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Come far mangiare più verdure ai bambini? La soluzione Delhaize

Che ai bambini le verdure piacciano poco è un fatto noto e purtroppo molto diffuso, indipendentemente da Paese e cultura, a quanto sembra. In Belgio Delhaize – catena di supermercati – ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione al problema proponendo la propria soluzione creativa.

L’idea di Delhaize parte dall’analisi delle motivazioni relative al fatto che i bimbi siano poco propensi a mangiare verdure, tanto da consumarne mediamente solo il 30% rispetto a quanto dovrebbero. Dai bambini stessi e dalle associazioni che questi hanno fatto tra i vari vegetali ed elementi della loro fantasia, Delhaize ha avuto l’idea: cambiare nome alle verdure avrebbe potuto essere la soluzione.

Tra gli scaffali, come sullo scontrino, le carote sono dunque diventate razzi arancioni, le zucchine si sono trasformate in clave per troll, le patate hanno assunto l’identità di mini meteoriti, i pomodori sono stati proposti come nasi da clown e così via. Solo apparentemente banale, la trovata del cambio di nome ha portato incredibili risultati aumentando le vendite del reparto frutta e verdura dei supermercati Delhaize del 151% e rivelando che il “trucchetto” è in realtà una geniale applicazione del pensiero laterale.

Dal punto di vista comunicativo, considerato che il naming è sempre qualcosa di essenziale per il conferimento d’appeal a qualsiasi elemento, sicuramente attribuire nomi più intriganti, coinvolgenti, inconsueti a cibi ritenuti dai bambini – nella migliore delle ipotesi – noiosi ha contribuito a permettere loro di osservare tali alimenti da un differente punto di vista e di rivalutarne alcune caratteristiche. Io proverò con mia nipote, voi? 😉

Altro sul naming

Combattere la paura delle lastre con Toy Story

Un ospedale irlandese l’Our Lady’s Children’s Hospital di Crumlin ha trovato un meraviglioso modo per diminuire il timore dei bambini nel sottoporsi ai raggi-X al momento di farsi una lastra lanciando, in collaborazione con Disney, un’attività di ambient marketing assolutamente rassicurante.

L’idea dell’Our Lady’s Children’s Hospital di Crumlin parte dal fatto che molti bambini hanno paura di sottoporsi ai raggi-X e l’ospedale si è posto l’obiettivo di aiutare tali bimbi a superare il proprio timore e diminuire il livello di stress al momento delle lastre.

A tal fine, grazie al coinvolgimento di Disney nell’operazione, l’ospedale ha sottoposto ai raggi-X alcuni tra i più amati personaggi di Toy Story per poi affiggere le loro lastre nella sala d’aspetto.

Disney - ambient marketing
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Grande sensibilità, oltre che una buona dose di creatività, risulta evidente da questa azione di ambient marketing, non trovate?

Altro sull’ambient marketing

Storie da parete

Avete bimbi che fanno fatica ad addormentarsi e non sapete più che favole raccontare loro per indurgli il sonno? Castroramata deve ave pensato a voi quando ha deciso di mettere in produzione la sua fantastica “Magic Wallpaper”, la carta da parati in grado di raccontare storie.

Castorama, catena francese specializzata in articoli per il fai-da-te, ha creato una carta da parati stupefacente. “The Magic Wallpaper” di fatto è in grado di sostituire il libro delle favole per la buonanotte: applicata nella stanza dei bimbi, utilizzando l’apposita app è infatti possibile “leggere” ognuno dei personaggi rappresentati sulla sua superficie e la loro storia.

Ogni personaggio è messo a punto in modo da fungere da “digital marker” ovvero da elemento virtuale che la app è in grado di associare a un racconto da leggere o anche da ascoltare… e scantonando non uno, ma due personaggi, questi vengono combinati in ulteriori favole garantendo di sicuro non poca varietà.

Castorama - branded content

Un nuovo modo di intendere i branded content, di assicurare un servizio a valore aggiunto al proprio target, di aumentare l’appeal del prodotto utilizzando la tecnologia e di creare un nuovo vantaggio competitivo di prodotto. Strabiliante, non trovate?

Altro sui branded content

Un ristorante di alto livello pensato per i bambini

HopLop, brand finlandese specializzato in parchi divertimento al coperto, qualche tempo fa ha dato vita a “HopLopster” un ristorante pop-up di alto livello, ma completamente pensato per i bambini dai bambini. Un’iniziativa interessante.

Focalizzato sul creare un ambiente – almeno in Finlandia – sempre più a misura di bambino, HopLop si è interrogato su quanto i ristoranti di alto livello fossero praticati e praticabili dalle famiglie con bambini. Ovviamente senza tralasciare il fatto di volersi mettere in mostra presso uno dei propri target di riferimento, HopLop ha pensato di organizzare un interessante esperimento e rendere praticabile per un periodo una variante della propria brand experience proprio in questo campo.

L’esperimento consisteva nel mettere a punto un pop-up restaurant di elevata qualità con l’obiettivo di renderlo perfetto per il pubblico dei più piccoli, anzi, che fosse addirittura pensato e progettato da loro. Le premesse sembrano intriganti, peccato non raccontino quali sono poi stati i risultati…


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Altro sulla brand experience

Un gadget per trasformare la paura del dentista in un sorriso [Colgate]

Girovagando tra gli archivi delle mie fonti di ispirazione, ho ripescato una vecchia iniziativa di Colgate degna di nota nonostante siano passati diversi anni da quando l’ha messa a punto. Si tratta di un’operazione di ambient marketing sviluppata all’interno di studi dentistici specializzati nel trattamento dei bambini e volta a trasformare il timore del dentista a cui spesso i più piccoli sono soggetti, in allegria e grandi sorrisi.

Colgate, nella sua campagna di ambient marketing, da un lato aveva la volontà di promuovere i suoi spazzolini e dentifrici specificamente dedicati ai bambini, dall’altro lo scopo di aiutare i dentisti a tranquillizzare i bimbi – ma non solo – che si fossero presentati per controlli o trattamenti.

Entrambi gli scopi sono stati raggiunti mettendo a punto una simpatica campagna di ambient marketing all’interno della quale, oltre ai classici campioni di prodotto, Colgate ha creato e distribuito agli studi dentistici delle mascherine chirurgiche – comunemente usate dai dottori per questioni igieniche – personalizzate con grandi sorrisi modello cartoon.

Colgate - ambient marketing
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Ecco come, a volte, ricorrere a un semplice gadget può trasformare completamente l’atmosfera, variare del tutto la percezione, promuovere una marca e un prodotto e, allo stesso tempo, aumentare il valore del servizio migliorando la brand experience del cliente. Tutto grazie all’utilizzo sapiente della creatività e alla conoscenza approfondita del target. Geniale, non trovate?

Altro sull’ambient marketing

Il silenzio dello yogurt

Brownes Dairy ha lanciato una silenziosissima campagna pubblicitaria puntando sul gusto del suo yogurt “all natural”, un sapore talmente buono da azzittire completamente anche il più vivace dei bambini, dunque promettendo “a little peace of mind” [trad. ita. “un po’ di pace mentale”] a i genitori delle birbe.

Se temete che i vostri bimbi possano far baccano per tutto il week end, pare che una delle soluzioni possa essere quella di comprare una mega-confezione formato famiglia dello yogurt “alla natural” della Brownes Dairy – anche se per farlo credo dobbiate andare in Australia, purtroppo – e guadagnarvi “A natural silence” come quello dello spot.


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Una grande promessa trasformata in un simpatico concept creativo – tra l’altro molto simile a quello di Agnesi degli anni ’80 – peccato che la resa sia un po’ fiacca, dato che non si ha modo di vedere il bimbo immerso nella sua quotidianità, magari fatta di capricci, strilli e giochi scalmanati. Senza poter confrontare il “prima” e il “durante”, il messaggio dato dal claim “A natural silence” e brand experience rappresentata fa sicuramente meno presa di quel che potrebbe, nonostante conservi un certo appeal.

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Penguin: storytelling a misura di bambino

Penguin qualche tempo fa ha lanciato una campagna pubblicitaria per promuovere la sua collana di libri per bambini Ladybird, una campagna nata con l’obiettivo di render chiara la cura dell’editore nella selezione, gestione e narrazione dei contenuti in base all’età del potenziale piccolo lettore.

Dal semplicissimo claim “Books for every kid” [trad. ita. “Libri per ogni bambino”], Penguin è stata in grado di creare una campagna pubblicitaria densa di creatività e chiarissima nei suoi obiettivi: ogni bimbo, a seconda della propria età, ha diverse necessità di lettura e può apprezzare un differente livello di complessità narrativa.

Attraverso un visual composto da quattro illustrazioni dello stesso oggetto – una casa, una mela e una braca – associato di volta in volta a uno specifico range di età – 0+, 3+, 6+ e 10+ – sono stati creati tre soggetti promo-pubblicitari per la collana Ladybird, perfetti per mettere in risalto la cura dedicata alla scelta della tipologia di storytelling più adatta al lettore target.

Penguin - campagna pubblicitaria Ladybird 1 Penguin - campagna pubblicitaria Ladybird 2 Penguin - campagna pubblicitaria Ladybird 3
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Un perfetto esempio di pensiero laterale nonché di metafora visiva che permette all’adulto – soggetto solitamente attivo nella scelta delle letture dei bambini, dunque dell’acquisto di libri, in sostituzione o a supporto di questi ultimi – di immaginare la brand experience del pargolo lettore, oltre che di percepire il brand come competente in materia arrivando ad attribuirgli fiducia. Bella mossa! 🙂

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Il museo dei giocattoli sopravvissuti alle angherie dei bambini [campagna pubblicitaria]

Da oggi entriamo ufficialmente nel periodo – e nel mood – delle vacanze natalizie: già dall’8 di Dicembre hanno fatto la loro comparsa in molte case gli alberi di Natale, sono stati messi a punto calendari rigidissimi per l’acquisto dei regali e molti profili di social networking si sono riempiti di citazioni e incitamenti a essere più buoni, neanche aspettassimo ancora Babbo Natale sperando di non essere tra gli “iscritti” al “club” del libro nero.

La campagna pubblicitaria del Museu dos Brinquedos, il museo dei giocattoli brasiliano, e il suo claim “Come visit the survivors” [trad. ita. “Vieni a far visita ai sopravvissuti] mi hanno ricordato che anche quest’anno, sotto le feste, milioni di bambini troveranno sotto l’albero di Natale tantissimi pacchi, molti dei quali pieni di terrorizzati quanto nuovi giocattoli pronti a essere torturati per amor di “innocente” curiosità.

Bellissima e molto d’appeal, seppur non particolarmente originale, la campagna pubblicitaria del Museu dos Brinquedos che in tre semplici quanto dettagliatissimi visual fotografici riesce a sintetizzare quel misto tra la creatività guidata dalla voglia di sperimentare per conoscere e un crudele sadismo inconsapevole, musa dei più stravaganti passatempi ideati dai bambini e subiti dai loro più amati giocattoli.

I giochi, quindi, come oggetti di consumo evolutisi nel tempo, ma anche come veri e propri “sopravvissuti” inclusi nella collezione del museo quasi fosse una sorta di riconoscimento od onorificenza per “coloro che ce l’hanno fatta”.

Museu dos Brinquedos - campagna pubblicitaria
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Chissà se nel museo è previsto anche un tributo ai “caduti sul campo di battaglia”… 😀

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Bimbi, fashion ed e-commerce [heritage marketing]

Smallable.com è una piattaforma e-commerce francese specializzata in abbigliamento per bambini. Per il proprio lancio il neo-brand ha ideato una campagna pubblicitaria che unisce ironia ed heritage marketing in modo da lasciar nostalgicamente stupefatti quanto orripilati i propri utenti-obiettivo.

Smallable.com, occupandosi di abbigliamento per bambini, è uno di quei marchi che non può porsi l’obiettivo di aprire un dialogo con il proprio target diretto [i bimbi, appunto] poiché le scelte d’acquisto sono completamente effettuate da intermediari, ovvero il target indiretto del brand: i genitori.
Come convincere gli acquirenti effettivi a procurarsi l’abbigliamento dei propri figli tramite un ecommerce?
Semplice: usando la nostalgia per la propria infanzia, passata da tempo,  ma soprattutto il risentimento covato per anni nei confronti dei loro genitori per il modo terribile e senza gusto in cui li vestivano.

Ed ecco qui il risultato brillante della campagna pubblicitaria Smallable.com basato su tali presupposti: visual che riproducono fedelmente dei portafoto molto “vintage” con all’interno ritratti di più dimensioni raffiguranti bambini più o meno felici e sorridenti, ma sicuramente orribilmente vestiti; un bel claim che ridona speranza allo sguardo “Smallable, the fashion website you wish you had known when you where a kid” [trad. ita. “Smallable, il sito di moda che avresti voluto conoscere quando eri bambino”.

Smallable - heritage marketing
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Chi potrà mai resistere a tale convincente richiamo del passato, ovvero a tale sadico quanto creativo utilizzo dell’heritage marketing? 😀

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