Varsavia - Palazzo della Cultura e della Scienza

Varsavia: logistica e riflessioni sulla città [1 di 3]

Durante le vacanze natalizie mi sono concessa qualche giorno di vacanza e questa volta Skyscanner mi ha portato a Varsavia. Sicuramente Varsavia ha un suo fascino, ma rispetto ad altre città che mi è capitato di visitare l’ho trovata un po’ inospitale e meno ammaliante di quanto mi aspettassi. Continuate a leggere per scoprirne i motivi, oltre a collezionare qualche commento sulla mia vita da turista. 🙂

IL VOLO E L’HOTEL

Prima di iniziare con racconti e commenti di viaggio, qualche indicazione sulle questioni logistiche.
Stavolta ho volato con Wizz Air, che mi ha indispettito con le sue politiche sul bagaglio: a meno che non abbiate un bagaglio a mano poco più grande di una borsetta, sarete costretti a pagare un minimo di 20 euro per ogni valigia in cabina e cifre notevolmente più alte per la stiva. Alla fine il fatto di presentarsi come una compagnia low-cost, comparandone costi e rapporto qualità/prezzo con quelli di altri brand, non mi sembra così azzeccato. Il volo per 2 Roma Fiumicino – Varsavia Chopin con partenza il 26 Dicembre e ritorno il 31 Gennaio mi è costato 376 euro, a mio avviso alquanto alto.

Per l’Hotel sono invece stata molto fortunata, tanto da trovare – grazie a Trivago – un’offerta strepitosa per il 4 stelle “Mercure Centrum” prenotando con Booking.com. Il Mercure Centrum è un albergo molto bello, confortevole e centralissimo: si trova a 3 minuti a piedi dalla fermata Centralna della metropolitana, a 15 minuti della città vecchia e abbastanza vicino a quasi tutti i musei e monumenti. Con il corrispettivo di 185 euro mi sono assicurata 5 notti in doppia con accesso gratuito alla sauna, alla sala fitness e al wi-fi: fantastico!

LA CITTÀ

Ecco le prime foto:

[fotografie © Alessandra Colucci]

Innanzitutto devo ammettere che l’idea di visitare Varsavia a Dicembre non è stata una gran pensata: probabilmente la percezione di minore ospitalità è stata anche dettata dal freddo e dalla neve che hanno accompagnato tutto il mio viaggio, mentre forse in primavera o in estate la città mi sarebbe sembrata di per sé più calorosa e accogliente [anche se Berlino lo è stata nonostante le temperature sotto zero, comunque!].

Mi aspettavo Varsavia mostrasse, ai miei occhi “da turista”, un’aria entusiasta simile a quella respirata a Berlino o contraddizioni simili a quelle percepite nell’atmosfera dalle altalenanti caratteristiche di Belgrado. La capitale polacca, invece, mi è sembrata una sorta di ordinatissimo e imponente “non-luogo”: poco empatica e curiosa verso i turisti, riservata e monolitica, la città sembra concedersi poco allo sguardo di chi la visita.

Varsavia si è presentata come una città concentrata sull’oggi e sul futuro, poco incline a perdersi nei ricordi degli avvenimenti storici che l’hanno vista protagonista: ridottissimi i riferimenti alla sua appartenenza al blocco URSS e agli anni del governo comunista, non molto più sviluppati quelli del passato più lontano. Sembra che la memoria storica non le sembri degna di molta attenzione, tanto da proporre ai suoi turisti orari di apertura dei musei veramente molto ristretti [in generale dalle 12 alle 16 o dalle 12 alle 18, ma spero sia l’orario invernale].

La Città Vecchia [che noi chiameremmo centro storico] è alquanto suggestiva, anche se di dimensioni molto ridotte rispetto alla notevole estensione della parte iper-moderna della capitale, piena di grattacieli e palazzi dall’architettura contemporanea in cui il vetro e l’acciaio fanno da protagonisti, edifici che comunque si guardano bene dal superare l’altezza del Palazzo della Cultura e della Scienza che rimane il più alto di Varsavia e della Polonia tutta.

Il Palazzo della Cultura e della Scienza resta anche l’edificio – nonché monumento – che caratterizza maggiormente la città. Imponente protagonista indiscusso di una parte sostanziosa del panorama fruibile da numerose angolazioni, l’edificio si erge maestoso quanto severo, circondato da altissimi alberi e illuminato di sera in modo da farne risaltare i toni eleganti del grigio o da donargli ogni sfumatura immaginabile tra il blu e il viola. In mezzo alla neve uno spettacolo forse ancora più bello.

Interessanti anche alcuni quartieri residenziali, quelli formati da villette a schiera che a me hanno molto ricordato l’Inghilterra, quelli composti da case più simili a baite [forse le vecchie dacie?], altri ancora più simili ai palazzi che preventivamente siamo abituati a immaginare quando parliamo dell’Est Europa soggetto per lungo tempo alla dominazione Russa.
Bellissimi, qui come a Belgrado i parchi, anche se la neve mi ha impedito di goderne appieno lasciandomi solo la possibilità di attraversarli velocemente.
Splendide le opere di street art disseminate per la città.

Nonostante fosse elegantemente agghindata da sofisticate e suadenti luci e decorazioni natalizie, nonostante l’imponenza e la geometrica maestosità dei suoi palazzi storici, nonostante il fascino nordico che sempre la neve regala ai panorama su cui decide di posarsi, Varsavia comunque mi è sembrata rimaner distante, poco desiderosa di “fare amicizia” con i visitatori, poco collaborativa nel farsi conoscere né interessata a stupire e affascinare. Peccato!

Se il reportage sulla mia vacanza a Varsavia vi sta intrigando, non perdetevi i prossimi due post, mercoledì quello relativo ai musei che ho visitato, venerdì uno inserente a cibi e ristoranti. 😉

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