Genio per passione [Supra Pens]

Studiare per comprendere e apprendere è più importante dell’ottenimento di un bel voto. Supra Pens, azienda di produttrice di materiale per ufficio, si è fatta portavoce di questo fondamentale concetto e ha creato una campagna di sensibilizzazione basata sullo storytelling e la raccolta di casi illustri che ha poi divulgato in India.

In India – come peraltro in molti altri Paesi – si tende a dare molta importanza al voto scolastico e a usarlo come uno dei principali parametri per giudicare il valore dei bambini, creando spesso confronti e pressioni. Supra pens, con l’intento di far riflettere su tale pratica e invogliare insegnanti, genitori e studenti a focalizzare invece su passione, impegno e apprendimento legati alla studio ha promosso un’interessante campagna di sensibilizzazione.

Partendo dalla raccolta di esempi di famosi geni che hanno raggiunto riconoscimenti e successi grazie alla propria dedizione, testardaggine e passione, superando non poche difficoltà, Supra Pens ha realizzato una campagna multisoggetto basata sullo storytelling delle esperienze di questi geni al fine di motivare gli studenti e far riflettere gli adulti chiamati a valutarli.

Agatha Christie e la dislessia, Albert Einstein e la difficoltà di concentrarsi, Ray Charles e la cecità, le storie selezionate da Supra Pens per diffondere l’idea che l’importante è attingere alle proprie passioni mentre si affinavano le proprie abilità, superando le avversità che si incontrano sul proprio cammino.

Supra Pens - campagna di sensibilizzazione
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Un importante messaggio espresso attraverso un concept non molto originale ma sempre alquanto efficace, reso comunque attraverso una tecnica di fusione tra illustrazione del visual e posizionamento del lettering che crea un risultato accattivante e graficamente gradevole. Voi, che ne pensate?

Altre campagne di sensibilizzazione

Come far mangiare più verdure ai bambini? La soluzione Delhaize

Che ai bambini le verdure piacciano poco è un fatto noto e purtroppo molto diffuso, indipendentemente da Paese e cultura, a quanto sembra. In Belgio Delhaize – catena di supermercati – ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione al problema proponendo la propria soluzione creativa.

L’idea di Delhaize parte dall’analisi delle motivazioni relative al fatto che i bimbi siano poco propensi a mangiare verdure, tanto da consumarne mediamente solo il 30% rispetto a quanto dovrebbero. Dai bambini stessi e dalle associazioni che questi hanno fatto tra i vari vegetali ed elementi della loro fantasia, Delhaize ha avuto l’idea: cambiare nome alle verdure avrebbe potuto essere la soluzione.

Tra gli scaffali, come sullo scontrino, le carote sono dunque diventate razzi arancioni, le zucchine si sono trasformate in clave per troll, le patate hanno assunto l’identità di mini meteoriti, i pomodori sono stati proposti come nasi da clown e così via. Solo apparentemente banale, la trovata del cambio di nome ha portato incredibili risultati aumentando le vendite del reparto frutta e verdura dei supermercati Delhaize del 151% e rivelando che il “trucchetto” è in realtà una geniale applicazione del pensiero laterale.

Dal punto di vista comunicativo, considerato che il naming è sempre qualcosa di essenziale per il conferimento d’appeal a qualsiasi elemento, sicuramente attribuire nomi più intriganti, coinvolgenti, inconsueti a cibi ritenuti dai bambini – nella migliore delle ipotesi – noiosi ha contribuito a permettere loro di osservare tali alimenti da un differente punto di vista e di rivalutarne alcune caratteristiche. Io proverò con mia nipote, voi? 😉

Altro sul naming

Punti di vista: più sono, meglio è

Come noto, tendiamo a circondarci di persone che la pensano come noi. Da qui il rischio di percepire l'”opinione pubblica” in maniera distorta o in generale non del tutto rappresentativa del reale. Oltre a questo, il web e i social network in particolare si focalizzano su quel che conosciamo e ci piace: i vari algoritmi, di fatti, sono progettati in modo da selezionare per noi contenuti in linea con le nostre predisposizioni, lo storico legato al nostro comportamento, impedendo o comunque disincentivando la visione o l’accesso a materiali legati a differenti o divergenti punti di vista rispetto al nostro. Il pluralismo di fonti e prospettive diventa una sfida importante.

Telekom Romania, in quanto brand focalizzato sulla condivisione di contenuti, si è fatto portavoce della necessità di abbracciare sempre una pluralità di visioni prospettiche differenti prima di formare la propria opinione su qualcosa e ha organizzato una campagna di sensibilizzazione online proprio volta ad aprire gli occhi delle varie community, soprattutto quelle formate da giovani: Vloggers’ Swap.

Vloggers’ Swap è dunque un’iniziativa organizzata da Telekom Romania e basata sulla piattaforma YouTube, proprio volta a ampliare i punti di vista a disposizione di gruppi di persone con interessi e inclinazioni divergenti.

Per prima cosa il brand si è occupato di selezionare una serie di canali e Vloggers con pubblici profondamente diversi e assolutamente non sovrapposti in quanto valori e abitudini di consumo, dunque formati da soggetti tendenzialmente inclini a rimanere “imprigionati” nelle loro “bolle di pensiero”. Successivamente, per un giorno Telekom Romania ha fatto in modo che questi Vlogger si sostituissero [“swap” è traducibile con “scambio”] al collega che risultava essere al loro opposto polare in termini di convinzioni e stile. In questo modo a ciascun pubblico è stato presentato un nuovo vlogger dalle caratteristiche molto al di fuori della propria zona di comfort. Guardate il video per approfondire 🙂

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Per il brand notevole interesse supportato anche dal lancio dell’offerta “video illimitati”, per i vlogger un potenziale nuovo pubblico che altrimenti non avrebbero mai raggiunto, per gli utenti un nuovo punto di vista su cui riflettere.

A mio avviso di queste iniziative non ce ne sono mai abbastanza: i punti di vista da considerare nella formazione della propria opinione, più sono, meglio è, indipendentemente dalla loro caratterizzazione perché la pluralità non può che portare maggiore ricchezza.

Altre campagne di sensibilizzazione

Aiuta un Danese [post dedicato agli Italiani]

Tra due giorni saremo ufficialmente in estate, ma io in questi giorni sono in Italia e mi sembra che siano già presenti tutte gli stilemi connotativi del caso: caldo, sole, voglia di viaggi e relax. Mi fa dunque piacere contribuire alla diffusione dell’appello – da tempo online – promosso dalla Danimarca al fine di ricevere ogni supporto per i propri connazionali dalla pelle delicatissima e aiutarli a tornare in patria sani e salvi dopo le vacanze.

La Danimarca, e in particolare la Danish Cancer Society, si rivolge non solo all’Italia, ma anche alla Francia, alla Spagna, alla Grecia e alla Thailandia con messaggi mirati e registrati nelle rispettive lingue. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica nel supporto ai cittadini danesi in vacanza in questi luoghi e ricordare loro… del’ombra, del cappellino e della crema solare. Già, proprio così!


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Il messaggio è molto molto serio, da qui l’istituzionalità del contesto e del discorso. Ma la Danish Cancer Society ha ben inteso che, affinché il suo appello venisse ascoltato, era necessario renderlo interessante, oltre che formalmente ineccepibile. E credo che il risultato parli da sé: una campagna di sensibilizzazione meravigliosamente architettata, altamente informativa, dal linguaggio divulgativo e chiaro, ma è l’ironia e l’iperbole visiva dei Danesi ustionati dal sole a renderla impossibile da dimenticare.
Creativa e utile, praticamente perfetta, non trovate?

Per chi non ne avesse avuto abbastanza o vuole contribuire a diffondere il messaggio nelle altre lingue, ecco tutti i video. 🙂

Un ambient marketing contro il traffico di esseri umani

In Israele, per attirare l’attenzione sul problema del traffico di esseri umani – donne, per la maggior parte – la Task Force on Human Trafficking ha organizzato un provocatorio quanto scioccante ambient marketing in uno dei più frequentati centri commerciali di Tel Aviv mettendo a punto “Woman to go” un nuovo concept store specializzato nella vendita di… donne in carne e ossa.

Lo scopo della Task Force era di dar risalto alla questione dei traffici umani che rappresenta il secondo più grande crimine organizzato nel mondo coinvolgendo più di due milioni di persone, per la maggior parte donne. Oltre a dar visibilità al problema, altra mission della campagna era la petizione a favore dell’adozione di una proposta di legge che consideri reato il consumo di servizi sessuali.

Per raggiungere questi importanti obiettivi, la Task Force ha pensato di mettere a punto una campagna di ambient marketing dai toni veramente molto forti. Ha quindi aperto “Woman to go” in uno degli shopping centre più grandi e caotici di Tel Aviv, negozio che anziché mettere in vetrina abiti e accessori, metteva in bella mostra donne e ragazze con tanto di cartellino con il prezzo e dettagli vari quali nome, altezza, peso e misure: delle “normali” vetrine, in cui però la merce appariva tutt’altro che consueta.

Against Human Trafficking - ambient marketing
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Il disgusto dei passanti nel comprendere cosa effettivamente “Woman to go” si proponesse di vendere deve essere stato grande, soprattutto data l’apparente atmosfera di normalità che avvolgeva la location, in netto contrasto con l’immaginario collettivo legato al traffico di esseri umani, dunque assolutamente toccante e agghiacciante. Da qui, il  notevole quantitativo di publicity che l’iniziativa ha raccolto in Israele e non solo.

La campagna è di qualche tempo fa, ma considerando che domani è l’8 marzo, mi sembra il caso di rifletterci di nuovo, che dite?

Altro sull’ambient marketing

Altre campagne di sensibilizzazione

 

Beneficienza e innovazione su YouTube grazie a JWT

Oramai, grazie al dilagare degli smartphone, un video su sei uploadato su Youtube ha una grossa banda nera su ogni lato del contenuto audiovisivo causata dalla ripresa in verticale. JWT ha pensato di trasformare quello spazio vuoto in qualcosa di utile rendendo possibile donarlo a onlus e associazioni benefiche. Ecco come.


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Forse un po’ troppo invasiva, ma comunque un’interessante campagna di sensibilizzazione.
Da un lato perché in questo modo le ONG possono usufruire gratuitamente e senza particolari sforzi da parte dell’utente di maggiore visibilità, dunque in prospettiva aumentare i propri introiti e il proprio raggio d’azione.
Dall’altro perché in ogni caso – grazie alla web app di JWT –  si crea innovazione individuando nuovi spazi pubblicitari grazie alla trasformazione di elementi al momento inutili in un nuovo medium per il posizionamento di brand, servizi e prodotti in generale di cui potrebbero usufruire  – ovviamente in questo caso a pagamento – anche aziende con scopi commerciali. Voi che ne pensate?

Altre campagne di sensibilizzazione

Riciclo e discendenze

Nella Korea del Sud, il Ministero per l’Ambiente ha di recente lanciato una splendida campagna di sensibilizzazione ispirata all’heritage marketing al fine di convincere la popolazione a impegnarsi nella raccolta differenziata dei rifiuti, permettendo il riciclo e il “ritorno alla vita” di materiali quali plastica, tetrapak e alluminio. Vale la pena guardarla!


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I quattro spot si presentano densi di pathos, soprattutto grazie alla colonna sonora e all’esplicita citazione della serie cinematografica “Star Wars”. Il claim “I’m your father”, nonché battuta finale di tutti e quattro i soggetti dello spot, riprende proprio una nelle più celebri battute del capolavoro di Lucas pronunciata da Dart Vader/Dart Fener.

In questo caso la ricontestualizzazione dell’affermazione di discendenza appare come una geniale applicazione delle tecniche di pensiero laterale e serve – ovviamente – a sottolineare le infinite possibilità di recupero e riutilizzo di alcuni materiali, esplicitata alla fine del video grazie alla visualizzazione dell'”albero genealogico” dell’oggetto riciclato.

Una campagna di sensibilizzazione veramente dal grande appeal, dalla brillante creatività e dalla sottile ironia, non trovate?

Altre campagne di sensibilizzazione

Altro sull’heritage marketing

Altro sul green

Troppo sale fa male [campagna di sensibilizzazione]

Fundacion Favaloro ha organizzato in Argentina una splendida campagna di sensibilizzazione basata sull’approccio di direct marketing al fine di far acquisire consapevolezza alla popolazione rispetto all’eccessivo consumo di sale, pratica alquanto diffusa.

In Argentina si consumano 15 grammi di sale al giorno per persona, il ché è sicuramente più del necessario e può creare problemi di saluteFundacion Favaloro ha posto l’attenzione sul fatto che parte di questo consumo può essere legato al fatto che il sale è pressoché invisibile quando viene aggiunto agli alimenti, da queste considerazioni alla produzione de “la sal quel se ve” [trad. ita. “il sale che si vede”] con un po’ di creatività il passo è stato breve e il percorso – a quel punto – praticamente ovvio.

Durante la settimana mondiale della consapevolezza del sale, è stata dunque organizzata la campagna di direct marketing.
Dispenser di sale verde, viola, blu e fuxia sono stati distribuiti nei supermarket, nelle piazze e presso la fondazione insieme ai test medici gratuiti, oltre ad essere usati nei ristoranti. Enorme l’attenzione mediatica attirata sulla semplice quanto illuminante idea, tanto da convincere la più grande azienda argentina produttrice di sale a commercializzare il sale colorato e a contribuire al finanziamento della fondazione con parte del ricavato.


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Interessantissima applicazione del pensiero laterale basata sul fatto che “il primo passo per risolvere un problema è vedere che ce n’è uno”. Intelligente soprattutto il fatto di aver creato un packaging dal design minimal e gradevole, composto da un elegante dispenser trasparente [in modo da far apprezzare il colore del contenuto] brandizzato: si tratta di un elemento che poteva essere trascurato  – per esempio mettendo in esplicitamente evidenza attraverso il pack l’obiettivo sanitario dell’iniziativa – compromettendo la possibilità di diffusione della campagna di sensibilizzazione. Voi che ne pensate?

Altre campagne di sensibilizzazione

Altro sul direct marketing

Attenti al selfie [campagna di sensibilizzazione]

I selfie sono sicuramente un simpatico e divertente modo per ricordarsi di luoghi, situazioni e persone, ma una volta condivisi online possono – a volte – diventare pericolosi.
Ce lo ricorda Éxito Mobile con la sua campagna di sensibilizzazione “Don’t shoot yourselfie” [trad. ita. “Non sparati un selfie / Non sparare a te stesso”].

La condivisione online può dare grandi gioie, ma anche grandi dolori, per tutelarsi da questi ultimi e rendere la propria esperienza digitale del tutto positiva, però, il rimedio è semplice: un po’ di consapevolezza riguardo i meccanismi della Rete e un pizzico di buon senso nell’aggiornamento dei propri strumenti di social networking.

La campagna di sensibilizzazione di Éxito Mobile punta proprio a far riflettere gli utenti del web rispetto a come un selfie scattato e messo online con troppa leggerezza può diventare un’arma che si ritorce contro l’ingenuo di turno.

Un unico cencept per tre interessanti soggetti, tre selfie scattati per pavoneggiarsi con amici e conoscenti che trasformano l’ormai famoso “selfie stick” nella canna di un fucile rivolto contro il protagonista della foto. Il claim e la sua sub-head fanno il resto, rendendo assolutamente chiaro il messaggio “Don’t shoot yourselfie – Criminal also use the internet” [trad. ita. “Non sparati un selfie / Non sparare a te stesso – Anche i criminali usano internet”].

Exito Mobile - campagna di sensibilizzazione
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Un po’ di attenzione, dunque, a quel che si condivide online: messaggio ricevuto? 🙂

Altre campagne di sensibilizzazione