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Mini-ferie in ottobre a Salonicco

A giugno mi son goduta qualche giorno di mare in Puglia, ad agosto le ormai consuete finte-ferie con week-end in giro per il centro Italia, a ottobre le attesissime mini-ferie in Grecia, per l’esattezza a Salonicco prenotate secondo i miei super-sperimentati canoni del turismo 2.0: pochi giorni, solo bagaglio a mano, biglietto aereo e accomodation low-cost per poter spendere tutto in mostre, musei e (ovviamente) cucina locale.

Lampione sul lungomare a Salonicco - ©AlessandraColucci

DOVE HO DORMITO

La scelta per la location, che avrebbe ospitato i momenti di “narcolessia da vacanza” (stavolta è proprio di questo che si è trattato dato che ci è scappato anche il pisolino pomeridiano che non facevo da quando avevo 4 anni e solo dopo minacce irripetibili da parte di mia madre) di un corpo martoriato dal lavoro no-stop prima e dal sight-seeting dopo, è ricaduta sul Bed & Breakfast “Rentrooms Thessaloniki”.

Il B&B era molto centrale, curato, pulito, carino. La mia stanza aveva addirittura un terrazzino e la colazione [il menu l’unica nota stonata] si faceva in una sorta di patio che dava su dei giardini pubblici: grazie al fatto che, per lo più, è stato bel tempo, tutto ciò ha reso molto attraente e piacevole anche passare del tempo in albergo [unica controindicazione: i pisolini narcolettici].

Nonostante fosse centrale è stato un po’ complesso arrivarci poiché sull’autobus proveniente dall’aeroporto, la voce che declinava le varie fermate era esclusivamente in greco e oltretutto poco udibile a causa del rumore creato da sistema dell’aria condizionata. Oltre a ciò, il conducente non parlava inglese, anzi ne era spaventato, e Google Map per iPhone ha deciso di impazzire.
La situazione si è risolta con una telefonata al B&B che ha mandato una persona in un luogo palesemente riconoscibile a raccattarci dopo l’emblematica frase “We are nowhere near the University Campus” [che si trovava nei pressi del B&B] che ci ha fatto ridere a crepapelle per un paio d’ore.
In sintesi consiglio a chi si recasse a Salonicco di portarsi dall’Italia non solo le indicazioni scritte su come arrivare alla propria accomodation, ma anche il percorso segnato su una mappa*.

*mappa
Non fidatevi di Google Map a meno che non siate in grado di utilizzarlo in greco e tenete conto che tutte le mappe gratuite che riuscirete ad avere di Salonicco sono precise nella forma, ma povere di contenuto [in pratica: le strade son tutte riportate, ma vi sono inseriti solo i nomi di quelle principali, dunque se non avete un senso dell’orientamento bionico potrebbe essere molto complicato capirci qualcosa].

DOVE E COSA HO MANGIATO

La regola è stata quella di sempre: pranzo frugale e cena seduti.

Per il pranzo c’era l’imbarazzo della scelta grazie ai numerosi forni che spuntano come funghi in ogni parte della città in cui mangiare un trancio di quelle che ricordano tanto la pizza fatta con la sfoglia (ma hanno un sapore parecchio differente) di cui consiglio vivamente la versione con verdure senza formaggio [credo si trattasse di scarola] accompagnato da qualche tarallo alle olive o agli spinaci (ma ce ne sono di tantissimi tipi) e seguito da uno dei meravigliosi formati di biscotto.
Il posto migliore e più economico
dove mangiare queste cose, comunque, a mio avviso rimane il primo bancone del mercato all’angolo tra Vlali e Aristotelous: prodotti sempre caldi e appena sfornati, grande affluenza che garantisce un continuo ricambio della merce esposta, rapporto qualità/prezzo impareggiabile. Tenete conto, però, che – a meno che non parliate greco – per comunicare potrete usare solo il dito indice e i vostri migliori sorrisi, ma di solito basta.

A cena son tornata ben due volte da “Takadum” [il nome compreto è Dia Xeiros & Ste Ladokola e si ha diritto ad un fantastico dessert gratuito se si è ospiti di Rentrooms Thessaloniki]. Ci è stato consigliato al B&B, quando siamo arrivati lì davati eravamo un po’ scettici perché non si presenta al meglio in quanto a mobilio, ma ci siamo fidati e seduti e il cibo ha sfatto sparire come per incanto ogni dubbio già prima che lo assaggiassimo. Nelle due sere trascorse lì abbiamo avuto modo di testare diversi piatti, ma consiglio:

  • la meravigliosa insalata Takadum con verza cinese, lattuga, peperoni, feta, sesamo, semi di papavero, crostini, salsa di miele e canditi
  • il Gyros, un piatto di carne in “stile kebab” servita su una pita con salsa di yogurt
  • lo Tzatziki, buonissimo (il famoso piatto greco composto da yogurt, cetrioli e aglio)

Un’altra sera siamo andati invece da “Mangio”, che contrariamente a quel che si può pensare NON è un ristorante italiano, bensì è specializzato in cucina tradizionale greca e offre la possibilità di consumare il proprio pasto in terrazza guardando il mare. Romanticismi a parte, la Musaka (una sorta di “parmigiana” greca) e i Dolmates (involtini di foglie di vite ripieni di riso) sono stati un po’ deludenti, mentre il polpo all’aceto era molto buono, così come l’Ouzo Plomariou che abbiamo bevuto.

N.B. A Salonicco con 20/26 euro in due si riesce a fare una cena notevole che, almeno a Roma, potrebbe benissimo costare il doppio.

Da assaggiare anche il caffè greco e il Frape (una bevanda tipica sempre a base di caffè) diffusissimi come drink in orario aperitivo – per esempio da Iktinou, uno dei locali più eclettici e trendy – nonostante siano analcolici: personalmente li ho trovati entrambi disgustosi, ma sapete quanto sia fissata e purista quando si parla di caffé dunque il consiglio è di fare un personal test prima di decidere se vi piacciono o no.

COSA HO VISTO

Salonicco è una città che mi ha lasciata un po’ perplessa. Mi aspettavo di provare, come per tutti i posti che visito – più o meno conosciuti, più o meno grandi – la sensazione di “bellezza abbagliante” che ti coglie quando guardi alcuni scorci con occhi “da turista”, quella fusione con il contesto e il suo sapere che è come se ti aprisse un terzo occhio in mezzo alla fronte e finalmente riuscissi a vedere nitidamente. Non è successo.

Città sicuramente con il suo fascino, piacevole da visitare, Salonicco non è riuscita a rapirmi, nonostante i grandi vialoni delle zone pedonali, nonostante gli ori delle chiese, nonostante la torre a guardia del mare. La percezione è stata che fosse una città poco contenta di sé, con monumenti bellissimi quasi soffocati da stuoli di condomini anni ’70, curata e organizzata senza passione, come se non se ne avesse realmente motivo, per dovere.
Non so quanto c’entri il periodo di forte crisi economica che la Grecia in particolare sta attraversando, ma mentre le persone mi son sembrate vitali, inpegnate, è stata la città a sembrarmi annoiata, approssimativa.

In ogni caso ho avuto modo, in quasi 5 giorni, di girarne bene tutta la parte centrale e il tempo di avventurarmi anche in quartieri un po’ più periferici.

Agia Sofia – Arco e Tomba di Galerio

Basilica Agia Sofia a Salonicco - ©AlessandraColucci

Appena arrivati, avendo perso metà pomeriggio cercando di capire dove ci trovassimo e dove fosse il B&B, ci son volute le 18 prima di poter attivare la “modalità gran turismo”, dunque abbiamo avuto tempo solo per recuperare una mappa e fare un giro per il centro più o meno senza una meta precisa (anche grazie alla mappa stessa).
La passeggiata è stata interrotta solo dalla contemplazione dei bellissimi resti dell’arco di Kamara, dalla visita alla basilica Agia Sofia (dove son rimasta colpita soprattutto dai lampadari formati da veri e propri ventagli di pavoni d’oro), da una sosta sotto la Lefkos Pirgos (torre bianca) nell’intento di decidere se fare o meno l’aperitivo in battello (e, decidendo di rimandarlo, purtroppo non lo avremmo più fatto a causa delle condizioni del mare dei giorni successivi), nonché da una sbirciatina ai resti dell’Arco e della Tomba di Galerio (situati proprio all’interno della zona pedonale adiacente alla piazza in cui si trova il ristorante Takadum) prima di andare a cena.

Kamara – Rotonda – Panagia Achiropiitos – Panagia Chalcheon – Bey Hamam – Centro di Arte Contemporanea di Salonicco – Museo della Fotografia di Salonicco – Museo del Cinema di Salonicco

Arco Kamara a Salonicco - ©AlessandraColucci

La mattina seguente la nostra passeggiata è ripartita da Kamara, ma ci siamo addentrati sino alla Rotonda, per poi proseguire verso la Panagia Achiropiitos e la Panagia Chalcheon (altre due bellissime chiese), il Bey Hamam (un antico “centro benessere” adibito a sala espositiva, ma l’edificio era ciò che realmente catturava l’attenzione nonostante la condizioni alquanto decadenti in cui si trovava).

Dopo aver ammirato l’Hamam, ci siamo diretti verso il mare e il porto per visitare il Centro di Arte Contemporanea di Salonicco, il Museo della Fotografia di Salonicco e il Museo del Cinema di Salonicco: tutti e tre abbastanza deludenti, poco forniti e mal strutturati, tanto da lasciarci un po’ di amaro in bocca e da richiedere non più di un quarto d’ora a testa per essere visti.

Foro Romano – Agios Dimitrios – Ano Poli – Turgos Trigoniou – Acropoli ed Eptapirgio – Agios Paolou

Panorama di Salonicco - ©AlessandraColucci

Dopo la delusione ricevuta dai tre musei sul porto, ci siamo rifocillati al mercato e abbiamo iniziato una vera e propria spedizione verso l’Eptapirgio, una bellissima fortificazione che sorge in cima all’Acropoli di Salonicco (che sfortunatamente abbiamo potuto ammirare solo dall’esterno poiché l’abbiamo trovata chiusa) e permette di riempirsi gli occhi con il panorama della città e del mare.
Per arrivare sin lassù, siamo passati attraverso il Foro Romano, abbiamo visitato l’Agios Dimitrios, abbiamo attraversato l’Ano Poli (uno dei quartieri più vecchi di Salonicco) sino al Turgos Trigoniou, l’immensa torre a difesa dell’Acropoli che abbiamo “circumnavigato” per arrivare in vetta, di fronte all’Eptapirgio.
Inutile dire che fosse tutto in salita e che questa passeggiata ha del tutto cancellato i nostri sensi di colpa per aver un po’ esagerato a pranzo.

Riscendendo verso il mare, ci siamo fermati solo per ammirare la splendida Agios Paolou, chiesa meravigliosa che cattura lo sguardo grazie ai suoi tenui colori rosati che svettano nel verde del territorio circostante [peccato non avere una foto che le renda giustizia! 🙁 ].

Fondazion d’Arte Teloglion – Museo Macedone di Arte Contemporanea – Museo della Cultura Bizantina

Istallazione "elefante" del polo fieristico di Salonicco - ©AlessandraColucci

Nei due giorni successivi ci siamo dedicati alla parte est della città, trovando finalmente soddifazione per la nostra sete di arte contemporanea. La mattina del Sabato siamo stati alla Fondazion d’Arte Teloglion in cui abbiamo avuto modo di ammirare un’interessante mostra fotografica sulla guerra di liberazione del popolo macedone, molto toccante e molto cruda nonostante gli scatti fossero tutti in bianco e nero.
Usciti da lì ci siamo diretti verso il Museo Macedone di Arte Contemporanea passando attraverso la città universitaria e lo spazio fieristico (purtroppo estremamente decadente) che racchiude il museo. L’edificio espositivo, contrariamente al contesto in cui è inserito, appare fortemente vitale e ben curato: fantastico trovare orde di bambini intenti a “studiare” le opere alla ricerca della propria “ispirazione” per disegni dai mille colori.

"I Can't Work Like This" by Natascha Sadr Haghighian - ©AlessandrColucci

Qui, l’istallazione che mi ha maggiormente colpito è stata “I can’t work like this” di Natascha Sadr Haghighian (2007) in cui l’autrice lavora sui materiali (chiodi – storti – e martelli) e sull’equilibrio tra pieni e vuoti per comunicare in modo che più ci si allontani dall’opera e più sia leggibile il messaggio, più ci si avvicini e più sia comprensibile il perché.

Per chiudere la mattinata, la visita al Museo della Cultura Bizantina che ci aspettavamo essere il più fornito e imponente, data la nomea di Salonicco in quanto capitale dell’arte bizantina: quando ci siamo trovati davanti a pochi reperti racchiusi in stanzoni le cui grafiche distoglievano l’attenzione dalle opere e, soprattutto, di fronte all’assenza di uno spazio dedicato all’affascinante pittura in oro così tipica di tale cultura, la delusione è stata tale che abbiamo abbandonato le nostre “attività turistiche” per dedicarci al pranzo (oltretutto era parecchio tardi) e al relax dei cruciverba.

Lefkos Pirgos – Museo Statale di Arte Contemporanea – MIET Centro Colturale di Salonicco – Galleria Municipale di Salonicco – Galleria della Casa Bianca

Il gelido mattino seguente [nonostante ci fosse il sole la temperatura era diversi gradi più bassa del giorno prima], l’ultimo effettivo giorno di vacanza prima della partenza all’ora di pranzo del lunedì, abbiamo visitato come prima cosa la famosissima Lefkos Pirgos (Torre Bianca) presente in qualsiasi riproduzione fotografica di Salonicco [tranne che nelle mie: pensavo di averle fatto decine di foto, ma evidentemente è stata solo una suggestione, colpa della sovraesposizione].

Modellino di set teatrale progettato da Lyubov Popova - ©AlessandraColucci

Successivamente abbiamo preso l’autobus n° 34 all’incrocio tra Aristotelous ed Egnatia per raggiungere Moni Lazariston (che ancora devo capire se fosse un quartiere periferico o un paesetto vicino) e il Museo Statale di Arte Contemporanea. A mio avviso l’esposizione del museo è fortemente penalizzata dalle condizioni della location: con una bella mano di bianco l’effetto sarebbe stato ben diverso e le opere – tra cui molto interessanti e quantitativamente rilevanti quelle di Lyubov Popova e Ivan Klium – non sarebbero sembrate poggiate lì casualmente e in triste attesa di essere spostate.

"Partments" by Eliza Moschopoulou - ©AlessandraColucci

Tornati “in città”, dopo pranzo siamo partiti in esplorazione verso i tre edifici dedicati all’arte contemporanea che mancavano al nostro appello e parecchio lontani dal centro della città, ma che avremmo comunque raggiunto a piedi per “perlustrare” i quartieri meno turistici di Salonicco. Visitare il MIET – Centro Colturale di Salonicco, la Galleria Municipale di Salonicco e la Galleria della Casa Bianca è stato come scoprire tre perle: tre luoghi magici in cui erano acchiuse opere di autori minori altamente creativi.
La Galleria della Casa Bianca in particolare, con la sia esposizione “Still life is Still alive” e le spiegazioni in uno stentato quanto entusiatico inglese da parte della giovane quanto appassionata guida è stata un’esperienza veramente di grande arricchimento per gli occhi e per le idee da riportare a Roma sulle quali iniziare a riflettere durante la lunga passeggiata di ritorno sul lungomare ventoso.

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Quattro giorni da turista a Madrid

Ad agosto solo “finte ferie” e solo qualche pomeriggio trascorso a godersi una Roma deserta (per esempio andando al MAXXI, al MACRO e al Museo dell’Ara Pacis), certa dell’impossibilità di arrivare viva al 2011 senza alcuna pausa dal lavoro e convinta di meritare “un po’ di tempo per me, ho prenotato 3 long week-end tra ottobre e gennaio: prima tappa Madrid! 🙂

Ero già stata a Madrid, città bellissima che riempie tanta parte dei suoi grandi spazi con palazzi storici dalla bellezza sconcertante e musei dalle collezioni d’arte strepitose, ma molti anni fa, e il prezzo del volo Ryanair mi ha del tutto convinto a “rinfrescare i ricordi” di una città che ho sempre ritenuto splendida.

DOVE HO DORMITO

Gran Via - MadridVisto che 3 viaggi voleva dire puntare sulla quantità, ho prenotato voli low cost e alberghi non certo di lusso, ma che avessero feedback positivi su più di un sito web e fossero più centrali possibili: quando sono in vacanza adoro girare il più possibile a piedi per osservare come cambiano città e panorami a seconda della zona che si attraversa.

Ho trovato queste caratteristiche nell’Hostal Santillan: centrale, camere con bagno privato, buona reputazione per quanto riguarda servizio e, soprattutto, pulizia. Niente colazione inclusa, ma macchinetta per bibite calde [nda il caffè per me era imbevibile ma non si può avere tutto! 😉 ] e fredde in reception: meglio così!

Devo dire che ha mantenuto alla grande tutte le sue promesse, in special modo quelle relative alla pulizia (fondamentale): di certo non avevamo un gran panorama (la finestra della nostra camera dava sul cortile interno), ma per dormirci era l’ideale, molto tranquillo e silenzioso nonostante la vita notturna della Gran Via resa ancora più convulsa dalla festa per i suoi 100 anni che cadeva proprio nei giorni del mio viaggetto.

DOVE E COSA HO MANGIATO

Colazione da Le Pain Quotidien

Lo so, è una catena multinazionale, ma impossibile resistere, soprattutto alle mille tipologie diverse di pane che già dalle forme pregusti con gli occhi come sublimi bontà, senza contare il potervi aggiungere marmellate e creme prelibate. Colazioni fantastiche (stendendo sempre un velo pietoso su chi ama l’espresso, meglio il caffèlatte!). 🙂

Pranzo al Museo del Jamon

Vere e proprie esposizioni di Jamon Serrano e altre centinaia di affettati e formaggi da gustare “al sacco” o comodamente seduti nelle attrezzate sale interne. Indimenticabile e perfetto per un pranzo al volo quando non si vuole perder troppo tempo tra una mostra e l’altra e si vuole conservare l’appetito (ma anche preservare il budget, perché no) per una cena rilassante.

Cena: Casa Maria, Mesón Cinco Jotas e Beef place

I primi due sotto i portici di Plaza Mayor, luogo in cui passare assolutamente una serata; il terzo in una traversa della Gran Via (dritto di fronte all’Hostal Santillan, dato che pioveva! 😉 ). Tutti e tre ristoranti molto gustosi:

  • Casa Maria ha un’eccellente rapporto qualità/prezzo e un servizio cortese. Abbiamo mangiato: un’eccellente pulpo a la gallega, un fantastico bacalao soldaditos, tempura de verduras e del pollo teriyaki (scelta che però sostituirei). Il tutto annaffiato con vermouth spagnolo, vino bianco e un chupito di orujo hierbas (tra il limoncello e l’amaro). 56 euro in due
  • Mesón Cinco Jotas è stato meno esaltante del primo soprattutto in relazione al rapporto qualità/prezzo, ma comunque da consigliare. Abbiamo mangiato: una selezione di patè molto particolare, una tapas di “formaggio del casaro” a cui diciamo che non eravamo pronti (troppo troppo forte come sapore per noi), parrillada de verduras, una porzione di ottimo filetto. Bevande: birra e chupito di xantiamen hierbas. 71 euro in due
  • Beef place è un ristorante argentino  dall’arredo molto moderno, un buon rapporto qualità/prezzo e una fantastica selezione di carne argentina. Abbiamo mangiato: una parrillada de verduras meraviglosa, un’insalata con avocado e alici marinate gustosissima e un’ottima grigliata di carne. Acqua, birra e due chupito orujo hierbas. 63 euro in due

COSA HO VISTO

TEMPLO DE DEBOD, PALACIO REAL, CATEDRAL DE LA ALMUNEDA e parchi cittadini

Il primo giorno a Madrid, complice la sveglia alle 3:30 del mattino e il viaggio in aereo, la decisione è stata quella di fare una lunga passeggiata con soste ripetute nei parchi cittadini.

Dopo aver risalito la Gran Via sino a Plaza de España, un bel girovagare per Parque de la Montaña oservando i tetti cittadini e il Templo de Debod. Da lì la passeggiata è continuata verso e dentro Campo del Moro, parco successivamente “circumnavigato” alla volta del Palacio Real e della Catedral de la Almudena per poi passare attraverso i Jardines de Sabatini e infine virare verso Plaza Mayor giusto in tempo per dare un’occhiata alla festa argentina che si stava svolgendo giusto al centro del piazzale e scegliere il ristorante in cui cenare.

ISTITUTO CERVANTES e MUSEO NACIONAL DEL PRADO

Passaggiando per la Gran Via alla volta del Museo del Prado la stampa dell’esposizione dal titolo México Ilustrado non si poteva non notare sulla porta dell’Istituto Cervantes. Entrando, l’atmosfera dalla luce soffusa non faceva altro che aumentare la curiosità. L’allestimento dalle grandi stampe in bianco e nero, i circa 400 tra libri, riviste e manifesti esposti, lo spazio creato per consultare alcune delle opere, faceva il resto e gratificava chinque avesse deciso di entrare a “dare una sbirciatina”.

México Ilustrado - Istituto Cervantes, Madrid

Sul maestoso Museo del Prado non ho in realtà molto da dire  se non che visitarlo e girovagare tra le opere spagnole e di molte altre nazioni europe, opere create tra il 1100 e il 1800 da acuni artisti tra i più grandi : Raffaello, Goya, Greco, Tiziano, Tintoretto, Rembrandt, Rubens, Velázquez… solo per fare alcuni nomi e portarvi a immaginare quel che vuol dire guardarsi intorno. Come probabilmente sapete se non siete nuovi su questo blog, prediligo altro tipo di arte, più recente, ma l’arricchimento che si trae guardando qualsiasi tipologia di arte è grande e coglierne l’opportunità è sempre un beneficio.

PALACIO VELÁZQUEZ, PALACIO DE CRISTAL e MUSEO NACIONAL CENTRO DE ARTE REINA SOFIA

Il Parque del Buen Retiro appare come incantevole labirinto di aiuole e piante e laghetti che offre una gradevole atmosfera di relax per chi vuole leggere, riflettere, camminare o fare jogging. Il parco “nasconde” al suo interno anche due strabilianti sorprese: il Palacio de Velázquez e il Palacio de Cristal.

Entrambe le strutture pare dipendano dal Museo Reina Sofia (tanto che visitarle prima dell’immenso centro d’arte dà diritto all’ingresso gratuito a quest’ultimo) e sono location ideali per esposizioni di artisti contemporanei tutti da scoprire, come la personale di Miralda, De gustibus non disputandum.

Interessantissima soprattutto la parte relativa all’archivio della foodcultura.

De gustibus non disputando by Miralda - Palacio Velàzquez, Madrid

Entrare (nuovamente) nel Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia è stata una rinnovata emozione, sempre uguale e sempre diversa: la collezione permanente – che, tra le altre, comprende Guernica di Pablo Picasso (l’opera in assoluto che mi crea più emozioni al mondo) – e le esposizioni temporane rapiscono completamente ogni appassionato o studioso di arte contemporanea. I corridoi e i saloni del museo contengono di tutto, anche ben 3 Merda d’Artista.

La mia scoperta al Reina Sofia è stato Hans-Peter Feldmann che, non conoscevo ed ho ribattezzato “il collezionista”: guardate le sue opere prima di chiedermi perché.

Hans-Peter Feldmann - Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid

Nuvole, scarpe, abiti, pane… ma anche fragole, prime pagine da tutto il mondo di quotidiani datati 12/09/2001, impronte… tutto è collezione, tutto è sapientemente connesso a mille significati captabili.

MUSEO THISSEN-BORNEMISZA e CAIXAFORUM

Impressionanti anche le collezioni e le esposizioni dei privati:

  • Il Museo Thissen-Bornemisza sembra un’estensione del Prado e del Reina Sofia fusi insieme: opere di qualsiasi periodo, di qualsiasi corrente artistica; opere di nomi che si crede di poter leggere solo sulle targhette dei musei nazionali… e parlo solo della collezione permanente.
    Le temporanee di inizio ottobre sfoggiavano nel programma il Ghirlandaio (che non ho visto) e Todo o Nada, la personale di Mario Testino che con le sue fotografie di vip e modelle è riuscito a descrivere bellezza ed emozioni penetranti.
  • La Caixa Forum non ha una collezione permanente, ma organizza delle mostre temporanee molto interessanti: io ho avuto occasione di vedere l’esposizione su Lorca e Dalì e un percorso sulla carriera di Fellini. Molto particolare l’edificio della CaixaForum dalle scale a chiocciola rettangolari e dai giochi di rampicanti che rendono opera d’arte anche un semplice muro.

Non credo che i ricordi di Madrid potranno nuovamente sbiadire, comunque non correrò il rischio e tornerò ancora ad ammirarla. E voi? Ci siete stati? Avete avuto esperienze simili alle mie o contrastanti? Sono curiosa! 🙂

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