Tennis TV trigonometria tornado - libro di David Foster Wallace

Tennis, TV, trigonometria, tornado… – ovvero – il mio ottavo libro di David Foster Wallace

Con qualche interruzione e qualche intrusione, continuo a leggere i libri di David Foster Wallace con immenso piacere e andrò avanti sinché non li avrò finiti tutti. “Tennis, TV, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” è la mia ottava lettura in ordine di tempo tra le opere di questa penna capace di incantare menti e far esplodere idee ed empatia: 6 anche in questo caso i brani presenti nella raccolta.

Tennis TV trigonometria tornado - libro di David Foster WallaceDavid Foster Wallace si conferma ancora una volta uno scrittore dai mille volti: ogni suo racconto è differente per stile e punto di vista; ogni sua riflessione attiva delle geniali connessioni tra elementi che sino a quel momento il lettore mai avrebbe pensato di collegare; ogni sua descrizione è capace di creare infinite immagini, tutte altrettanto vivide e realistiche nella mente di chi si appassi one ai suoi scritti; ogni personaggio – che sia reale o immaginario – entra nella narrazione con una forza empatica incredibile, tanto che il lettore esperto riesce a percepire il contesto in cui tale personaggio opera come se ci stesse effettivamente vivendo dentro.

DFW è capace di narrativizzare qualsiasi elemento e qualsiasi stile: i suoi saggi sono dei romanzi e i suoi romanzi racchiudono in sé degli splendidi stralci di saggi. Di ogni cosa lo scrittore riesce a recepire, ricostruire e descrivere processi e filosofie; di una miriade di elementi esprime entusiastica sorpresa per averli scoperti e “illuminati” attraverso il suo modo di raccontarli. La sua padronanza linguistica rende perfettamente ogni stile narrativo, senza divenire mai banale né esageratamente dotta.

David Foster Wallace appare come una voce narrante che è sia interna che esterna al testo – non importa che esso sia saggio, raggonto o romanzo – apparendo totalmente sovrapposto a personaggi e contesti, quanto da questi estraneo e lontano, obiettivo e soggettivo allo stesso tempo.

In “Tennis, TV, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” sono raccolti 6 lavori di David, che io non trovo modo di definire racconti o saggio o altro perché sono un mix di ogni cosa:

  • in “Tennis, trigonometria e tornado” Foster Wallace racconta di paesaggi e pratiche che ha direttamente vissuto durante una parte della sua vita – quando giocava a tennis, appunto  – dilungandosi in riflessioni su meteo e tattiche di gioco che pongono in evidenza un legame tra persona e territorio che appare più che culturale, quasi fisico
  • in “E Unibus Pluram: gli scrittori americani e la televisione” DFW ricostruisce e ritrae il rapporto che chi scrive ha con il medium televisivo e le contraddizioni che tale relazione comporta a causa del filtro che la TV attiva rispetto a ciò che mostra
  • in “Invadenti Evasioni” David ci permette di seguire le sue attività durante la Fiera Statale dell’Illinois, ma non è solo il suo punto di vista che permea il reportage, nonostante sia il principale, e sono talmente tante le cose che porta all’attenzione del lettore da rimanerne stupefatti
  • in “Che Esagerazione” ci si trova di fronte il David Foster Wallace “intellettuale”, anche se tale termine appare inappropriato data la chiarezza del suo ragionamento che fa criticando la posizione di H. L. Hix, giovane filosofo, riguardo al suo scritto “Morte d’autore. Un’autopsia”. Un appassionato e partecipato saggio, quello di DFW, che mai un sedicente intellettuale avrebbe scritto in maniera tanto narrativa e personale.
  • in “David Lynch non perde la testa” ci si trova di fronte a un David che sembra partecipare a un a fiera piuttosto che alle riprese di un film, che oltre ad essere il reporter che porta avanti l’analisi del plot – per quanto gli è dato conoscere – e dello stile registico di Lynch, si propone come interfaccia attraverso la quale curiosare, attraverso la quale comprendere le dinamiche del set e osservare le persone che sul set sono presenti, tanto le figure professionali essenziali, che quelle “apparentemente inutili o inutilizzate”
  • l’ultimo brano compreso nella raccolta ha uno di quei titoli che ci si chiede da dove siano usciti: “L’abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l’assurdità e la completezza dell’essere umano”. Che altro aggiungere? Basta il titolo a far capire lo sconcerto, la nostalgia, e i milioni di domande e di dettagli che David ha collezionato per poter scrivere questo reportage: un po’ “fiera”, un po’ memoria, un po’ cronaca sportiva, un po’ romanzo introspettivo

Ad ogni libro di David Foster Wallace che leggo, ad ogni racconto o saggio, in realtà ad ogni sua frase corrisponde la scoperta di qualcosa di nuovo: una connessione, un’idea, un dettaglio, un’emozione… e altra voglia di leggere frasi, racconti, saggi, e libri scritti da lui.

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  1. […] già che alla Befana vi tocca il post sui libri e l’importanza della lettura, no? Stavolta invece di raccontarvi episodi della mia infanzia, […]

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