Microplastiche e bucato

L’UICN [Unione Internazionale per la Conservazione della Natura] richiama l’attenzione sul problema dell’inquinamento da microplastiche negli oceani e nei corsi d’acqua e sul fatto che la loro presenza dipenda prevalentemente dal lavaggio di tessuti sintetici.

Il problema dell’inquinamento da microplastiche è stato rilevato da una varietà di studi e ricerche che hanno messo in luce la loro allarmante presenza nelle acque del pianeta. Oltre un terzo delle microplastiche galleggianti negli oceani proviene da tessuti sintetici: un solo lavaggio in lavatrice a 30-40°C di capi sintetici può riversarne nelle acque reflue tra le 500.000 [se in poliestere] a 730.000 fibre [se in acrilico].

In sintesi, chiunque abbia [credo quasi tutti] capi d’abbigliamento in tessuti sinteticinel proprio armadio sta attivamente contribuendo all’inquinamento da microplastiche ogni volta che li lava e sostituirli con indumenti in fibre naturale [es. cotone, lana, canapa] sarebbe un contributo attivo alla riduzione del problema.

Ovviamente, come specificato dal grafico, ci sono altri agenti inquinanti, ma questo è il principale ed è uno di quelli su cui possiamo agire direttamente semplicemente scegliendo diversamente gli abiti da comprare e indossare.

Statista - bucato

Statista - microplastiche
[fonte: Statista]

P.S. Mentre io continuo a lavorare, il mio blog va in vacanza fino a Settembre [beato lui! 🙂 ] e vi augura di trascorrere una splendida estate… magari vestiti sempre in cotone 100% 😉

Climate change e quotidiano

Perseverare nel considerare la lotta al Climate Change una priorità rimane importantissimo, nonostante la pandemia in corso e le misure intraprese per contrastarla [lockdown in primis] abbiano portato a un generale miglioramento delle condizioni ambientali e una diminuzione dell’inquinamento in molti Paesi.

A gennaio una ricerca della Banca Europea per gli investimenti [BEI] metteva in evidenza come Europei, Cinesi e Nord Americani intendessero contribuire a contrastare i cambiamenti climatici: trasformiamo comunque i buoni propositi in azioni concrete.

La BEI ha intervistato un totale di 30.000 persone provenienti da 28 Paesi dell’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dalla Cina in relazione a come intendessero attivamente modificare le proprie abitudini al fine di contribuire rallentare – se non annullare – gli effetti del Climate Change portati dall’inquinamento.

Dallo studio è risultato che l’attenzione nei confronti delle questioni relative ai cambiamenti climatici fosse ovunque molto alta: sia in Europa che in Cina e USA, moltissime persone hanno ammesso che le loro decisioni nel quotidiano sarebbero state influenzate dal problema.

Europei [spesso annoverati tra i leader nella politica sui cambiamenti climatici] e Cinesi [nonostante la Cina sia stata storicamente leader nelle emissioni anidride carbonica] hanno dato simili risposte in merito alla loro volontà di ridurre il consumo di plastica, un’atteggiamento che prevedevano di avere rispettivamente il 93% e il 98% degli intervistati, mentre gli Statunitensi rispondevano affermativamente solo nell’81%.

Positiva sorpresa desta il fatto che siano sempre i Cinesi quelli che sembrano più decisi a aumentare il proprio contributo e acquisire maggiore consapevolezza in materia di Climate Change dato che hanno risposto positivamente in alte percentuali ai quesiti relativi alla diminuzione del riscaldamento nelle case [91% contro il 78% degli Europei e il 75% degli Statunitensi], alla riduzione dei viaggi in aereo in favore di quelli in treno [94% contro il 75% degli Europei e il 69% degli Statunitensi], al boicottaggio delle aziende che contribuiscono al riscaldamento globale [95% contro il 76% degli Europei e il 66% degli Statunitensi], così come rispetto alla volontà di partecipare a iniziative riguardo la protezione ambientale e la riduzione dell’inquinamento atmosferico [79% contro il 56% degli Europei e il 52% degli Statunitensi].

Statista - climate change
[fonte: Statista]

Una volta che il lockdown e il suo impatto positivo sull’inquinamento sarà completamente superato, sforziamoci di rimanere concentranti – vale per le persone come per i brand – sul modificare il nostro quotidiano in modo da salvaguardare il più possibile l’ambiente in cui viviamo.

Se state pensando di costruire la vostra brand strategy abbracciando un approccio green e volete farlo basandovi su un’accurata analisi di mercato progettata sulle vostre specifiche esigenze, non avete che da contattarmi.

Altre analisi di mercato

Vegetariani e vegani in Italia [target]

Uno dei trend di consumo da qualche anno a questa parte riguarda la riduzione o l’eliminazione delle proteine animali – e della carne in particolare – dal proprio regime alimentare. Nonostante non siano gli unici, i segmenti di consumatori più corposi tra quelli che fanno a meno del tutto di carne e pesce sono i vegetariani e i vegani. Qualche dato e qualche riflessione sul profilo che questo pubblico assume in Italia.

Veg in Italia

Chi sono i vegetariani e i vegani in Italia? E soprattutto, quanti sono? Secondo i dati resi noti all’inizio di quest’anno gli Italiani che hanno deciso di fare a meno di carne e pesce sono l’8,9% della popolazione, in aumento rispetto agli anni precedenti in cui la percentuale complessiva si attestava al 7,1% nel 2019 e al 7,3% nel 2018.

Nello specifico, il 6,7% degli Italiani si dichiara vegetariano, mentre il 2,2% afferma di seguire la più stringente dieta vegana che, oltre a eliminare carne e pesce, si basa sull’abolire dal proprio regime alimentare tutti gli alimenti di origine animale, anche quelli derivati come latte, uova, miele… e solitamente applica tale limitazione anche ad altri comparti di consumo [es. l’abbigliamento] e al proprio stile di vita in generale.

Trend trasversale per genere, dunque più o meno ugualmente diffuso sia tra gli uomini che tra le donne, il regime veg attrae per la maggioranza individui tra i 35 e i 44 anni ed è maggiormente diffuso nell’Italia del nord-est e nelle isole. Tra le motivazioni di questa scelta le più diffuse risultano essere l’attenzione a mantenere uno stile di vita sano e focalizzato sul benessere [23,2%] e il rispetto del mondo animale [22,2%].

Se non l’eliminazione, la riduzione del consumo di proteine animali si prospetta essere un trend in crescita ancora per lungo tempo. Qualora vi interessasse approfondire la vostra conoscenza di questi segmenti di target e delle pratiche che li caratterizzano, non avete che da contattarmi.

[via: Statista, Eurispes]

Fotografare senza macchina fotografica [Metro]

Tra heritage marketing, direct marketing, recupero delle tecnologie passate e upcycling, Metro, la testata distribuita gratuitamente in oltre 21 Paesi e che riesce a raggiungere un pubblico stampato di più di 16 milioni di lettori, ha saputo creare una comunicazione d’appeal per il suo concorso fotografico che ha fatto anche da campagna sociale.

Metro ogni anno lancia il Metro Photo Challenge, il concorso aperto a tutti gli amanti della fotografia, siano essi professionisti che semplici amatori. Per il lancio brasiliano, Metro ha tenuto a sottolineare la portata fortemente democratica dell’iniziativa e lo ha fatto mettendo a punto una campagna che permettesse anche chi non avesse una macchina fotografica di partecipare.

La stupefacente idea di Metro è stata quella di trasformare una delle sue copertine in un Pinhole, una fotocamera senza obiettivo, incoraggiando anche chi non fosse in possesso di una macchina fotografica a partecipare al concorso. Guardate il video per conoscere tutta la storia.

[via]

L’iniziativa è quasi magica, sicuramente affascinate e colma di creatività, oltre che essere un perfetto esempio di riciclo [o meglio upcycling] in ottica heritage, non trovate?

Altro sul direct marketing, l’heritage marketing e il green

Dal riciclo della plastica nascono cucine [IKEA]

Quest’anno, in occasione del primo “Global Recycling Day” celebrato il 18 Marzo, IKEA ha contribuito attivamente alla ricorrenza lanciando KUNGSBACKA, la prima cucina creata riciclando rifiuti.

Sempre molto attenta alla sostenibilità, a evitare gli sprechi e utilizzare le risorse in modo efficiente, IKEA è continuamente alla ricerca di soluzioni creative per la messa a punto di un interior design che rispetti l’ambiente. Da qui KUNGSBACKA, la cucina i cui pannelli in legno riciclato sono rivestiti con una lamina in plastica riciclata da bottiglie in PET.

Per il lancio del nuovo prodotto IKEA ha ideato una campagna pubblicitaria minimalista quanto d’impatto basata su una sineddoche visiva: solo una bottiglia di plastica vuota e visibilmente accartocciata protagonista del visual; nome, descrizione e prezzo dell’anta per cucine KUNGSBACKA, il copy a completamento del concept.

IKEA - campagna pubblicitaria
[via]

Più didascalico, invece lo spot che mostra sinteticamente la produzione della nuova linea e ne chiarisce la tipologia di materiali riciclati utilizzati.

Grande intuizione e innovazione di prodotto, assolutamente in linea con l’universo valoriale del brand, non trovate?

Altro su IKEA

Ecoscarpe

Come mettere in evidenza in modo originale e innovativo che uno dei propri valori aggiunti – se non il vantaggio competitivo – sta nel fatto di produrre sneaker in modo ecologicamente sostenibile? La trovata di Ekin è stata quella di mettere a punto un ingegnosissimo packaging.

Ekin aveva necessità di comunicare ai propri clienti la propria attenzione all’ambiente sin dall’apertura della scatola. La loro creatività ha portato all’ideazione di un packaging che, anziché prevedere che i lacci fossero attaccati alle calzature, utilizza gli stessi per creare un elemento grafico d’effetto.

I lacci sono inseriti, infatti, sul coperchio della scatola a formare la rappresentazione di una fabbrica nell’atto di inquinare l’aria. Tirando i lacci per aprire il contenitore, l’immagine rappresentata si trasforma, quasi magicamente in quella di un albero, simbolo della natura per eccellenza.

Ekin - packaging
[via]

Un bell’esempio di immediatezza comunicativa, oltre che di originalità, in cui il design del packaging trasmette appieno l’universo valoriale del brand, portando inoltre un incremento del 26% nelle vendite, tanto da far decidere a Ekin di trasformare questa scatola nata come edizione limitata nella confezione “standard” delle sue calzature. Ottimo, no?

Altro sul packaging e sul green

Riciclo e discendenze

Nella Korea del Sud, il Ministero per l’Ambiente ha di recente lanciato una splendida campagna di sensibilizzazione ispirata all’heritage marketing al fine di convincere la popolazione a impegnarsi nella raccolta differenziata dei rifiuti, permettendo il riciclo e il “ritorno alla vita” di materiali quali plastica, tetrapak e alluminio. Vale la pena guardarla!


[via]

I quattro spot si presentano densi di pathos, soprattutto grazie alla colonna sonora e all’esplicita citazione della serie cinematografica “Star Wars”. Il claim “I’m your father”, nonché battuta finale di tutti e quattro i soggetti dello spot, riprende proprio una nelle più celebri battute del capolavoro di Lucas pronunciata da Dart Vader/Dart Fener.

In questo caso la ricontestualizzazione dell’affermazione di discendenza appare come una geniale applicazione delle tecniche di pensiero laterale e serve – ovviamente – a sottolineare le infinite possibilità di recupero e riutilizzo di alcuni materiali, esplicitata alla fine del video grazie alla visualizzazione dell'”albero genealogico” dell’oggetto riciclato.

Una campagna di sensibilizzazione veramente dal grande appeal, dalla brillante creatività e dalla sottile ironia, non trovate?

Altre campagne di sensibilizzazione

Altro sull’heritage marketing

Altro sul green

Ambient marketing al giardino botanico, ovviamente green

Earthbound Gardens, giardino botanico canadese, ha ideato un’interessante campagna di ambient marketing all’interno del proprio “spazio espositivo” per comunicare ai suoi utenti la stagione estiva di concerti organizzati tra le stesse piante e fiori che si trovano a osservare durante la loro visita alla struttura.

Earthbound Gardens, avendo già programmato di attirare e allietare i propri visitatori estivi con la possibilità di assistere a concerti letteralmente immersi tra la flora dei suoi giardini, ha pensato di sfruttare la propria conoscenza delle loro piccole manie per creare una campagna di ambient marketing da sviluppare utilizzando lo stesso contesto in cui si sarebbero svolte le iniziative.

Sfruttando il certosino interesse degli appassionati di botanica per i nomi e le caratteristiche delle piante che osservano, il brand ha ideato delle speciali “targhette” informative che, al posto delle indicazioni relative alla vegetazione, fornivano i dettagli riguardo la stagione di concerti.

Earthbound Gardens non ha ovviamente dimenticato di preoccuparsi del benessere di piante e fiori, dunque ha realizzato le targhette in modo che fossero biodegradabili al 100%.

Earthbound Gardens - ambient marketing
[via]

Peccato che la grafica e le immagini non siano molto d’appeal, sarebbe stata una campagna perfetta!

Altro sull’ambient marketing

Altro sul green

Intermarché contro gli sprechi alimentari

Geniale la campagna di sensibilizzazione contro gli sprechi alimentari proposta la scorsa estate da Intermarché: “Les fruits & légumes moches” [trad. ita. “Frutta e verdura brutta”], un’azione di ambient marketing veicolata tramite una campagna pubblicitaria multipiattaforma dal messaggio educativo diffusosi viralmente in tutto il mondo.

Considerando che il 2014 è l’anno che l’Unione Europea ha deciso di dedicare a contrastare gli sprechi alimentari e che ogni anno nel mondo vengono buttate 300 milioni di tonnellate di frutta e verdura principalmente [il 57%] perché sono fuori standard, ovvero bruttine, Intermarché – una delle principali catene di supermercati in Francia – ha deciso di partecipare attivamente alla “crociata” dell’UE. Il noto brand ha pensato di provare a cambiare la mentalità e le percezione dei propri clienti educandoli attraverso l’assaggio a comprendere che non sempre quel che brutto è meno buono di quel che è bello.

Attraverso una campagna pubblicitaria veicolata su tutti i principali mezzi di comunicazione – dalla stampa al cinema, dalle affissioni alla radio, sino alla personalizzazione del banco frutta, delle etichette e della ricevuta di vendita – Intermarché ha celebrato la frutta e la verdura brutta e, per accertarsi che il messaggio venisse compreso dalla propria clientela, ha organizzato un’azione di ambient marketing dedicando uno spazio dei propri punti vendita all’esposizione e all’assaggio di frullati e zuppe fatti con “Les fruits & légumes moches” dai graziosi packaging che riprendevano la campagna.

Intermarché - campagna pubblicitaria
[via]

Gli sforzi fatti da Intermarché per riabilitare la frutta e la verdura imperfetta celebrando la mela grottesca, la ridicola patata, l’orribile arancia, il limone fallito, la melanzana sfigurata, la carota minacciosa e il mandarino sfortunato hanno portato grandi risultati in termini di visibilità del brand e raggiungimento degli obiettivi anti-spreco: acquistando presso i mercati la frutta e verdura fuori standard destinata al macero, facendola assaggiare ai propri clienti e rendendola più “attraente” grazie al 30% di sconto la catena di supermercati è riuscita convincere la propria clientela e i vegetali bruttini sono andati a ruba.

Splendida quanto creativa questa iniziativa che dovrebbe – a mio avviso – divenire una routine in tutti i punti vendita di frutta e verdura, nonché evolversi vedendo applicati gli stessi valori e simili processi rispetto a tutte le tipologie di prodotto al fine di ottenere una riduzione drastica degli sprechi di risorse in termini tanto alimentari quanto economici… e credo che indirettamente porterebbe anche una riduzione dell’inquinamento. Complimenti a Intermarché e speriamo che molti ne copino l’idea! 🙂

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