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Castello di Volognano: rebranding e presentazione del marchio

Sono orgogliosa di dire che, insieme a Vincenzo Bernabei, mi sono occupata del rebranding di Volognano, un bellissimo borgo dell’area del Chianti Colli Fiorentini, vicino a Rignano sull’Arno e a soli 16 km da Firenze. La proprietà comprende un meraviglioso castello trasformato di recente in struttura ricettiva, una location per eventi ricavata dalla antiche cantine e 200 ettari di vigneti e uliveti da cui vengono ricavati ottimi vini e olio extra vergine di oliva.

Volognano - panorama

Nel restyling dell’identità di marca di Volognano, ho curato l’analisi di branding, dei target, del mercato di riferimento e dei suoi trend attuali. Successivamente sono stata coinvolta nella definizione del nuovo assetto valoriale di brand e dunque nella creazione del marchio e del coordinato. Infine mi sono occupata della strutturazione del nuovo sito in doppia lingua [italiano e inglese] attraverso il quale viene presentata la variegata offerta di Volognano.

Volognano permette di personalizzare la propria esperienza di viaggio grazie ai molteplici ambiti a cui ha associato la propria attività:

Nell’arco della sua lunga storia, Volognano è stato sempre un affascinante crocevia dalla posizione strategica [tanto affascinante da attrarre e ospitare tra le sue mura personalità del calibro di Gioacchino Rossini, Giosuè Carducci ed Enrico Fermi], data da un lato dalla sua vicinanza a Firenze e dall’altro dal suo essere punto di osservazione dominante sulle terre circostanti. La sua vocazione di terreno di incrocio e di incontro attraverso le varie epoche non sembra essersi mai eclissata.

Volognano - logoIl marchio è stato studiato per rappresentare l’identità di brand del Castello di Volognano garantendone la sintesi visiva dei valori e un’alta carica metaforica. Il simbolo, infatti, rappresenta iconicamente un singolo dettaglio del Castello: i merli della torre. Tale dettaglio permette di rimandare visivamente a tutto il complesso di Volognano – dunque alla sua territorialità e al suo heritage – e al contempo ricordare la sua antica e moderna funzione di punto d’incontro.

I merli della torre sono infatti rappresentati in modo da poter essere anche interpretati come ponte, un elemento di connessione tra le apparenti contraddizioni che convivono nella struttura: antico e moderno, cultura e relax, città e campagna, il suo essere sofisticato con il suo essere rustico.

Tale marchio viene completato da un logotipo dalla font bastoni snella e “ariosa”, capace di attribuire al marchio nel suo complesso una certa grazia ed eleganza, a tratti stilosa a tratti semplicemente leggiadra. Il lettering “Volognano” rimanda dunque direttamente all’esperienza completa della vita del borgo, tra rimandi storici e una notevole dose di comfort.

Al marchio è stata aggiunta la tag-line “live • taste • learn”. Tale tag-line si presta a mettere in evidenza le caratteristiche dell’offerta del Castello di Volognano e tutti e tre i termini selezionati ne sottolineano l’esperienzialità:

  • “live” è il termine a testimonianza delle possibilità di alloggio ed esplorazione di territori e città circostanti
  • “taste” appare come riferimento a degustazioni, pasti e percorsi enogastronomici di cui è possibile divenire protagonisti frequentando la struttura
  • “learn” va a coprire non solo la parte di apprendimento indissolubilmente legata a qualsiasi tipologia di viaggio e di turismo, ma anche specifiche attività di formazione organizzate nei vari locali del complesso

Infine, al marchio Volognano è stato associata una nuance rosa antico, colore che ricorda quello delle mura del Castello, ha in sé il calore delle tonalità di terra, il riferimento al passato e riporta a un’atmosfera accogliente, avvolgente, rilassante. A questo può essere alternato l’uso del grigio scuro, di rimando a un lusso [solitamente rappresentato dal nero] sobrio e senza eccessi, istituzionale quanto contemplativo, forte elemento di attrazione sia per gli occhi che per i pensieri.

Non vi fa venir voglia di passarci un week end? Per approfondire vi consiglio di visitare il sito.

Firenze ha un nuovo marchio… forse

La scorsa settimana è stato decretato il vincitore del concorso per la definizione del nuovo marchio di Firenze che non ha mancato di suscitare polemiche e che “non fa impazzire” neppure il vice-sindaco Dario Nardella. Nonostante tale marchio sia sicuramente migliore di quello di Roma, pare non sia sicuro il suo futuro utilizzo per identificare il brand della nota città… io sinceramente lo spero!

PREMESSE
Innanzitutto devo premettere che i concorsi per arrivare a definire un qualcosa di così importante come un marchio mi lasciano sempre un po’ basita: un marchio ha necessità di essere la sintesi visiva dell’universo valoriale di un brand [la marca, infatti non corrisponde solo a questo elemento, ma alle percezioni che derivano da tutti gli strumenti comunicativi di un soggetto, dalla sua storia, dalle sue caratteristiche produttive e valoriali, dal rapporto con il proprio contesto…].

Tale sintesi ritengo che non si possa ottenere senza portare precedentemente a termine un’accurata analisi del soggetto che il marchio dovrà rappresentare, del suo mercato o contesto di riferimento, degli obiettivi che si propone di raggiungere nel tempo, della sua vision e dei valori che si propone di incarnare, nonché delle possibili situazioni di utilizzo e declinazioni del marchio stesso.

Dubito fortemente che questo lavoro sia portato a compimento da chi mette a punto un marchio per un concorso: si tratta di un lavoro lungo, che comporta un gran dispendio di energie e di tempo e che senza la certezza di una retribuzione sarebbe arduo da sostenere.

IL MARCHIO DI FIRENZE

Il marchio vincitore del concorso è composto dalla parola “FIRENZE” scritta in cinque lingue, le prime quattro compongono le altrettante righe di testo del logotipo, la quinta – l’italiano – viene resa visibile evidenziando “in grassetto” due lettere per ogni riga di testo. Il tutto può essere inserito in un quadrato e può presentarsi in rosso su fondo bianco o viceversa, oltre che nelle versioni in bianco e nero.

Firenze - nuovo marchio

Se da un lato è quantomeno encomiabile – dato quanto successo a Roma – che tecnicamente al marchio di Firenze si possa far riferimento chiamandolo “marchio”  poiché sicuramente vettoriale [dunque non una sorta di illustrazione quasi irriproducibile], dall’altra parte non si può non notarequalcuno lo ha già fattoche lo stesso somigli terribilmente a quello della città di Praga.

E qualora tale elemento non apparisse abbastanza grave, a questo si deve aggiungere che la connessione con il brand fiorentino pare essere veramente blanda: personalmente non riesco a comprendere in quali elementi dovremmo ritrovare i valori storici della città, in quali l’appartenenza a un certo territorio, in quali – ancora – l’atmosfera elegante e un po’ snob che si respira in città, le sue meraviglie architettoniche e culinarie, la sua duplice identità in parte nobile in parte commerciale e popolare… Quale universo valoriale sintetizza il simbolo vincitore del concorso? E il colore rosso secondo quali criteri è stato individuato?

In ultimo mi chiederei che tipo di applicazioni sono state prese in considerazione per il posizionamento del marchio di Firenze soprattutto se – come affermato da Sara Biagiotti, assessore al turismo – tale elemento non darebbe a sostituire il giglio [che allora mi chiedo perché NON evitare dispersioni identitarie], ma utilizzato “fini di marketing, promozione, cultura”. Per esempio andrebbe capito come potrà essere leggibile se riprodotto su penne e matite, come potrà essere applicato a piccole dimensioni sugli artefatti in cuoio e pelle tanto amati dai turisti che visitano la città dati i “grassetti”, in sintesi se e quali studi si sono effettuati rispetto a dimensioni e materiali sui quali andrebbe declinato.

IN CONCLUSIONE

Non è che non mi piaccia il simbolo proposte come marchio di Firenze, è che non riesco a trovare il punto di vista attraverso il quale possa divenire rappresentativo della brand identity della città, né come possa essere funzionale alle applicazioni per le quali è possibile prevedere il suo utilizzo. Voi che ne pensate?

Altro sul marchio

Altro su Firenze

 

A spasso per Firenze tra docenze, arte contemporanea ed esperienze di gusto

Ad Aprile ho trascorso un paio di fine settimana a Firenze. Ci sono tornata per tenere delle lezioni di Brand Management al Master IED in Marketing Territoriale, ma ho avuto modo anche di gironzolare per la città, di guardarmi un paio di belle mostre di arte contemporanea e di testare la cucina fiorentina [e non] in diversi ristoranti.

LE STRADE DI FIRENZE

Firenze è una città suggestiva. Che si stia da una parte o dall’altra dell’Arno, ogni vicolo e stradina ha qualcosa da raccontare, qualcosa che incuriosisce, per poi aprirsi su una delle notevoli piazze che danno aria allo sguardo prima che sia pronto a concentrarsi nuovamente su altri vicoli e stradine: iniziando da Piazza Duomo che – come ovvio – “contiene” e “raccoglie” una serie di meraviglie architettoniche che non c’è neppur bisogno di descrivere, a Piazza de’Pitti che in realtà si configura quasi come un anfiteatro sempre pronto ad accogliere schiere di turisti dai piedi un po’ malconci desiderosi di assistere allo spettacolo [e di spettacolo ce n’è sempre uno: che sia semplicemente il sole che fa capolino, qualche saltimbanco che si esibisce o uno di quelli organizzati dal comune], a Piazza Santo Spirito con il suo mercato del sabato mattina [non ho idea del fatto se il mercato sia attivo anche in altri giorni]… e così via.

Una delle bellezze di Firenze consiste, a mio avviso, proprio dall’essere attraversata dall’Arno. Il fiume pare dividerne e, allo stesso tempo, unirne le due anime: una maggiormente frequentata, più commerciale e turistica, più elegante; l’altra non meno “snob” della prima, ma più popolare e meno prettamente turistica. I ponti sembrano alamari che si sforzano di far coincidere atmosfere così differenti, ma che – fortunatamente per la pluralità di prospettive – sono in quest’opera impediti dal corso dell’Arno che sinuoso si fa garante della coesistenza delle due anime di Firenze, pur consentendone e caldeggiandone il dialogo attraverso i ponti.

Una caratteristica che è propria di goni zona di Firenze che mi è capitato di attraversare è la compenetrazione tra commercio e cultura: la cultura artigiana è alla base delle botteghe orafe come delle attività commerciali e bancarelle varie specializzate nella lavorazioni della pelle e del cuoio; l’arte è abilmente “venduta” ai turisti senza perdere la sua valenza estetica nei musei, nelle gallerie e persino in qualche chiesa; la tradizione enogastronomica rende viva l’attività commerciare e possibile l'”acquisto” di esperienze irripetibili altrove.
A chi pensa che questa commistione sia un male dico solo che si sbaglia: Firenze appare fiera, attraente, di gran valore per gli occhi e per la mente e son sicura che è così che viene percepita da chi la visita.

PUPILLE & PAPILLE: DOVE E COSA HO MANGIATO

A proposito di enogastronomia, a Firenze è possibile innalzare il mangiare da bisogno irrinunciabile a esperienza di gusto. Impossibile per me non citare nuovamente la mia cena al “Cenacolo del Pescatore”, luogo in cui – almeno per il mio palato – la mia permanenza in territorio fiorentino ha raggiunto l’apice grazie al “viaggio in cinque portate” già descritto.

Assurdo, poi, sarebbe non far parola del “coreografico” pranzo da “Sabatini” che dal 1924 prepara dei gustosissimi “Spaghetti Sabatini”, ovvero spaghetti flambé [sì, flambé, non è una svista] da consumare nel suggestivo quanto storico locale dagli arredi originali in legno scuro in perfetto stile anni ’20 e dal meraviglioso giardino d’inverno che rende allegre e vivaci anche lo giornate più cupe e piovose.

Per chi, invece, non vuol sovraccaricarsi di emozioni, ma ci tiene a far vivere alle proprie papille una esperienza notevole, il mio consiglio ricade su “Sant’Agostino 23”, trattoria dalla curata cucina, allegra, composta da un dedalo di sale e salette colorate e da un grazioso spazio all’aperto. Qui ho avuto modo di assaggiare un prelibato “Millefoglie di zucchini, mozzarella e acciugata” ha lasciato di stucco il mio palato e un’ottima “Orecchia di elefante” che altro non è che una mega fetta di vitella impanata e fritta servita con patatine a sfoglie e una salsa acciugata che avrei voluto ardentemente portar via, tanto era buona [soprattutto con le patatine a cui dava un gusto unico].

Infine, non potete farvi mancare i “Crostini toscani”, meravigliosi quelli preparati al “Sasso di Dante” [che ho già “recensito” in passato] in cui sono tornata appositamente prima di ripartire.

ARTE: PALAZZO STROZZI E LA STROZZINA

Con poche ore libere e tanta voglia di relax e di spunti creativi, altro non mi è venuto in mente se non dedicarmi alle esposizioni di Palazzo Strozzi e dell’attigua Strozzina per trovare arte contemporanea [una delle mie passioni – a colpo sicuro.

Nelle sale del Palazzo, sino al 15 Luglio 2012, è allestita la mostra “Americani a Firenze”, esposizione emblema del legame tra vecchio e nuovo continente – nonché tra Firenze, la Toscana e gli artisti provenienti da oltre oceano – voluta per celebrare il quinto centenario dalla morte di Amerigo Vespucci.
Oltre al seducente contesto di Palazzo Strozzi, è dunque possibile farsi trascinare in un accurato percorso espositivo colmo di ritratti, paesaggi e riflessioni per immagini del nucleo di intellettuali stranieri che soggiornarono a Firenze o degli italiani la cui pittura venne trasformata dalla loro presenza in quanto portatori di “stili di vita raffinati e cosmopoliti e, relativamente alle donne, atteggiamenti più liberi e spergiudicati”.

Il percorso si suddivide in numerosi itinerari tematici, tutti chiaramente e semplicemente descritti nelle grandi tavole informative presenti in ogni sala e sotto ogni opera in modo da garantire a chiunque, anche ai meno esperti, il piacere di esplorare e comprendere le pitture.

Alla Strozzina, sempre sino al 15 luglio 2012, si è allestita la mostra “American Dreamers” che appare in un certo senso complementare alla precedente: il sogno americano vissuto e condiviso tra la fine dell”800 e gli inizi del ‘900 all’interno del percorso “Americani a Firenze” viene qui messo in dubbio e diversamente ricostruito dagli artist contemporanei. La critica alla complessa società attuale è palese, ma appare chiaro anche la volontà di valutare possibili alternative a partire dell’essenza del reale, dall’interazione, dalla fantasia, da temi simbolici o – addirittura – dall’universo mediatico che pare permeare la [ri]costruzione del mito dell’american way of life.

Meravigliosa Firenze! 😀

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Firenze Contemporanea
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Pupille & Papille – A cena al “Cenacolo del Pescatore” [Firenze]

Lo scorso week-end sono stata a Firenze per tenere delle lezioni di Brand Management al Master IED in Marketing Territoriale e, guidata da Ilaria Legato, ho avuto modo di trasformare i miei pasti in vere e proprie esperienze enogastronomiche. Quella che mi ha in particolare arricchito è stata la degustazione dei piatti del Cenacolo del Pescatore, ristorante specializzato in cucina di pesce “giapponetana” [mix tra la sapienza giapponese e i sapori napoletani] in Borgo Ognissanti n° 68 rosso, a due passi dal Lungo Arno.

Dall’esterno il Cenacolo del Pescatore appare un po’ scostante, con il suo grande e pesante portone chiuso che gli conferisce un alone di mistero difficile da interpretare, ma oltre la soglia un avvolgente calore pervade ogni cosa: il lusso degli arredi è tanto ricercato quanto discreto, adatto all’abito da sera come a una mise casual; le luci soffuse, i lampadari a candelabro, le opere d’arte in mostra, le forme e le nuance rendono allegramente sussurrata l’atmosfera; la gaia cortesia del personale, impeccabilmente elegante e sorridente, contribuisce al relax del cliente neanche si fosse entrati in una SPA.

Cenacolo del Pescatore [Firenze] - ©Alessandra Colucci

In questo contesto splendidamente ovattato ci si accomoda a uno dei tondi tavoli e ci si prende del tempo per leggere il rotolo di pergamena su cui è riportato il menu, piacevolmente disperati dal dover fare una scelta. Ma per ridurre ancora una volta al minimo lo stress, se pur positivo, il Cenacolo propone due soluzioni: il “viaggio in tre portate” e il “viaggio in cinque portate”, ovvero due possibilità di degustazione, ovviamente a sorpresa [occorre solo comunicare se c’è qualcosa che si preferisce non mangiare].
La degustazione al Cenacolo del Pescatore non è un “viaggio” solo per retorica, è un’esperienza totalizzante vissuta in una dimensione parallela in cui palato e sguardo si perdono in un mix di sperimentazione e tradizione che lascia strabiliati.

Il mio “viaggio in cinque portate” è iniziato dall’attesa: può sembrare sconcertante, ma è così. Insieme all’acqua naturale e al Rosè Messidoro delle Fattorie di Piazzano, scelti per “innaffiare” la cena, aspettando che i piatti fossero pronti, è stato servito un delizioso “Gambero Filato” dall’aspetto simile a un piccolo fuoco d’artificio fritto e uno shot colmo di “Vellutata di Carciofi” dal sapore così intenso da far riflettere, resa ancora più interessante grazie al petalo di carciofo croccante che vi era stato posto nel mezzo.

Il viaggio vero e proprio è iniziato successivamente e mi ha fatto comprendere come doveva sentirsi Alice appena approdata nel Paese delle Meraviglie:

  1. Polpo e Patate > da magiare assolutamente da sinistra a destra come consigliato dal maitre poiché composto da tre tranci di polpo cotti in tre modi differenti [al vapore, alla brace e fritto] e adagiati su un cucchiaio di purè di patate
  2. Fave e Pecorino > due versioni creative del tradizionale piatto: vellutata di fave con gelato di pecorino il cui costrasto caldo/freddo è stato illuminante e gelato di fave con fonduta fredda di pecorino, come in un viaggio andata e ritorno
  3. Gnocchetti Neri in Sauté di Vongole e Bottarga > un primo piatto in cui il deciso sapore del mare creava un tale positivo sconcerto da creare confusione tra realtà e memorie [forse a causa delle estati della mia infanzia in cui si magiava pesce appena pescato arrostito sulla brace direttamente in spiaggia… e sprigionava un odore di mare indimenticabile]
  4. Astice alla Catalana e Panzanella Toscana > divino nella sua semplicità, unione di culture e incrocio di sapori densi
  5. Cheese Cake di Caprino al Mandarino > un dolce un po’ aggressivo, ma gustosissimo e ingentilito dall’aroma di mandarino

Non credo di poter aggiungere altro, è difficile descrivere cosa si provi mentre si masticano e assaporano tali delizie, ovvero come ci si senta dopo. Posso solo dire che è uno dei casi in cui mangiare arricchisce e amplia la propria visione della realtà.

P.S. purtroppo il sito web del Cenacolo del Pescatore non rende giustizia né alla location, né alla sua cucina. Prendetelo solo come fonte di informazioni.

Altre recensioni per Pupille & Papille:
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Oggi è il mio Blogcompleanno – ovvero – Un anno di connessioni tra idee

L’8 ottobre 2009, esattamente un anno fa scrivevo questo post, il primo.

Il mio primo Blogcompleanno365 giorni, 145 post (146 con questo), circa 8.000 visitatori unici, oltre 22.000 visualizzazioni di pagina (fonte: google analytics) fa era tutto poco più che un gioco, un taccuino per appunti, un esperimento per aggregare stimoli e connettere idee con più facilità, per “riflettere ad alta voce”.

Festeggio, un po’ emozionata (non lo nascondo!), questa ricorrenza riorganizzando i link ad alcuni post che mi è maggiomente piaciuto scrivere o che mi sembrano più utili (per la vostra gioia prima o poi, insieme ad altro materiale ci farò una serie di e-book o un libro, anzi, se un editore si volesse offrire… 😛 ).

N.B. naturalmente i miei “preferiti” sono quelli che ho catalogato come “elucubrazioni”:

BASIC

Da grande voglio lavorare in pubblicità
Essere creativi
Cosa fa uno “strategic planner”?
Copywriter: workflow e creatività

Strumenti di lavoro: il brief
Il PIC – Piano Integrato di Comunicazione
Piccolo glossario sul brand

BRANDING

Il Brand è una promessa
Brand building per una marca carismatica
Innovare e connettere per superare la crisi
Whole Brand Reputation
Kaizen e aziende – ovvero – Creatività, miglioramento e… social media

Analisi e definizione del vantaggio competitivo
Marketing, brand e ruolo del cliente
Il prosumer da Radio Alice al Web 2.0
La civiltà dell’empatia: dagli esperimenti sulle scimmie al branding

Personal Branding: The Brand called You
Il marketing personale e… la mia intervista

MARKETING

Comunicazione e posizionamento di brand
Comunicare “corporate”
Comunicazione di prodotto/servizio
Comunicazione: B2B e B2C
Comunicare “Green” e il “Green washing”

Leve di marketing: il PREZZO (e il brand)
Il prezzo perfetto
Tattiche di prezzo

Leve di marketing: la DISTRIBUZIONE
La distribuzione come alleato di brand

Branding e accordi tra imprese
Rischi e benefici del co-branding
Strategie di brand extension
Strutturare il portafoglio di marca

STRATEGIE

Le basi della comunicazione aziendale
Il marchio e le sue caratteristiche
Brand evolution: restyling del marchio
Il coordinato aziendale: biglietti da visita e carta intestata

Perché creare un “corporate blog”
Aziende e Social Network: il corporate blog vs. il sito vetrina
Corporate blog e web writing

Guerrilla marketing: cos’è e come si usa
Eventi: da strumento a business
L’ufficio stampa e il suo lavoro
Effetti speciali: rappresentare e comunicare l’impossibile

Comunicare la storia d’impresa: l’heritage marketing
L’archivio e il museo d’impresa per costruire valore

L’ “house organ” ovvero perché creare una rivista aziendale
Creare contenuti di brand è più efficace della pubblicità

Comunicare il brand: l’ufficio e il suo arredo
Feng Shui in ufficio per aumentare benessere e produttività
Condivisione e Iuoghi di lavoro: il Coworking

SOCIAL MEDIA

CORPORATE 2.0: Aziende e Social Media
Un’agenda web-based per lavorare meglio, soprattutto in team
I numeri del social networking
Video aziendali e Youtube
Facebook come risorsa per il B2B
Twitter: una infografica sugli users profile e un video di consigli per l’uso
Yoono, l’adds-on per gestire tutti i tuoi social media da un’unica interfaccia
Whohub: fare business networking utilizzando un’intervista
Delicious e il social bookmarking vs. i segnalibri di Firefox e Airset

ELUCUBRAZIONI

Acquisti d’impulso – ovvero – Riflessioni sulle albicocche secche

Essere “Trentenni”
Sono laureata in Scienze della Comunicazione
Corso IED di Brand Management: riflessioni da docente

Il “libro nero” come medium: da Babbo Natale a Debby Holt
Il mio primo libro di David Foster Wallace
Leggere, scrivere, comunicare: riflessioni su un concorso di scrittura creativa

Connettere piuttosto che collezionare: riflessioni a partire da de Kerckhove
Riflessioni personali su serialità, televisione e post-televisione
Attenzione al “micro”: cosa connette “Lie to Me” a Twitter
Piccole riflessioni sulla reputazione di Facebook

Dalla “merda d’artista” di Piero Manzoni a Creatives Are Bad
Creatività e raccolta differenziata
Roma: questo non è un marchio… e non sto citando Magritte
Algoritmi, @Jovanz74 e #Gilda35 – ovvero – il twittino che imparò a volare

Tra i “brand” naturali, il thè verde
Wellness brand: Pilates
Wellness & Business – ovvero – Un po’ di tempo per TE

VIAGGI & TURISMO

Nella sublime New York tra arte, brand e tanto freddo
AVATAR di James Cameron (in 3D)
Sole e relax a Barcellona
Firenze Contemporanea

Roma e l’arte contemporanea: il MAXXI
Roma e l’arte contemporanea: il MACRO
Roma e l’arte contemporanea: il Museo dell’Ara Pacis
– La prossima settimana il post su Madrid! 🙂

In questo anno mi sono divertita: grazie a tutti quelli che hanno condiviso le proprie idee che hanno permesso ad altre idee di nascere, aggregarsi ed essere a loro volta condivise.

Grazie anchea tutti quelli che hanno letto le mie elucubrazioni mentali, le strategie, le riflessioni, i pensieri e le opinioni e, magari, le hanno anche trovate interessanti. 😉

Buon Blogcompleanno al #mioblog e grandi sorrisi a tutti i suoi lettori! 🙂

Firenze Contemporanea

Chi l’ha detto che Firenze sia patria esclusiva del Rinascimento? Ho trascorso nella splendida città toscana lo scorso week-end e, oltre a girovagare tra i maestosi quanto famosi monumenti dell’era del “ritorno alla luce”, mi sono dedicata a scoprirne le “nicchie contemporenee”.

Sicuramente la Fondazione Palazzo Strozzi e il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina sono, quantomeno per chi si avvcina a Firenze da turista, il fulcro delle attività legate all’arte contemporanea e alle sue derivazioni e sperimentazioni.

De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus - Palazzo Strozzi (Firenze)

In particolare ho avuto modo di gustarmi la bellissima mostra De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus ospitata da Palazzo Strozzi fino al 18 Luglio 2010: un’esposizione molto densa, dall’organizzazione inappuntabile, in cui il visitatore è preso per mano e guidato, grazie ai “pannelli d’autore” di Paolo Baldacci, nella scoperta delle conseguenze portate da ogni pennellata di Giorgio De Chirico:

“I cerchi concentrici della loro influenza si allargarono sempre più nel mondo dell’arte, attenuandosi via via che si allontanavano nel tempo e nello spazio, ma rimanendo ancora percepibili nell’opera di artisti come Balthus.”

Degna di nota anche l’esposizione As soon as possible – l’accelerazione nella società contempornea (sempre a Palazzo Strozzi fino al 18 Luglio 2010) della quale occorre notare innanzitutto la strabiliante attualità della tematica: il tempo fluido che sempre sfugge e mai sembra bastare. Dieci artisti internazionali sono stati chiamati a riflettere sulle tematiche del tempo, della velocità, dell’accelerazione ovvero a proporre la propria controreazione a queste tendenze sociali.

Il tempo è il paradigma di riferimento della società contemporanea, il cui ritmo vitale è scandito dalla pretesa di una costante crescita di produttività e da orari di lavoro sempre più lunghi. […] La volontà di controllare e ottimizzare ogni attività della propria vita si scontra con la sensazione di una ricorrente mancanza di tempo, il quale diviene quindi bene primario di ciascuno. […] La mostra creerà un percorso capace di coinvolgere gli spettatori in esperienze spazio-temporali che metteranno in evidenza le contraddizioni della nostra società ‘iper-veloce’.

Oltre a questi luoghi istituzionali legati all’arte contemporanea, Firenze appare costellata da numerose Gallerie che danno spazio ad artisti del XX e XXI secolo più o meno conosciuti. Simili a botteghe e spesso incuneati tra un maestro conciatore e un orafo artigiano, tali spazi espositivi aggiungono la possibilità di guardare e conoscere nuovi approcci all’arte alla già vasta esposizione culturale a cielo aperto fiorentina fatta di palazzi, chiese e monumenti, arricchendo ulteriormente la città di spunti creativi.

Se volete qualche dettaglio sulla Firenze culinaria leggete Pupille e Papille: a cena al “Sasso di Dante”

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