Burger King - ambient marketing

Una grigliata in metropolitana [Burger King]

Burger King, al fine di farsi notare dai pendolari metropolitani della Sud Corea, ha messo a punto una campagna di ambient marketing fortemente immersiva utilizzando uno dei treni della metro come location e trasformandolo in… una griglia per hamburger.

La campagna di ambient marketing di Burger King punta a trasformare i vagoni del treno della metropolitana in una griglia. Grazie al fatto che alcuni vagoni sono dotati di ripiani porta-bagagli dove sistemare la propria valigia e che tali strutture sono ottenute da tubi di metallo che possono somigliare a le grate di un barbecue, il pensiero laterale sembra far presto a trasformare il concept in realtà.

Burger King - ambient marketing
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Le premesse mi sembrano ottime:

  1. Burger King vuole sfruttare le affissioni pubblicitarie nei vagoni della metropolitana – che, tra l’altro, è un mezzo di trasporto utile a raggiungere vari punti vendita del brand – massimizzandone i risultati.
  2. L’idea di campagna deve necessariamente essere di forte impatto poiché gli utenti della metro sono solitamente concentrati su smartphone, tablet e libri e difficilmente si guardano attorno.
  3. Attraverso le dinamiche dell’ambient marketing si vuole ricreare un contesto in cui immergere il pubblico all’interno di uno scenario strettamente connesso alla brand experience Burger King.

Il concept in sé funziona, dato che si sfrutta la struttura e l’allestimento esistente per associare creativamente un contesto a un altro con similari caratteristiche creando una nuova esperienza.

Quello che professionalmente mi chiedo è se sia opportuno. Non sono mai stata in Corea, dunque magari lì la metropolitana è un luogo igienicamente ineccepibile, ma in generale i mezzi pubblici non sono ambienti associati alla pulizia, anzi. Collegare tale scenario a uno strumento sul quale si cucina del cibo non mi sembra affatto una buona idea, soprattutto se la si realizza in maniera così realistico poiché a mio avviso si rischia di reindirizzare sul brand le percezioni negative associate al luogo di sviluppo della campagna. Voi, che ne pensate?

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