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Ibridazioni alimentari [trend]

Pare che sia stato il 2014 l’anno in cui l’ibridazione alimentare è ufficialmente diventata trend, seppure fosse “nell’aria” [e sul mercato] da ormai diversi anni. Oggi, dopo una serie di innovazioni legate soprattutto al mondo della ristorazione e dello street food [uno per tutti: il Trapizzino, l’ibrido a metà tra un tramezzino e un trancio di pizza], nella società attuale sempre più focalizzata su scelte salutari, in tanti stanno investendo sulla produzione industriale di alimenti vegetali ibridi. Ma cosa sono esattamente?

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Negli ultimi 5 anni, l’incremento dell’interesse rispetto alla cura del proprio benessere e il diffondersi di stili di vita comprendenti una dieta sana hanno portato molti a valutare e, spesso, a intraprendere abitudini alimentari più salutari. Le pratiche più diffuse risultano essere l’introduzione di più verdure nella dieta quotidiana e la riduzione – quando non l’esclusione – del consumo di proteine animali, in particolare della carne. In questo scenario gli alimenti vegetali ibridi hanno fatto il loro ingresso alcuni anni fa.

In parole povere, alimenti vegetali ibridi sono una varietà di prodotti che includono verdure e legumi processati come ingredienti e sostituiti ad altri componenti della ricetta tradizionalmente utilizzati. Mentre il riso al cavolfiore, gli spaghetti alle zucchine e le chips di verdure hanno innovato il modo in cui si presenta e si consuma una verdura pura, gli alimenti vegetali ibridi sono riusciti a trasformare prodotti come pizza, pasta e riso [in particolare] in modo da arricchire il loro contenuto con verdure e legumi riducendone al contempo gli ingredienti “meno salutari” [es. farina bianca o riso bianco]: i nuovi prodotti contengono infatti una percentuale di verdure/legumi, ma comunque mantenengono più o meno inalterate tutte le caratteristiche del prodotto originale. Uno dei tanti esempi è la pasta viene prodotta usando i ceci al posto della farina di grano duro.

Gli alimenti vegetali ibridi rispondono al desiderio dei consumatori di continuare a mangiare secondo le proprie abitudini già acquisite, ma in modo più sano e ugualmente comodo. Dal punto di vista dei produttori, poi, si tratta anche di prodotti facilmente posizionatili in una fascia di prezzo “premium”: confrontando il prezzo di un alimento “normale” in una determinata categoria con quello ibrido corrispondente, il secondo ha di solito un prezzo fino a tre o quattro volte superiore alla controparte.

[via: Nielsen]

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