Trident - campagna pubblicitaria

Il co-branding mancato tra gomme da masticare e caffé

Trident ha ideato tempo fa una campagna pubblicitaria che nel messaggio somiglia molto a una campagna di sensibilizzazione a favore dei diritti umani. Il brand di gomme da masticare si fa fautore del diritto al sorriso e, contemporaneamente, del diritto al caffè.
Poteva essere un’azione di co-branding tra chewing gum e caffé, ma probabilmente non la si è sviluppata appieno.

Trident - campagna pubblicitaria
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È risaputo che il caffè macchi i denti e dunque, indirettamente, faccia passar la voglia di sorridere.
Trident ricorda, grazie al concept della sua strategia pubblicitaria, che c’è un rimedio: si può mantenere un sorriso smagliante anche se si è dei coffee-addicted.

Il claim  chiarissimo “Don’t coffee-block your smile.” [trad. ita. “Non lasciare che il caffè blocchi il tuo sorriso”] ed è rafforzato ancor più dei tre visual che compognono la campagna multisoggetto: il classico bicchierone da caffè take away in stile americano collocato su presumibilmente su un bancone da bar e trasformato, grazie a una simpatica illustrazione cartoonesca, in tre volti tristemente imbarazzati la cui bocca è nascosta dalla fascetta che comunemente seve a non scottarsi tenendo in mano il pack della bevanda abitualmente bollente.

Un’immagine allusiva del disagio che si prova ad avere la dentatura macchiata dalla caffeina, macchie che è facile riportare alla mente – nonostante siano rese implicite nell’immagine – grazie al colore della fascetta in cartone marrone. Anche nella mente di chi non ha mai sofferto il problema, vivide si stagliano sensazioni spiacevoli di imbarazzo e vergogna, scatenando potenzialmente la “fobia da denti bianchi”.

Non credo che tale campagna pubblicitaria sia riuscita a divenire un caso di co-branding tra Trident e un brand produttore di caffè: troppo evidente il rischio che qualcuno decidesse di smettere di berne anziché acquistare le gomme da masticare… ottima invece come trovata promozionale per Trident, le sue gomme come soluzione al disagio senza necessariamente rinunciare al piacere di una tazza di caffè.

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3 commenti
  1. Marco Tosti - Evermind
    Marco Tosti - Evermind dice:

    Ciao Alessandra, complimenti per il post, ammiro la tua dote di sintesi che però non lascia niente di non detto.

    Credo che nell’ultima parte del post tu ti sia risposta da sola, io credo che aziende di caffè non abbiano perso un’occasione di co-branding, ma si siano scansate la minaccia di passare per elemento negativo, cattivo da sconfiggere.

    Non è difficile capire perchè nessuna sia voluta passare per il villain che toglie il sorriso, mentre l’eroe lo restituisce 😉

  2. ale
    ale dice:

    Ciao Marco,
    grazie del commento, anche perché mi permetti di ribadire una cosa in cui credo molto: il mondo è fatto anche di difetti, la perfezione non esiste… e il caffé – nonostante io ne sia innamorata – non è perfetto. Macchia i denti, soprattutto ad alcuni… ma se insieme al difetto del caffé ti mostro una delle soluzioni, divertendoti, ironizzando, con trasparenza, non è meglio? Riuscire in questo tipo di approccio sincero anche nella comunicazione di brand – così come spesso si fa già tra persone – trovo che sarebbe positivo per tutti e avremo clienti meno guardinghi, brand più empatici e un sacco di azioni di co-markeing in più [ché oltretutto stimolano l’economia].
    Io dico che funziona e invito anche te a rifletterci, dipende sempre dal modo, dal tono… d’altra parte altrimenti nessuno farebbe product placement nei film horror, invece ne son spesso pieni! 😉

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