Annalisa Vargiu - business card

Un cerotto come business card [guest post by Marta Persia]

A chi verrebbe mai in mente di trasformare il proprio biglietto da visita in un cerotto?
A un’infermiera – per esempio – in modo da comunicare senza ombra di dubbio, ma anche senza “effetto panico”, la propria professione e professionalità.

La business card di Annalisa Vargiu, infermiera a domicilio, riporta su entrambi i lati tutti i dettagli abitualmente presenti su un cerotto, dalla forma stondata agli angoli grazie alla fustellatura alla texture del materiale, dalle diverse sfumature di rosa della materia plastica sul fronte, alle varie nuance di grigio della garza sul retro. Un lavoro veramente accurato!

Ovviamente, sul retro del biglietto, nella parte bianca, sono presenti anche le informazioni di contatto della professionista e le principali linee di attività assistenziale.
Per quanto riguarda queste ultime, interessante considerare l’ordine con cui sono posizionate, tutt’altro che casuale: al primo posto troviamo la parola “flebo” che incute qualche timore, ma è solitamente l’attività più richiesta nell’assistenza a domicilio; a seguire le “intramuscolo” elemento che sottintende professionalità ed esperienza; infine “medicazioni”, citate per ultime probabilmente perché l’ultimo elemento di un elenco breve è quello che rimane più impresso e, dato che si tratta sicuramente dell’elemento meno spaventoso o preoccupante dei tre, anche le persone più intimidite dal pensiero di tutto ciò che riguarda ospedali, medici e simili, possono ricavarne una sorta di rassicurazione e percepire meno la “gravità” legata alla necessità di contattare questo genere di professionista.

Annalisa Vargiu - business card

L’estetica del biglietto da visita, dunque, mette perfettamente in evidenza il settore di mercato in cui opera Annalisa e ne rende immediata la comprensione. Grazie all’uso dei colori pastello, poi, l’infermiera riesce a connettere valori quali la pacatezza, la tranquillità e la calma al proprio mestiere e al proprio personal brand, stemperando al contrario la sensazione di allerta, pericolo e preoccupazione che rischia di essere ad esso associato.

Un’operazione di direct marketing molto interessante, non trovate?

Autore: Marta Persia – 2° anno IED Management Lab

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