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Mi è sfuggito il mio Blogcompleanno, ma non i tre anni di connessioni tra idee

Il mio Blogcompleanno era lunedì 8 ottobre… e mi è passato di mente [sarà l’età]! 🙁

Il mio terzo Blogcompleanno - img ©Tim BurtonSono trascorsi tre anni [e 470 post] dalla pubblicazione del primo contenuto di questo blog e ormai condividere con voi commenti su tutto ciò che attiri la mia attenzione e attivi la mia curiosità è diventato una piacevole routine, tanto da non rendermi conto che fosse arrivato al termine un altro anno di scambi e connessioni tra idee.
Quando ho iniziato a scrivere qui, mai avrei pensato di leggere su google analytics di aver “ospitato” più di 82 mila visitatori unici e che questi avrebbero collezionato oltre 184 mila visualizzazioni di pagina [praticamente è come se ogni visitatore arrivato su queto sito si fosse letto quasi tutti i post pubblicati sino a oggi… cosa che per me ha dell’incredibile!].

Vi ringrazio tutti e 82 mila e rotti: chi si è trovato catapultato qui “per caso” come chi ci è arrivato consapevolmente, i lettori occasionali e quelli assidui, quelli che si son limitati a sbirciare come quelli che hanno voluto a loro volta condividere il loro punto di vista attraverso i commenti in calce o sui social network… Grazie per il supporto e spero di non deludere mai le vostre aspettative: senza di voi continuare ad appuntare qui le mie elucubrazioni sarebbe possibile, ma sicuramente molto meno stimolante e divertente! 🙂

Di seguito la rassegna dei post e degli argomenti a mio avviso più interessanti di quest’ultimo anno e qualche “ripescato” dalle passate “edizioni”. Buona lettura! 😉

BRANDING

Il cliente non ha sempre ragione
Da azienda a network di professionisti: il mio punto di vista
Il marketing del lusso secondo… Natalino Balasso

Brand is everywhere – la mia lectio magistralis allo IED Open for Master
Brand e storytelling: raccontare il proprio business
Brand is… storytelling – la mia lectio magistralis allo IED is More
Il brand è una proiezione mentale che passa anche dal naming
Brand & naming

Branding: la pubblicità fa la differenza (?)
Goldfish Awards: pubblicità stereotipate per guadagnare tempo e partecipare al festival
Quanto odiate la pubblicità?

Comunicare il proprio business con il coordinato per ufficio: due esempi
Promuovere un evento online [infografica]
Come scegliere il gadget giusto per il proprio business [infografica]
Attirare l’attenzione con la creatività [brand e personal brand]

– Il caso IKEA si arricchisce di 4 nuove “puntate”
– Il caso McDonald’s si arricchisce di 4 nuovi “episodi”
– I lavori sulle case histories del Master IED in Brand Management: il resoconto di “Brand @ Work”
– Le case histories riguardanti l’attuazione di strategie connesse all’heritage marketing crescono di  ben 6 unità
– Approfondimenti sullo storytelling
Dunkin’ Donuts: marketing olfattivo, caffè e ciambelle
– L’analisi e le mie riflessioni su molteplici campagne pubblicitarie e sulla creatività in generale

PERSONAL BRANDING

Self Brand & Personal Brand: il mio punto di vista
Self branding e personal branding: Giorgio, cucciolo di musicista
Personal Branding Day: piano di branding per l’evento [tesi]
Formazione sul personal branding allo IED Management Lab
Personal Branding Day: il resoconto dell’evento dal mio punto di vista

My Personal Brand: biglietto da visita > Semino idee… e le trasformo in strategie
Comunicare il proprio business con il coordinato per ufficio: due esempi
Attirare l’attenzione con la creatività [brand e personal brand]

Personal brand: recruiting on social network [infografica]
Personal brand: la scelta dei collaboratori
Personal brand: dress code e co-branding
Personal brand: siamo fatti di cultura e linguaggio
Lectiva rende il tuo CV più forte
Personal Brand: il tuo CV racchiude grandi opportunità

Personal brand e personal blog: naming e contenuti [infografica]
Personal brand e personal blog: layout e piattaforma [infografica]
Personal brand e personal blog: l’uso del colore
Personal brand e personal blog: SEO di base
Personal brand e (social) networking [Ded. to @AlessandroFont ]
Personal brand & Twitter: cosa fare, cosa non fare e come farsi defolloware in infografica

SOCIAL NETWORKING

Cani e social media [Ded. To @lettrice ]
Siete raffreddati? Per sentirvi meglio scrivetelo su Facebook [Kleenex]
Oggi è il mio #Tweetcompleanno – ovvero – 2 anni di Twitter tra follie e microblogging
Scarpinate da blogger: il dietro le quinte di #meetFS

FORMAZIONE

Information & data visualization
Non si finisce mai di studiare: alcuni medodi per farlo al meglio [infografica]
Tree vs. Web: la mappatura della conoscenza e il potere dei network

Riflessioni da docente: AA 2011-2012 allo IED Management Lab
When eat – il cibo a portata di tempo: piano di branding per Alice TV [tesi]
Personal Branding Day: piano di branding per l’evento [tesi]
Formazione sul personal branding allo IED Management Lab

Re-branding Rione Sanità: il resoconto dell’evento
Master IED in Brand Management: il resoconto di “Brand @ Work”
Personal Branding Day: il resoconto dell’evento dal mio punto di vista

BRANDED CONTENT & BRAND ENTERTAINMENT

Creare contenuti di brand è più efficace della pubblicità

L’ “house organ” ovvero perché creare una rivista aziendale
Dalla newsletter ai pomodori gratinati
Gulf News aggiunge un plus al caffè di Tim Hortons: le notizie dell’ultima ora
IKEA ora mette ordine anche nei computer
Catalogo IKEA 2012: focus on small spaces

Ne avete abbastanza delle feste, ma non della follia? Ecco il rimedio.
Uomo vs. Mucca: gara non-sense di masticata [Ded. to #Gilda35 ]

App Malboro per social smoker – ovvero – Come “scroccare” una sigaretta senza irritare nessuno
Svegliarsi con il caffè [letteralmente] grazie a un’app
Il tuo epitaffio? Crealo con l’app per Facebook

The New Yorker: web puzzle tra heritage marketing e branded content
Telecom Italia e l’heritage marketing che sorprende
La “vera” storia di Twix [storytelling + heritage marketing]

Mix tra pubblicità comparativa e brand entertainment per Casa Coop
Il marketing del lusso secondo… Natalino Balasso
Lavatrici finite male by Maccio Capatonda in collaborazione con Calgon [branded content]

Loveresto.com e la web serie di Fiammetta Cicogna per sopravvivere in cucina
Alcatraz… take away con consegna a domicilio!
Maionese Hellmann’s: lo scontrino si trasforma in ricetta
Nesquik e le torte come branded content

CUCINARE & MANGIARE

Cook & Work: Budino al cioccolato… con cappello croccante
Cook & Work: formine di polenta con sugo ai funghi
Cook & Work: brutti ma buoni alle mandorle

Cook & Work: il film di genere

Pupille & Papille – A cena al “Cenacolo del Pescatore” [Firenze]
Bordeaux parte 1 – Pupille & Papille: la città, l’hotel, il cibo e il vino

LIBRI & LETTURA

Ammettilo, leggere ti piace!
La Befana e i libri
I libri non si buttano, MAI!
Concorso Unilibro: Smonta e rimonta un libro!
Marilyn Monroe testimonial per Libreriamo

Cappuccetto Rosso al Master IED in Brand Management [esercizi di stile]

Brevi interviste con uomini schifosi – ovvero – il mio sesto libro di David Foster Wallace
Questa è l’acqua – ovvero – il mio settimo libro di David Foster Wallace
“Ultime notizie dal Sud” di Luis Sepúlveda [libro]
Come diventare sé stessi di David Lipsky – ovvero – Un libro su/di David Foster Wallace

VIAGGI

Turista 2.0 – le mie strategie per vacanze brevi e low cost

Auto, parcheggio e agosto a Roma
Sopravvivere al parcheggio lunga sosta “economy” di Fiumicino Aeroporto
Waze: un’app gratuita per sostituire il navigatore

I colori di Georgia O’Keeffe in mostra a Roma
#NeveaRoma metamorfosi di una città
Roma e l’arte contemporanea: il Palazzo delle Esposizioni

Mini-ferie in ottobre a Salonicco
A Foligno con Smartbox
A spasso per Firenze tra docenze, arte contemporanea ed esperienze di gusto
Finte ferie a Catania in attesa di quelle vere
Bordeaux parte 1 – Pupille & Papille: la città, l’hotel, il cibo e il vino
Bordeaux parte 2 – In assetto da turista: l’arte e l’arte del vino
Bordeaux parte 3 – In assetto da turista: mostre, musei e luoghi d’arte

Scarpinate da blogger: il dietro le quinte di #meetFS

Ferrovie dello Stato ha organizzato, ieri, una specie di “open day” per alcuni “influencer” [parola che sinceramente non amo] della Rete: blogger e twittatori ossessivo/compulsivi – come la sottoscritta 😀 – sono stati invitati a visitare i loro impianti di Roma, liberi di far domande e di condividere quel che credevano più opportuno, foto incluse.
Hashtag #meetFS [galleria fotografica in chiusura post].

Avevo già avuto modo di esperire direttamente l’atmosfera di Ferrovie dello Stato grazie ad alcuni progetti che ho curato in passato: realtà variegata e alquanto complessa in cui ho incontrato persone di tutti i tipi, molte delle quali curiose e aperte al dialogo, ma frustrate dalla pachidermica lentezza dell’azienda nell’assimilare le innovazioni, soprattutto dal punto di vista comunicativo.

Devo dire, dunque, di aver accettato di partecipare con divertito scetticismo, preparata a una giornata di compiaciuti discorsi da comunicato stampa, ma assolutamente incuriosita dall’insolita – rispetto alle mie aspettative – iniziativa… ma non è andata come credevo!

Appuntamento alle 8:45 in testa al binario 1 della stazione Termini, orario molto in stile FS che – forse – avrebbe addirittura sperato di iniziar prima. Fatto l'”appello”, firmate carte e permessi vari, io ero tra i blogger in versione zombie che hanno cercato di scuotersi con un caffè prima di iniziare il tour [n.d.a. ovviamente, soprattutto all’inizio, l’istinto ci ha portati a parlare via tweet piuttosto che di persona, ma poi, man mano, anche grazie alle provate batterie degli iPhone e iPad, durante la giornata ci siamo dedicati parecchio anche alle chiacchiere in stile “real life” 😉 ].

Poco dopo le 9 eravamo tutti su un bel bus come nelle vere gite scolastiche, ci mancava solo cantassimo “Volare” e che ci contassero prima di partire. Il tour [de force 🙂 ] ha compreso una serie di “set cinematografici” in stile Matrix di cui non si ha assolutamente percezione nel quotidiano:

IMC – Impianto manutenzione Frecciargento: dove ci hanno fatto indossare caschi e scarpe antinfortunistica [che non ci hanno lasciato tenere… e a me il casco brandizzato piaceva tanto! 🙁 ] per portarci a osservare un cosiddetto “600” da tutte le angolazioni che son riuscite a venirci in mente e comprenderne alcune caratteristiche [tra cui il fatto che costa una cosa come 24 milioni di euro, che ha un design Made in Italy, che è un elettrotreno a composizione bloccata – da 7 o 14 carrozze – e se un vagone non funziona non può viaggiare…]

Direzione Regionale Lazio: dove hanno l’ansia dei ritardi quasi più elevata dei pendolari; dove ci hanno spiegato che è la regione a stabilire tratta, fermate, numero dei treni e numero dei vagoni per fascia oraria [cose per cui si trasformano spesso nel parafulmine delle ire del pendolare delle 7:40 come me fino tra il 1998 e il 2007]; dove abbiam saputo che si occupano di 860 treni/giorno in media su cui viaggiano circa 370.000 passeggeri; dove hanno un numero e una percentuale per tutto; dove si è discusso anche dello svecchiamento del linguaggio ferroviario, anche se loro parlano tutt’ora “strano” [cfr. sotto il report di @lanzigiuseppe].

Posto Centrale Roma: dove è custodito l’apparato di controllo circolazione dei treni [ACC], sistema ormai computerizzato in “stile Matrix”, ma che sino a 12 anni fa era movimentato elettromeccanicamente da una cosa come 400 leve per ottenere meno della metà dell’efficienza di oggi.

Manutenzione Regionale Trenitalia: il luogo in cui i treni regionali vengono ripuliti, rattoppati e aggiustati e dove abbiamo scoperto che all’80% è colpa degli atti vandalici quando un treno va in manutenzione e non può presentarsi sul binario, per un totale di circa 3 milioni all’anno di spese, di cui 500. mila solo per togliere i graffiti con docce d’acido che comunque logorano i materiali [un problema molto sentito].

Stazione Tiburtina: il fiore all’occhiello delle stazioni e dell’Industrial Design italiano, effettivamente uno spettacolo futurista meraviglioso, ad iniziare dalla stele in cui son stati riportati due discorsi di Camillo Benso Conte di Cavour, quello a supporto della scelta di Roma come capitale e quello di incentivazione e lancio degli investimenti per il trasporto su ferro. Abbiamo concluso qui il nostro tour [de force 🙂 ] con una chiacchierata con l’Ing. Moretti che ha risposto con precisione a ogni quesito – anche scomodo – e si è detto disponibile ad approfondire anche in seguito varie questioni.

Da questa scarpinata da blogger mi sento arricchita e piacevolmente stupita dall’aver potuto ascoltare e comprendere un differente punto di vista. La cosa più importante e chiara che mi rimane da questa giornata è la sincera passione che, almeno alcuni, mettono nel proprio lavoro al servizio del cittadino: è stata – a mio avviso – evidente la volontà di dialogare, ascoltare ed essere ascoltati, la voglia di far sentire la propria voce, di raccontare cosa avviene nel “dietro le quinte”, la responsabilità che le persone che vi lavorano sentono su di loro, la tenacia, la sensibilità.

Qualcuno potrebbe osservare che ci hanno fatto vedere solo quel che a FS interessava, magari è vero, ma è vero anche che si è discusso di problematiche reali, spesso relative a questioni criticamente delicate che fanno tanto arrabbiare i passeggeri. Quel che ho percepito è che non è stato un evento “finto”, non è stata una conferenza stampa patinata: alcuni erano arrabbiati ed avevano gli stessi sguardi duri dei pendolari che incontravo – stipati – sulle carrozze delle 7:40, alcuni sono proprio tra quelli, al mattino.

Ferrovie dello Stato, come tutte le aziende, è fatta di persone. FS è un’azienda che, come praticamente tutte le aziende ha i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza, che dovrebbe – e pare abbia la volontà di – smettere di far finta che i ritardi non esistano, che tutti i bagni e le porte funzionino e di dipingersi come completamente efficiente: il margine di miglioramento del servizio è alto, a volte basterebbe un po’ di consapevolezza e condivisione in più per raggiungere risultati soddisfacenti, altre volte su tale margine non si riesce a lavorare nell’immediato perché il contesto e le ramificazioni del sistema di gestione connesse con il resto della struttura civile non lo permettono.

Spero che il dialogo critico quanto costruttivo di cui ieri noi “influencer” siamo stati partecipi continui e si rafforzi della partecipazione di tutti, dell’azienda come dei suoi utenti: sapere aiuta a comprendere ed è funzionale alla ricerca di soluzioni di fronte ai problemi che si presentano.

 

P.S. I “cestini” di Food on the Road, detti BioGourmetBox, sono stati eccelsi e del tutto eco-compatibili. Contenevano:

  • Kit per scarpetta all’Amatriciana [il primo pasto componibile di cui io abbia memoria, con tanto di istruzioni]
  • Pita alla Carbonara di Foodontheroad
  • Tortilla farcita con scarola [e tante altre cose buone]
  • Crema di zucchine biologiche alla menta
  • Croccante alla nocciola
  • Bibita in vetro

P.P.S. Volevo chiudere citando tutti i presenti… ma ho il terrore raggelante di dimenticare qualcuno… [Sorry, ma mentre finisco di scrivere è troppo tardi per concentrarmi anche su questo! 🙁 ]

Lavoro: in Italia si parla spesso di età, ma non possiamo concentrarci sulle competenze?

Perché quando si parla di lavoro nel nostro Paese è così importante parlare di età? Perché si tende a pensare che l’aspetto anagrafico coincida con l’esperienza e la professionalità? Perché non è sufficiente parlare di competenze?
Sforziamoci di essere una civiltà del “fare” e diamo meno importanza all'”apparire” perchè è sulle apparenze che si fondano preconcetti e discriminazioni!

Nuovi mestieri - cartoon
[via]

PREMESSA 1

Questo post è frutto della seguente conversazione avvenuta su Twitter:

Experteer ItaliaExperteerItalia Experteer Italia
Nuovo post su http://t.co/7BR6xjG! I manager e dirigenti over 40 sono ancora candidati interessanti?@alebrandcare@maurolupi@DaniloRocca

Alessandra Coluccialebrandcare Alessandra Colucci
@ExperteerItalia non trovo corretto fare questioni di età, si rischia il preconcetto, parliamo di competenze! 🙂 @maurolupi@DaniloRocca

Roberto Parentiroparen Roberto Parenti
@ExperteerItalia@alebrandcare@maurolupi@DaniloRocca Buttereste via l’esperienza degli over 40/50 in crisi di questa portata?

Alessandra Coluccialebrandcare Alessandra Colucci
@roparen credo che in questa situazione ci voglia cooperazione tra esperienza e freschezza di idee @ExperteerItalia@maurolupi@DaniloRocca

Roberto Parentiroparen Roberto Parenti
@alebrandcare@ExperteerItalia@maurolupi@DaniloRocca In molti associano l’eta con fossilità di idee. Non credo proprio che sia cosi.

Alessandra Coluccialebrandcare Alessandra Colucci
@roparen intendevo che guardare un problema per la 1° volta può evidenziare nuovi punti di vista @ExperteerItalia@maurolupi@DaniloRocca

Mauro Lupimaurolupi Mauro Lupi
@roparen@alebrandcare@ExperteerItalia@DaniloRocca L’età professionale aiuta ad accumulare buon senso; dote preziosa di questi tempi

Alessandra Coluccialebrandcare Alessandra Colucci
@maurolupi l’età professionale non coincide necessariamente con quella anagrafica @roparen@ExperteerItalia@DaniloRocca

PREMESSA 2

Ho 32 anni e – oltretutto – sono donna, inizio a “sentire il peso dell’età”, ma in Italia sono spesso considerata “una ragazzina”, sia anagraficamente che professionalmente.
Eppure mi sono laureata 8 anni fa, da 8 anni sono parte attiva del “mondo del lavoro”, insegno da 7 anni in master post laurea [Università Tor Vergata, Università La Sapienza, IED – Istituto Europeo di Design] e da 2 al triennio post-diploma [IED – Istituto Europeo di Design], ho una mia sociètà da 6 anni e mezzo [Queimada] che guido e nella quale lavoro sin dall’inizio supportata dal mio socio – Vincenzo Bernabei, che ha la mia stessa età e un percorso simile al mio – e da oltre 2 anni sono editrice di una rivista [Brand Care magazine], nonché una blogger con il suo discreto seguito.

STUFA DI PRECONCETTI E DISCRIMINAZIONI

Ebbene sì, sono stufa!
Stufa di avere brillanti conversazioni telefoniche e di leggere stupore sul viso dei miei clienti all’inizio del primo incontro, quando si rendono conto di aver riposto la loro fiducia in una “pischella”.
Stufa di dover sprecare quasi sempre i primi 15-20 minuti del nostro incontro a riguadagnare una fiducia che al telefono o via e-mail era già mia.
Stufa di dover dimostrare di essere in grado, di avere l’esperienza e le competenze, spesso oltre quel che sarebbe buon senso richiedere.
Sono stufa delle battute del tipo “quando lei era alle elementari, io ero già dirigente” [citazione di un caso vero, mai perdonato!] e di vedere messi in discussione i budget che richiedo solo perché “sono giovane”.

L’ETÀ NON È UN MERITO NÉ UNA COLPA

Non aver superato i 40 anni non dovrebbe essere percepito né come un merito né come una colpa: quel che fa la differenza tra un bravo professionista e un cattivo professionista ritengo sia ben altro!

Credo fermamente nell’individualità: ognuno ha le proprie attitudini e reagisce a proprio modo rispetto alle esperienze, ogni storia – come ogni persona – è differente e la diversità può essere dovuta all’età solo in piccolissima parte, a mio avviso.
Conosco persone over 50 che non sanno neppure accendere il computer e altre che hanno una collezione di account social network invidiabile e attivissima; conosco persone di 20 anni che non sanno accendere un computer e altre che hanno una collezione di account social network invidiabile e attivissima: non direi che la propensione all’utilizzo della Rete (tanto per fare un esempio) dipenda dall’età, direi che – come ogni cosa – è questione di mentalità, di voglia di comprenderne le dinamiche, di imparare.

Il pregio di avere qualche anno “in più” risiede nell’aver avuto più tempo per imparare più cose (se lo si è ben sfruttato), il pregio di avere qualche anno “in meno” risiede invece nell’aver avuto meno tempo per annoiarsi (se si è creativi).
I due punti di vista non sono solo entrambi utili – più l’uno o l’altro a senconda del contesto – ma spesso sono anche complementari.

QUEL CHE CONTA È “SAPER FARE” O “SAPER IMPARARE A FARE”

Guardiamo alle competenze, alle abilità di problem solving, all’apertura e flessibilità mentale, alla creatività, alla capacità di calarsi nelle situazioni, di farsi carico delle responsabilità, di gestire un team e un progetto, di relazionarsi, di utilizzare gli strumenti necessari al proprio lavoro
Consideriamo il “fare” o il “saper imparare a fare” e non l'”apparire”, la sostanza e non la data sulla carta d’identità.

Vorrei vivere in un Paese in cui contino le idee e non gli anni (né il sesso… già che ci siamo)… e vorrei che questo Paese fosse l’Italia.

Cook & Work: “No Cash Cake” – ovvero – Fare una torta non ha prezzo, per gli ingredienti c’è Mastercard

Per festeggiare la mia selezione tra le 6 “cavie” blogger della No Cash Week, ho pensato di preparare una bella torta al cioccolato. Ovviamente la ricetta fa parte della mia raccolta di pietanze da preparare in pochissimo tempo come il risotto gratinato all’indivia belga, la pizza al volo e le barchette di melanzane ripiene di grano. Altrettanto ovviamente gli ingredienti per la torta sono stati acquistati senza utilizzare denaro contante, bensì la mia Carta Prepagata MasterCard PayPass nuova fiammante! 🙂

Ricetta: No Cash “Chocolate” Cake

No Cash "Chocolate" Cake - Alessandra Colucci ©

Ingredienti per una teglia da 22 cm Ø

3 uova
200 g. di zucchero
300 g. di farina
50 g. di cacao in polvere
1 bustina di lievito
1/2 bicchiere d’olio
1 bicchiere di latte
buccia di limone grattuggiato
zucchero a velo per abbellire

Occorrente:

1 teglia da 22 cm Ø
1 terrina
1 sbattitore elettrico a fruste
1 bicchiere
1 cucchiaio
1 colino

Mettere tutti gli ingredienti nella terrina. Mischiarli utilizzando lo sbattitore fino ad ottenere una crema omogenea.
Travasare il composto nella teglia precedentemente imburrata. Infornare in forno già caldo a 190°C.
Tirate fuori la torta dopo 25-30 minuti, aspettate che si raffreddi e, con l’aiuto del colino, spolveratela di zucchero a velo prima di servirla.

Tempo di preparazione: 5-10 minuti. Tempo di cottura: 25-30 minuti (ricordate di impostare il timer 😉 ).
Ideale per ogni tipo di festa da organizzare all’ultimo minuto e in pieno delirio multitasking: io in questi giorni non so a chi dare i resti, ma il mio ingresso del mondo delle “cavie” dell’epayment andava assolutamente festeggiato! 😀

Leggi anche:
No Cash Week day 1 – Essere tra i finalisti non ha prezzo, per tutto il resto c’è MasterCard
Mi sono candidata alla “NO CASH WEEK”: votami e partecipa anche tu!

Le altre ricette:
Cook & Work: barchette di melanzane ripiene di grano
Cook & Work: la pizza al volo – ovvero – Preparare la pizza saltando la lievitazione
Cook & Work: cucina muktitasking – ovvero – Risotto gratinato all’indivia belga per “A bagnomaria”

No Cash Week day 1 – Essere tra i finalisti non ha prezzo, per tutto il resto c’è MasterCard

Signori e signore, amici ed amiche, ho il piacere di annunciarvi che, anche e soprattutto grazie al vostro sostegno, sono tra i 6 finalisti del contest Bye Bye Cash ed oggi inizia per me – e per gli altri 5 blogger selezionati – la No Cash Week, un’intera settimana di strenua lotta al contante armata solo della mia Carta Prepagata MasterCard PayPass che l’azienda, sponsor del contest, ha “riempito” con 500 euro tutti da spendere.

Il kit per la No Cash Week

Noi 6 finalisti, infatti, faremo da “cavie” vivendo per una settimana senza banconote né monetine e contemporaneamente raccontando sui nostri blog l’esperienza di una vita senza contante, narrandovi la varie situazioni in cui ci troveremo: i pagamenti “contactless” via web o cellulare, quelli al POS delle varie attività commerciali, ma soprattutto i casi in cui sarà necessario “combattere” per poter effettuare un epayment o quelli in cui l’acquisto sarà impossibile da portare a termine.

Credo che ne leggerete veramente delle belle anche perché abbiamo saputo di essere tra i finalisti solo ieri pomeriggio e, almeno io, non ho avuto modo di far scorta delle cose difficilissime da pagare con la carta. Sarà dura, ma a me sembra una sfida molto divertente e il premio finale di 2.000 euro non mi dispiacerebbe affatto! 😉

Ecco le altre “cavie”, ovvero i miei rivali:

È proprio il caso di dirlo: “Essere tra i finalisti non ha prezzo, per tutto il resto c’è MasterCard”, o almeno si spera sia così, altrimenti sarà una settimana durissima! Ovviamente conto sul vostro supporto per superare quest’ardua prova, leggetemi e commentate qui o sui miei spazi social [Twitter e Facebook, in particolare]: da oggi e fino alla fine della “gara” i miei 3 post settimanali si moltiplicheranno! 🙂

Mi sono candidata alla “NO CASH WEEK”: votami e partecipa anche tu!

Mi sono candidata alla No Cash Week, l’ultima tra le iniziative di War on Cash, organizzazione che ha come obiettivo “la progressiva riduzione del denaro contante e la promozione dei pagamenti elettronici”.

IL PROGETTO WAR ON CASH E IL NO CASH DAY

Parafrasando il sito ufficiale, non usare i contanti è una scelta responsabile e intelligente perché:No Cash Day - marchio

  1. banconote e monete sono costose: la gestione del denaro contante costa all’europa 50 miliardi di euro l’anno (10 miliardi solo in Italia)
  2. i contanti favoriscono l’evasione fiscale poiché sono difficilmente tracciabili
  3. banconote e monete sono falsificabili: “in Europa, complessivamente, nell’ultimo anno sono stati ritirati dalla circolazione 387mila biglietti in euro falsi”
  4. il denaro contante inquina, basti pensare alle lavorazioni necessarie all’estrazione e lavorazione dei metalli per il conio delle monete o alla produzione degli inchiostri speciali necessari per la stampa di banconote
  5. numerosi studi dimostrano che i contanti sono sporchi e potenziale veicolo di malattie
  6. monete e banconote possono andar perse o distrutte (il più grande nemico delle banconote è la lavatrice)

Nonostante questo “fino a oggi non esiste un’azione sistematica volta a creare educazione e abitudine all’uso della moneta elettronica” [cit. Geronimo Emili, ideatore del progetto] ed è proprio per coprire questa mancanza che è nato il progetto War on Cash che cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo tali tematiche attraverso l’organizzazione di campagne come il No Cash Day – giornata in cui non utilizzare contanti, la prima si è tenuta lo scorso 21 giugno e io stessa ho utilizzato solo la moneta elettronica –  e contest come Bye-Bye Cash.

IL CONTEST BYE-BYE CASH E LA NO CASH WEEK

Attraverso l’iniziativa Bye-Bye Cash l’organizzazione si propone di selezionare 6 blogger “scontenti del contante” che accettino di vivere una No Cash Week, una settimana senza assolutamente utilizzare banconote e monete: muniti di una prepagata contenente 500 euro, le 6 cavie dovranno sperimentare sulla propria pelle difficoltà e benefici che l’utilizzo della moneta elettronica comporta e tenere un diario giornaliero degli avvenimenti sul proprio blog. In palio per il diario più originale e meritevole, 2.000 euro.

Per candidarsi occorre essere un blogger (ovvio), inserire i propri dati, una foto e una frase in cui si spiega quanto si è “No Cash” nell’apposito form di candidatura. La selezione dei “sei scontenti del contante” avverrà in base alla valutazione delle motivazioni “No Cash”, dei blog e tenendo conto dei voti raccolti.

LA MIA CANDIDATURA: VOTATEMI E PARTECIPATE ANCHE VOI!

Sono venuta a conoscenza del progetto War on Cash direttamente da Geronimo Emili, l’ideatore, durante uno degli appuntamenti della Social Media Week romana e successivamente ho avuto modo di approfondirne con lui le tematiche legate alla virtualizzazione del denaro.
Ogni volta che penso a questo progetto riemerge nella mia memoria il volto sconvolto della mia coinquilina francese di quando abitavo a Siena, scandalizzata dal fatto che il tabaccaio non le permettesse di acquistare le sigarette con la carta di credito, neppure un’intera stecca… e anche a me è sembrato strano, come mi sembra strano non poter sostituire moneta elettronica ai contanti in altre situazioni, dato che la tecnologia esiste.

Proprio per questo ho deciso di partecipare al contest, candidarmi alla No Cash Week e provare ad avere la possibilità di raccontare le difficoltà che ancora oggi permangono nell’utilizzare la moneta elettronica e che andrebbero eliminate, nonché i vantaggi legati a tale pratica. Dato il mio obiettivo, la mia candidatura porta il titolo “Mi arrendo: non riesco a rinunciare al caffè” e recita:

Sarei completamente “no cash” se non mi guardassero male ogni volta che chiedo se posso pagare il caffè con il bancomat, se tutti i bar avessero un POS, se i distributori automatici mi dessero la possibilità di non girare con il portafogli zeppo di inutili quanto pesanti monetine. Non potrò essere completamente “no cash” finché non verrà messa fine a questo ricatto morale: o rinunci al caffè, al suo gusto e al suo aroma, o tiri fuori gli spicci!
In fede
Ale, una caffeinomane

Spero mi voterete – basta cliccare sul “mi piace” di Facebook – e deciderete di partecipare anche voi! 😀

 

 

Umbria on the Blog e i luoghi della mia infanzia

Come potevo evitare di dedicare un post a  Umbria on the Blog, il progetto che si propone di raccontare i luoghi della mia infanzia per favorirne la conoscenza e aumentarne l’appeal turistico.

Nel week-end che va dal 15 e il 17 Aprile, 10 blogger sono stati chiamati a girovagare per strade e piazze delle città umbre ed entrare in contatto con le persone che vivono quegli spazi in modo da poter raccogliere le loro storie. Un turismo fatto di storytelling ed esperienza diretta per [ri]scoprire la storia e le tradizioni della regione.

Dal comunicato stampa:

Umbria on the blog[…] Tutto, in Umbria, riconduce ad un viaggio emozionale ed esperienziale a ritroso, dove il territorio, le attrazioni paesaggistiche, la cultura, le persone e le tradizioni sembrano non subire gli effetti dello scorrere imperturbabile del tempo, e sono sapientemente miscelati agli antichi sapori e gusti tipicamente tradizionali, altamente prelibati.

Chi decide di venire in Umbria è alla ricerca di un turismo non più basato esclusivamente sul “vedere o scoprire nuove località”, bensì sul vivere esperienze ed emozioni legate all’autenticità dei luoghi ed alla riappropriazione di primigenie valenze quali l’armonia, la natura e la tranquillità. L’Umbria è infatti la terra dove ancora oggi risulta possibile vivere contemporaneamente la bellezza dei luoghi e la dimensione umana delle relazioni. […]

Per me Umbria è sinonimo di infanzia, dei luoghi che, piccolissima, visitavo con i miei genitori.

Terni è la città che mi ha visto nascere, legata ai ricordi dei primi affetti, di giornate passate nel negozio di stoffe di un amico di famiglia a giocare con i vecchi cataloghi pieni zeppi di scampoli, di passeggiate vicino all’enorme fontana simile a una cascata circolare, di voli sulle altalene del parco vicino alla stazione in cui ogni tanto aspettavo con mia madre che papà tornasse dal lavoro a Roma

Spoleto con le sue feste, Amelia dai silenzi assordanti, Narni e Orvieto e Gubbio dai meravigliosi centri storici, Norcia e le esposizioni di salumi, Castelluccio che si erge solo nel mezzo di infinite distese verdi, erano le mete più frequenti delle mie prime “gite fuori porta”, luoghi di una bellezza sconcertante anche per una bimba.

Se mi metto a pensare vien fuori il pane sciapo di Strettura, il lago “finto” di Piediluco, le grigliate e i pic-nic a Villalago, le cascate delle Marmore, Papigno e la sua enorme fabbrica disabitata, le gite per andare a raccogliere asparagi o castagne, le ciriole al tartufo di mia zia… è per tutto questo che, anche a distanza di anni, in Umbria mi sento a casa! 🙂

Per saperne di più su Umbria on The Blog leggete la news su Brand Care online, visitate il sito ufficiale di Umbria on the Blog oppure la pagina Facebook. Ringrazio Alessio Carciofi per avermi segnalato l’iniziativa e per il tutto nei ricordi. 🙂

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Facebook come risorsa per il B2B

Lo strumento messo a disposizione da Facebook alle aziende, la Fan Page, è stato da poco rinominato “pagina ufficiale”, uno spazio grazie al quale le organizzazioni possono connettersi con i propri clienti e stakeholder creando valore aggiunto e brand reputation per il proprio business.

Facebook e le aziende: le Fan Page

Il profilo ufficiale Facebook di un’azienda è Search Engine Friendly e prevede molteplici funzioni: informazioni sull’organizzazione, news, bacheca dei commenti, area discussioni, sezioni foto, video, link ed eventi associati, attività recenti, note e recensioni. 
Permette una completa personalizzazione, la targettizzazione dei messaggi e l’attivazione di Inside Facebook, strumento per il monitoraggio di attività della pagina, dati demografici sui fan, popolarità e andamento inserzioni.

Affinché una Fan Page possa “funzionare” deve necessariamente far parte di un piano fatto di obiettivi e strategie ben delineati, presentarsi come “unica”, essere interattiva, veicolare contenuti specifici e coerenti con la linea editoriale del brand.

Di seguito un intervento di Luca Conti, blogger e autore del libro Fare business con Facebook, in cui si descrive l’apporto che Facebook può dare alle organizzazioni.

Conti spiega come le pagine dei soggetti giuridici si presentino sempre più simili ai profili privati (es. a breve tutte le pagine ufficiali potranno personalizzare la propria URL, così come avviene già per i profili personali, migliorando ancor di più l’indicizzazione), aggiungendo quanto sia importante non fare confusione e utilizzare il giusto strumento per ogni occasione: gli aggiornamenti di contenuto delle Fan Page vengono, per esempio, riversati in una home page dedicata, attraverso la quale è più semplice che siano rintracciati e condivisi da altre aziende, moltiplicandone la visibilità.

Le pagine legate a brand possono veicolare la propria esistenza a target ben delineati (scelti in base all’area geografica di residenza, al sesso, all’età, allo stato civile, alle preferenze sessuali…) attraverso la creazione e l’impressione di banner e, a breve, utilizzando un vero e proprio network pubblicitario che, tra le altre cose, permetterà di connettere la propria Fan Page al proprio sito consentendo agli utenti di registrarsi semplicemente collegandosi a Facebook: in questo modo si semplificheranno e si ridurranno i tempi delle pratiche di registrazione aumentando di conseguenza l’interattività e la partecipazione sul sito web in questione.
Per aumentare relazioni e coinvolgimento delle audience c’è anche la possibilità di sviluppare applicazioni Facebook personalizzate per invogliare all’interazione in forma ludica, proprio in stile iPhone.

via

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Aziende e Social Network: il corporate blog vs. il sito vetrina

BLOG è un termine che deriva dalla fusione di due parole: WEB e LOG, letteralmente “rete” e “diario”.
Il blog nasce dunque come “diario in rete” ed è la prima espressione di quello che poi diverrà il concetto di Social Network: ogni lettore può interagire con i contenuti proposti dal blogger commentandoli, anche se non hanno qui il ruolo paritario e attivo che possono vantare con Facebook, Twitter e i loro tantissimi fratelli.

È il blogger, il proprietario del blog, a decidere quali argomenti trattare, quale stile e quale taglio dare ai contenuti, cosa pubblicare (spesso anche in relazione ai commenti, moderandoli) e con quale frequenza farlo.

Avendo già scritto riguardo i motivi che dovrebbero indirre un’azienda a creare un corporate blog in alternativa al “solito e desueto” sito vetrina, mi sembra importante chiarire in che modo farlo e quali sono le caratteristiche di questo social media da non dimenticare o sottovalutare.

Brand Care by Queimada: il corporate blog di Queimada - Brand Care dopo il restyling

1. I CONTENUTI DEL CORPORATE BLOG

Prima di creare un blog aziendale è fondamentale definire bene che tipologia di contenuti che vi verranno pubblicati.

Non basta infatti dire che il corporate blog parlerà dell’azienda o dell’organizzzione che ne è proprietaria, ma occorre capire nel dettaglio quali saranno le sue caratteristiche comunicative, per esempio se si limiterà a dare informazioni sull’attività dell’azienda o se riporterà anche notizie sulle dinamiche del settore di mercato di cui questa fa parte.

Oltre a questo, sarà importante stabilire quanto il tono e lo stile di scrittura del blog (ma anche quello della grafica) saranno istituzionali, tenendo conto che una delle caratteristiche fondamentali di questo media risiede nel suo essere “diretto”, dunque è sempre bene utilizzare un linguaggio chiaro e privo di inutili tecnicismi.

2. LA STRUTTURA DEL CORPORATE BLOG: PAGINE E POST

La struttura grafica del corporate blog deve sempre rispecchiare la suddivisione dei contenuti, agevolandone la comprensione.

In virtù di tale necessità sarà bene studiare prima la divisione logica delle informazioni individuandone la localizzazione migliore all’interno dello spazio della pagina e della mappa del sito.

Post e pagine non sono la stessa cosa.
Nelle pagine andranno inserite le informazioni relative alla realtà aziendale (per intenderci quelle che rispodono alle domande “chi siamo?”, “cosa facciamo?”, “dove siamo?”…) in maniera più o meno approfondita a seconda del target che ci si è prefissi di raggiungere e delle esigenze che si ritiene di avere, suddivise logicamente e gerarchicamente collegate tra loro.
Nei post andranno tutti gli aggiornamenti sull’impresa, sui suoi progetti e, nel caso, sul suo settore: curiosità, case history, dati, ricerche, utility e quant’altro.

3. LA GESTIONE DEL CORPORATE BLOG E WORDPRESS

Per la creazione di un blog corporate si possono utilizzare diverse piattaforme, ma quella che conosco meglio e che ritengo più affidabile è WordPress.

Nata come gestore di blog, Worpress è oggi considerata un’ottima piattaforma di “personal publishing” e content management system (CMS), scritta in PHP e che usa come database MySQL.
WP è di facile istallazione e permette la gestione dei contenuti attraverso un’interfaccia semplice e di intuitiva comprensione che somiglia moltissimo a quella del programma “Word” di Microsoft Office, il ché rende possibile formare chiunque per l’aggiornamento dei contenuti.

4. LA FREQUENZA DEGLI AGGIORNAMENTI

Una volta creato il corporate blog per la propria organizzazione, imprescindibile sarà aggiornarne costantemente  e con cadenza regolare i contenuti.

L’errore di molte aziende consiste proprio nel creare il proprio blog aziendale per poi, dopo qualche tempo, gestirlo come fosse un sito vetrina: senza costanza e senza continuità. Non c’è nulla di più sbagliato e deleterio per la propria visibilità: i lettori vanno abituati ad una costante pubblicazione di contenuti e fidelizzati utilizzando una scansione temporale regolare tra un aggiornamento e l’altro; l’utente deve poter percepire nell’avvicendarsi degli aggiornamenti una sorta di “regola non scritta” che lo porti a crearsi attesa e aspettative in relazione alla prossima “emissione” di contenuti sul corporate blog.
Che si pubblichi giornalmente, settimanalmente o ancora più di rado, l’importante è non mancare l’appuntamento al fine di non deludere i propri lettori e rischiare di perdere la visibilità acquisita sino a quel momento.

Per consulenze personalizzate sulla creazione del vostro corporate blog potete scrivermi o contattarmi a Queimada – Brand Care.

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