#meetFS Accredito ©AlessandraColucci

Scarpinate da blogger: il dietro le quinte di #meetFS

Ferrovie dello Stato ha organizzato, ieri, una specie di “open day” per alcuni “influencer” [parola che sinceramente non amo] della Rete: blogger e twittatori ossessivo/compulsivi – come la sottoscritta 😀 – sono stati invitati a visitare i loro impianti di Roma, liberi di far domande e di condividere quel che credevano più opportuno, foto incluse.
Hashtag #meetFS [galleria fotografica in chiusura post].

Avevo già avuto modo di esperire direttamente l’atmosfera di Ferrovie dello Stato grazie ad alcuni progetti che ho curato in passato: realtà variegata e alquanto complessa in cui ho incontrato persone di tutti i tipi, molte delle quali curiose e aperte al dialogo, ma frustrate dalla pachidermica lentezza dell’azienda nell’assimilare le innovazioni, soprattutto dal punto di vista comunicativo.

Devo dire, dunque, di aver accettato di partecipare con divertito scetticismo, preparata a una giornata di compiaciuti discorsi da comunicato stampa, ma assolutamente incuriosita dall’insolita – rispetto alle mie aspettative – iniziativa… ma non è andata come credevo!

Appuntamento alle 8:45 in testa al binario 1 della stazione Termini, orario molto in stile FS che – forse – avrebbe addirittura sperato di iniziar prima. Fatto l'”appello”, firmate carte e permessi vari, io ero tra i blogger in versione zombie che hanno cercato di scuotersi con un caffè prima di iniziare il tour [n.d.a. ovviamente, soprattutto all’inizio, l’istinto ci ha portati a parlare via tweet piuttosto che di persona, ma poi, man mano, anche grazie alle provate batterie degli iPhone e iPad, durante la giornata ci siamo dedicati parecchio anche alle chiacchiere in stile “real life” 😉 ].

Poco dopo le 9 eravamo tutti su un bel bus come nelle vere gite scolastiche, ci mancava solo cantassimo “Volare” e che ci contassero prima di partire. Il tour [de force 🙂 ] ha compreso una serie di “set cinematografici” in stile Matrix di cui non si ha assolutamente percezione nel quotidiano:

IMC – Impianto manutenzione Frecciargento: dove ci hanno fatto indossare caschi e scarpe antinfortunistica [che non ci hanno lasciato tenere… e a me il casco brandizzato piaceva tanto! 🙁 ] per portarci a osservare un cosiddetto “600” da tutte le angolazioni che son riuscite a venirci in mente e comprenderne alcune caratteristiche [tra cui il fatto che costa una cosa come 24 milioni di euro, che ha un design Made in Italy, che è un elettrotreno a composizione bloccata – da 7 o 14 carrozze – e se un vagone non funziona non può viaggiare…]

Direzione Regionale Lazio: dove hanno l’ansia dei ritardi quasi più elevata dei pendolari; dove ci hanno spiegato che è la regione a stabilire tratta, fermate, numero dei treni e numero dei vagoni per fascia oraria [cose per cui si trasformano spesso nel parafulmine delle ire del pendolare delle 7:40 come me fino tra il 1998 e il 2007]; dove abbiam saputo che si occupano di 860 treni/giorno in media su cui viaggiano circa 370.000 passeggeri; dove hanno un numero e una percentuale per tutto; dove si è discusso anche dello svecchiamento del linguaggio ferroviario, anche se loro parlano tutt’ora “strano” [cfr. sotto il report di @lanzigiuseppe].

Posto Centrale Roma: dove è custodito l’apparato di controllo circolazione dei treni [ACC], sistema ormai computerizzato in “stile Matrix”, ma che sino a 12 anni fa era movimentato elettromeccanicamente da una cosa come 400 leve per ottenere meno della metà dell’efficienza di oggi.

Manutenzione Regionale Trenitalia: il luogo in cui i treni regionali vengono ripuliti, rattoppati e aggiustati e dove abbiamo scoperto che all’80% è colpa degli atti vandalici quando un treno va in manutenzione e non può presentarsi sul binario, per un totale di circa 3 milioni all’anno di spese, di cui 500. mila solo per togliere i graffiti con docce d’acido che comunque logorano i materiali [un problema molto sentito].

Stazione Tiburtina: il fiore all’occhiello delle stazioni e dell’Industrial Design italiano, effettivamente uno spettacolo futurista meraviglioso, ad iniziare dalla stele in cui son stati riportati due discorsi di Camillo Benso Conte di Cavour, quello a supporto della scelta di Roma come capitale e quello di incentivazione e lancio degli investimenti per il trasporto su ferro. Abbiamo concluso qui il nostro tour [de force 🙂 ] con una chiacchierata con l’Ing. Moretti che ha risposto con precisione a ogni quesito – anche scomodo – e si è detto disponibile ad approfondire anche in seguito varie questioni.

Da questa scarpinata da blogger mi sento arricchita e piacevolmente stupita dall’aver potuto ascoltare e comprendere un differente punto di vista. La cosa più importante e chiara che mi rimane da questa giornata è la sincera passione che, almeno alcuni, mettono nel proprio lavoro al servizio del cittadino: è stata – a mio avviso – evidente la volontà di dialogare, ascoltare ed essere ascoltati, la voglia di far sentire la propria voce, di raccontare cosa avviene nel “dietro le quinte”, la responsabilità che le persone che vi lavorano sentono su di loro, la tenacia, la sensibilità.

Qualcuno potrebbe osservare che ci hanno fatto vedere solo quel che a FS interessava, magari è vero, ma è vero anche che si è discusso di problematiche reali, spesso relative a questioni criticamente delicate che fanno tanto arrabbiare i passeggeri. Quel che ho percepito è che non è stato un evento “finto”, non è stata una conferenza stampa patinata: alcuni erano arrabbiati ed avevano gli stessi sguardi duri dei pendolari che incontravo – stipati – sulle carrozze delle 7:40, alcuni sono proprio tra quelli, al mattino.

Ferrovie dello Stato, come tutte le aziende, è fatta di persone. FS è un’azienda che, come praticamente tutte le aziende ha i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza, che dovrebbe – e pare abbia la volontà di – smettere di far finta che i ritardi non esistano, che tutti i bagni e le porte funzionino e di dipingersi come completamente efficiente: il margine di miglioramento del servizio è alto, a volte basterebbe un po’ di consapevolezza e condivisione in più per raggiungere risultati soddisfacenti, altre volte su tale margine non si riesce a lavorare nell’immediato perché il contesto e le ramificazioni del sistema di gestione connesse con il resto della struttura civile non lo permettono.

Spero che il dialogo critico quanto costruttivo di cui ieri noi “influencer” siamo stati partecipi continui e si rafforzi della partecipazione di tutti, dell’azienda come dei suoi utenti: sapere aiuta a comprendere ed è funzionale alla ricerca di soluzioni di fronte ai problemi che si presentano.

 

P.S. I “cestini” di Food on the Road, detti BioGourmetBox, sono stati eccelsi e del tutto eco-compatibili. Contenevano:

  • Kit per scarpetta all’Amatriciana [il primo pasto componibile di cui io abbia memoria, con tanto di istruzioni]
  • Pita alla Carbonara di Foodontheroad
  • Tortilla farcita con scarola [e tante altre cose buone]
  • Crema di zucchine biologiche alla menta
  • Croccante alla nocciola
  • Bibita in vetro

P.P.S. Volevo chiudere citando tutti i presenti… ma ho il terrore raggelante di dimenticare qualcuno… [Sorry, ma mentre finisco di scrivere è troppo tardi per concentrarmi anche su questo! 🙁 ]

2 commenti

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  1. […] mia, dato che in questa fase della mia vita la palestra mi annoia mortalmente, riprenderò le mie lunghe passeggiate quasi quotidiane e la mia consueta alimentazione iper-controllata [aperitivi di lavoro premettendo […]

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