Against Human Trafficking - ambient marketing

Un ambient marketing contro il traffico di esseri umani

In Israele, per attirare l’attenzione sul problema del traffico di esseri umani – donne, per la maggior parte – la Task Force on Human Trafficking ha organizzato un provocatorio quanto scioccante ambient marketing in uno dei più frequentati centri commerciali di Tel Aviv mettendo a punto “Woman to go” un nuovo concept store specializzato nella vendita di… donne in carne e ossa.

Lo scopo della Task Force era di dar risalto alla questione dei traffici umani che rappresenta il secondo più grande crimine organizzato nel mondo coinvolgendo più di due milioni di persone, per la maggior parte donne. Oltre a dar visibilità al problema, altra mission della campagna era la petizione a favore dell’adozione di una proposta di legge che consideri reato il consumo di servizi sessuali.

Per raggiungere questi importanti obiettivi, la Task Force ha pensato di mettere a punto una campagna di ambient marketing dai toni veramente molto forti. Ha quindi aperto “Woman to go” in uno degli shopping centre più grandi e caotici di Tel Aviv, negozio che anziché mettere in vetrina abiti e accessori, metteva in bella mostra donne e ragazze con tanto di cartellino con il prezzo e dettagli vari quali nome, altezza, peso e misure: delle “normali” vetrine, in cui però la merce appariva tutt’altro che consueta.

Against Human Trafficking - ambient marketing
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Il disgusto dei passanti nel comprendere cosa effettivamente “Woman to go” si proponesse di vendere deve essere stato grande, soprattutto data l’apparente atmosfera di normalità che avvolgeva la location, in netto contrasto con l’immaginario collettivo legato al traffico di esseri umani, dunque assolutamente toccante e agghiacciante. Da qui, il  notevole quantitativo di publicity che l’iniziativa ha raccolto in Israele e non solo.

La campagna è di qualche tempo fa, ma considerando che domani è l’8 marzo, mi sembra il caso di rifletterci di nuovo, che dite?

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