Nuova vita, nuovo biglietto da visita [personal brand]

Come ormai avrete intuito, da vari mesi ho spostato la mia residenza principale a Oxford, pur trascorrendo a Roma una quantità non trascurabile del mio tempo. A suggello di questo cambiamento di prospettiva ho pensato che fosse assolutamente necessario per la mia strategia di personal brand procedere, oltre che al restyling del sito, anche a quello del mio biglietto da visita. Ed eccolo qui!

Alessandra Colucci - business card 2016

Alessandra Colucci - business card 2016

L’idea nasce dalla necessità di mettere in evidenza i due brand value che compongono il mio vantaggio competitivo: creatività e strategia [ovvero, il metodo progettuale]. Solo dalla loro unione – secondo il mio approccio professionale – può derivare un brand fortemente visibile al proprio target, profondamente differenziato dai propri competitor e – soprattutto – assolutamente coerente e in linea con i propri valori.

Per comunicare tutto ciò, rimandando indirettamente alle novità professionali e personali di quest’ultimo periodo, ho pensato dunque di usare la definizione di creativity così come si presenta sull’Oxford Dictionary e di completarla con l’headline “creativity is meaningless without strategy” [trad. ita. “la creatività non significa nulla senza la strategia”].

Il contenuto è stato poi messo in risalto – come consueto – dall’impeccabile graphic design di Niko Demasi e dalla stampa su “luxury paper” con integrato un profilo verde, come il mio marchio. Io sono molto soddisfatta del risultato, voi che ne pensate?

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Un cerotto come business card [guest post by Marta Persia]

A chi verrebbe mai in mente di trasformare il proprio biglietto da visita in un cerotto?
A un’infermiera – per esempio – in modo da comunicare senza ombra di dubbio, ma anche senza “effetto panico”, la propria professione e professionalità.

La business card di Annalisa Vargiu, infermiera a domicilio, riporta su entrambi i lati tutti i dettagli abitualmente presenti su un cerotto, dalla forma stondata agli angoli grazie alla fustellatura alla texture del materiale, dalle diverse sfumature di rosa della materia plastica sul fronte, alle varie nuance di grigio della garza sul retro. Un lavoro veramente accurato!

Ovviamente, sul retro del biglietto, nella parte bianca, sono presenti anche le informazioni di contatto della professionista e le principali linee di attività assistenziale.
Per quanto riguarda queste ultime, interessante considerare l’ordine con cui sono posizionate, tutt’altro che casuale: al primo posto troviamo la parola “flebo” che incute qualche timore, ma è solitamente l’attività più richiesta nell’assistenza a domicilio; a seguire le “intramuscolo” elemento che sottintende professionalità ed esperienza; infine “medicazioni”, citate per ultime probabilmente perché l’ultimo elemento di un elenco breve è quello che rimane più impresso e, dato che si tratta sicuramente dell’elemento meno spaventoso o preoccupante dei tre, anche le persone più intimidite dal pensiero di tutto ciò che riguarda ospedali, medici e simili, possono ricavarne una sorta di rassicurazione e percepire meno la “gravità” legata alla necessità di contattare questo genere di professionista.

Annalisa Vargiu - business card

L’estetica del biglietto da visita, dunque, mette perfettamente in evidenza il settore di mercato in cui opera Annalisa e ne rende immediata la comprensione. Grazie all’uso dei colori pastello, poi, l’infermiera riesce a connettere valori quali la pacatezza, la tranquillità e la calma al proprio mestiere e al proprio personal brand, stemperando al contrario la sensazione di allerta, pericolo e preoccupazione che rischia di essere ad esso associato.

Un’operazione di direct marketing molto interessante, non trovate?

Autore: Marta Persia – 2° anno IED Management Lab

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Una business card creativa quanto vintage [guest post by Marco Tosatto]

Il quartiere di Testaccio è una sorta di piccola entità a sé rispetto alla grande Roma, sembra come di essere in un piccolo paese e, come ogni paese che si rispetti, ha il proprio bar, la propria chiesa, il proprio fornaio, il proprio fruttivendolo e… il proprio barbiere, Riccardo, con il suo biglietto da visita vintage e super-creativo.

Riccardo non è un barbiere comune, non è il solito vecchietto che ti taglia i capelli con lo stampino quadrato mentre commenta insoddisfatto qualsiasi notizia riporti la Gazzetta dello Sport o Il Corriere della Sera, ha uno stile tutto suo: ai muri della sua barberia sono appesi quadri e ornamenti degni di una sede degli Hells Angels, è molto simpatico, disponibile e – soprattutto – è un ottimo barbiere, uno di quelli estrosi e creativi.

Forte della sua creatività, Riccardo ha pensato bene di metterla in evidenza dotandosi di un biglietto da visita molto originale. La sua business card, infatti, riprende la forma di una lametta usa e getta da barba “vecchio stile”, sia nella forma che nel colore, di un bell’argento opaco. La rappresentazione della lametta è talmente ben fatta che presenta una fustellatura al centro al fine di riprodurre il foro utile a incastrare la lama sul rasoio in modo da renderne funzionale e sicuro l’utilizzo.

La Barberia di Riccardo - business card

Grazie alla fustellatura, il biglietto da visita di Riccardo richiama l’utente all’interazione in quanto quest’ultimo può scegliere di liberare il foro appena descritto dalla carta che lo ricopre o meno. Staccando il pezzo di carta al centro del biglietto, la business card diventa più versatile e si può decidere, ad esempio, di usare il foro per appendere con una puntina [ma senza forarlo] lo strumento di comunicazione nella propria bacheca; non eliminando tale parte, la business card rimane invece più rigida e si presta meglio a essere collocata nel portafogli o in un porta-biglietti da visita.

Per quanto riguarda le informazioni di contatto, Riccardo ha pensato di includere sul proprio biglietto solo quelle essenziali: sul fronte, semplicemente il suo nome; sul retro il suo numero di cellulare e l’indirizzo della barberia. Nome e recapito telefonico di Riccardo sono scritti utilizzando una font graziata dallo stile calligrafico leggermente vintage, l’indirizzo della bottega in una font bastoni, ma sempre dai toni retrò. Lo stile, dunque, è inconfondibilmente quello del personal brand di Riccardo, non trovate?

Autore: Marco Tosatto – 2° anno IED Management Lab

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La business card diventa porta-forcine [guest post by Giulia Drazza]

A chiunque sarà capitato di perdere le forcine per capelli e di non riuscire a trovarle nel momento del bisogno: grazie alla business card di Yuka Suzuki, hair & make-up artist, non sarà più un problema!

Yuka Suzuki ha pensato di utilizzare il suo biglietto da visita in uno strumento di direct marketing per il proprio personal brand, trasformandolo in un “porta forcine”. Poiché per molte donne è quasi un’utopia ritrovare nello stesso posto e al momento opportuno tutte le mollette, Yuka ha forato la sua business card utilizzando una speciale fustella in modo da ricavare una sorta di “tasca” in cui infilare le forcine per tenerle in ordine ed evitare di perderle.

Da un lato del biglietto da visita, tutti i dati della professionista, dall’altro la silhouette di un volto la cui chioma è composta proprio dall’aggiunta delle mollette. Un’intuizione creativa e vincente che, grazie alle scelte grafiche molto ben ponderate, restituisce un ottimo risultato finale:  il colore scuro  e neutro scelto per lo sfondo rende la business card elegante; l’aggiunta delle forcine colorate trasforma lo strumento di direct marketing in un gadget colorato, dinamico e scherzoso.

Yuka Suzuki - business card
[via]

Nessuno avrà mai il coraggio di cestinare questo biglietto da visita e, ogni qualvolta che si andrà a prendere una forcina, sarà impossibile non vedere i dati della professionista così come, quando si avrà bisogno di una hair & make-up artist, si saprà sicuramente chi chiamare, non credete?

Autore: Giulia Drazza – 2° anno IED Management Lab

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Re-branding VIP attraverso il biglietto da visita [brand experience]

Invasione Creativa, studio grafico specializzato in marchi e coordinati, per acquisire visibilità e comunicare il core business della propria attività ha pensato di cimentarsi in un ironico “esercizio di stile”, creando marchio e biglietti da visita di persone e personaggi resi famosi di alcune pellicole cinematografiche divenute “cult” e usare il potere virale della Rete.

Utilizzando l’approccio “what if”, l’agenzia ha selezionato film, star e personaggi molto amati dal loro pubblico per poi realizzare per ognuno un’operazione di re-branding creandone marchio e business card.
L’“esercizio di stile” prevedeva di immaginare tali soggetti al di fuori delle opere cinematografiche attraverso cui gli spettatori avevano potuto conoscerli e amarli, associare il loro profilo alla professione che avrebbero potuto fare per riposizionarsi sul mercato e creare il coordinato a questa connesso.

Invasione creativa - auto-promozione
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Interessante il risultato di questa divertente proposta di brand experience, sia creativo che auto-promozionale: da un lato profili come “Bruce Wayne – Lighting Solution”, “Amelie Poulain – Selfie photographer” o “Rosemary’s – Babisitting”; dall’altro tre milioni di visualizzazioni, novemila blog post dedicati e trecento articoli apparsi su testate di tutto il mondo.

Niente male per un “esercizio di stile”, no?

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Le meraviglie del lighting design in un biglietto da visita [personal brand]

Adrian Tan, lighting designer esperto in giochi di luce applicati alle scenografie teatrali, ha un biglietto da visita a mio avviso meraviglioso, oltre che sorprendentemente rappresentativo del proprio core business e vantaggio competitivo.

Tale business card, giocando sulla trasparenza della carta e sulla sapiente destrutturazione del lettering, non fa altro che usare la luce come elemento chiave per la decodifica delle informazioni in essa contenute.

Adrian Tan ha costruito il proprio biglietto da visita in modo che divenisse un importante strumento di presentazione del proprio personal brand, un medium interattivo che coinvolgesse l’interlocutore e lo guidasse nella comprensione delle “magie” del lighting design. La professione di Adrian Tan ha sicuramente incuriosito e ispirato l’estro creativo dell’art director preposto a confezionare la sua identità coordinata sino a indurlo a utilizzare l’illuminazione come elemento protagonista della decodifica della business card.

Il biglietto da visita è progettato in modo che le parole “lighting design” fossero decostruite nei loro elementi di base, ovvero una serie di linee rette o curve. Parte di queste linee sono state stampate sul fronte, parte sono andate a impreziosire il retro: solo posizionando la business card in controluce i termini appaiono quasi magicamente per intero e l’utente ha la possibilità di decifrare correttamente i segni.


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Una grande prova di creatività, rispetto dei valori e del vantaggio competitivo del personal brand appartenente al lighting designer… un’idea “illuminante”, direi! 😉

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Un tatoo come biglietto da visita

Molto creativa l’idea di Painel Tatoo Studio che ha trasformato il proprio biglietto da visita in uno strumento volto, non solo a promuovere la propria attività, ma anche a far vivere un’esperienza di brand al proprio target. Come? Con la “Tatoo business card”! 😉

Painel Tatoo Studio, data la volontà di promuoversi in modo pratico, coinvolgente e inusuale, ha pensato di trasformare il proprio biglietto da visita in un veicolo della propria brand experience. L’idea è stata quella sviluppare delle business card che, mentre sul fronte riportavano i dati di rito, sul retro includevano un tatuaggio temporaneo, e di distribuirle nei pressi di location strategiche frequentate solitamente dai clienti-obiettivo dell’azienda.

A coloro che, incuriositi dall’iniziativa,  si avvicinavano ai punti di distribuzione dei biglietti da visita, veniva data la possibilità di scegliere tra una varietà di illustrazioni e grafiche differenti per il proprio tatuaggio temporaneo e, insieme al gadget, automaticamente entravano in possesso dei dati dello studio, elemento che ha permesso loro di connettere indissolubilmente l’esperienza provata nell’“indossare” il tatoo al brand che l’ha resa possibile.

Painel Tatoo Studio - business card
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Il risultato di questa bella pensata è stato quello di generare la percezione condivisa di aver avuto a un’esperienza unica e divertente, tanto da spingere i partecipanti a condividere foto e contenuti sui propri social network. In tale modo la visibilità di Painel Tatoo Studio è aumentata, così come le telefonate [+65%] e le prenotazioni di clienti interessati a farsi fare un tatuaggio, stavolta non temporaneo, che hanno formato una “fila” di appuntamenti lunga 8 mesi. Incredibile, no?

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Il mio nuovo biglietto da visita [personal brand]

Di recente ho deciso che alla mia identità coordinata di personal brand necessitava una ventata di novità, dunque ho pensato di creare per me stessa un nuovo biglietto da visita che potesse essere un’evoluzione del precedente, che non mancasse di sorprendere i miei interlocutori come strumento di direct marketing e che comunque desse qualche indizio sulla tipologia di consulenza che offro.

Tra mille spunti e confronti con colleghi e studenti, alla fine l’idea di creare una nuova business card si è praticamente trasformata in una campagna pubblicitaria multisoggetto. Il concept è espresso dal claim “Connetto idee… e le trasformo in strategie”, pensato come evoluzione del precedente “Semino idee… e le trasformo in strategie”, nonché immediata derivazione della frase di Ralph Emerson “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili” in modo da mettere in evidenza l’apporto creativo che ogni consulenza strategica racchiude.

Tale concetto è stato associato a una delle mie passioni: l’enigmistica. Selezionando tre dei rompicapo più famosi e praticati – ovvero “unisci i puntini”, “completa il labirinto” e “scopri cosa apparirà” – si è potuto rendere anche visivamente la necessità di collegare tra loro diversi elementi nell’esprimere creatività attraverso il pensiero laterale così come nel confezionare un piano strategico di branding.

Alessandra Colucci - biglietto da visita

Mi piace molto il fatto che sia un biglietto da visita “seriale”, che mantenga un legame a livello di concetto e claim con il precedente e – soprattutto – che preveda il coinvolgimento e l’interazione dei miei interlocutori, così come è impossibile ideare e mettere in atto una strategia di brand senza il supporto delle persone che lo incarnano, sia esso corporate che individuale. Voi che ne pensate?

Un grazie speciale va a Emanuele Venturi del 2° anno di IED Management Lab per lo spunto creativo poi sviluppato nella declinazione del concept e a Niko Demasi – come sempre – per aver realizzato i visual rendendone esteticamente piacevole la configurazione [il tutto nonostante non sia un appassionato di enigmistica, dunque con notevole impegno nell’individuazione degli stilemi connotativi necessari].

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Business card…da collezione

Omtoki, agenzia pubblicitaria russa, ha avuto l’idea di rendere il proprio biglietto da visita un vero e proprio oggetto d’arte da collezionare in modo che il personal brand di tutti i propri dipendenti fosse, oltre che unico, coerente con l’universo valoriale della marca corporate.

Omtoki, per stupire clienti e interlocutori di ogni tipo, ha fatto in modo di trasformare le proprie business card in “pezzi” d’arte. Come? Innanzitutto ha ideato una splendida quanto immensa illustrazione, riempendola di dettagli e parole chiave, oltre che di splendidi colori dall’effetto acquerello. In secondo luogo ha suddiviso tale illustrazione in tante parti delle dimensioni di un biglietto da visita, quasi fosse un puzzle da ricomporre. Infine ha personalizzato le card con i contatti e con il link all’intera immagine e al video che ne ripercorreva il processo di creazione.

Omtoki - direct maketing
[via]

Interessante la scelta del soggetto dell’illustrazione.
Il tema riguarda il metodo, i processi e le fasi del lavoro d’agenzia: da un lato le attività legate all’emisfero razionale del cervello, dunque agli step più logici della professione; dall’altra le dinamiche dell’emisfero destro, quelle legate agli stimoli creativi connessi al pensiero laterale. Un’idea resa originale soprattutto dalla tecnica realizzativa, dallo stile dell’illustrazione e dal medium scelto.

omtoki bcard from omtoki on Vimeo.

Un lavoro praticamente artigianale, testimone della cura e delle capacità artistiche del team Omtoki, non credete?

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