di esso
    • (VI) > il dialogo rivoltante pronunciato da una coppia in procinto di divorziare: poche battute che dicono sin troppo
    • (XIV) > il punto di vista di un bimbo profondamente deriso dalle azioni di suo fratello gemello e la sua resa a ciò che un adulto qualsiasi avrebbe scambiato per un “nonnulla”
  • La persona depressa > una delle storie più inquietanti, una delle poche in terza persona, ove i dialoghi riportati in forma indiretta e la tipologia di narrazione accrescono allo stesso tempo empatia e disgusto, e il disgusto per l’empatia e il disgusto per il disgusto in un vortice che attanaglia il lettore e lo rende inquieto, senza pace, anche dopo aver letto l’ultima riga
  • Il diavolo è un tipo impegnato > tale titolo appare due volte all’interno del libro, ma non si tratta dello stesso racconto, bensì di due storie distinte e allo stesso tempo simili: due storie di vita banale, dallo sviluppo banale e banalmente avvenute la cui subdola logica viene riportata con una presunta ingenuità che rende le due situazioni ancor più meschine
  • Pensa > l’imbarazzata e imbarazzante descrizione di un misunderstanding tra un uomo e una donna
  • Non significa niente > e l’unica cosa che vi verrà da pensare alla fine del racconto è “… e se significasse qualcosa?” e vi ritroverete a scorrerne le pagine e a rileggerne le ultime righe le con aria perplessa, in cerca della soluzione
  • Ottetto > di questo vi dico solo che in realtà è poco più di un quartetto di “brani bellettristici” non proprio riusciti, l’interessante è il flusso di coscienza dell’autore nel momento in cui si trova a dover decidere che farne: superato lo stupore, ho riso moltissimo
  • Mondo Adulto (I) e (II) > due stili differenti per due parti distinte di un unico plot: la prima “puntata” vien divisa in 3 “atti”, proprio come la tragedia che al suo interno viene rappresentata; mentre la seconda “puntata” sembra più un trattamento per un libro che non è mai riuscito a evolversi raggiungendo la complessità, lo stile e l’eleganza proprie del racconto, probabilmente a causa del contenuto scioccante dell’epifania che vi viene descritta
  • Chiesa fatta senza mani > questo è un brano molto particolare, fatto di “onirodipinti” e quotidiano, di allucinazioni rese reali e fantascienza, un po’ di poesia e un po’ di “Precog” alla Minority Report: i confini del racconto sono sfumati e così la trama, i personaggi dai nomi metaforici e le loro azioni, tutto sembra avere una logica lineare solo a righe alterne, le altre sono talmente colme di estetica linguistica e pittorica da ipnotizzare
  • Sul letto di morte, stringendoti la mano, il padre del nuovo giovane commediografo Off-Broadway di successo implora una cortesia > sì, questo è solo il titolo: un lungo monologo in punto di morte, la confessione della straziante verità sulla falsa vita di un uomo, vergognosa quanto commovente

David Foster Wallace non riesce a deludermi: la sua sapienza linguistica mi ispira, il suo modo di osservare e descrivere i dettagli mi coinvolge e mi sconvolge, il suo humor scatena in me solitarie ridarelle, la sua ironia e il suo cinismo riescono a rappresentare anche il mio punto di vista, la sua creatività mi arricchisce.
Ora vi lascio, inizio a leggere Questa è l’acqua.

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  1. Alessandra Colu ha detto:

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