Urban Arena Macro by Ozmo © Alessandra Colucci

Roma e l’arte contemporanea: di nuovo al Macro

Di recente ho nuovamente visitato il Macro [quello di via Nizza], stavolta per farmi rapire dalla fotografie del Festival internazionale di Roma e dalle opere di Marina Ballo Charmet, Imran Qureshi, nonché dalla fantastica Urban Arena.

In un pomeriggio al Macro sono talmente tanti gli stimoli visivi da cui si viene colpiti, che a fine visita si ha bisogno di un po’ di silenzio per permettere alla propria mente di assimilarli tutti: dalle spirali disegnate dai piedi di un ballerino e immortalate da José Arispe in “Despegar” che hanno rischiato di commuoverti per la loro grazia, all’intimo caos del divano ritratto da Jonathan Carvajal in “Gone Forever Project” che ti ha trasmesso la stessa voglia di completa astrazione dalla quotidianità che doveva provare il protagonista; dalle geometrie sospese nel tempo e nello spazio di Fleur Van Dodewaard che han rischiato di ipnotizzarti, ai panorama monocromatici e impalpabili di Elge Esser che ti han fatto perdere il senso del qui e ora; dalle opere surrealmente “pulp” di Imran Qureshi che ti hanno sconvolto per tanto per la loro violenza quanto per l’estrema bellezza ricca di complessità, agli immobili dettagli urbani di Marina Ballo Charmetche ti hanno fatto desiderare profondamente i colori di un paesaggio boschivo.

Impossibile non citare anche “Ritratto di quartiere: dallo stabilimento Birra Peroni al MACRO”, esposizione in collaborazione con il museo d’impresa della nota marca di birra e in linea con le più recenti correnti del branding territoriale che diviene memoria di “cambiamenti nel tempo di luoghi e contesti, tra particolari architettonici e dettagli d’epoca”, mettendo in mostra i locali del Macro e l’intero quartiere in cui risiede al tempo in cui ospitavano il birrificio Peroni.

Per non parlare dell’Urban Arena, lo spazio sui “tetti” del Macro che ospita le opere – tra gli altri – di Sten, Lex e Ozmo e che rende sorprendente e affascinante il panorama della terrazza, completamente cinta dalla vista dei tetti di uno splendido scorcio di Roma.

Ogni parete e ogni angolo del Macro o è colmo di arte, o fautore del silenzio visivo necessario a ricaricare lo sguardo prima di passare all’opera successiva. E per avvicinare all’arte anche i bimbi che non possono vederla, il Macro dimostra una grande sensibilità nel dare spazio a “A spasso con le dita”, esposizione di splendide illustrazioni tattili e circolo di laboratori creativi.

Che aspettate ad andare a immergervi nell’arte contemporanea? Già nello spazio del foyer – a ingresso libero – si possono averne splendidi assaggi! 🙂

 

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