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Uno chef per McDonald’s

Un’altra spettacolare iniziativa di ambient marketing proposta da McDonald’s e creata al fine di veicolare la propria brand experience comunicando al proprio target, e all’opinione pubblica tutta, che il cibo servito nei suoi punti vendita è “cibo vero” e non ha nulla da invidiare a quello servito nelle grandi cucine.

McDonald’s, il brand inventore del fast-food e del cosiddetto “cibo spazzatura” sono anni che si impegna a dimostrare che in realtà gli ingredienti che si usano nei suoi locali non sono diversi da quelli che si consumano nei tradizionali ristoranti e che la loro qualità è elevata.

Stavolta la star delle catene di ristorazione veloce ha pensato di mettere a punto una campagna di ambient marketing focalizzata sulla creazione di un ristorante pop-up dallo stile ricercato e sul coinvolgimento di Neal Fraser, un famoso chef del panorama californiano. Lo chef, senza che i commensali lo sapessero, ha usato gli ingredienti del fast-food per creare dei piatti che fossero delle fantastiche esperienze di gusto.


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L’iniziativa a me sembra particolarmente interessante non tanto per la sua originalità [altri avevano usato in precedenza questa strategia per mettere in evidenza la qualità del proprio cibo], bensì per il fatto che riesce a mostrare l’assoluta necessità di coerenza per ogni marca e l’importanza della selezione degli elementi che ne compongono la brand experience. Cosa intendo? Che da un lato McDonald’s non potrebbe servire nei suoi locali le ricette che ha messo a punto lo chef Neal Fraser senza perdere una serie di caratteristiche che ne compongono l’identità, dunque senza smettere di essere McDonald’s; dall’altro è evidente come il cambiamento di contesto, di atmosfera, di presentazione del prodotto possa trasformarlo in qualcosa di completamente differente perché l’esperienza è parte integrante e irrinunciabile della percezione.

E voi? Che ne pensate?

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Pupille & Papille – A pranzo da “L’Autre Pied” [London]

Durante la mia permanenza in UK, ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza indimenticabile: ho pranzato a L’Autre Pied, ristorante stellato del quartiere Marylebone di Londra in cui il talentuoso chef Andy McFadden crea ricette e realizza pietanze come fossero opere d’arte contemporanea [dunque proprio il mio tipo di chef! 😉 ].

L’Autre Pied si presenta come un ristorante chic e raffinato, ma tutt’altro che snob. D’animo e cucina francese [i camerieri presentano i piatti usando l’idioma parigino], offre un’atmosfera sussurrata quanto allegra [grazie anche ai grandi motivi floreali alle pareti], molto professionale e sicuramente accogliente.

Pranzare a L’Autre Pied in un’assolata domenica è stato veramente molto appagante. Nonostante il contesto meritasse, i protagonista assoluto di questa esperienza è stato di sicuro il menu, oltretutto meno caro di quel che mi sarei aspettata da un ristorante che abbia ottenuto una stella Michelin.

Personalmente, dopo il commovente “benvenuto dello chef” che univa il sapore intrigante di quella che credo fosse una vellutata di formaggio stagionato alla sorpresa della salsa al basilico sottostante e l’eleganza di un “biscotto” aromatizzato alla zucca, ho avuto modo di provare le seguenti prelibatezze e accompagnarle con uno champagne e un meraviglioso vino rosso scelto direttamente dal sommelier [di cui ho dimenticato la cantina, purtroppo]:

  • Arrosto di Foie Gras con barbabietole, rape e noci del Brasile
  • Capriolo su letto di cavolo rosso cucinato nel Barolo e servito con rape, carote e rabarbaro [se non ricordo male, sto andando a memoria]
  • Crémeux di cioccolato Valrhona Caramelia servito con musse di cioccolato, nido d’ape, gelato al pistacchio e Fava Tonka, gelato alla Guinness [sempre andando più o meno a memoria]

Mancandomi le parole per descrivere il gusto da perdita di senno dei piatti, vi mostro direttamente le foto [ho dimenticato di prendere appunti, ma alle foto ci ho pensato!]

In sintesi, un’esperienza di gusto – e non solo – assolutamente da fare e per me sicuramente da ripetere, visto che ne conserverò per molto molto tempo un ricordo bellissimo [colgo l’occasione per ringraziare Maria per l’invito e la meravigliosa scelta!]. Peccato per il sito web un po’ arcaico e per l’eccessiva vicinanza di alcuni tavoli, altrimenti avrei potuto affermare che L’Autre Pied avesse un brand perfetto… ma, d’altra parte, la perfezione non esiste, giusto? 🙂

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Detersivi per tutti i gusti

Non scherzavo quando dicevo che mi sarei fatta un bel regalo per il mio compleanno, né quando affermavo che sarei partita [avrò modo di raccontarvi il mio viaggio, promesso! 🙂 ].
Quando si sta via qualche giorno, uno degli incubi del rientro è la lavatrice, o sbaglio?
Per sdrammatizzare il momento ho pensato di fare una ricerca di campagne pubblicitarie “a tema” e condivido qui alcuni dei risultati.

Le campagne pubblicitarie che ho raccolto, mi hanno evidenziato l’attenzione dimostrata dai produttori di detersivi rispetto al proprio target e il lavoro che fanno affinché i concept creativi si facciano portavoce – sempre usando empatia e pensiero laterale – della loro ricerca riguardo le variegate esigenze e necessità dei propri interlocutori.

Per esempio, Downy dialoga con “i nostalgici” che non butterebbero mai nessun capo di abbigliamento poiché a ogni indumento associano esperienze ed emozioni.


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AOS punta sul senso estetico e il rispetto dei colori trasformando la propria campagna in una serie di file esecutivi degni dei migliori grafici.

AOS - campagna pubblicitaria
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Total si fa portatore degli “interessi” e della “voglia di pulito” di chef non proprio provetti e veterinari non proprio fortunati.

Total - campagna pubblicitaria
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Infine Ajax confeziona un prodotto ad-hoc per i social-addicted stufi della banneristica e dello spam.


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Ogni brand un vantaggio competitivo, ogni marchio una diversa espressione valoriale. E per chi  – come me – ritorna da un viaggio qualche riflessione e un po’ di risate. 🙂

Altre campagne pubblicitarie

Ristorante di lusso, cibo di qualità… ma low cost [guest post by Federica Stilli]

Lidl, nota catena di discount tedesca, ha letteralmente messo in discussione la capacità di giudizio del consumatore medio, creando una campagna di ambient marketing veramente insolita che comportava addirittura l’apertura di un “temporary restaurant” a Stoccolma.

Lidl, per cambiare la percezione dei consumatori riguardo la qualità dei suoi prodotti, ha pensato di utilizzare le leve dell’ambient marketing e aprire un ristorante temporaneo nel centro di Stoccolma, concependo per lo stesso un menu completamente basato su ingredienti presenti nei propri punti vendita. Ma questo è un piccolo particolare che ha mantenuto segreto…

Nel Settembre 2013 nella capitale svedese ha aperto il Dill [in realtà anagramma di Lidl], un ristorante di altissimo livello, elegante e ricercato, sotto la direzione dello Chef Michael Wignall detentore di ben due stelle Michelin: grazie ai suoi gustosissimi menu e all’abbordabile prezzo [per un due stelle Michelin il corrispettivo di 75 dollari non è nulla], il ristorante ha riscosso subito un gran successo e – sin dal primo giorno di apertura – i clienti hanno iniziato a parlarne e a darne pareri positivi su tutti i social network.

Quando Lidl ha scoperto le sue carte mettendo in chiaro la provenienza dei fantastici ingredienti utilizzati per preparare i magnifici piatti del Dill, la notizia ha fatto scalpore coinvolgendo nel passaparola tutte le maggiori testate giornalistiche online e offline, producendo video virali a non finire e migliaia di post su tutte le piattaforme social.

Un’ottima strategia per dimostrare al pubblico e ai consumatori che si può mangiare cibo sano e di buonissima qualità a prezzi ragionevoli. La campagna messa in atto da Lidl è un perfetto esempio di come indurre i consumatori a cambiare radicalmente la propria percezione di un brand basandosi sulla reale brand experience.

Autore: Federica Stilli – 2° anno IED Management Lab

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Lo chef più “social”? Carlo Cracco

Lo studio realizzato da Mimesi e Reed Gourmet incorona Carlo Cracco “chef più amato dai social”: curiosa connessione tra il settore Food, le sue indiscusse star – gli chef stellati – e il monitoring delle conversazioni generate dal social networking.

Dal comunicato stampa:

Parlare di cibo, cucina e chef è oggi di gran moda. Gli esperti in materia aumentano, grazie anche alle trasmissioni tv, ormai presenti su ogni canale. Ma come si comporta il mondo dei social nei confronti delle star della cucina?

Lo analizza un Osservatorio realizzato da Mimesi e Reed Gourmet – entrambe società del gruppo Reed Business Information-, in occasione del Digital Festival in programma a Torino dal 3 al 20 maggio. Realizzato nel mese di aprile, l’osservatorio ha rilevato e analizzato tutte le conversazioni sui social media (Blog, Forum, Facebook, Twitter, ecc.) che avevano come protagonisti gli chef stellati, celebrati dalle guide e resi famosi dai programmi televisivi.

Ne è emerso un quadro di grande interesse. Altissimo il numero di post, oltre 4.000, dedicati ai vari protagonisti del settore, da cui emerge una Top Five che vede al primo posto Carlo Cracco che, con il 44,1% delle conversazioni (quasi 2.000 post) stacca tutti gli altri colleghi. Da questo risultato appare chiaramente come la forte esposizione mediatica (in questo caso il programma Masterchef) sia il driver più rilevante nella diffusione del suo nome. Questa tesi è supportata anche dal fatto che Bruno Barbieri, chef dalle indiscusse qualità e vincitore di numerosi premi internazionali, è il secondo personaggio più discusso (15,9%) anche grazie alla sessione di domande e risposte all’interno della pagina Facebook di Cielo TV nella quale interagisce direttamente con gli utenti. Seguono Davide Scabin con il 12, 2%, Massimo Bottura con il 9,3% e Antonino Cannavacciuolo con il 6,3%. (vedi Grafico 1)

Grafico 1_Top Five_Chef sui Social Media

Se le conversazioni che riguardano Carlo Cracco appaiono elevate lungo tutto il mese di monitoraggio, quelle relative agli altri chef mostrano alti e bassi in base alle notizie e ai comunicati stampa che li riguardano. Le citazioni di Massimo Bottura hanno un picco in seguito alla pubblicazione dei risultati della World’s 50 Best Restaurants, classifica in base alla quale il suo ristorante, Osteria Francescana, conquista il terzo posto tra i migliori ristoranti del mondo (Grafico 2_C).

Le conversazioni su Davide Scabin registrano il loro picco il 26 aprile, quando partecipa al programma la Terra dei Cuochi su Rai Uno. E’ interessante notare che gli utenti danno pareri positivi sullo chef, pur all’interno di post negativi per il programma (Grafico 2_B). Le discussioni su Cannavacciuolo mostrano un picco il 16 aprile a fronte dell’annuncio della sua partecipazione alla trasmissione “Cucine da Incubo” in partenza l’8 maggio su Fox (Grafico 2_A).

Grafico 2_Trend conversazioni

Proprio per la grande correlazioni tra chef e trasmissioni televisive, la fonte predominante di conversazione è Twitter, strumento che gli utenti utilizzano per commentare in tempo reale ciò che stanno osservando in tv.
E per la commistione fra le tematiche Food e il digitale durante il Digital Festival, realizzato anche grazie al contributo di Mimesi e di Reed Gourmet, ci saranno una serie di iniziative che dall’11 al 20 Maggio coinvolgeranno il grande pubblico con attività di Social Eating, Food Contest, convegni e attività esperienziali. Per maggiori informazioni: segui il link.

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Pupille & Papille – A pranzo a “La Locanda di Bacco” [Monterotondo]

In vista delle feste, in maniera direttamente proporzionale alla voglia di rivedere parenti e amici e trascorrere finalmente con loro un po’ di tempo, si moltiplicano come funghi le occasioni “mangerecce”. Qualora fosse “sazi” dei panorami romani, ma non del buon cibo e buon vino, senza farvi percorrere distanze siderali vi consiglio di organizzare una gita fuori porta a Monterotondo e prenotare un tavolo a “La Locanda di Bacco”.

MONTEROTONDO

Ho vissuto parte della mia infanzia e tutta la mia adolescenza a Monterotondo. Seppur fosse discretamente diverso da come appare oggi, ho sempre pensato che sia una graziosa cittadina, molto vivibile soprattutto se si hanno dei figli e non si amano i ritmi frenetici della città, ideale nel caso in cui non si abbia neppure voglia di ritirarsi nella serenità – a volte eccessiva – della campagna.

Situato a circa 20 kilometri a nord di Roma [e a questa collegato anche dalla linea ferroviaria metropolitana FR1], Monterotondo è proprio all’incriocio tra la via Salaria e la via Nomentana e – a differenza di parecchi altri centri nelle immediate vicinanze della capitale – è un centro abitato abbastanza grande [conta oltre 40.000 abitanti], molto vivo [fortunatamente non è solo un paese-dormitorio], dotato di buone infrastrutture e servizi che lo rendono alquanto autonomo e autosufficiente sia in fatto di formazione che di divertimento.

Come tutti i centri di origini medioevali, Monterotondo sviluppa il suo centro storico e commerciale intorno al Duomo, alla sua piazza e al Castello [oggi sede degli uffici comunali, ma un tempo appartenente alla famiglia Orsini-Odescalchi] e si fa apprezzare anche grazie alle due aree pedonali che contribuiscono a rendere gradevole il passeggio, soprattutto quando – ogni seconda domenica del mese – tutto il centro diviene teatro della fiera dell’antiquariato.

IL RISTORANTE

“La Locanda di Bacco” si trova al margine estremo del centro storico della cittadina e dalla strada risulta un po’ nascosto a causa della poca evidenza dell’insegna. All’interno il locale non è non molto grande [saranno circa 30-40 coperti a occhio], ma l’atmosfera immediatamente si dimostra accogliente, intima e curata in ogni dettaglio: gli arredi in legno scuro dallo stile rustico ed elegante al tempo stesso; le sedute rivestite e il tovagliato in tinta perfettamente apparecchiato; le carni esposte, il fuoco acceso in attesa dei cibi da cuocere alla brace o alla griglia. Un po’ buio, forse, ma non tanto da non perdonarglielo.

Per quanto riguarda lo staff, dire che è cortese e preparato è sicuramente riduttivo. I modi della proprietaria nell’esporre il menu sono un incrocio tra la professionalità di un maître d’esperienza e l’abilità di narratore di un cantore di gesta eroiche. Ognuno è pronto all’ascolto, al sorriso, al gesto aggraziato e gentile. E poi, una volta ordinato, il cibo fa il suo ingresso trionfale.

Ogni piatto è un tripudio di forme, colori, aromi e gusti. Ogni specialità è tanto abilmente descritta e presentata quanto accuratamente cucinata e impiattata. Si comincia a mangiare con gli occhi, prima di assaporare le pietanze.
Purtroppo non ho una memoria abbastanza buona da ricordare il nome dei piatti, ma non importa perché sarete sicuramente ben consigliati: tutti ingredienti stagionali, carni italiane di qualità elevata, ricette della tradizione rivisitate abilmente dalla creatività dello chef.

 

Il resto lo scoprirete da voi… e poi ditemi se avevo ragione a consigliarlo! 😉

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A Foligno con Smartbox

Vi ricordate la Smartbox “Fuoriporta con Gusto” che avevo acquistato durante la No Cash Week? Ebbene, finalmente l’ho usata – proprio a ridosso della scadenza – per trascorrere due giorni a Foligno, in Umbria.

SMARTBOX “FUORIPORTA CON GUSTO”

Il fatto che la Smartbox scadesse il 31 di Marzo ha fatto sì che fosse necessario procedere alla scelta della destinazione considerando diverse questioni puramente pratiche e funzionali. In primis il fatto che non ho la macchina [per scelta] e non avevo voglia di complicarmi la vita affittandola dato il periodo lavorativo piuttosto denso, dunque ho deciso di scartare tutte le mete che fossero troppo complicate da raggiungere in treno o simili. In secondo luogo, trattandosi di un pacchetto che prevedeva solo un pernottamento, non volevo “allontanarmi troppo” anche per non passare tutto il tempo in viaggio ed ho quindi concentrato la selezione tra Toscana, Umbria, Lazio e Campania.

Due delle destinazioni in particolare hanno attratto la mia attenzione: il Relais Firenze Stibbert e l’Hotel Poledrini di Foligno. Entrambe raggiungibili molto facilmente in treno, entrambe presentate molto bene. A quanto pare, però il Relais Firenze Stibbert ha nel frattempo interrotto gli accordi commerciali con Smartbox, mentre l’Hotel Poledrini*** di Foligno non ha mosso nessuna obiezione alla richiesta di prenotazione dell’offerta per il 9 e 10 marzo ed è stato dunque prescelto.

Hotel Poledrini di Foligno su Smartbox "Fuoriposta con Gusto"

Questa la descrizione dell’Hotel Poledrini contenuta nella Smartbox:

“L’Hotel Poledrini è un’elegante e raffinata struttura situata nel centro di Foligno, una delle più graziose cittadine umbre. Il luogo ideale per chi desidera trascorrere un soggiorno all’insegna della qualità, del relax e della gastronomia. Riposerete in camere arredate con stile e dotate di ogni comfort moderno, partirete alla scoperta dei tesori culturali locali come il Duomo della città e vi rilasserete nel verde parco cittadino.
Lo chef del rinomato ristorante Baiocco vi vizierà con prelibatezze tipiche della cucina umbra
, come il tagliere di salumi, affettati e formaggi, pasta e dolci rigorosamente fatti in casa. Il maitre e il suo selezionato staff saranno a vostra disposizione per consigliarvi sulle migliori pietanze da scegliere, sempre accompagnate da un buon bicchiere di vino.

L’assegno regalo è valido per due personee dà diritto a :

  • una notte in camera doppia
  • una colazione “Buffet”
  • una cena con piatti tipici bevande escluse
  • un aperitivo di benvenuto

Oltre all’indirizzo e al sito web [dove non ci sono foto], i servizi aggiuntivi e informazioni varie sulla struttura, nel libretto Smartbox è specificato “Cosa ci piace: l’affaccio sul centro storico di Foligno”.
Le immagini che accompagnano tale descrizione inducono a credere che la struttura sia in pieno centro storico e che il contesto sia rustico quanto elegante, oltre all’estrema cura per l’enogastronomia che sembra potersi evincere dall’ultima immagine presentata a pag.111. Bene, nulla di tutto ciò.

L’Hotel Poledrini si presenta come una struttura in cemento, credo degli anno ’70, al centro di un crocevia molto trafficato tra l’inizio del centro storico e la via che porta alla stazione ferroviaria: l’affaccio della camera che mi è stata assegnata dava esattamente su tale trafficatissimo incrocio, dunque – almeno per me – niente vista sul centro storico di Foligno.

La mia stanza all'Hotel Poledrini © Alessandra Colucci

La stanza 310 non si può dire fosse brutta dato che era spaziosa e alquanto pulita, ma altrettanto sicuramente posso asserire che NON fosse “arredata con stile” dato che ogni complemento d’arredo sembrava essere stato posizionato alquanto casualmente: dalle tende rosa acceso al divano rosso scuro, dalla testata del letto verde bosco al copriletto rosa pallido, sino ad arrivare alle lampade – una in stile imperiale sorretta da una colonna in ottone [?] a base quadrata con tanto di capitello corinzio, le altre più moderne e senza capitelli – e a comodini, secreataire e armadio in legno scuro che vicino al minibar anni ’80 in finto legno non c’entravano proprio nulla.

Se sulla stanza non avevo difficoltà a soprassedere e farmi una risata, ho riso molto meno la sera a cena: in ogni caso da un “Fuoriporta con gusto” ci si immagina di mangiar bene. Nella sala ristorante che, con la sua carta da parati in tessuno dorato con rombi in rilievo, sembrava appena uscita da una scena di Shining, “il maitre e il suo selezionato staff” non ci hanno consigliato proprio nulla perché il menu era fisso e la “carta dei vini” [in realtà un foglio lacero contenuto in una copertina di plastica rotta] comprendeva una sola cantina e più o meno 7 varietà di vino del costo medio di 5 euro a bottiglia escluso il Sagrantino a 15 euro. Il servizio è stato veramente scadente: le pietanze venivano sporzionate a tavola come in mensa e, se il cameriere si ricordava di te [ho scoperto di aver saltato uno dei due primi previsti “per una dimenticanza”], irrimediabilmente il condimento della pietanza servita finiva sulla tovaglia.

“Lo chef del rinomato ristorante Baiocco” o era malato o si è dimenticato che aveva promesso di viziarci: la presentazione dei piatti era terribile [anche a causa del fatto che le porzioni venissero fatte direttamente a tavola] e la qualità mediocre. Il menu previsto era il seguente:

  • tagliere [ma era un vassoio] di salumi e formaggi locali: nulla di prelibato nonostante fossimo in Umbria
  • una specie di paccheri corti con panna salsiccia e funghi: oltre a essere una ricetta banale, sicuramente NON era pasta “rigorosamente fatta in casa”, ma il sapore non era male
  • quello che ad altri è stato presentato come “strangozzi alla spoletina” e che io non ho assaggiato “per una dimenticanza”, ma che il mio vicino di tavolo ha definito non proprio sottovoce “un pappone scotto con un po’ di pomodoro”
  • quella che doveva essere una grigliata mista con patate al forno: un pezzo di pollo, una costoletta di maiale e una bistecchina di maiale di cui solo la terza si poteva dire gustosa… e fortuna che le patate al forno non erano di quelle surgelate
  • una pannacotta ai frutti di bosco che credo si possa considerare il “piatto forte” della cena dato che è stato l’unico che val la pena di ricordare

E sul soggiorno “con gusto” all’Hotel Poledrini, chiarito quanto possa esser stato deludente, non aggiungerei altro per educazione. 🙁

FOLIGNO

Girovagando per Foligno © Alessandra Colucci

I due giorni a Foligno, nonostante quanto scritto sino ad ora, sono stati piacevoli e all’insegna del relax. Dal punto di vista turistico, a parte il Duomo ed un altro paio di chiese, non ho visto molto, ma passeggiare tra le vie del centro storico piene di sole e di vento ha fatto in modo che avessi la percezione che il tempo rallentasse e mi ha assolutamente ricaricato.

A differenza della cena, i due pranzi nella cittadina umbra sono state veramente esperienze di gusto.
Per il pranzo del venerdì l’istinto mi ha portato all’“Antico Caffè della Piazza” [al centro di Piazza della Repubblica anche detta Piazza dei Quattro Venti e in quei giorni non c’era bisogno di chiedere come mai] nel cuore del centro storico: ho mangiato un piatto di gustosissimi Umbricelli [un tipo di pasta locale] alle erbe accompagnati da un buon calice di Montefalco e seguiti da un saccottino di pasta di patate ripieno di marmellata di albicocche che è assolutamente da provare. L’atmosfera soave e la vista sulla piazza ha reso il tutto ancora più memorabile.

Per il pranzo del sabato la voglia di ricordare i sapori della mia infanzia mi ha fatto propendere per far spesa nella “Salumeria Massatani” [in Piazza Duomo] dalla quale sono uscita con un pezzo di “rocciata alle erbe” – che poi ho scoperto essere sublime – e un panino [fatto con le fette di pane “sciapo”] con la porchetta ancora calda che mi sarà difficile dimenticare. Mangiare al sole vicino alle giostrine mi ha fatto sentire ancor più in vacanza

Il mio breve soggiorno a Foligno è stato reso ancor più rilassante grazie a tre ingredienti aggiuntivi:

  1. il pomeriggio di venerdì passato al cinema a vedere “Quasi Amici”: un film delicato come solo i francesi sanno concepirne e divertente spesso si crede che solo le migliori commedie hollywoodiane sappiano essere, un mix di generi e di emozioni che porta a ridere a crepapelle senza smettere di riflettere
  2. la mattina di sabato trascorsa a girovagare tra le bancarelle della fiera ove è stato impossibile sottrarsi all’acquisto di tartufo e salsicce secche di cinghiale che verranno presto divise con gli amici
  3. il pomeriggio di sabato volato stando comodamente seduta a leggere David Foster Wallace all’“Antico Caffè della Piazza” con davanti un buon caffè e dei meravigliosi biscotti

Foligno e l’Umbria tutta è l’ideale quando si ha bisogno di relax.

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Loveresto.com e la web serie di Fiammetta Cicogna per sopravvivere in cucina

Dopo Wild la sopravvivenza nelle più impervie zone della natura selvaggia, Fiammetta Cicogna si dà alla sopravvivenza tra i fornelli e crea un anno fa Loveresto.com, una guida web al dietro le quinte dei ristoranti d’Italia che da poco ha rinnovato inserendo anche una web serie.

Dal comunicato stampa:

LoveResto com di Fiammetta Cicogna[…] Fast food, slow food, street food, nouvelle cuisine, etnico, orientale o tradizionale. Come districarsi nella giungla dei gourmand? La risposta arriva dalla rete e si chiama Loveresto.com, il portale lanciato l’anno scorso dalla It girl italiana Fiammetta Cicogna, che si cambia abito arricchendosi di nuovi contenuti. La frizzante conduttrice di Wild-Oltrenatura […] indossa i panni di un moderno Cicerone rivisitato in chiave glamour per accompagnare il popolo dei foodies in un viaggio interattivo alla scoperta delle eccellenze della ristorazione.

Fiammetta Cicogna si intrufolerà nelle cucine degli chef italiani per svelare le loro ricette segrete e raccontare quello che succede nel “dietro le quinte” di un ristorante seguendo la preparazione dei loro piatti più famosi. I migliori locali saranno segnalati da Loveresto.com con un cuoricino d’oro diventando così Partner Vip del portale. Un concept innovativo in cui lo chef diventa protagonista e apre le porte del proprio regno in un’ottica di trasparenza e condivisione con i followers di Loveresto.com.

Oltre alla web series di cui Fiammetta è protagonista proponendo in ogni puntata una ricetta facile e veloce per preparare piatti genuini e leggeri, Loveresto.com si arricchisce di una sezione interamente dedicata alla ricerca del luogo di ristoro perfetto per ogni occasione che non farà più riferimento soltanto al territorio milanese, ma espanderà i propri confini a tutta l’Italia con nuove forme di geolocalizzazione. I locali saranno infatti mappati per tipologia di cibo, servizi che offrono, prezzo e zona per una navigazione più veloce ed efficace. […]

Immediato e in continuo aggiornamento, Loveresto.com si propone come il punto d’incontro tra ristoratori, che potranno raccontare la propria passione per l’arte culinaria, e food lovers, vero cuore pulsante del portale che potranno votare i loro locali preferiti e suggerirne di nuovi grazie anche ai canali Facebook, Youtube, Vimeo e Dailymotion. […]

Sin qui un apprezzabile servizio di segnalazione di luoghi in cui ricercare una propria food experience… ma io mi son soffermata sulla web serie. Se si esclude il trailer e l’episodio di chiusura da un paio di minuti, si tratta di una decina di puntate che oscillano tra i 7 e i 10 minuti in cui si parte da un espediente narrativo per proporre una o due ricette  veloci “in tema”.  L’idea non è tra le più originali, ma riesce a unire discretamente praticità, storytelling e intrattenimento… con un product placement di Polli un po’ troppo esplicito, ma sempre funzionale.

A parte il fatto che superare una sbornia con un Blody Mary non mi ha affatto convinto

Il principale problema mi sembra la disattenzione terribile ad alcuni dettagli come il pettinarsi in cucina o agitare i capelli da tutte le parti mentre si sta preparando da magiare che avrebbe fatto inorridire mia mamma… e non solo lei. 🙁

Voi che ne pensate?

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