MAC - Biennale © Alessandra Colucci

A Lione per la Biennale: mostre e musei

Riprende il reportage del mio viaggio a Lione: dopo aver sviscerato ben bene tutte le questioni logistiche, è il momento di rilassarsi e di raccontarvi di come mi son riempita gli occhi di arte [contemporanea e non solo] questa volta. N.B. Per evitare l’effetto “visione forzata del filmino delle vacanze” la gallery è alla fine, così potete decidere se sfogliarla o no! 😉

LA BIENNALE E L’ARTE CONTEMPORANEA

Come sempre durante i miei viaggi, sono andata in cerca di arte contemporanea anche a Lione, scoprendo – solo poco prima di partire – che era in corso la Biennale anche lì: a posteriori avrei potuto dire che tale evento nulla aveva a che vedere con l’omonima iniziativa di Venezia, ma è stato comunque interessante!

In generale, i lavori presentati alla Biennale di Lione avrebbero necessità di una maggiore cura nella determinazione dei percorsi e non brillano per innovazione e creatività, sembra piuttosto che tutti gli stereotipi legati alla percezione diffusa sull’arte contemporanea si siano dati appuntamento lì: idee per lo più abusate, alquanto scontate, prive di fascino, eppure anche tra quelle, a ben vedere, qualche spunto creativo me lo son riportato a casa.

Al Musée d’Art Contemporain mi hanno particolarmente incuriosito i video di Lili Reynaud-Dewar in cui l’artista, nuda e completamente dipinta di nero, danzava una sorta di ballo tribale in location differenti, tra cui quello che sembrava un museo di arte contemporanea o una stravagante camera da letto [ricostruita anche in loco], generando non poco contrasto di colori e forme, rendendo percepibile una sorta di difficile lotta per la conservazione dell’identità culturale.

Presso la Chaufferie de l’Antiquaille, degno di nota il lavoro audiovisivo di Zhang Ding dal titolo “Budda salta oltre il muro” che si rifà a un particolare piatto cinese preparato con ingredienti molto dispendiosi, talmente amato dai monaci da venir interpretato come simbolo di corruzione. Personalmente, guardandolo, l’ho interpretato più come una critica al sistema dell’arte che manda “al macello” le opere, una sorta di evoluzione visiva della “Morte dell’arte” di Benjamin… ma forse la mia è solo “deformazione culturale”.

All’Église Saint-Just, non proprio capace di scatenare grandi emozioni, ma sicuramente interessante la critica al consumismo di Tom Sachs con la sua maestosa “Barbie slave ship”, soprattutto per le dimensioni e la cura del dettaglio dell’opera, nonché per il fatto che sia stato esposto anche il progetto e la legenda della stessa.

La Sucrière ho apprezzato soprattutto l’esposizione nel suo complesso, l’evidente cura nello stabilire quali opere mettere vicine e quali distanti, la gestione degli spazi, l’alternarsi di atmosfere emotive. Particolarmente degno di nota il lavoro del collettivo Madein Company che con il suo “Physique of Consciousness Museum” rintraccia gesti e posture dello yoga [?] nelle pratiche sociali e culturali della quotidianità dando vita a un ironico quanto kitsch programma di allenamento quotidiano: uno spasso girare tra le teche dell’istallazione, salvo poi riflettere sul reale significato della “messa in scena”.

L’Institut d’Art Contemporain, invece, non faceva parte delle location dedicate alla Biennale e , d’altra parte, visitarlo è stata un’esperienza alquanto sterile, purtroppo.

Fantastica, invece, la mostra “Joseph Cornell et les Surréaliste à New York” organizzata al Musée des Beaux-Art de Lyon [tra l’altro bellissimo polo espositivo nel complesso]. Joseph Cornell, con i suoi lavori quasi da miniaturista, stracolmi di creatività – appunto – surrealista, è stato una vera e propria scoperta e si è fatto assolutamente apprezzare nonostante l'”ingombrante” co-presenza di mostri sacri quali Magritte, De Chirico, Ernst, …

ALTRI MUSEI

A Lione non mi sono limitata all’arte contemporanea. Oltre a una piacevole incursione al Musée des Tissus et Musée des Art Decoratifs [in cui ho potuto osservare oggetti e abiti favolosi per tecnica, fattura e stato di conservazione] e tra le marionette del Musée Gadagne, ovviamente non potevo resistere al richiamo della mia seconda passione, il cinema, e mancare di visitare l’Institut Lumière e il Musée Miniature et Cinéma.

L’Institut Lumière è stato creato nell’ex-dimora dei due geniali fratelli inventori del cinema, a due passi dall’hangar in cui è stato prodotto il primo film in assoluto [l’emozione di vederlo è stata grande!]: luogo denso di memoria e fascino, l’esposizione ricorda tutti i traguardi tecnologici raggiunti dai Lumière, le loro ricerche per mettere a punto sempre nuove tecniche di riproduzione del reale  scopo d’archivio e intrattenimento, nonché i loro strumenti di comunicazione pubblicitaria e alcune scoperte che non sapevo fossero da attribuirsi a loro, come la creazione della pellicola a colori.

Il Musée Miniature et Cinéma, raccoglie – invece – oggetti e materiali di cui si avvale il cinema contemporaneo: costumi strabilianti, maschere assurde, storyboard e studi per gli effetti speciali, nonché un’infinita serie di miniature per lo studio dell’allestimento di set più o meno famosi. Lavori, questi ultimi, dalla stupefacente cura certosina dei dettagli. Da rimanere strabiliati.

In sintesi, non vedo l’ora di ripartire! 😀

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