Strozzina: Thomas Doyle - micromondo ©AlessandraColucci

A spasso per Firenze tra docenze, arte contemporanea ed esperienze di gusto

Ad Aprile ho trascorso un paio di fine settimana a Firenze. Ci sono tornata per tenere delle lezioni di Brand Management al Master IED in Marketing Territoriale, ma ho avuto modo anche di gironzolare per la città, di guardarmi un paio di belle mostre di arte contemporanea e di testare la cucina fiorentina [e non] in diversi ristoranti.

LE STRADE DI FIRENZE

Firenze è una città suggestiva. Che si stia da una parte o dall’altra dell’Arno, ogni vicolo e stradina ha qualcosa da raccontare, qualcosa che incuriosisce, per poi aprirsi su una delle notevoli piazze che danno aria allo sguardo prima che sia pronto a concentrarsi nuovamente su altri vicoli e stradine: iniziando da Piazza Duomo che – come ovvio – “contiene” e “raccoglie” una serie di meraviglie architettoniche che non c’è neppur bisogno di descrivere, a Piazza de’Pitti che in realtà si configura quasi come un anfiteatro sempre pronto ad accogliere schiere di turisti dai piedi un po’ malconci desiderosi di assistere allo spettacolo [e di spettacolo ce n’è sempre uno: che sia semplicemente il sole che fa capolino, qualche saltimbanco che si esibisce o uno di quelli organizzati dal comune], a Piazza Santo Spirito con il suo mercato del sabato mattina [non ho idea del fatto se il mercato sia attivo anche in altri giorni]… e così via.

Una delle bellezze di Firenze consiste, a mio avviso, proprio dall’essere attraversata dall’Arno. Il fiume pare dividerne e, allo stesso tempo, unirne le due anime: una maggiormente frequentata, più commerciale e turistica, più elegante; l’altra non meno “snob” della prima, ma più popolare e meno prettamente turistica. I ponti sembrano alamari che si sforzano di far coincidere atmosfere così differenti, ma che – fortunatamente per la pluralità di prospettive – sono in quest’opera impediti dal corso dell’Arno che sinuoso si fa garante della coesistenza delle due anime di Firenze, pur consentendone e caldeggiandone il dialogo attraverso i ponti.

Una caratteristica che è propria di goni zona di Firenze che mi è capitato di attraversare è la compenetrazione tra commercio e cultura: la cultura artigiana è alla base delle botteghe orafe come delle attività commerciali e bancarelle varie specializzate nella lavorazioni della pelle e del cuoio; l’arte è abilmente “venduta” ai turisti senza perdere la sua valenza estetica nei musei, nelle gallerie e persino in qualche chiesa; la tradizione enogastronomica rende viva l’attività commerciare e possibile l'”acquisto” di esperienze irripetibili altrove.
A chi pensa che questa commistione sia un male dico solo che si sbaglia: Firenze appare fiera, attraente, di gran valore per gli occhi e per la mente e son sicura che è così che viene percepita da chi la visita.

PUPILLE & PAPILLE: DOVE E COSA HO MANGIATO

A proposito di enogastronomia, a Firenze è possibile innalzare il mangiare da bisogno irrinunciabile a esperienza di gusto. Impossibile per me non citare nuovamente la mia cena al “Cenacolo del Pescatore”, luogo in cui – almeno per il mio palato – la mia permanenza in territorio fiorentino ha raggiunto l’apice grazie al “viaggio in cinque portate” già descritto.

Assurdo, poi, sarebbe non far parola del “coreografico” pranzo da “Sabatini” che dal 1924 prepara dei gustosissimi “Spaghetti Sabatini”, ovvero spaghetti flambé [sì, flambé, non è una svista] da consumare nel suggestivo quanto storico locale dagli arredi originali in legno scuro in perfetto stile anni ’20 e dal meraviglioso giardino d’inverno che rende allegre e vivaci anche lo giornate più cupe e piovose.

Per chi, invece, non vuol sovraccaricarsi di emozioni, ma ci tiene a far vivere alle proprie papille una esperienza notevole, il mio consiglio ricade su “Sant’Agostino 23”, trattoria dalla curata cucina, allegra, composta da un dedalo di sale e salette colorate e da un grazioso spazio all’aperto. Qui ho avuto modo di assaggiare un prelibato “Millefoglie di zucchini, mozzarella e acciugata” ha lasciato di stucco il mio palato e un’ottima “Orecchia di elefante” che altro non è che una mega fetta di vitella impanata e fritta servita con patatine a sfoglie e una salsa acciugata che avrei voluto ardentemente portar via, tanto era buona [soprattutto con le patatine a cui dava un gusto unico].

Infine, non potete farvi mancare i “Crostini toscani”, meravigliosi quelli preparati al “Sasso di Dante” [che ho già “recensito” in passato] in cui sono tornata appositamente prima di ripartire.

ARTE: PALAZZO STROZZI E LA STROZZINA

Con poche ore libere e tanta voglia di relax e di spunti creativi, altro non mi è venuto in mente se non dedicarmi alle esposizioni di Palazzo Strozzi e dell’attigua Strozzina per trovare arte contemporanea [una delle mie passioni – a colpo sicuro.

Nelle sale del Palazzo, sino al 15 Luglio 2012, è allestita la mostra “Americani a Firenze”, esposizione emblema del legame tra vecchio e nuovo continente – nonché tra Firenze, la Toscana e gli artisti provenienti da oltre oceano – voluta per celebrare il quinto centenario dalla morte di Amerigo Vespucci.
Oltre al seducente contesto di Palazzo Strozzi, è dunque possibile farsi trascinare in un accurato percorso espositivo colmo di ritratti, paesaggi e riflessioni per immagini del nucleo di intellettuali stranieri che soggiornarono a Firenze o degli italiani la cui pittura venne trasformata dalla loro presenza in quanto portatori di “stili di vita raffinati e cosmopoliti e, relativamente alle donne, atteggiamenti più liberi e spergiudicati”.

Il percorso si suddivide in numerosi itinerari tematici, tutti chiaramente e semplicemente descritti nelle grandi tavole informative presenti in ogni sala e sotto ogni opera in modo da garantire a chiunque, anche ai meno esperti, il piacere di esplorare e comprendere le pitture.

Alla Strozzina, sempre sino al 15 luglio 2012, si è allestita la mostra “American Dreamers” che appare in un certo senso complementare alla precedente: il sogno americano vissuto e condiviso tra la fine dell”800 e gli inizi del ‘900 all’interno del percorso “Americani a Firenze” viene qui messo in dubbio e diversamente ricostruito dagli artist contemporanei. La critica alla complessa società attuale è palese, ma appare chiaro anche la volontà di valutare possibili alternative a partire dell’essenza del reale, dall’interazione, dalla fantasia, da temi simbolici o – addirittura – dall’universo mediatico che pare permeare la [ri]costruzione del mito dell’american way of life.

Meravigliosa Firenze! 😀

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  1. Pa ha detto:

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