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Oggi è il mio Blogcompleanno – ovvero – Un anno di connessioni tra idee

L’8 ottobre 2009, esattamente un anno fa scrivevo questo post, il primo.

Il mio primo Blogcompleanno365 giorni, 145 post (146 con questo), circa 8.000 visitatori unici, oltre 22.000 visualizzazioni di pagina (fonte: google analytics) fa era tutto poco più che un gioco, un taccuino per appunti, un esperimento per aggregare stimoli e connettere idee con più facilità, per “riflettere ad alta voce”.

Festeggio, un po’ emozionata (non lo nascondo!), questa ricorrenza riorganizzando i link ad alcuni post che mi è maggiomente piaciuto scrivere o che mi sembrano più utili (per la vostra gioia prima o poi, insieme ad altro materiale ci farò una serie di e-book o un libro, anzi, se un editore si volesse offrire… 😛 ).

N.B. naturalmente i miei “preferiti” sono quelli che ho catalogato come “elucubrazioni”:

BASIC

Da grande voglio lavorare in pubblicità
Essere creativi
Cosa fa uno “strategic planner”?
Copywriter: workflow e creatività

Strumenti di lavoro: il brief
Il PIC – Piano Integrato di Comunicazione
Piccolo glossario sul brand

BRANDING

Il Brand è una promessa
Brand building per una marca carismatica
Innovare e connettere per superare la crisi
Whole Brand Reputation
Kaizen e aziende – ovvero – Creatività, miglioramento e… social media

Analisi e definizione del vantaggio competitivo
Marketing, brand e ruolo del cliente
Il prosumer da Radio Alice al Web 2.0
La civiltà dell’empatia: dagli esperimenti sulle scimmie al branding

Personal Branding: The Brand called You
Il marketing personale e… la mia intervista

MARKETING

Comunicazione e posizionamento di brand
Comunicare “corporate”
Comunicazione di prodotto/servizio
Comunicazione: B2B e B2C
Comunicare “Green” e il “Green washing”

Leve di marketing: il PREZZO (e il brand)
Il prezzo perfetto
Tattiche di prezzo

Leve di marketing: la DISTRIBUZIONE
La distribuzione come alleato di brand

Branding e accordi tra imprese
Rischi e benefici del co-branding
Strategie di brand extension
Strutturare il portafoglio di marca

STRATEGIE

Le basi della comunicazione aziendale
Il marchio e le sue caratteristiche
Brand evolution: restyling del marchio
Il coordinato aziendale: biglietti da visita e carta intestata

Perché creare un “corporate blog”
Aziende e Social Network: il corporate blog vs. il sito vetrina
Corporate blog e web writing

Guerrilla marketing: cos’è e come si usa
Eventi: da strumento a business
L’ufficio stampa e il suo lavoro
Effetti speciali: rappresentare e comunicare l’impossibile

Comunicare la storia d’impresa: l’heritage marketing
L’archivio e il museo d’impresa per costruire valore

L’ “house organ” ovvero perché creare una rivista aziendale
Creare contenuti di brand è più efficace della pubblicità

Comunicare il brand: l’ufficio e il suo arredo
Feng Shui in ufficio per aumentare benessere e produttività
Condivisione e Iuoghi di lavoro: il Coworking

SOCIAL MEDIA

CORPORATE 2.0: Aziende e Social Media
Un’agenda web-based per lavorare meglio, soprattutto in team
I numeri del social networking
Video aziendali e Youtube
Facebook come risorsa per il B2B
Twitter: una infografica sugli users profile e un video di consigli per l’uso
Yoono, l’adds-on per gestire tutti i tuoi social media da un’unica interfaccia
Whohub: fare business networking utilizzando un’intervista
Delicious e il social bookmarking vs. i segnalibri di Firefox e Airset

ELUCUBRAZIONI

Acquisti d’impulso – ovvero – Riflessioni sulle albicocche secche

Essere “Trentenni”
Sono laureata in Scienze della Comunicazione
Corso IED di Brand Management: riflessioni da docente

Il “libro nero” come medium: da Babbo Natale a Debby Holt
Il mio primo libro di David Foster Wallace
Leggere, scrivere, comunicare: riflessioni su un concorso di scrittura creativa

Connettere piuttosto che collezionare: riflessioni a partire da de Kerckhove
Riflessioni personali su serialità, televisione e post-televisione
Attenzione al “micro”: cosa connette “Lie to Me” a Twitter
Piccole riflessioni sulla reputazione di Facebook

Dalla “merda d’artista” di Piero Manzoni a Creatives Are Bad
Creatività e raccolta differenziata
Roma: questo non è un marchio… e non sto citando Magritte
Algoritmi, @Jovanz74 e #Gilda35 – ovvero – il twittino che imparò a volare

Tra i “brand” naturali, il thè verde
Wellness brand: Pilates
Wellness & Business – ovvero – Un po’ di tempo per TE

VIAGGI & TURISMO

Nella sublime New York tra arte, brand e tanto freddo
AVATAR di James Cameron (in 3D)
Sole e relax a Barcellona
Firenze Contemporanea

Roma e l’arte contemporanea: il MAXXI
Roma e l’arte contemporanea: il MACRO
Roma e l’arte contemporanea: il Museo dell’Ara Pacis
– La prossima settimana il post su Madrid! 🙂

In questo anno mi sono divertita: grazie a tutti quelli che hanno condiviso le proprie idee che hanno permesso ad altre idee di nascere, aggregarsi ed essere a loro volta condivise.

Grazie anchea tutti quelli che hanno letto le mie elucubrazioni mentali, le strategie, le riflessioni, i pensieri e le opinioni e, magari, le hanno anche trovate interessanti. 😉

Buon Blogcompleanno al #mioblog e grandi sorrisi a tutti i suoi lettori! 🙂

Rischi e benefici del co-branding

campagna co-branding tra nike e ipod apple - photo via geeksugar

Come già scritto in Branding e accordi tra imprese il co-branding consiste nell’associazione fra una marca “ospitante” e una marca “invitata”, può essere di tipo funzionale o simbolico/affettivo e, aggiungerei, può prevedere accordi di carattere esclusivo o non esclusivo, a seconda che la marca invitata escluda o meno la collaborazione con altre marche ospitantidello stesso settore merceologico.

I potenziali rischi connessi agli accordi di co-branding partono sicuramente dal fatto che, se la brand equity della marca invitata è di gran lunga superiore a quella della marca ospitata, allora la prima tenderà a prevalere offuscando la seconda.
C’è la possibilità che si generino associazioni negative che indeboliscano l’immagine della marca ospitante con conseguenze comunque circoscritte al solo prodotto co-firmato – quando, ad esempio,  la marca secondaria è percepita di qualità inferiore rispetto a quella ospitante – ovvero su tutti i prodotti della marca ospitante – quando, invece, una marca caratterizzata da un alto valore simbolico accetta di co-firmare un prodotto “banalizzato” – con conseguente affievolimento della fiducia e impoverimento sostanziale della credibilità dell’impresa.
Oltre a ciò si possono verificare fenomeni di cannibalizzazione: quando il prodotto co-firmato non differisce (per natura e/o funzioni) dai prodotti singolarmente commercializzati dalle marche partners, all’aumento della quota di mercato nell’ambito della categoria in cui si inserisce il prodotto oggetto del co-branding corrisponde una contrazione della quota di mercato dei prodotti originari.

I rischi potenziali sottesi al co-branding devono attentamente valutati prima di definire le strategie di posizionamento del proprio brand e messi in rapporto con i numerosi benefici connessi a questo tipo di accordi:

  • Incremento del livello di soddisfazione e fedeltà dei clienti tradizionali
  • Acquisto di nuovi segmenti di clientela, attirati dai benefici funzionali e simbolici offerti dalla marca invitata
  • Ottenimento di un livello di notorietà con investimenti più limitati rispetto a quelli necessari qualora la marca ospitante operasse individualmente, che si traduce nell’ottenimento di economie di scala nelle varie attività della catena del valore delle imprese coinvolte grazie alla condivisione degli investimenti pubblicitari, delle iniziative promozionali, delle reti commerciali, ecc.
  • Minori sforzi di differenziazione da parte delle singole marche nei rispettivi ambiti di attività
  • Più agevole accesso alla distribuzione e contenimento dei margini di intermediazione causa il trade leverage (influenza nei canali distributivi)  delle marche nei loro business di appartenenza

Leggi anche
Brand building per una marca carismatica
Analisi e definizione del vantaggio competitivo
Il PIC – Piano Integrato di Comunicazione
Comunicazione e posizionamento di brand
Marketing, brand e ruolo del cliente
Master IED in Gestione Strategica del Brand: via alle iscrizioni

Branding e accordi tra imprese

Le imprese possono accordarsi per l’utilizzo, congiunto o disgiunto, delle rispettive marche, in vista del perseguimento di obiettivi comuni o autonomi, ma tra loro compatibili, come allargare il raggio d’azione delle proprie marche, incrementarne la reputazione, entrare in nuovi mercati, comprendere e presidiare nuove frontiere tecnologiche, ridurre i costi attraverso economie di scala e/o di condivisione, o più semplicemente rinnovare la propria immagine

    Tali accordi di brand possono essere: accordi di tipo verticale tra produttore industriale e intermediari della distribuzione (es. concessione di vendita); accordi di tipo orizzontale fra imprese operanti nello stesso settore e allo stesso stadio di produzione e di distribuzione (es. franchising orizzontale, licensing, marchi collettivi); accordi di tipo laterale fra imprese che operano in settori merceologici differenti per la condivisione della marca.

      TIPOLOGIE DI ACCORDO

      merchandising di Lego per Batman: Joker

      Merchandising dei marchi – prevede la concessione d’uso della licenza di marchio ad aziende che operano in settori diversi da quello del licenziante. Si tratta di accordi affermatisi negli Stati Uniti a partire dagli anni Trenta, prima con riferimento a personaggi dei fumetti, dei cartoni animati, delle opere letterarie (character merchandising), quindi con riguardo al nome e all’immagine di personaggi famosi (personality merchandising) e, infine, soprattutto rispetto a marchi celebri o noti (trademark merchandising).

      comunicazione cooperativa di tipo joint promotion tra McDonald's e Disney

      La comunicazione cooperativa – prevede che le imprese associno le proprie marche nell’ambito di iniziative pubblicitarie e/o promozionali congiunte, le quali possono consistere in uno spot televisivo o radiofonico, in un annuncio sulla stampa, nello scambio di link e banner, in carte di credito “co-firmate” e così via. Caratteristici la breve durata e il fatto che esse combinano normalmente marche di settori differenti, sia pure legati da relazioni di complementarità.
      La  comunicazione cooperativa può essere declinata come:

      • joint advertising: pubblicità fatta insieme da due aziende con prodotti complementari in vista dell’ottenimento di benefici sinergici. Nella prospettiva delle singole imprese, l’obiettivo è quello di creare atteggiamenti favorevoli verso la propria marca, soprattutto se questa non è ancora pienamente consolidata o se necessita di rinnovare l’immagine, attraverso l’abbinamento con una marca contraddistinta da un elevato livello di notorietà, favorevolmente apprezzata dai consumatori e rispetto alla quale sono sviluppate ben definite associazioni favorevoli.
      • joint promotion: due o più marche note collaborano a livello promozionale per generare vendite aggiuntive attraverso la combinazione della capacità di richiamo di entrambe (es. McDonald’s e Disney).

      co-branding di tipo simbolico tra Pegeot C3 e Dolce&Gabbana

      Co-branding – consiste nell’associazione fra una marca “ospitante” e una marca “invitata” che implica la co-definizione dei benefici funzionali e/o simbolici offerti dal prodotto e spesso la co-firma del prodotto da parte delle marche coinvolte nell’accordo. Tale tipologia di accordo presenta almeno due varianti:

      • il co-branding funzionale in cui l’indicazione della marca “invitata” garantisce l’aggiunta di un attributo funzionale al prodotto. ESEMPIO: collaborazione fra Philips e Nivea, la quale ha portato all’ottenimento di un rasoio elettrico che incorpora alcune cartucce ricaricabili contenenti un’emulsione idratante, in modo da soddisfare contestualmente due esigenze tipiche di chi si rade: l’efficacia dell’operazione (garantita dal rasoio) e l’eliminazione di tagli e irritazioni (resa possibile dall’emulsione idratante).
      • il co-branding simbolico/affettivo che consiste nell’associare alla marca del produttore una seconda marca generatrice di attributi simbolici aggiuntivi di tipo psico-sociale o esperienziale. L’accordo in questione viene anche indicato con il termine di co-naming. ESEMPIO: la Citroen  C3 D&G, la prima auto interpretata dall’estro creativo dei due stilisti, a cui è seguita la C3 Pinko. L’obiettivo dell’accordo è quello di trasferire sulla C3 una certa idea di modernità, di glamour ed estrosità, con i dettagli di luce cromati, gli interni in pelle e i decor di cristalli con taglio a diamante; quindi di trasferire sul prodotto co-firmato alcuni attributi simbolici addizionali al fine di denotare in maniera diversa il prodotto.

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