London - Design Museum - cappelly by Philip Treacy © Alessandra Colucci

Hayward Gallery & Design Museum [London]

Ancora arte contemporanea a Londra, ma stavolta a pagamento. La Hayward Gallery e il Design Museum, due spazi espositivi abbastanza interessanti: il primo di fianco al Waterloo Bridge, l’altro a pochi passi dal Tower Bridge. Il costo del biglietto non è proprio economico dato che in entrambi i casi supera le 10 sterline, i contenuti artistici non sono paragonabili a quelli della Tate Modern e della Saatchi Gallery, ma le mostre a cui ho assistito mi hanno dato comunque diversi spunti interessanti in quanto a creatività.

Dell’Hayward Gallery il dato sicuramente noioso è che non si possono fare foto all’interno, elemento che comincio proprio a non comprendere. Io vi ho visto una mostra di Sheila Hicks [allestita nella sala gratuita con accesso subito prima dell’entrata] denominata “Foray into chromatic zones” in cui l’artista usa filati e colori per mettere a punto interessanti composizioni dalle forme ora geometriche, ora stravaganti, che esprimono una certa allegria di fondo.

Per il resto, credo che l’elemento che in generale mi ha colpito di più è stata una sorta di mostra-documentario sulle vicende legate al virus della mucca pazza e in particolare la stravagante – per certi versi – presenza di un video del 1982, ben lontano dagli anni della diffusione del morbo, in cui Andy Warhol scarta e mangia con una certa eleganza un hamburger di Burger King: si tratta di una scena ipnotica, dato il personaggio, ma che ho trovato subdolo inserire in quel certo contesto, sinceramente.

Il Design Museum era composto da due distinte aree. Su un piano [l’ultimo] venivano presentati una serie di prodotti, servizi o idee dal design originale messi a punto nell’ultimo anno e supportati da una interessante scheda esplicativa, alcune di queste si potevano addirittura testare e l’atmosfera era veramente molto interessante e creativa. Su un altro piano era in atto una mostra denominata “Women Fashion Power – Not a multiple choise”: la curatela era alquanto disordinata così come i nessi tra i vari oggetti esposti, ma alcuni degli artefatti risultavano veramente di notevole appeal.

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