McDonald's photoshooting

I segreti del photoshooting del panino più conosciuto al mondo [McDonald’s]

McDonald’s torna a far di tutto per mettere in evidenza la qualità dei propri prodotti arrivando a mostrare il dietro le quinte degli scatti fotografici ai propri panini immortalati per le campagne pubblicitarie, ma è veramente una strategia che può convincere? Non sarebbe meglio accontentarsi di essere il panino più conosciuto al mondo?

Che McDonald’s sia tra brand più famosi, che probabilmente sia la marca di fast food in assoluto più rinomata, che i suoi panini siano tra i più celebri e consumati sono tre affermazioni inappuntabili tanto da farne un video per esplicitarlo nonostante la ridondanza. Incensarsi un po’, ci può anche stare, soprattutto se si “condisce” il tutto con i valori dell’amicizia, della condivisione e si va un bel po’ in giro per il mondo a garanzia della veridicità delle proprie affermazioni, oltre che per rendere il messaggio più mirabolante.


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Quel che non capisco è perché incaponirsi nel veicolare il proprio prodotto come di prima qualità quando si agisce nel mercato dello “junk food”: è come voler dire che le patatine fritte sono dietetiche. Se McDonald’s accettasse la propia identità di fast food delle “gustose schifezze” potrebbe essere forse anche maggiormente apprezzato, o no?

Che un brand come questo dica “Faccio schifezze, ma le faccio buone e non vi propino ingredienti di scarto” se ben motivato mi pare ottimo, che cerchi di contrastare le “dicerie” su lombrichi, rifiuti e altro che qualcuno presume siano contenuti nei suoi panini, ci mancherebbe! Ma sono ormai un paio d’anni che il brand McDonald’s cerca di comunicare come se fosse una marca di cibo di altissima qualità, manco fosse una catena di locali bio a kilometri zero, e questo inizia a sembrarmi quasi una barzelletta.

Una delle ultime trovate della famosa marca è stata quella di inviare il suo direttore marketing del Canada a monitorare il backstage di un fotoshooting per mostrare che in realtà non c’è nessuna differenza tra il panino fotografato e il panino comprato… peccato che nel primo caso – per esempio – il ketchup venga messo con una siringa, l’hamburger venga cotto anche sui lati con amorevole cura e che il formaggio venga squagliato con la fiamma ossidrica…


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Non credo, poi, che basti dire che gli ingredienti sono esattamente gli stessi, almeno avrebbero dovuto cercare di renderlo più esplicito, di farlo esperire al proprio pubblico seguendo anche la preparazione del panino comprato, mostrando magari le confezioni degli ingredienti e non solamente l'”onion selection” durante lo scatto fotografico e il fotoritocco.

Non so, mi spiazza il fatto che, nonostante questo approccio abbia portato più noie che successi [avete sentito parlare delle #McDStories?], pur apprezzando la volontà del brand di voler rispondere alle domande dei propri clienti o potenziali tali, mi chiedo perché cercare a tutti i costi di inneggiare alla qualità assoluta: chi va da McDonald’s non credo proprio che lo faccia in alternativa al ristorante chic di cucina creativa alla ricerca di un “viaggio nel gusto”, ma perché è un posto easy ed economico, perfetto per stare in compagnia senza farsi problemi, senza pensare alle calorie.

In questo caso specifico, oltretutto, forse la risposta alla curiosità del cliente poteva essere data in maniera meno “marketing” e più “customer oriented”, mostrando l’intero processo e non solo il “trucco e parrucco” del panino testimonial pubblicitario. Mi sbaglio?

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