Storie da parete

Avete bimbi che fanno fatica ad addormentarsi e non sapete più che favole raccontare loro per indurgli il sonno? Castroramata deve ave pensato a voi quando ha deciso di mettere in produzione la sua fantastica “Magic Wallpaper”, la carta da parati in grado di raccontare storie.

Castorama, catena francese specializzata in articoli per il fai-da-te, ha creato una carta da parati stupefacente. “The Magic Wallpaper” di fatto è in grado di sostituire il libro delle favole per la buonanotte: applicata nella stanza dei bimbi, utilizzando l’apposita app è infatti possibile “leggere” ognuno dei personaggi rappresentati sulla sua superficie e la loro storia.

Ogni personaggio è messo a punto in modo da fungere da “digital marker” ovvero da elemento virtuale che la app è in grado di associare a un racconto da leggere o anche da ascoltare… e scantonando non uno, ma due personaggi, questi vengono combinati in ulteriori favole garantendo di sicuro non poca varietà.

Castorama - branded content

Un nuovo modo di intendere i branded content, di assicurare un servizio a valore aggiunto al proprio target, di aumentare l’appeal del prodotto utilizzando la tecnologia e di creare un nuovo vantaggio competitivo di prodotto. Strabiliante, non trovate?

Altro sui branded content

Nuovi metodi per vendere

Il più grande portale per la vendita di oggetti di seconda mano del Belgio, 2deHands.be, ha avuto l’idea di introdurre un nuovo servizio a valore aggiunto per i suoi utenti. Pensata soprattutto per gli utilizzatori più giovani del sito, è stata introdotta “Chat with your Ads”, la prima iMessage App in grado di trasformare gli annunci in fantastici sticker digitali animati e cliccabili.

“Chat with your Ads”, letteralmente “Chatta con i tuoi annunci”, è l’app per iMessage sviluppata da 2deHands.be che permette al brand di aggiungere un nuovo mezzo di comunicazione e diffusione degli annunci a quelli già a disposizione. L’app, infatti, interpreta la pratica sempre più diffusa di comunicare con emoticon e adesivi mentre si chatta con amici, parenti e conoscenti permettendo di ricavare dalle foto degli oggetti messi in vendita [abiti, tecnologie, auto, mobili…] degli sticker da utilizzare e condividere attraverso la messaggistica istantanea iOS.

L’elemento particolarmente interessante è che ogni adesivo, oltre ad aumentare l’appeal dell’oggetto in vendita e sfruttare un nuovo canale per interagire con potenziali acquirenti, è direttamente linkato con l’annuncio su 2deHands.be così da permettere al destinatario, con un semplice tocco, di acquisire maggiori informazioni ed eventualmente di procedere direttamente all’acquisto.

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Un’idea fortemente creativa, sicuramente innovativa, ma che a me suscita qualche dubbio rispetto alla funzionalità. Innanzitutto il fatto che sembri interagire esclusivamente con la messaggistica di iOS risulta essere una limitazione non da poco, considerando che questa è presente solo sugli iPhone e che comunque non sembra essere tra le più utilizzate [la più usata per eccellenza è Whatsapp seguita da Facebook Messenger – Fonte]. In secondo luogo mi chiedo se gli utenti che non hanno scaricato l’app di 2deHands.be siano comunque in grado di vedere lo sticker perché se così non fosse l’idea perderebbe oltremodo di forza e, dunque, di appeal.
Voi che ne pensate?

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McDonald’s Canada contro i ladri di patatine fritte

Sicuramente vi sarà capitato di avere quell’insaziabile voglia di patatine fritte per cui nessuna porzione può avere la speranza di sembrarvi abbastanza. Altrettanto certamente le volte che avete dato seguito al vostro desiderio andando in un fast food, in un ristorante, da un venditore ambulante o preparando/facendovele preparare in casa c’è sempre stato qualcuno che ve ne ha rubata qualcuna dal piatto, giusto?

Per chi teme il furto da patatina fritta, finalmente qualcuno sembra aver preso di petto il problema e lavorato a una soluzione: McDonald’s Canada. Il brand ha infatti introdotto tra i propri tool “Fry defender”, un interessante quanto tecnologico sistema di allarme contro i ladri di patatine.

McDonald’s Canada, infatti, ha aggiunto alla propria app Fry Defender, un sistema di sicurezza che grazie al suo rilevatore di movimento all’avanguardia trasforma ogni smartphone un una macchina per smascherare potenziali ladri di patatine, cogliendoli sul fatto e sventando il furto. Ecco il video di presentazione.


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Il video non è particolarmente riuscito né creativo, ma l’idea di servizio a valore aggiunto da distribuire in direct marketing attraverso l’app, assolutamente sì, non trovate?

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Discriminazioni e capelli ricci

Finalmente qualcuno si fa portavoce di una delle discriminazioni socio-culturali più subdole e sottili, quella che vede protagonisti i capelli ricci. La campagna pubblicitaria “Love your curls”, lanciata da Dove, infatti, si propone di mettere mettere in evidenza tale “annosa” problematica e contribuire al suo superamento iniziando dall’uso di nuove emoticons.

Sicuramente si tratta di una questione meno importante di molte altre, ma comunque non priva di fondamento. I modelli estetici di perfezione assoluta proposti dalla società contemporanea soprattutto alle donne, così come sembrano non contemplare la possibilità di essere “formose”, “in carne” e men che mai sovrappeso, difficilmente considerano la possibilità di avere i capelli ricci.

Dove, brand da sempre paladino di un modello di bellezza differente, amante delle singolarità, incentrato sul rispetto delle diversità e della personalità di ognuno, ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria provocatoria quanto motivante in cui i ricci sono protagonisti.

Dalla domanda “Mai notato che non ci sono emoticons con i capelli ricci?”, Dove fa derivare una serie di ipotesi che trasformano alcune delle popolari “faccine” presenti sull’app Emoji Free [app tra le più utilizzate su ogni smartphone] in icone ricce.

Dove - campagna pubblicitaria
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Campagna pubblicitaria assolutamente in linea con i valori del brand, non trovate? E dato che l’app Emoji Free ha già inglobato la possibilità di selezionare più carnagioni quando si utilizzano emoticons che rappresentano persone, chissà che non decida di condividere anche il punto di vista Dove in materia… Io, avendo i capelli ricci, mi sentirei sicuramente meglio rappresentata! 😉

Altre campagne pubblicitarie

Tre soluzioni per eliminare i banner noiosi e sostituirli con creatività

Stufi di ritrovarvi perseguitati da banner brutti, poco interessanti o semplicemente noiosi? D&AD, Brother Ad School e i meravigliosi Post-it della 3M vengono in soccorso di tutti gli utenti del web disgustati dalle solite, terribili pubblicità online. Ecco come.

Pare che addirittura tre brand abbiano percepito la necessità mista a sofferenza degli utenti del web di fronte alla valanga di banner presenti ormai in quasi tutti i siti che si trovano a navigare. Ultimamente, grazie all’uso dei cookies, si tratta a volte di vere e proprie campagne persecutorie piuttosto che di semplice pubblicità. In tre, quindi, hanno deciso di proporre la propria soluzione al problema.

D&AD e Brother Ad School hanno, per la verità, avuto una identica idea [sarà plagio?] ovvero quella di dare la possibilità ai propri utenti di sostituire i normali banner selezionando solo campagne vincitrici di premi, dunque di sicuro interesse creativo, come quelle selezionate per il festival di Cannes. Questo viene reso possibile da un semplice add-on da installare sul proprio browser che, nel caso di Brother Ad School corrisponde a Google Chrome e dà anche la possibilità di ottenere informazioni aggiuntive su ogni campagna.


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Post-it, invece, si distingue dal cos e si fa anche molto furbo. Ai persecutori banner di altre marche ha trovato il modo per sostituire il proprio. L’innovazione sta soprattutto nel fatto che il banner Post-it non è altro che la digitalizzazione del famoso foglietto colorato autoadesivo che, invece di rimanere incollato a specchi e mobili, si incolla sopra i fastidiosi inserti pubblicitari, mostrando comunque i memo personalizzati dell’utente. Per capirne meglio il meccanismo, vi consiglio di guardare il video. 😉


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Una fantastica trovata, tanto creativa quanto astutamente smart, no?

Altro su app e simili

Un indirizzo in 3 parole [app]

What3Words ha lanciato una preziosissima iniziativa “3 word addresses”, sviluppata anche attraverso un’app mobile, volta a connettere ogni luogo del mondo con 3 parole in modo da dare un’indirizzo certo a qualunque luogo del mondo senza ricorrere ai complessi numeri delle coordinate geografiche. Emozionante!

What3Words è partita da alcuni dati, piuttosto allarmanti, per la verità: il 75% del mondo non ha un indirizzo composto da indicazioni sufficienti a essere rintracciato o non ha affatto un indirizzo. Si tratta di un totale di 4 miliardi di persone che non possono contare sui dati necessari a indicare il luogo in cui vivono, perché la loro area non ha un CAP, la loro strada non ha un nome o la loro casa non ha un numero civico.

Molti staranno pensando che non sia un grande problema poiché le coordinate geografiche reperibili attraverso GPS consentono di indicare molto precisamente la posizione di un individuo o un edificio, ma per quanto latitudine e longitudine siano utilissime quando si ha a che fare con dispositivi elettronici, non sono molto funzionali per le persone. Da qui l’idea dalla disarmante semplicità e dall’enorme creatività di What3Words: con “3 world addresses” si divide il mondo in quadrati da 3 metri e connettere ognuno di questi a 3 parole.

Quello che sembra ad alcuni banale, come “avere un indirizzo”, può risolvere tantissime criticità sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli più industrializzati: se non ci avete mai pensato, guardate il video per avere qualche idea delle enormi potenzialità che l’applicazione di questa semplice idea riesce a sviluppare.


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Strabiliata dal concept di questa idea, voi no?

Altro sulle app

Dopo Airbnb, arriva BnbSitter! [web app]

Usi Airbnb, ma hai assurdi orari di lavoro e non riesci a essere puntuale per il check-in? O magari vorresti affittare una tua proprietà quando non la usi, ma non sai come far avere le chiavi ai possibili inquilini? Questi alcuni dei problemi che si propone di risolvere BnbSitter, la web app che si occupa di fornire personale qualificato per sostituire il locatore nell’accoglienza del cliente.

Dal comunicato stampa:

BnbSitter - marchioDopo il grande successo riscosso in Francia e in Spagna arriva finalmente anche in Italia Bnbsitter, la startup nata dall’idea rivoluzionaria di due giovani imprenditori italiani, Piero Cipriano e Biagio Tumino, che permette ai proprietari di appartamenti di affittare la propria casa in totale tranquillità e agli ospiti di avere la giusta e cordiale accoglienza.

Come? Semplicissimo! Bnbsitter fornisce un servizio di check-in, check-out e pulizie, che consente di affittare casa senza doversi [pre]occupare dell’accoglienza, affidandola a persone scelte, qualificate e professionali, anche durante i periodi di vacanza.

Grazie alle numerose piattaforme studiate ad hoc, il trend è quello di locare il proprio appartamento nel periodo estivo o in concomitanza di eventi e manifestazioni nella propria città ai turisti in visita. Ma affittare comporta non solo un investimento di tempo ed energie, ma anche numerosi doveri spesso difficilmente compatibili con i ritmi lavorativi o con l’avvicinarsi dell’estate e della partenza per le ferie. Ed è qui che subentra Bnbsitter, per rendere tutto semplice a chi affitta e offrire la migliore accoglienza agli ospiti!

Il procedimento è davvero semplice: il proprietario sceglierà in tempo reale il suo Bnb Sitter che eseguirà il check-in [comunicare con gli ospiti prima del loro arrivo, accoglierli in modo sorridente e caloroso, far vedere l’appartamento, consegnare le chiavi e infine dare consigli per visitare la città], il check-out [controllare lo stato dell’appartamento, recuperare le chiavi, chiudere porte e finestre, salutare gli ospiti augurando buon viaggio] e, se lo desidera, si occuperà anche della pulizia della casa che sarà pronta per essere subito riaffittata. Solo dopo aver usufruito dei servizi scelti effettuerà il pagamento con carta di credito mediante la piattaforma. Il tutto a partire da € 19.99.

La validità dei servizi di Bnbsitter è confermata ampiamente dai risultati ottenuti fino ad ora: dal lancio a oggi sono state realizzate più di 15.000 missioni e i professionisti di Bnbsitter hanno accolto ben 18.000 viaggiatori offrendo loro un’assistenza completa e professionale. Bnbsitter a oggi è presente in dieci città in Francia, tra cui Parigi, Nizza, Cannes, a Barcellona e adesso anche a Roma e Milano, dove sta selezionando nuovi collaboratori.

Bellissima idea imprenditoriale che risponde a uno dei bisogno più in voga del momento, non credete? 😉

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Sakenomy, l’app per gli amanti del sake giapponese

Per tutti gli appassionati del Giappone e del sake, arriva Sakenomy, l’app in italiano e in inglese sviluppata in collaborazione con l’ex calciatore Hidetoshi Nakata. L’applicazione raccoglie informazioni e consigli su come selezionare il sake più adatto ai propri gusti, tra le 6.000 tipologie della tradizionale bevanda alcolica giapponese presenti in archivio.

Dal comunicato stampa:

Sakenomy - app sul sake[…] Nata dal desiderio di Hidetoshi Nakata di “trasmettere il fascino del sake giapponese”, Sakenomy è stata accolta con successo sia in Giappone sia a livello internazionale, e ha raggiunto oltre 14.000 download nei soli due giorni successivi al suo lancio.

Hidetoshi Nakata, supervisore di Sakenomy, ha visitato oltre 200 aziende giapponesi produttrici di sake e ha riscoperto il valore del sake dopo il suo ritiro dal calcio. Questa esperienza ha alimentato il suo desiderio di “promuovere il sake giapponese nel mondo”. Nakata ha partecipato come consulente allo sviluppo di questa applicazione, dando un prezioso contributo in relazione al concept, al design e al nome dell’app, grazie all’esperienza maturata durante gli eventi da lui organizzati in occasione dei Giochi Olimpici di Londra del 2012 e della Coppa del Mondo in Brasile nel 2014, per introdurre il sake giapponese a livello mondiale.

Il nome “Sakenomy” deriva da “gastronomy”, ossia la pratica o arte di scegliere, cucinare e mangiare buon cibo. Il nome è stato coniato con la speranza che le persone imparino a conoscere, gustare e sperimentare l’autentico sake giapponese e la cultura che lo circonda. Nakata ha scelto questo nome non solo per promuovere la consumazione del sake giapponese, ma anche per trasmetterne la cultura da una più ampia prospettiva.

Con l’app Sakenomy si potrà:

1. Cercare il sake giapponese all’interno del più grande database a livello mondiale

Esistono circa 15.000 brand di sake giapponese. Quando Sakenomy è stata lanciata in Giappone, a ottobre 2014, conteneva informazioni relative a circa 1.000 tipi di sake. Da allora sono state aggiunte nuove informazioni e ora il database contiene oltre 6.000 tipi di sake. Il database è in continuo aggiornamento. Gli utenti possono immettere caratteri o scannerizzare le etichette con il proprio smartphone per navigare tra le varie informazioni relative al sake:

  • caratteristiche del sapore
  • localizzazione delle aree di produzione
  • contenuto alcolico, acidità, valore dell’amminoacido, inizio della fermentazione, lievito utilizzato, riso come materia prima, nome dell’azienda di produzione, seimai buai (percentuale di raffinatezza del riso: la percentuale indica la quantità di riso raffinato ottenuto da una data quantità di riso integrale), kasubuai (letteralmente, percentuale di sedimento del sake), acqua utilizzata per la produzione, ecc.
  • ulteriori brand di sake localizzati nelle vicinanze e indicati sulla mappa degustazioni (sapore, aroma).

2. Registrare il sake degustato su una mappa interattiva

Gli utenti possono registrare le informazioni relative al sake degustato nella sezione “La mia pagina”. Dopo aver registrato il sapore del sake provato sulla mappa degustazioni, gli utenti possono confrontare la propria valutazione sia con quella di altri utenti, che hanno provato lo stesso tipo di sake, sia con quella di esperti, come i presidenti delle più famose aziende produttrici e fabbriche di sake. Si tratta di una mappa degustazioni sulla quale gli utenti possono:

  • valutare l’assaggio attraverso quattro indicatori: brillante, secco, dolce, ricco
  • elaborare una classifica;
  • indicare data, ora e luogo di assaggio
  • aggiungere note sul gusto e informazioni sul sake
  • uplodare foto del sake e degli otsumami (snack)

3. Scoprire il sake ideale in base ai gusti personali

L’app Sakenomy è in grado di suggerire il tipo di sake che meglio risponde ai gusti personali dell’utente, confrontando le informazioni registrate con quelle presenti nel database. In questo modo, gli utenti hanno la possibilità di trovare il proprio sake ideale grazie al fatto che l’app analizza i click effettuati attraverso i bottoni “bevuto” e “da provare” così come la cronologia della mappa degustazioni, al fine di consigliare il sake più idoneo ai gusti dell’utente […]

4. Leggere news sul sake

Gli utenti posso essere facilmente aggiornati sulle ultime news dal mondo del sake, grazie a una funzione news che raccoglie notizie provenienti da popolari siti dedicati al sake quali “SAKETIMES” e “NOMOOO”, oltre che da blog di famose aziende produttrici di sake. Gli utenti di Sakenomy potranno così familiarizzare ancora di più con la cultura del sake, grazie alla lettura degli articoli pubblicati nell’app […].

Sakenomy sarà presto disponibile in altre lingue per gli utenti di tutto il mondo anche perché la cultura del cibo in Giappone è considerata patrimonio culturale dell’UNESCO […].

Un’interessante iniziativa che lega tradizione alimentare [il sake], brand territoriale [il Giappone] e l’innovazione tecnologica [l’app mobile]. Sicuramente un modo creativo per incuriosire gli appassionati di viaggi e culture ad approfondire la propria conoscenza della cultura giapponese, sake in primis, resa ancora più accattivante dalla presenza di un “testimonial” con Hidetoshi Nakata. Complimenti! 🙂

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A Oxford con Airbnb

Per il mio ultimo soggiorno in UK – in particolare nei 20 giorni che ho trascorso a Oxford per lavoro – ho scelto di utilizzare Airbnb, il portale che mette in contatto domanda e offerta di alloggi di qualsiasi tipo creando una community di utenti basata sulla condivisione di esperienze di viaggio.
Una scelta che rifarei e rifarò, anche per merito di Anna, la mia “host”.

Airbnb marchio
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Devo ammettere che arrivare a considerare la possibilità di usare Aibnb per selezionare il posto in cui soggiornare durante il periodo che avrei trascorso a Oxford è stata alquanto casuale. Dato che il mio viaggio ha avuto prevalentemente fini professionali [anche se ho avuto modo comunque di “fare la turista”, soprattutto nei primi giorni a Londra 😉 ], ha comportato la necessità di rimandarne l’organizzazione sino a pochi giorni prima della partenza e dunque il rischio di non trovare un’offerta di alloggio in linea con le mie esigenze, sia in termini di posizione geografica,  sia dal punto di vista del comfort [es. livello di pulizia, bagno in camera e uso della cucina, per intenderci] e del rapporto qualità/prezzo.

Dopo molto peregrinare tra un sito e l’altro mettendo a confronto varie ipotesi di accomodation, mai del tutto contenta delle condizioni che mi si proponevano per un motivo o per un altro, sono finalmente approdata su Airbnb trovando interessante una delle due camere che Anna ha inserito sul portale. Grazie alle immagini e alla descrizione utilizzata per presentare la stanza e i servizi aggiuntivi, ho potuto immediatamente capire che faceva proprio al caso mio, potendo anche comprendere sin da subito quali sarebbero state le “regole della casa” e il budget del soggiorno.

L’iter di prenotazione è stato alquanto semplice, chiaro nelle garanzie e nei termini di eventuale disdetta, nonché trasparente nella definizione della “fee” che sarebbe spettata ad Airbnb per l’intermediazione. Interessante anche il fatto che tale iter prevedesse un messaggio di richiesta e “autopromozione” da parte del guest all’host, in modo che questo possa decidere se accoglierla o meno, non solo in base al fatto che la stanza sia disponibile, ma anche in relazione alla tipologia di persona che ne fa richiesta.

Ho incontrato Anna per la prima volta la sera del 30 Marzo, dopo uno scambio di email e messaggi tramite la piattaforma che ci ha aiutato a organizzare il momento del check-in. Anna sin da subito si è mostrata straordinariamente disponibile e abbiamo iniziato a conoscerci di fronte a un bicchiere di vino e qualche stuzzichino. Nei giorni seguenti ho potuto apprezzare appieno le meravigliose conseguenze che mi ha portato la non premeditata scelta di Airbnb.

Da un lato ho soggiornato in una stanza con tutti i comfort che desideravo compreso il bagno privato, l’uso della cucina e un buon livello di pulizia. L’ubicazione dell’abitazione [a metà di Cowley Road] era veramente strategica rispetto al centro città [che si raggiunge in 20-30 minuti a piedi o in 10 minuti di bus] e rispetto a molti punti di interesse, nonché inserita in un contesto molto ben servito grazie alla presenza di diversi supermarket, molti ristoranti, la fermata del bus per Oxford centro praticamente di fronte casa, la fermata del bus per Londra a 10 minuti a piedi.

Dall’altra conoscere Anna ha enormemente arricchito la mia esperienza a Oxford. Con Anna ci siamo subito trovate simpatiche e quindi abbiamo iniziato a condividere non solo la sua casa, ma anche un po’ di tempo libero, qualche passeggiata e molte delle nostre rispettive esperienze e competenze professionali. Un viaggio veramente molto, molto interessante, anche per merito di Airbnb. Grazie Anna! 🙂

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