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Un long week-end enogastronomico in Toscana

Per il ponte del 25 Aprile sono stata in Toscana con un gruppo di amici e abbiamo fatto un bel giro in van a Pienza e dintorni, nella regione famosa per la produzione vitivinicola, ma non solo…

Toscana - campagna

L’idea era quella di trascorrere tutti insieme uno spensierato week-end lungo godendo delle gioie che l’enogastronomia sa dare e, per esser certi di non avere brutte sorprese in fatto di “esperienze di gusto”, abbiamo deciso di andare in Toscana e, più precisamente, nei dintorni di Pienza: come previsto, abbiamo degustato vino buonissimo, mangiato pici [un tipo di pasta fresca tipica di quei luoghi] e crostini toscani a più non posso, goduto degli splendidi panorama campestri e riso moltissimo. Anche il meteo è stato alquanto clemente nonostante le avverse previsioni, dunque direi che è stata una mini-vacanza molto riuscita.

LOGISTICA: IL VAN

Visto che l’obiettivo era quello di trascorrere un po’ di tempo tutti insieme, per evitare di dividerci in più automobili durante i vari tragitti [e anche di passare metà del tempo fermi da qualche parte ad aspettare i dispersi 🙂 ], abbiamo pensato che poteva essere interessante prendere un van da 9 posti a noleggio: con poco più di 400 euro ci siamo assicurati un Mercedes Vito per l’intero fine settimana e con altre 90 euro di carburante Diesel ci siamo andati in giro per quasi 700 km.

Considerato il comfort, il divertimento, nonché la capienza del bagagliaio [che è sempre garanzia di buona risuscita di un viaggio in cui si visitano delle cantine! 😉 ] in rapporto alla spesa, si tratta di una scelta che consiglio vivamente a chi vuol trascorrere un week-end con gli amici girovagando.

LOGISTICA: IL PERNOTTO

Dopo un po’ di ricerche online e scambi di opinioni, dato lo spirito della vacanza, abbiamo optato per prenotare un agriturismo abbastanza vicino alle “tappe” più o meno pianificate del nostro viaggio, ma che ci permettesse di riempirci gli occhi della veduta sulle campagne toscane, tanto per cambiar completamente contesto e panorama rispetto a quello della nostra quotidianità.

Toscana - Podere Conte Ugo

La nostra scelta è ricaduta sull’agriturismo “Cacciamici & Conte Ugo”, composto da due splendidi casali posti uno a monte e uno a valle di una piccola collina vicino Pienza. Entrambe le proprietà sono organizzate in spaziosi appartamenti comprensivi di bagno e cucina, godono di panorama mozzafiato sulla valle e sono completamente circondati da spazi verdi attrezzati con gazebo, tavolini e sedie, nonché dotati – nel caso del podere Conte Ugo – di piscina e altalene per grandi e piccini. Non credo di dover aggiungere – ma lo faccio ugualmente – che svegliarsi lì è veramente rilassante, anche per chi come me non potrebbe mai non vivere in città. 😀

L’unico neo, per chi capita nel podere Conte Ugo, potrebbe essere il fatto che la colazione venga servita presso il podere Cacciamici, dunque essere predisposti a muoversi in auto o a fare dieci minuti di passeggiata. D’altra parte, con tutte le leccornie che vengono preparate per colazione, vi ritroverete ad apprezzare la passeggiata post-abbuffata, dato che non credo riuscirete a resistere allo yogurt e alle numerose torte fatte in casa che vi verranno proposte! 😉

PUPILLE & PAPILLE: CIBO E VINO

Essenzialmente il mio ponte del 25 Aprile in Toscana si è trasformato in tre giorni di continue colazioni, pranzi, aperitivi, cene e degustazioni. In particolare ho apprezzato molto la nostra gita a San Quirico d’Orcia dove, oltre al fatto che ad accoglierci abbiamo trovato una sfilata di splendide auto d’epoca, abbiamo partecipato all’“Orcia Wine Festival” che, a fronte del pagamento di 5 euro di biglietto, ci ha dotato di calice e permesso di prendere informazioni da ben 17 produttori locali di vino e olio, nonché di degustare tutto quello che attirasse la nostra curiosità: non nascondo che siamo usciti di lì molto felici [anche perché un po’ brilli 😛 ] e pieni di pacchi per gli acquisti fatti.

Toscana - Bagni Vignoli

Per quanto riguarda pranzi e cene in Toscana si ha l’imbarazzo della scelta [e io non saprei neppure elencare tutti i posti in cui ci siamo fermati a mangiare in tre giorni], ma in particolare vi consiglio di fare in modo di capitare vicino a Bagno Vignoli in tempo per il pranzo o per la cena perché all’“Osteria del Leone” potrete gustare i crostini toscani che al momento sono al top della mia classifica, dei fantastici pici all’amatriciana con guanciale di cinta senese dop e una fiorentina di chianina da leccarsi i baffi [anche per chi non li ha 😉 ]. Oltretutto il locale è molto accogliente ed è immerso in un contesto quasi “magico” – soprattutto la sera – vicino alle terme.

Per i crostini comunque mi sento anche di consigliarvi l’“Osteria del Cardinale” a San Quirico d’Orcia, mentre se preferiti i pici all’agliona ne ho assaggiati di ottimi “Al Chiaro di Luna” a Celle sul Rigo [via del Poggio, 6].

Se vi ho fatto venir fame e voglia di partire, fatemelo sapere! 😀

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Pupille & Papille – Cenone al QB

Per festeggiare il momento di passaggio tra il 2013 e il 2014, anziché il classico cenone, ho avuto l’opportunità di fare una vera e propria esperienza di gusto: un percorso di sapori unici, un connubio perfetto tra cibi e vini, accuratamente messo a punto ed elegantemente servito dallo staff del QB.

Il ristorante QB accoglie la propria clientela in un contesto intimo, dall’atmosfera avvolgente nonostante l’arredamento moderno e minimalista: contrasto che non è sempre facile creare dato che il bianco e il viola [i colori dell’interpor design del locale], se non sapientemente dosati, sono colori che rischiano di rendere l’ambiente freddo e distante.
Nel caso del QB, le forme geometriche del design della location vengono come “stemperate” e “ammorbidite” dall’assoluta cortesia del personale che all’impeccabile servizio mixa un tocco di informalità che sa di “casa”.

Mentre le pupille dei presenti girovagavano per la sala cercando di immagazzinare più dettagli possibili, le papille erano entusiasticamente introdotte al Cenone di Capodanno da un paio di ostriche e dalle bollicine di un Franciacorta Satin [Uberti]. Vista e gusto sono letteralmente impazziti di piacere già con i tre stupefacenti antipasti accompagnati da un meraviglioso Sauvignon [Felluga]:

  • Astice blu con patate viola, salsa di ricci di mare e tartufo bianco
  • Capesante scottate, foie gras e insalatina di coriandolo e pere
  • Petto e coscia di piccione farciti alle castagne, profumo di alloro e cream a di porcini secchi

A mio avviso, sapori e colori hanno toccato il proprio apice con i Cappelletti di anatra, salsa di pistacchi e grue di cacao “scortati” dal Lucignano Chianti Classico [Geografico], mentre ho provato un pizzico di delusione per le Fettuccine scampi, puntarelle e lonzardo croccante, ma forse dipendeva dal fatto che i cappelletti fossero di un così perfetto equilibrio di gusto da non lasciar spazio ad altro.

L’entusiasmo pieno è tornato comunque con il Trancio di tonno in foglia di bieda rossa, senape dolce e zenzero annaffiato con un avvolgente Tellus Syrah che ci ha condotto allo scoccare della mezzanotte e al brindisi in onore del nuovo anno condito da festante atmosfera e seguito da un tradizionale Cotechino con le lenticchie, di buon auspicio.

A seguire i dolci accompagnati dal Sospir Freisa: buono da lasciar stupiti il Sorbetto di ananas e crumble di mandorle e cacao, un po’ troppo “aggressiva” per i miei gusti la Mousse di gianduia al profumo di rose, glassa fondente e salsa al passion fruit.

Che dire? Impossibile non parlare di questa cena nonostante Capodanno sia passato da qualche giorno, troppo vivido il ricordo dei sapori e dell’elegante mise en place. Tornerò al QB… e vi consiglio di provarlo, qualora voleste coccolarvi e farvi coccolare da un’esperienza di ottima cucina.

Altre recensioni per Pupille & Papille

Master IED in Brand Management: il resoconto di Digital Branding

Venerdì si è tenuto l’evento “Digital Branding – How to share the (italian) lifestyle” organizzato dagli studenti della terza edizione del Master IED in Brand Management. Di seguito il resoconto, da parte mia “mille grazie” agli studenti, a chi ha partecipato in maniera “analogica” e chi lo ha fatto interagendo tramite i media digitali: ci siamo divertiti tutti, pare! 🙂

Dal comunicato stampa:

Gli studenti del Master IED in Brand Management 2013 hanno dato vita a uno stimolante confronto tra nuove e storiche realtà aziendali italiane, che si sono misurate con il tema del “Digital Branding – How to share the (italian) lifestile”. L’interazione con il pubblico in sala e online è stata un elemento chiave dell’evento.

Paolo Cuccia, Francesco Conticello, Enrico Giubertoni e Roberto Macina, oltre a diversi esponenti del mondo del Made in Italy. Questi i protagonisti del confronto, che si è concentrato sulle strategie di comunicazione digitale dei propri brand. Il dibattito e l’interazione con il pubblico sono stati moderati da Vincenzo Bernabei, coordinatore del master. Il digitale non è stato solo il tema di discussione dell’incontro, ma ha fornito anche gli strumenti pratici per favorire la partecipazione del pubblico online e offline: l’utilizzo dei social network, lo streaming via Twitter (con gli hashtag #MasterBrandManagement e #HootUpIed) e le foto postate su Instagram live hanno fornito ulteriori spunti di dibattito per gli ospiti in sala e hanno dato modo di interagire anche con gli utenti a distanza.

L’iniziativa si è aperta con i saluti di Laura Scamardì, coordinatrice del Dipartimento Master IED Roma, che si è complimentata con gli organizzatori e ha ringraziato gli ospiti presenti. La parola è poi passata ad Alessandra Colucci, coordinatrice del master, la quale ha presentato il corso e ha introdotto l’evento, che è parte integrante della didattica di quest’anno, per poi lasciare spazio agli ospiti. Vincenzo Bernabei ha voluto sottolineare che l’organizzazione dell’evento è stata gestita dagli studenti dell’edizione 2013, i quali hanno voluto porre l’attenzione sulle strategie di comunicazione del brand nel contesto della digitalizzazione globale, focalizzandosi sul settore del Made in Italy.

Oltre allo storytelling dell’evento su Storify,  di seguito una breve rassegna degli interventi dei relatori:

Enrico Giubertoni – HootSuite Ambassador
Imparare a gestire i social network con un approccio Learning by doing: HootSuite University e lo IED

L’Hootsuite Ambassador e blogger Enrico Giubertoni ha raccontato l’esperienza della prima collaborazione con gli studenti del Master IED in Brand Management, i quali hanno conseguito, quest’anno, la certificazione Hootsuite dopo aver seguito un ciclo di lezioni improntate al learning by doing, che hanno consentito di testare tutte le potenzialità di questa piattaforma di gestione dei social network, anche e soprattutto in relazione al brand management. “Non esiste scoperta, intuizione o apprendimento senza divertimento”: queste le linee guida seguite dall’ambassador per insegnare agli studenti le numerose funzionalità offerte dalla piattaforma Hootsuite.

Giubertoni ha poi spiegato nei dettagli il funzionamento della piattaforma, che se utilizzata all’interno di una strategia di branding permette di conoscere e assistere in tempo reale la community di riferimento, di ascoltare e archiviare le opinioni dei consumatori, di valutare il sentiment nei confronti della marca, e di intercettare i picchi di ascolto della community, in modo da diffondere i contenuti desiderati nel momento più opportuno. Hootsuite concede la possibilità di organizzare il lavoro in team di comunicatori addetti a diversi social media; tramite la piattaforma si possono anche collezionare dati e statistiche per costruire un’efficace servizio di CRM. Giubertoni ha sottolineato anche l’importanza del tool Hootlet, denominandolo “social radar”, in quanto si fonda su funzionalità innovative di geolocalizzazione.

“Un brand deve saper ascoltare e Hootsuite può essere il mezzo giusto per farlo!”: queste le parole di Giubertoni che, a conclusione del suo intervento, ha evidenziato come nell’attuale contesto iper-digitalizzato questa piattaforma divenga uno strumento fondamentale per la gestione simultanea di numerosi canali di comunicazione social.

Roberto Macina – Ceo e co-founder di Qurami
Qurami: l’app eliminacode

Roberto Macina, ingegnere informatico, è il giovane creatore di Qurami, un’applicazione “salta-fila”, nata nel 2011 dalla collaborazione con alcuni programmatori conosciuti durante il contest “Start Up Weekend” dell’anno precedente.
Macina ha raccontato la sua esperienza: la curiosità e la passione sono stati gli ingredienti fondamentali per risolvere una necessità esistente. L’applicazione nasce infatti per rispondere alla necessità di abbattere gli sprechi di tempo dovuti alle code.

Oltre ad esaltare in pubblico le caratteristiche salienti e le funzionalità della sua App, il giovane imprenditore ha evidenziato come con Qurami si è tentato di risolvere un problema quotidiano, offrendo la possibilità agli utenti di sbrigare altre faccende, risparmiando tempo prezioso. Oggi il marchio è attivo in molte città d’Italia, tra cui Roma e Milano (32.000 persone fanno la fila con Qurami solo a Roma), ma l’azienda ha già preso accordi con le amministrazioni di Londra e Parigi per delle future collaborazioni.

L’ingegnere ha voluto, infine, specificare che l’installazione di Qurami presso le strutture convenzionate non comporti nessun tipo di investimento per rimodernare i sistemi operativi degli sportelli aperti al pubblico. L’applicazione prevede infatti l’apporto di una semplice modifica nei software delle macchine, che viene eseguita direttamente dal personale del team di Macina.
Qurami è un prodotto nativo digitale che proprio per questo motivo adotta esclusivamente canali digital per le sue strategie di branding: dai social network ai blog, per finire con i banner e le inserzioni web.

Paolo Cuccia – Presidente di Gambero Rosso e di Flywers
Il bello e il buono nel digitale

Paolo Cuccia ha svolto la prima parte della sua importante carriera nel settore finanziario come top manager ed è oggi presidente di Gambero Rosso. Questa azienda parte dal settore dell’editoria, per ampliare la sua visibilità anche attraverso un canale SKY (canale 411), ha prodotto 19 guide culinarie ed è presente con 6 scuole sul territorio italiano e con 2 all’estero. Nel corso degli anni il Gambero Rosso è diventato uno degli enti più autorevoli per valutare e certificare l’eccellenza italiana e promuoverla nel mondo. Cuccia ha potuto così osservare nel tempo come l’alta qualità italiana, in termini di sapori e valori, sia spesso più apprezzata all’estero che nel nostro paese. “Peccato che noi italiani, – è stata la sua osservazione – non riusciamo a osservare i nostri prodotti con gli ‘occhi del sapore’ che hanno i nostri estimatori esteri.”

Spinto dalla fiducia nelle potenzialità del “brand Italia”, forte della sua esperienza di imprenditore e della sua conoscenza dell’Italian lifestyle, il Presidente del Gambero Rosso ha seguito e attivato diversi progetti di business online. Tra le sue attività ha menzionato Artribune, Tvinci e Flywers; progetti che puntano su contenuti, approfondimenti, e-commerce, dinamiche di sharing e di interazione, in una parola sul digital. Mentre Artribune nasce “per esaltare il bello e non solo il buono del nostro paese”, Tvinci ha l’ambizione di promuovere i prodotti tramite l’emozionalità, facendo leva sullo sviluppo della tv pay-per-view per conquistare il nuovo utente digitale. L’ultima scommessa di Paolo Cuccia è rappresentata dalla nuova creatura digitale Flywers, piattaforma che vuole dare la possibilità di “diventare editori di se stessi”.

Con Flywers si creano delle community più ordinate rispetto a quelle dei social; una piattaforma in cui la qualità funge da filtro di selezione per gli utenti. Flywers offre commenti e approfondimenti alle notizie stesse, partendo dal presupposto che il valore aggiunto della qualità debba essere pagato. Lo scopo è quello di favorire la formazione di piccole community di utenti che condividano un interesse o una passione e che siano disposti a versare piccole quote per ottenere informazioni corrette, aggiornate e di elevata qualità, ma anche per intrattenersi. Cuccia afferma che spesso i cambiamenti partono proprio da queste piccole nicchie di mercato e che noi italiani, anche nell’ambito digitale, dobbiamo cercare di valorizzare la qualità e l’eccellenza, sviluppando e promuovendo il nostro stile di vita distintivo.

Francesco Conticello – Head of Communication di Next
La comunicazione digitale negli eventi: digital opportunity

Francesco Conticello, responsabile area eventi presso Next Spa, ha voluto approfondire durante il suo intervento le potenzialità che il digitale può offrire al settore dell’organizzazione eventi e le difficoltà che una grande agenzia può incontrare nel relazionarsi con i grandi clienti italiani e stranieri, con i quali interagisce quotidianamente.
Next Spa è oggi una holding che ha sedi a Roma, Milano, Barcellona e in Turchia. Tra poco aprirà la sua sede a San Paolo, in Brasile, perché convinta delle potenzialità di questo nuovo mercato.

Conticello ha in breve raccontato come i grandi clienti italiani, che rientrano nel portfolio di Next Spa, siano spesso restii all’inserimento di forme di comunicazione troppo incentrate sul digitale, nello specifico settore dell’organizzazione eventi. Questa riluttanza, secondo la sua esperienza e testimonianza, si presenta in forma decisamente ridotta all’estero e in particolare negli USA, dove i mezzi offerti dal digitale sono da tempo stati integrati nella complessa macchina dell’organizzazione eventi.

La dinamica del face to face è una delle peculiarità del settore eventi, che difficilmente si può riproporre tramite gli strumenti digital. Tuttavia le potenzialità dei mezzi a disposizione oggi possono dare luogo a una nuova visione dell’evento stesso: tramite i social, le app e i mille canali disponibili, sarebbe possibile realizzare e gestire eventi con invitati da tutto il mondo, o anche solo coordinare un’ingente quantità di ospiti nella stessa città.
Il messaggio che Conticello ha lanciato è in parte critico: l’inserimento del digital nel settore eventi non ha sortito gli effetti rivoluzionari raggiunti negli altri settori della comunicazione di brand e la motivazione può risiedere nella difficoltà di accettare il ribaltamento delle dinamiche convenzionali seguite dal settore stesso.

Massimiliano Vichi – Birra+

L’exploit della birra artigianale nel nostro paese è essenzialmente legato alla diffusione dei social. Fino a qualche anno fa era molto difficile mettersi in contatto con i piccoli produttori locali (sia italiani che esteri), mentre ora esiste una vera e propria rete che facilita il confronto, lo scambio di esperienze e, in definitiva, l’evoluzione culturale complessiva. Al di là del giudizio personale che ciascuno di noi può dare sulle tecnologie digitali, insomma, si può affermare senza alcun dubbio che se il gap tra l’Italia e Paesi da sempre leader nella produzione birraia (come per esempio la Germania, l’Inghilterra e il Belgio) si sta riducendo è proprio grazie al web e al mobile. Questa la testimonianza di Massimiliano Vichi di Birra+, birrificio artigianale che oltre a condividere la propria esperienza con il pubblico dell’evento, ha offerto a tutti un “analogico” assaggio del proprio prodotto durante il buffet.

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Altro sul Master IED in Brand Management e sulle mie docenze

Digital Branding: i dettagli dell’evento del Master IED in Brand Management [8 Novembre]

All’8 novembre 2013 manca poco e quindi colgo l’occasione per ricordarvi l’appuntamento con “Digital Branding – How to share the (italian) lifestyle”, l’iniziativa promossa dagli studenti del Master IED in Brand Management che si terrà in tale data a partire dalle ore 16.00 presso l’Aula Magna IED di Via Casilina n° 47/57 a Roma. Oltre al memo, alcune anticipazioni sui contenuti e duo protagonisti dell’evento.

Dal comunicato stampa:

Digital Branding - How to share the italian lifestyleL’incontro avrà luogo per favorire il confronto tra brand italiani e alcuni importanti attori del mondo digitale. Protagoniste del dibattito le esperienze di aziende che ricercano nuove soluzioni per comunicare la marca e i suoi valori, in un panorama caratterizzato dall’impatto delle tecnologie digitali sui mercati e dalle scelte degli utenti-consumer.

Al tavolo siederanno esponenti del settore che si distinguono per aver implementato all’interno dei propri business le peculiarità offerte dal digital, realizzando idee innovative e coerenti con le richieste dei prosumer contemporanei. Il dibattito permetterà un approfondimento sulle modalità di costruzione di un prodotto digitale coerente con le proprie strategie di brand.

La giornata si aprirà con i saluti di benvenuto di Antonio Venece (School Manager IED Roma) a cui seguirà la presentazione del Master in Brand Management da parte della coordinatrice Alessandra Colucci.
Di seguito gli interventi e i profili dei protagonisti.

Paolo Cuccia – Presidente di Gambero Rosso e di Flywers
Il bello e il buono nel digitale

Paolo Cuccia, dirigente d’azienda italiano con esperienze in diversi settori, ha alle sue spalle un percorso professionale che lo ha condotto ai vertici del management europeo, e che attualmente lo vede impegnato nel settore del food, della cultura e dell’editoria con la presidenza di Gambero Rosso e Artribune. Da pochi mesi, con la start up Flywers, piattaforma a pagamento che raccoglie contenuti di alta qualità consentendo all’utente di creare un palinsesto digitale personalizzato, sta applicando le sue competenze anche all’universo digital. Nel suo intervento ci racconterà come è arrivato ad affrontare questa nuova sfida, seguendo il filo rosso dell’eccellenza che guida la sua carriera sin dagli esordi.

Edoardo Narduzzi – Presidente TechEdge e amministratore delegato di Flywers
Il digitale tra start up innovative e wine economics

Edoardo Narduzzi è presidente di TechEdge, azienda che opera in campo internazionale nelle tecnologie a supporto dei processi aziendali e da anni è impegnato nella creazione di imprese innovative dell’Information Technology e dei servizi. Ha scritto vari saggi e collabora con ItaliaOggi, MilanoFinanza, Il Foglio e GamberoRosso. Più recentemente si è anche interessato di wine economics ed enviromental economics. Nel suo intervento racconterà della funzione fondamentale della digitalizzazione nel mondo delle start up, e di come quest’ultima crei enormi opportunità per imprese che puntano sull’innovazione e che adottano strategie di branding e di marketing che ne sappiano sfruttare i vantaggi. Un corretto utilizzo degli strumenti digitali consente infatti una buona razionalizzazione dei costi, elemento fondamentale soprattutto nelle fasi iniziali della creazione di un’impresa.

Enrico Giubertoni – HootSuite Ambassador
Imparare a gestire i social network con un approccio Learning by doing: HootSuite University e lo IED

Enrico Giubertoni è consulente specializzato nel Social media marketing, nella gestione di campagne pubblicitarie PPC e nella SMO. Dal 2012 è HootSuite Ambassador per l’Italia. Pubblicista e blogger (buzzes.eu), è docente di Social Media Marketing, Search Engine Marketing e Social Media Optimization in master specialistici e scuole di formazione manageriale. Tramite la collaborazione tra HootSuite University e IED, gli studenti del Master IED in Brand Management hanno imparato a rendere efficaci le attività di social media marketing e di community management attraverso HootSuite. Un percorso didattico finalizzato alla HootSuite Certification, che – attraverso un approccio Learing by Doing – ha permesso loro di comprendere come creare engagement, misurare gli impatti della loro comunicazione tramite le funzioni di monitoraggio di HootSuite e utilizzare i social network all’interno di una organizzazione tramite le funzioni di Team Management.

Francesco Conticello – Head of Communication di Next
La comunicazione digitale negli eventi: digital opportunity

Laureato in Giurisprudenza, ha due master in comunicazione strategica e d’impresa ed è attualmente direttore della comunicazione e di produzione di Gruppo Next, tra le prime agenzie in Italia e in Europa per ideazione e creazione di eventi e convention, viaggi incentive e marketing. La sua formazione culturale inizia all’estero, in Svizzera, a Ginevra presso il WWF International in qualità di Coordinator of fundraising and marketing Europe e prosegue in Nicaragua, sempre nel terzo settore, al CISP Intenational. Nel 2002 rientra in Italia, a Milano dove viene chiamato da Methodos Spa, società di consulenza di direzione nel supporto ai processi di change. L’intervento di Francesco Conticello sarà incentrato sul digital lifestyle e sul suo impatto sul mondo degli eventi, la cui gestione è stata totalmente stravolta dalla digitalizzazione. Dalla promozione degli eventi che attualmente passa soprattutto attraverso i social, alle nuove “digital opportunity”, passando per la nuova frontiera degli eventi digitali.

Roberto Macina – Ceo e co-founder di Qurami
Qurami: l’app eliminacode

Roberto Macina, 29enne laureato in ingegneria informatica, è oggi Lecturer presso la LUISS sul tema del Digital Business. Talmente stufo di aspettare in fila che fonda la sua startup, orientata a risolvere questo problema tramite tecnologia mobile. Qurami è il nome dell’App e dell’omonima azienda di cui è fondatore e CEO. Durante l il suo intervento ci illustrerà come ha avuto l’idea di risolvere un problema noto a tutti noi italiani e come ha pensato di comunicare il proprio servizio sul mercato, facendo leva esclusivamente su mezzi online e interattivi. Inoltre, Macina ci parlerà di come la sua passione per l’informatica lo abbia portato a svolgere determinati studi e a intraprendere, dopo alcune esperienze di lavoro nel settore (presso Telecom), la strada imprenditoriale, facendo del digital la risorsa primaria del servizio che offre Qurami. Infine, ci farà capire come riesce a gestire tutti i suoi dipendenti e collaboratori tramite servizi e software online, incontrandosi face to face solo con i suoi clienti. Il suo brand nasce nel mondo digital, lavora online e comunica a utenti tramite l’etere.

La discussione sarà moderata da Vincenzo Bernabei, coordinatore del Master IED in Brand Management.
L’evento fungerà anche da occasione di presentazione per nuove realtà aziendali e start up che hanno costruito in maniera innovativa e fortemente distintiva le proprie strategie di branding. In questo contesto si inserisce la testimonianza di Valerio Munzi di Birra+ che, a conclusione dell’evento, offrirà ai partecipanti la propria birra artigianale da accompagnare al buffet.
L’evento potrà essere seguito anche attraverso gli hashtag #MasterBrandManagement #HootUpIED.

In breve:
Cosa: Digital Branding – How to share the (Italian) lifestyle
Quando: Venerdì 8 Novembre 2013 – ore 16.00
Dove: Aula Magna IED – Via Casilina 47/57 (Roma)
Chi: Ingresso libero

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Digital Branding: riflessioni su marche e lifestyle al Master IED in Brand Management [evento 8 Novembre]

Siamo giunti all’ormai consueto incontro che gli studenti del Master IED in Brand Management organizzano ogni anno, da un lato per mettere in pratica alcune delle competenze apprese, dall’altra per aver l’opportunità di riflettere su un argomento specifico insieme a brand ed esperti. Quest’anno il tema riguarda il “Digital Branding – How to share the (Italian) lifestyle” e venerdì 8 novembre ne discuteremo a partire dalle 16 nell’Aula Magna di IED Master insieme a marche note e start up innovative. Vi aspettiamo! 🙂

Dal comunicato stampa:

Digital Branding - evento Master IED in Brand ManagementVenerdì 8 Novembre 2013 gli studenti della terza edizione del Master IED in Brand Management promuovono “Digital Branding – How to share the (Italian) lifestyle”, un’occasione di incontro tra brand Made in Italy e attori dell’universo digital.

In una prospettiva di condivisione di conoscenze e strategie, l’evento si propone come momento di riflessione sui nuovi lifestyle determinati dall’impatto della digitalizzazione sulle modalità di consumo e sulle strategie di marca.
Come comunicano i brand e di quali strumenti dispongono per raccontarsi? In che modo si possono esprimere i valori aziendali e di marca attraverso le piattaforme digitali? Cosa orienta le nostre scelte di consumo nell’era digitale?
Su questi temi si confronteranno imprenditori e professionisti di alto livello afferenti ai settori food&beverage, editoria, comunicazione, eventi, nuove tecnologie, fashion design e servizi.

PROGRAMMA

Saluti di Antonio Venece, School Manager IED Roma
Introduzione di Alessandra Colucci, Coordinatrice del Master IED in Brand Management

Intervengono:
Paolo Cuccia – Presidente di Gambero Rosso Holding e di Flywers
Edoardo Narduzzi – Presidente TechEdge e AD di Flywers
Enrico Giubertoni – HootSuite Ambassador
Francesco Conticello – Head of Communication di Next
Roberto Macina –  CEO e co-founder di Qurami

Modera la discussione Vincenzo Bernabei, Coordinatore del Master IED in Brand Management

Durante l’incontro verranno presentate testimonianze ed esperienze di start up e realtà aziendali che hanno integrato in modo innovativo dinamiche analogiche e digital nello sviluppo delle proprie strategie di branding:

Valerio Munzi – Birra+
Mary Palomba – Maison Academia

Sulla scia delle passate edizioni del Master in Brand Management, IED Roma auspica una grande partecipazione di pubblico come di consueto, per un incontro all’insegna della creatività e del confronto.
A conclusione dell’evento saranno offerti degli appetizer con degustazione di birra artigianale prodotta dallo sponsor Birra+.
L’evento potrà essere seguito anche attraverso gli hashtag #MasterBrandManagement #HootUpIED

In breve:
Cosa: Digital Branding – How to share the (Italian) lifestyle
Quando: Venerdì 8 Novembre 2013 – ore 16.00
Dove: Aula Magna IED – Via Casilina 47/57 (Roma)
Chi: Ingresso libero

Per info e iscrizioni riguardo la prossima edizione del master:
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Bordeaux parte 2 – In assetto da turista: l’arte e l’arte del vino

La mia vacanza a Bordeaux non è stata solo una lunga degustazione senza fine di cibo e vino come appare dal mio post precedente. Ho anche approfondito il rapporto tra l’arte del vino e l’arte contemporanea nonché visitato ogni singolo museo, mostra e luogo d’interesse della città e dei suoi dintorni.
Ecco la seconda delle tre parti del mio racconto di viaggio.

Il punto informazioni turistiche di Bordeaux funziona alquanto bene ed è veramente molto attivo nella promozione della città e del territorio circostante: ogni giorno partono visite guidate a piedi o su varia altri mezzi di trasporto per conoscere la città insieme a una guida esperta e vengono organizzati una serie infinita di brevi tour nei dintorni di Bordeaux della durata di mezza giornata o una giornata  intera per la maggior parte orbitanti intorno al “mondo del vino”.

Musée du vin e du négoce – 41, rue Borie

Se ne volete saperne di più sulla storia dei vini di Bordeaux prima di imbarcarvi in uno dei tour organizzati, non potete perdervi la visita al Musée du vin e du négoce all’interno del Courtier Royal de Louis XV, cantine a volta costruite nel 1720 in cui viene ricreato il lavoro dei mastri bottai e il lavoro di conservazione del vino in barrique dei commercianti del XIX secolo.

Tale luogo è intriso, oltre che dell’odore del vino, di uno storytelling un po’ “vintage” [le tecnologie non sono di certo il fiore all’occhiello del museo], ma veramente curioso e gradevole. Numerosi i reperti storici che hanno attratto la mia attenzione: oltre ai vari e sorprendenti arnesi degli artigiani, ho trovato veramente interessanti i libri mastri del commercio dei vini molto simili a grandi fogli excell creati da abili “amanuensi”, le ricostruzioni dei lunghi viaggi intorno al mondo per diffondere il consumo del vino locale, la spiegazione di come venissero preparati e organizzati i carichi delle grandi navi e – soprattutto – la narrazione delle prime “azioni di marketing” dell’epoca [una su tutte: Louis Gaspard d’Estournel lanciò il vino “retour de l’Indie”, ovvero vino fatto invecchiare più velocemente mandandolo in giro per il mondo – in India, appunto – grazie all’azione del rollìo delle navi in modo che fosse pronto già al suo ritorno a Bordeaux. Non lo trovate folle quanto geniale?].

Bordeaux - Musée du vin e du négoce [utensili da bottaio] © Alessandra Colucci Bordeaux - Musée du vin e du négoce [libro mastro] © Alessandra Colucci Bordeaux - Musée du vin e du négoce [dettaglio libro mastro] © Alessandra Colucci Bordeaux - Musée du vin e du négoce [azioni di marketing] © Alessandra Colucci

Entrata: 5 euro
Entrata completa di degustazione: 7 euro

Art et Vin, Itineraire d’un amateur in Médoc – itinerante

Dopo aver visitato il museo la voglia di fare un giro per i vigneti e le cantine di Bordeaux era ormai una certezza, ma per non rischiare eccessivi tecnicismi che si sarebbero trasformati in principi di noia, abbiamo preferito scegliere uno degli itinerari “misti”, ovviamente quello che metteva assieme il vino con l’arte contemporanea.

Bordeaux - Chateaux d'Arsac © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [vigneto] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [calici] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [panorama] © Alessandra Colucci Bordeaux et Médoc © Alessandra Colucci

Costo del tour compreso di pranzo e degustazioni: 80 euro/persona

Le nostre tappe sono state:

1. Château d’Arsac

Dimora circondata da vigneti a perdita d’occhio costruita nel XII secolo e poi andata quasi completamente distrutta nella rivoluzione del XVIII secolo, ha riacquistato il suo splendore nella seconda metà degli anni ’80 grazie a Philippe Raoux, uomo di notevole audacia che ha rilevato la proprietà, l’ha trasformata in una galleria d’arte all’aperto che produce uno dei migliori vini Margaux della zona.

Sin da prima di metter piede nella proprietà, è l’arte contemporanea ad accogliere il visitatore grazie alle tre sculture che spiccano tra i filari della vigna che segue la strada per raggiungere l’entrata dello château: “Skywatcher” di Rotraut Klein Moquay (1938), “Le Pot Rouge” di Jean-Pierre Raynaud (1939) e “Le Pouce” di César Baldaccini (1921). Tre opere che inneggiano al sole, alla terra e al lavoro, le tre cose necessarie e irrinunciabili per l’ottenimento di un vino eccellente.

Oltre a queste tre prime opere [difficile ottenerne un buono scatto dal bus], lo spazio intorno alla splendida villa dal tetto ricostruito in vetro color ardesia trasparente [deve essere uno spettacolo visto dall’interno!] è organizzato come un giardino all’inglese all’interno del quale, al posto delle riproduzioni di statue e templi dell’arte classica, è possibile ammirare una serie di istallazioni contemporanee di grande pregio. Le mie preferite sono state: “Les Ailes de le Terre” un gioco a vento di Susumu Shingu (1937), “La Chevêtre” e “La Déjetée” di Bernard Pages (1940), “La Fontaine aux Oiseaux” di Jean-Michel Folon (1934). Emozioni impagabili!

Bordeaux - Chateaux d'Arsac [Le Pot Rouge di Jean-Pierre Raynaud] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [Les Ailes del la Terre di Susumu Shingu] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [La Chevetre di Bernerd Pages] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [La Déjetèe di Bernerd Pages] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux d'Arsac [La Fontaine aux Oiseaux di Jean-Michel Folon] © Alessandra Colucci

Degustazione: Cru Bourgeois Château d’Arsac Margaux del 2009

2. Château Lynch-Bages

Il secondo château era l’unico del nostro tour ad avere un vero e proprio museo d’impresa, dunque, oltre a fare il giro degli impianti attuali per capire tutte le fasi della vinificazione, abbiamo potuto comprendere quanto considerevole fosse stato il salto tecnologico iniziato negli anni ’60 dal’azienda e quanto considerevolmente fossero cambiati i macchinari e le lavorazioni necessarie. All’interno del museo il passato si sovrapponeva al presente grazie all’esposizione della personale di Emilio Perez dal titolo “Perpetual Motion”… e il movimento, all’interno dei suoi quadri, di sicuro non manca!

La mostra non mi ha entusiasmato più di tanto in quanto le tele di Perez – a mio avviso – si somigliano troppo tra loro per farsi apprezzare del tutto quando presenti tutte insieme, mentre la visita all’area museale a seguito a quella ai nuovi impianti è stata veramente interessante: grazie anche alla simpatia e all’abilità di narratrice della guida, è stato molto divertente scoprire e mettere a confronto le tecniche vecchie e nuove per produrre vino.

Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [dalla botte alla bottiglia] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [botte] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [pressa] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [Perpetual Motion di Emilio Perez] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateaux Lynch-Bage [Like it is di Emilio Perez] © Alessandra Colucci

Durante l’ottimo pranzo tutto a base di anatra consumato nel Café Lavinal, delizioso punto di ristoro del piccolo borgo di Bages, abbiamo pasteggiato con un veramente ottimo Château Lynch-Bages Grand Cru Classé Pauillac.

Ufficio del turismo di Pauillac

L’ufficio del turismo di Pauillac è un luogo singolare: non un semplice locale pieno di cartine e depliant come la maggior parte dei punti informazione, bensì un mix tra un museo, una vineria, un negozio di gadget e un’agenzia turistica: il risultato era curioso e accattivante. Lì si organizza ogni anno l’esposizione “Spirit of Pauillac” in cui un artista emergente della zona viene chiamato ad esprimere la sua creatività in relazione alle sue origini e al suo territorio.

L’artista di cui ho potuto osservare le opere è Julien Diez, ventottenne originario di Bordeaux che in vari modi ha cercato di comunicare la spersonalizzazione che porta il vivere nelle aree ai margini dei centri urbani [lo fa raffigurando le persone senza volto delle periferie], la ricerca d’identità che va fatta a partire dalla terra nella quale ci si deve poter rispecchiare e riconoscere [la neve che ha coperto i vigneti diviene specchio che riflette l’immagine del visitatore, nelle sue foto stampate su metallo], l’importanza della qualità e del rispetto del valori della terra da parte dei produttori di vino [grazie alle sue bottiglie protette da una campana di vetro]. Lavoro apprezzabile.

Bordeaux - Spirit of Pauillac [Julien Diez | sobborghi] © Alessandra Colucci Bordeaux - Spirit of Pauillac [Julien Diez | vigneti] © Alessandra Colucci Bordeaux - Spirit of Pauillac [Julien Diez | bottiglia] © Alessandra Colucci Bordeaux - Perles du Médoc © Alessandra Colucci

Degustazione: Perles du Médoc Mademoiselle de Margaux [uva passa ricorperta di cioccolato: niente vino, stavolta, ma ugualmente godurioso! 😉 ]

3. Château Lagrange

L’ultima tappa è stata la meno entusiasmante dal punto di vista sia artistico che della visita in generale, ma ogni malumore è passato al momento della degustazione di ben tre vini delle loro cantine [così abbiam chiuso in bellezza! 🙂 ]. In quanto a oggetti d’arte il focus doveva essere un quadro di Jules Breton raffigurante uno dei meravigliosi panorama della proprità affollato di gente al lavoro durante la vendemmia, ma in realtà il quadro si è rivelato essere una copia e devo dire neanche troppo affascinante: meglio osservare le simmetrie dei “filari” di botti allineate, le fotografie lungo i corridoi e le belle sale da degustazione. 😉

Bordeaux - Chateau Lagrange [Jules Breton] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [vendemmia] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [artigianalità] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [vino] © Alessandra Colucci

Bordeaux - Chateau Lagrange [cantine] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [botti] © Alessandra Colucci Bordeaux - Chateau Lagrange [sala degustazione] © Alessandra Colucci

Degustazione: Les Arums de Lagrange Bordeaux del 2011 (bianco); Château Lagrange Saint-Julien 2004 (rosso); Les Fiefs de Lagrange Sait-Julien 2005 (rosso)

Della mia settimana a Bordeaux vi ho raccontato dove ho alloggiato, dove ho mangiato e come ho approfondito la mia conoscenza sul rapporto tra arte e vigneti, ma durante le mie kilometriche passeggiate ho visto e scoperto molto altro: leggetelo venerdì nell’ultima puntata! 😉

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Pupille & Papille – A cena al “Cenacolo del Pescatore” [Firenze]

Lo scorso week-end sono stata a Firenze per tenere delle lezioni di Brand Management al Master IED in Marketing Territoriale e, guidata da Ilaria Legato, ho avuto modo di trasformare i miei pasti in vere e proprie esperienze enogastronomiche. Quella che mi ha in particolare arricchito è stata la degustazione dei piatti del Cenacolo del Pescatore, ristorante specializzato in cucina di pesce “giapponetana” [mix tra la sapienza giapponese e i sapori napoletani] in Borgo Ognissanti n° 68 rosso, a due passi dal Lungo Arno.

Dall’esterno il Cenacolo del Pescatore appare un po’ scostante, con il suo grande e pesante portone chiuso che gli conferisce un alone di mistero difficile da interpretare, ma oltre la soglia un avvolgente calore pervade ogni cosa: il lusso degli arredi è tanto ricercato quanto discreto, adatto all’abito da sera come a una mise casual; le luci soffuse, i lampadari a candelabro, le opere d’arte in mostra, le forme e le nuance rendono allegramente sussurrata l’atmosfera; la gaia cortesia del personale, impeccabilmente elegante e sorridente, contribuisce al relax del cliente neanche si fosse entrati in una SPA.

Cenacolo del Pescatore [Firenze] - ©Alessandra Colucci

In questo contesto splendidamente ovattato ci si accomoda a uno dei tondi tavoli e ci si prende del tempo per leggere il rotolo di pergamena su cui è riportato il menu, piacevolmente disperati dal dover fare una scelta. Ma per ridurre ancora una volta al minimo lo stress, se pur positivo, il Cenacolo propone due soluzioni: il “viaggio in tre portate” e il “viaggio in cinque portate”, ovvero due possibilità di degustazione, ovviamente a sorpresa [occorre solo comunicare se c’è qualcosa che si preferisce non mangiare].
La degustazione al Cenacolo del Pescatore non è un “viaggio” solo per retorica, è un’esperienza totalizzante vissuta in una dimensione parallela in cui palato e sguardo si perdono in un mix di sperimentazione e tradizione che lascia strabiliati.

Il mio “viaggio in cinque portate” è iniziato dall’attesa: può sembrare sconcertante, ma è così. Insieme all’acqua naturale e al Rosè Messidoro delle Fattorie di Piazzano, scelti per “innaffiare” la cena, aspettando che i piatti fossero pronti, è stato servito un delizioso “Gambero Filato” dall’aspetto simile a un piccolo fuoco d’artificio fritto e uno shot colmo di “Vellutata di Carciofi” dal sapore così intenso da far riflettere, resa ancora più interessante grazie al petalo di carciofo croccante che vi era stato posto nel mezzo.

Il viaggio vero e proprio è iniziato successivamente e mi ha fatto comprendere come doveva sentirsi Alice appena approdata nel Paese delle Meraviglie:

  1. Polpo e Patate > da magiare assolutamente da sinistra a destra come consigliato dal maitre poiché composto da tre tranci di polpo cotti in tre modi differenti [al vapore, alla brace e fritto] e adagiati su un cucchiaio di purè di patate
  2. Fave e Pecorino > due versioni creative del tradizionale piatto: vellutata di fave con gelato di pecorino il cui costrasto caldo/freddo è stato illuminante e gelato di fave con fonduta fredda di pecorino, come in un viaggio andata e ritorno
  3. Gnocchetti Neri in Sauté di Vongole e Bottarga > un primo piatto in cui il deciso sapore del mare creava un tale positivo sconcerto da creare confusione tra realtà e memorie [forse a causa delle estati della mia infanzia in cui si magiava pesce appena pescato arrostito sulla brace direttamente in spiaggia… e sprigionava un odore di mare indimenticabile]
  4. Astice alla Catalana e Panzanella Toscana > divino nella sua semplicità, unione di culture e incrocio di sapori densi
  5. Cheese Cake di Caprino al Mandarino > un dolce un po’ aggressivo, ma gustosissimo e ingentilito dall’aroma di mandarino

Non credo di poter aggiungere altro, è difficile descrivere cosa si provi mentre si masticano e assaporano tali delizie, ovvero come ci si senta dopo. Posso solo dire che è uno dei casi in cui mangiare arricchisce e amplia la propria visione della realtà.

P.S. purtroppo il sito web del Cenacolo del Pescatore non rende giustizia né alla location, né alla sua cucina. Prendetelo solo come fonte di informazioni.

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