Bordeaux - Chateau Lagrange [vino] © Alessandra Colucci

Bordeaux parte 2 – In assetto da turista: l’arte e l’arte del vino

La mia vacanza a Bordeaux non è stata solo una lunga degustazione senza fine di cibo e vino come appare dal mio post precedente. Ho anche approfondito il rapporto tra l’arte del vino e l’arte contemporanea nonché visitato ogni singolo museo, mostra e luogo d’interesse della città e dei suoi dintorni.
Ecco la seconda delle tre parti del mio racconto di viaggio.

Il punto informazioni turistiche di Bordeaux funziona alquanto bene ed è veramente molto attivo nella promozione della città e del territorio circostante: ogni giorno partono visite guidate a piedi o su varia altri mezzi di trasporto per conoscere la città insieme a una guida esperta e vengono organizzati una serie infinita di brevi tour nei dintorni di Bordeaux della durata di mezza giornata o una giornata  intera per la maggior parte orbitanti intorno al “mondo del vino”.

Musée du vin e du négoce – 41, rue Borie

Se ne volete saperne di più sulla storia dei vini di Bordeaux prima di imbarcarvi in uno dei tour organizzati, non potete perdervi la visita al Musée du vin e du négoce all’interno del Courtier Royal de Louis XV, cantine a volta costruite nel 1720 in cui viene ricreato il lavoro dei mastri bottai e il lavoro di conservazione del vino in barrique dei commercianti del XIX secolo.

Tale luogo è intriso, oltre che dell’odore del vino, di uno storytelling un po’ “vintage” [le tecnologie non sono di certo il fiore all’occhiello del museo], ma veramente curioso e gradevole. Numerosi i reperti storici che hanno attratto la mia attenzione: oltre ai vari e sorprendenti arnesi degli artigiani, ho trovato veramente interessanti i libri mastri del commercio dei vini molto simili a grandi fogli excell creati da abili “amanuensi”, le ricostruzioni dei lunghi viaggi intorno al mondo per diffondere il consumo del vino locale, la spiegazione di come venissero preparati e organizzati i carichi delle grandi navi e – soprattutto – la narrazione delle prime “azioni di marketing” dell’epoca [una su tutte: Louis Gaspard d’Estournel lanciò il vino “retour de l’Indie”, ovvero vino fatto invecchiare più velocemente mandandolo in giro per il mondo – in India, appunto – grazie all’azione del rollìo delle navi in modo che fosse pronto già al suo ritorno a Bordeaux. Non lo trovate folle quanto geniale?].

Bordeaux - Musée du vin e du négoce [utensili da bottaio] © Alessandra Colucci Bordeaux - Musée du vin e du négoce [libro mastro] © Alessandra Colucci Bordeaux - Musée du vin e du négoce [dettaglio libro mastro] © Alessandra Colucci Bordeaux - Musée du vin e du négoce [azioni di marketing] © Alessandra Colucci

Entrata: 5 euro
Entrata completa di degustazione: 7 euro

Art et Vin, Itineraire d’un amateur in Médoc – itinerante

Dopo aver visitato il museo la voglia di fare un giro per i vigneti e le cantine di Bordeaux era ormai una certezza, ma per non rischiare eccessivi tecnicismi che si sarebbero trasformati in principi di noia, abbiamo preferito scegliere uno degli itinerari “misti”, ovviamente quello che metteva assieme il vino con l’arte contemporanea.

Bordeaux - Chateaux d'Arsac © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [vigneto] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [calici] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [panorama] © Alessandra Colucci Bordeaux et Médoc © Alessandra Colucci

Costo del tour compreso di pranzo e degustazioni: 80 euro/persona

Le nostre tappe sono state:

1. Château d’Arsac

Dimora circondata da vigneti a perdita d’occhio costruita nel XII secolo e poi andata quasi completamente distrutta nella rivoluzione del XVIII secolo, ha riacquistato il suo splendore nella seconda metà degli anni ’80 grazie a Philippe Raoux, uomo di notevole audacia che ha rilevato la proprietà, l’ha trasformata in una galleria d’arte all’aperto che produce uno dei migliori vini Margaux della zona.

Sin da prima di metter piede nella proprietà, è l’arte contemporanea ad accogliere il visitatore grazie alle tre sculture che spiccano tra i filari della vigna che segue la strada per raggiungere l’entrata dello château: “Skywatcher” di Rotraut Klein Moquay (1938), “Le Pot Rouge” di Jean-Pierre Raynaud (1939) e “Le Pouce” di César Baldaccini (1921). Tre opere che inneggiano al sole, alla terra e al lavoro, le tre cose necessarie e irrinunciabili per l’ottenimento di un vino eccellente.

Oltre a queste tre prime opere [difficile ottenerne un buono scatto dal bus], lo spazio intorno alla splendida villa dal tetto ricostruito in vetro color ardesia trasparente [deve essere uno spettacolo visto dall’interno!] è organizzato come un giardino all’inglese all’interno del quale, al posto delle riproduzioni di statue e templi dell’arte classica, è possibile ammirare una serie di istallazioni contemporanee di grande pregio. Le mie preferite sono state: “Les Ailes de le Terre” un gioco a vento di Susumu Shingu (1937), “La Chevêtre” e “La Déjetée” di Bernard Pages (1940), “La Fontaine aux Oiseaux” di Jean-Michel Folon (1934). Emozioni impagabili!

Bordeaux - Chateaux d'Arsac [Le Pot Rouge di Jean-Pierre Raynaud] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [Les Ailes del la Terre di Susumu Shingu] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [La Chevetre di Bernerd Pages] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [La Déjetèe di Bernerd Pages] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [La Fontaine aux Oiseaux di Jean-Michel Folon] © Alessandra Colucci

Degustazione: Cru Bourgeois Château d’Arsac Margaux del 2009

2. Château Lynch-Bages

Il secondo château era l’unico del nostro tour ad avere un vero e proprio museo d’impresa, dunque, oltre a fare il giro degli impianti attuali per capire tutte le fasi della vinificazione, abbiamo potuto comprendere quanto considerevole fosse stato il salto tecnologico iniziato negli anni ’60 dal’azienda e quanto considerevolmente fossero cambiati i macchinari e le lavorazioni necessarie. All’interno del museo il passato si sovrapponeva al presente grazie all’esposizione della personale di Emilio Perez dal titolo “Perpetual Motion”… e il movimento, all’interno dei suoi quadri, di sicuro non manca!

La mostra non mi ha entusiasmato più di tanto in quanto le tele di Perez – a mio avviso – si somigliano troppo tra loro per farsi apprezzare del tutto quando presenti tutte insieme, mentre la visita all’area museale a seguito a quella ai nuovi impianti è stata veramente interessante: grazie anche alla simpatia e all’abilità di narratrice della guida, è stato molto divertente scoprire e mettere a confronto le tecniche vecchie e nuove per produrre vino.

Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [dalla botte alla bottiglia] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [botte] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [pressa] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [Perpetual Motion di Emilio Perez] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [Like it is di Emilio Perez] © Alessandra Colucci

Durante l’ottimo pranzo tutto a base di anatra consumato nel Café Lavinal, delizioso punto di ristoro del piccolo borgo di Bages, abbiamo pasteggiato con un veramente ottimo Château Lynch-Bages Grand Cru Classé Pauillac.

Ufficio del turismo di Pauillac

L’ufficio del turismo di Pauillac è un luogo singolare: non un semplice locale pieno di cartine e depliant come la maggior parte dei punti informazione, bensì un mix tra un museo, una vineria, un negozio di gadget e un’agenzia turistica: il risultato era curioso e accattivante. Lì si organizza ogni anno l’esposizione “Spirit of Pauillac” in cui un artista emergente della zona viene chiamato ad esprimere la sua creatività in relazione alle sue origini e al suo territorio.

L’artista di cui ho potuto osservare le opere è Julien Diez, ventottenne originario di Bordeaux che in vari modi ha cercato di comunicare la spersonalizzazione che porta il vivere nelle aree ai margini dei centri urbani [lo fa raffigurando le persone senza volto delle periferie], la ricerca d’identità che va fatta a partire dalla terra nella quale ci si deve poter rispecchiare e riconoscere [la neve che ha coperto i vigneti diviene specchio che riflette l’immagine del visitatore, nelle sue foto stampate su metallo], l’importanza della qualità e del rispetto del valori della terra da parte dei produttori di vino [grazie alle sue bottiglie protette da una campana di vetro]. Lavoro apprezzabile.

Bordeaux - Spirit of Pauillac [Julien Diez | sobborghi] © Alessandra Colucci Bordeaux - Spirit of Pauillac [Julien Diez | vigneti] © Alessandra Colucci Bordeaux - Spirit of Pauillac [Julien Diez | bottiglia] © Alessandra Colucci Bordeaux - Perles du Médoc © Alessandra Colucci

Degustazione: Perles du Médoc Mademoiselle de Margaux [uva passa ricorperta di cioccolato: niente vino, stavolta, ma ugualmente godurioso! 😉 ]

3. Château Lagrange

L’ultima tappa è stata la meno entusiasmante dal punto di vista sia artistico che della visita in generale, ma ogni malumore è passato al momento della degustazione di ben tre vini delle loro cantine [così abbiam chiuso in bellezza! 🙂 ]. In quanto a oggetti d’arte il focus doveva essere un quadro di Jules Breton raffigurante uno dei meravigliosi panorama della proprità affollato di gente al lavoro durante la vendemmia, ma in realtà il quadro si è rivelato essere una copia e devo dire neanche troppo affascinante: meglio osservare le simmetrie dei “filari” di botti allineate, le fotografie lungo i corridoi e le belle sale da degustazione. 😉

Bordeaux - Chateau Lagrange [Jules Breton] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [vendemmia] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [artigianalità] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [vino] © Alessandra Colucci

Bordeaux - Chateau Lagrange [cantine] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [botti] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [sala degustazione] © Alessandra Colucci

Degustazione: Les Arums de Lagrange Bordeaux del 2011 (bianco); Château Lagrange Saint-Julien 2004 (rosso); Les Fiefs de Lagrange Sait-Julien 2005 (rosso)

Della mia settimana a Bordeaux vi ho raccontato dove ho alloggiato, dove ho mangiato e come ho approfondito la mia conoscenza sul rapporto tra arte e vigneti, ma durante le mie kilometriche passeggiate ho visto e scoperto molto altro: leggetelo venerdì nell’ultima puntata! 😉

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