Deep RiverRock - campagna pubblicitaria

La disidratazione fa brutti scherzi

Non si può dire che questa sia un’estate particolarmente calda, a parte qualche giornata afosa le temperature rimangono a livelli assolutamente sopportabili e – almeno a Roma – tira sovente una piacevole brezza rinfrescante. Ma non per questo il nostro corpo, costituito per circa il 70% di acqua, può rinunciare a venire idratato. Per ricordarci che la disidratazione ha effetti sulle nostre performance, Deep RiverRock ha creato una campagna pubblicitaria molto efficace.

La campagna pubblicitaria di Deep RiverRock si compone di tre spot espressione dello stesso concept: l’affaticamento mentale e fisico che può derivare da una scarsa idratazione [anche se non solo da quella, come tengono a precisare nei sottotitoli]. I tre video mostrano ognuno un protagonista maschile completamente rallentato nei pensieri e nelle azioni che si ritrova invischiato in situazioni quantomeno imbarazzanti. In chiusura, il claim “When you can’t think straight… Hidrate. Deep RiverRock” [trad. ira. “Quando non riesci a connettere… Idratati. Deep RiverRock”] e il packshot dell’acqua che viene portato all’interno dell’inquadratura da una mano possente che lo sbatte su una superficie bagnata alzando moltissimi schizzi.


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La sensazione di impotenza, tristezza, inadeguatezza a compiere i gesti più semplici come ordinare al ristorante, che fa da sfondo alla prima parte dello spot, lascia nel “codino” un senso di freschezza, rinnovato vigore e ritrovato entusiasmo. Il contrasto tra il primo e il secondo atto – se così possiam chiamarli – della clip pubblicitaria genera nello spettatore un sorriso insieme all’acquisita consapevolezza che bere acqua ed evitare di disidratarsi sia importante.

Solo un appunto da parte mia sul posizionamento di prodotto: la composizioni delle immagini, nonché la scelta dello stile e dei protagonisti dei video fa intendere che l’acqua Deep RiverRock sia stata pensata per indurre al suo acquisto un pubblico maschile e alquanto giovane, ma perché non variarne il personaggio principale almeno in un caso e alcuni elementi del “codino” per renderlo adatto anche ad una clientela femminile? L’acqua fa bene a tutti, no? 🙂

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