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Di carne e di nulla – David Foster Wallace [libro]

Ho da qualche tempo finito di leggere un altro libro di David Foster Wallace, il mio decimo. Di carne e di nulla è una raccolta, per lo più di critiche letterarie, di saggi brevi e di interviste. E, pur non amando particolarmente il genere, l’ho trovata un’opera avvincente.

Di carne e di nulla - David Foster Wallace [libro]Per chi se lo stesse chiedendo, no, non mi sono ancora stufata di leggere libri scritti da David Foster Wallace, anzi, ogni volta mi pice di più e sinceramente mi spiace parecchio non avere abbastanza tempo libero per fare una seconda e magari una terza lettura di ogni suo scritto: ritengo che sarebbe un’esperienza quasi mistica.

Ho letto Di carne e di nulla prevalentemente in aereo, poco più della metà durante il volo d’andata per San Francisco, il resto su quello di ritorno. Ho fatto fatica in molti punti a non uscirmene con commenti ad alta voce e trattenuto a stento le risate che affioravano spontanee in altri passaggi. Prima di scoprire David Foster Wallace non pensavo ci si potesse divertire a tal punto leggendo un saggio… e questa è solo una delle cose che adoro di questo autore.

Nel libro troverete ben 16 scritti di David e poiché non riesco a decidere quale ho preferito, ve li elenco con un breve commento.

Di nuovo fuoco e fiamme

Illuminante riflessione sul “ruolo sociale” dell’AIDS, impossibile descrivere le contrastanti sensazioni che si provano a leggere questo saggio. Leggerlo è come svegliarsi di soprassalto, consapevole che si è di fronte a una tragedia, ma osservandola da un punto di vista che paradossalmente appare non del tutto negativo. Scioccante quanto strabiliante.

L’importanza (per così dire) seminale di Terminator 2

Analisi puntuale e dettagliata delle evoluzioni della cinematografia hollywoodiana che usa Terminator 2 come espediente per mettere in chiaro alcuni passaggi epocali rispetto al rapporto tra narrazione ed estetica. Ho amato Terminator 2 nonostante le sue assurde imperfezioni, David è chirurgico nell’evidenziarne pregi e difetti e mi ha divertito molto scoprire alcuni dei retroscena legati alla stesura della sceneggiatura.

La natura del divertimento

Meravigliosa definizione e descrizione della genesi di un’opera letteraria dal punto di vista dello scrittore. Foster Wallace parte dalla definizione di DeLillo del libro-in-lavorazione come “bimbetto mostruosamente mutilato”, riflettendo su ogni fase dell’evoluzione dell’opera a partire da un misto di odio e amore sino ad arrivare a comprendere come gestire il divertimento che deriva da tale processo. Impossibile non entrare in empatia con il soggetto della narrazione, impossibile!

Non pervenuti, cinque romanzi americani spaventosamente sottovalutati

David porta all’attenzione del lettore cinque opere letterarie che a suo parere non hanno goduto dell’attenzione che meritavano, motivandone la propria scelta. A me è venuta voglia di leggerli tutti.

La retorica e il melodramma matematico

Altro scritto di critica letteraria, stavolta su un genere specifico. Lucida quanto avvincente l’analisi e la conseguente riflessione sul rapporto tra competenza del lettore [dunque sul target] e verosimiglianza dei contenuti matematici [dunque competenza dello scrittore]. Intrigante, soprattutto per che ama il melodramma matematico o per chi è appassionato di teorie del marketing dei prodotti culturali.

The Best of The Prose Poem

Critica dell’omonima antologia di poesia in prosa. David in questo caso si dimostra maestro del pensiero laterale utilizzandolo per superare in un modo tutto suo i limiti di “lunghezza” del saggio imposti dall’editore. Tale maestria nel concepire una specie di nuovo stile di scrittura basterebbe anche da solo a leggere il saggio tutto d’un fiato. E non è l’unica cosa notevole, comunque.

Notazioni su ventiquattro parole

Utilize, If, Pulchritude, Mucous, Toward, That, Effete, Dialogue, Privilege, Myriad, Dysphasia, Unique, Beg, Critique, Focus, Impossibly, Individual, Fervent, Loan, Feckless, All of, Bland, Noma, Hairy. Questi i termini protagonisti del saggio [probabilmente il mio preferito in questa raccolta]. Ventiquattro vocaboli resi affascinanti, alcuni soprattutto grazie alle abilità scrittorie di David Foster Wallace perché mai avrebbero potuto destare così tanta curiosità [non la mia quantomeno]. Fantastico pezzo per chi ama la linguistica, per chi insegna o sta imparando la lingua inglese, ma anche per chi adora semplicemente riflettere su concetti surreali. Da leggere.

Futuri narrativi e vistosamente giovani

David qui dice [o meglio, scrive] la sua sulle giovani leve della scrittura narrativa, mettendo in luce e sottolineando alcuni importanti assunti anche in relazione alla formazione, ai processi di promozione editoriale e alla “costruzione” del successo di un libro. Dal punto di vista del branding veramente molto istruttivo rispetto ad alcune pratiche del mercato statunitense.

Pan Cogito
Il plenum vuoto: Wittgestein’s Mistress di David Markson
Borges sul lettino

Tre interessanti analisi critiche delle tre opere letterarie in questione. Brevissima la prima quanto approfondite e ricche di spunti le altre due. In ogni caso il punto di vista di David rimane sempre avvincente, lucidamente puntiglioso e accurato, ferocemente appassionato e sincero. Che siano libri che adora o che detesta, David quando scrive ci mette il cuore oltre che la testa, e il lettore con lui.

Decisorizzazione 2007 – un resoconto particolare

Fantasiosa introduzione o prefazione a una delle pubblicazioni di The Best American Essays in cui Foster Wallace si lancia nella vivisezione del proprio metro di giudizio che, come quello di chiunque, appare a lui stesso “tendenzioso”. Veramente d’effetto e molto divertente leggere le elucubrazioni dell’autore e notare come riesca a rendere interessante anche uno scritto che – a suo dire – appare a chiunque inutile da leggere, data la curiosità di arrivare direttamente “al dunque” e divorare le opere incluse nell’antologia. Bizzarro.

Chiedo soltanto

Si tratta per lo più di una serie di domande più o meno provocatorie messe nero su bianco dall’autore. La profusione di quesiti è dovuta al fatto che riguardino il rapporto tra il sogno americano e gli attentati dell’11 settembre. Solo un paio di pagine, ma molto toccante e a suo modo scioccante.

Bookworm 11/4/96
Una cosa divertente che non farò mai più Gus Van Sant incontra David Foster Wallace
Trascrizione dell’intervista a David Foster Wallace di David Wiley

Tre più o meno deliranti interviste di David Foster Wallace. Sono proprio le trascrizioni dei numerosi dialoghi che David ha avuto con giornalisti o altri soggetti a farmi sempre pensare che avrei veramente voluto conoscerlo, veramente. Il suo genio addizionato ai suoi atteggiamenti che io oserei definire dadaisti, dovevano essere un connubio mostruosamente divertente e stimolante.

Ma sto diventando sentimentale: leggete il libro! 🙂

Altro sui libri

Altro su David Foster Wallace

Verso occidente l’impero dirige il suo corso di David Foster Wallace [libro]

Il nono libro firmato da David Foster Wallace che ho scelto di leggere ha un titolo alquanto enigmatico: “Verso occidente l’impero dirige il suo corso”. Si tratta di un quello che viene definito un racconto e a me sembra più un romanzo, in ogni caso una storia in cui è sicuramente “occidente” il protagonista: come punto cardinale, come metafora, come filosofia di consumo, come direzione del viaggio dei sei personaggi che per quasi tutto il libro si ritrovano stipati nella stessa auto. Assolutamente da leggere.

Verso occidente l'impero dirige il suo corso [libro] David Foster WallaceDavid Foster Wallace, ancora una volta, replica in questa opera la propria magia: fonde elementi verosimili a situazioni surreali; disegna i suoi personaggi attraverso l’accurata scelta di termini, aggettivi, nevrosi e professioni. Stavolta mette nella stessa auto un pubblicitario fissato con i sondaggi, suo figlio nei panni di Ronald McDonald, una poetessa/scrittrice postmoderna autrice della frase “i nomi verbalizzavano via, avverbialmente aggettivali”, un arciere con una dipendenza notevole da rose fritte, una hostess dal volto arancione e un sedicente attore di spot.

Già solo con queste premesse si poteva tirar fuori un fantastico libro, ma per DFW non poteva bastare, ha dovuto aggiungere al tutto un panorama di sterminati campi di pannocchie, un mega evento pubblicitario firmato McDonald basato su una Casa Stregata concettualizzata in un romanzo, un antiparassitario trasformato dalla chimica e dal marketing, la storia di un amore e quella di un non-amore nato da una non-passione, una gravidanza più o meno isterica, un gruppo di cinesi alla scoperta dell’ovest… e mille altre situazioni, dettagli, aneddoti, contesti.

Foster Wallace, in “Verso occidente l’impero dirige il suo corso”, dona al lettore la possibilità di leggere il suo libro come un racconto, tanto per passare il tempo, ovvero di vederlo come un saggio critico sul settore pubblicitario, sui media e sul consumo, o ancora come un’analisi della degenerazione della letteratura postmoderna, ma anche – per me – come una lunga azione di product placement letterario [in primis, da parte di McDonald’s, ma non solo].

Dal punto di vista linguistico, anche nella traduzione in italiano, il libro è geniale quanto esilarante: racconto, meta-racconto, esercisti di stile smascherati, espedienti narrativi e punti di vista illuminati e complessi come tripli sarti mortali carpiati… qualcosa di talmente esaltante da costringervi a rileggere dei passaggi perché per seguire le capriole della lingua avete perso il filo del racconto, o viceversa.

“Tutti noi abbiamo piccole illusioni solipsistiche, spaventose intuizioni di una nostra assoluta singolarità: crediamo di essere gli unici della casa a riempire il contenitore dei cubetti di ghiaccio, gli unici a svuotare la lavastoviglie dai piatti puliti, gli unici a fare ogni tanto pipì nella doccia, gli unici ad avere un piccolo tic alle palpebre al primo appuntamento; di essere gli unici a prendere la nonchalance tremendamente sul serio; di essere solo noi a dare alle suppliche l’aspetto della cortesia; di essere solo noi a sentire il gemito patetico dello sbadiglio di un cane, il sospiro senza tempo dell’apertura di un barattolo ermeticamente sigillato, la risata sputacchiava qua e là di un uovo che frigge, il lamento in re minore nel rombo di un aspirapolvere; di essere solo noi a provare quando il sole tramonta lo stesso tipo di panico che un bimbo al primo giorno di asilo prova quando la mamma si allontana. Di essere solo noi ad amare i solo-noi. Di essere solo noi ad aver bisogno dei solo-noi. Il solipsismo ci tiene insieme, e J.D. lo sa. Sa che ci sentiamo soli in mezzo a una folla; senza fermarci a pensare a cosa ha dato vita a quella folla. Sa che siamo, sempre, volti in mezzo a una folla. È la sua passione.
Ah, la tristezza di J.D. Steelritter, un uomo che dà vita alle folle! Le masse di un pianeta intero si prostrerebbero in adorazione di fronte agli uomini che hanno costruito ciò che esse desideravano fosse costruito. Ma per l’uomo che costruisce i loro desideri? […]”

Credo che potreste ancora riuscire a comprarlo al volo in libreria e dedicare il week-end a leggerlo tutto d’un fiato! 😉

Altro su David Foster Wallace

Altro sui libri:
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Libri per… smartphone addicted [Norlis Bookstore]
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Gesù e i saldi di fine stagione di Bruno Ballardini [libro]
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– L’amore per i libri secondo Floriano Bookstore
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– Come diventare sé stessi di David Lipsky – ovvero – Un libro su/di David Foster Wallace
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– Concorso Unilibro: Smonta e rimonta un libro!
– I libri non si buttano, MAI!
– Brevi interviste con uomini schifosi – ovvero – il mio sesto libro di David Foster Wallace
– La Befana e i libri
– Ammettilo, leggere ti piace!
– Cosa rende “libro” un libro?
– Ogni libro ti cambia un po’ la vita
– Leggere un buon libro non ha prezzo, per comprarlo c’è MasterCard – ovvero – IBS e i miei libri per l’estate
– “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo [e alcuni dei miei]
– Considera l’aragosta – ovvero – Il mio quinto libro di David Foster Wallace
– Il luogo in cui si legge di più è il bagno… e c’è chi ne approfitta per ricordarci di leggere di più
– Oblio – ovvero – Il mio quarto libro di David Foster Wallace
– Befana: calze colme di storie
– La scopa del sistema – ovvero – Il mio terzo libro di David Foster Wallace
– “Enjoy the wait” – ovvero – Per ingannare l’attesa ti offro un libro
– Una cosa divertente che non farò mai più – ovvero – Il mio secondo libro di David Foster Wallace
– “Esperienze di marketing personale” l’ebook gratuito di Stefano Principato
– Libri vs. e-book: dalla polemica alle risate
– Il mio primo libro di David Foster Wallace
– Leggere, scrivere, comunicare: riflessioni su un concorso di scrittura creativa
– Il “libro nero” come medium: da Babbo Natale a Debby Holt

Tennis, TV, trigonometria, tornado… – ovvero – il mio ottavo libro di David Foster Wallace

Con qualche interruzione e qualche intrusione, continuo a leggere i libri di David Foster Wallace con immenso piacere e andrò avanti sinché non li avrò finiti tutti. “Tennis, TV, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” è la mia ottava lettura in ordine di tempo tra le opere di questa penna capace di incantare menti e far esplodere idee ed empatia: 6 anche in questo caso i brani presenti nella raccolta.

Tennis TV trigonometria tornado - libro di David Foster WallaceDavid Foster Wallace si conferma ancora una volta uno scrittore dai mille volti: ogni suo racconto è differente per stile e punto di vista; ogni sua riflessione attiva delle geniali connessioni tra elementi che sino a quel momento il lettore mai avrebbe pensato di collegare; ogni sua descrizione è capace di creare infinite immagini, tutte altrettanto vivide e realistiche nella mente di chi si appassi one ai suoi scritti; ogni personaggio – che sia reale o immaginario – entra nella narrazione con una forza empatica incredibile, tanto che il lettore esperto riesce a percepire il contesto in cui tale personaggio opera come se ci stesse effettivamente vivendo dentro.

DFW è capace di narrativizzare qualsiasi elemento e qualsiasi stile: i suoi saggi sono dei romanzi e i suoi romanzi racchiudono in sé degli splendidi stralci di saggi. Di ogni cosa lo scrittore riesce a recepire, ricostruire e descrivere processi e filosofie; di una miriade di elementi esprime entusiastica sorpresa per averli scoperti e “illuminati” attraverso il suo modo di raccontarli. La sua padronanza linguistica rende perfettamente ogni stile narrativo, senza divenire mai banale né esageratamente dotta.

David Foster Wallace appare come una voce narrante che è sia interna che esterna al testo – non importa che esso sia saggio, raggonto o romanzo – apparendo totalmente sovrapposto a personaggi e contesti, quanto da questi estraneo e lontano, obiettivo e soggettivo allo stesso tempo.

In “Tennis, TV, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” sono raccolti 6 lavori di David, che io non trovo modo di definire racconti o saggio o altro perché sono un mix di ogni cosa:

  • in “Tennis, trigonometria e tornado” Foster Wallace racconta di paesaggi e pratiche che ha direttamente vissuto durante una parte della sua vita – quando giocava a tennis, appunto  – dilungandosi in riflessioni su meteo e tattiche di gioco che pongono in evidenza un legame tra persona e territorio che appare più che culturale, quasi fisico
  • in “E Unibus Pluram: gli scrittori americani e la televisione” DFW ricostruisce e ritrae il rapporto che chi scrive ha con il medium televisivo e le contraddizioni che tale relazione comporta a causa del filtro che la TV attiva rispetto a ciò che mostra
  • in “Invadenti Evasioni” David ci permette di seguire le sue attività durante la Fiera Statale dell’Illinois, ma non è solo il suo punto di vista che permea il reportage, nonostante sia il principale, e sono talmente tante le cose che porta all’attenzione del lettore da rimanerne stupefatti
  • in “Che Esagerazione” ci si trova di fronte il David Foster Wallace “intellettuale”, anche se tale termine appare inappropriato data la chiarezza del suo ragionamento che fa criticando la posizione di H. L. Hix, giovane filosofo, riguardo al suo scritto “Morte d’autore. Un’autopsia”. Un appassionato e partecipato saggio, quello di DFW, che mai un sedicente intellettuale avrebbe scritto in maniera tanto narrativa e personale.
  • in “David Lynch non perde la testa” ci si trova di fronte a un David che sembra partecipare a un a fiera piuttosto che alle riprese di un film, che oltre ad essere il reporter che porta avanti l’analisi del plot – per quanto gli è dato conoscere – e dello stile registico di Lynch, si propone come interfaccia attraverso la quale curiosare, attraverso la quale comprendere le dinamiche del set e osservare le persone che sul set sono presenti, tanto le figure professionali essenziali, che quelle “apparentemente inutili o inutilizzate”
  • l’ultimo brano compreso nella raccolta ha uno di quei titoli che ci si chiede da dove siano usciti: “L’abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l’assurdità e la completezza dell’essere umano”. Che altro aggiungere? Basta il titolo a far capire lo sconcerto, la nostalgia, e i milioni di domande e di dettagli che David ha collezionato per poter scrivere questo reportage: un po’ “fiera”, un po’ memoria, un po’ cronaca sportiva, un po’ romanzo introspettivo

Ad ogni libro di David Foster Wallace che leggo, ad ogni racconto o saggio, in realtà ad ogni sua frase corrisponde la scoperta di qualcosa di nuovo: una connessione, un’idea, un dettaglio, un’emozione… e altra voglia di leggere frasi, racconti, saggi, e libri scritti da lui.

Altro sui libri e David Foster Wallace

Come diventare sé stessi di David Lipsky – ovvero – Un libro su/di David Foster Wallace

Prima di partire per il mio viaggio a Bordeaux ho scelto, come per ogni viaggio, un libro da mettere in valigia ed è stato il turno di “Come diventare se stessi – David Foster Wallace si racconta” scritto da David Lipsky. Un libro che ho letteralmente divorato, dedicandogli praticamente ogni istante in cui non stavo facendo la turista.

Come diventare se stessi - David Foster Wallace si racconta a David Lipsky“Come diventare se stessi”, escluse introduzione e postfazione, è in realtà un libro scritto a quattro mani poiché riporta pedissequamente [o almeno questo è quel che ci fa intendere e probabilmente si sforza di fare l’autore] una lunga intervista – che in relatà somiglia abbastanza a una chiacchierata tra amici – del giornalista del Rolling Stone David Lipsky a un David Foster Wallace intento a promuovere l’appena edito “Infinite Jest” [che io ho iniziato a leggere qualche tempo fa, ma il cui peso di quasi 2 kili rende arduo considerare una “lettura da bus”, dunque vado a rilento].

Il libro in realtà doveva inizialmente diventare un articolo per Rolling Stone, poi mai pubblicato, che Lipsky ha deciso di trasformare in un libro dopo la terribile morte di Wallace. Anche per questo motivo, forse, le pagine sembrano aprire al lettore una finestra sul mondo più intimo di Davide Foster Wallace, scrittore il cui acume e spirito d’osservazione non ha pari nei romanzi e nei racconti come – pare – nella quotidianità.

Leggere delle manie, delle riflessioni, dei gusti di Foster Wallace [se dopo aver divorato qualche suo libro ce ne fosse ancora bisogno] spinge il lettore a considerarlo “semplicemente David”, una amico abile nell’utilizzo di originali metafore spesso molto divertenti, insicuro quanto consapevole, un uomo “vero” con cui si possono avere in comune letture o gusti cinematografici, una persona, non solo uno scrittore, con le sue debolezze, i suoi vizi, i suoi cani [io però con due cani che fan tutto quel casino non riuscirei proprio a viverci!].

A proposito del successo di “Infinite Jest”, di quanto lo lusingasse seppur atterrendolo e spaventandolo, Wallace dice:

Forse… ripeto, la mia maggior preoccupazione… insomma, il mio problema è che ho una scarsa capacità di godermi le cose mentre accadono. La mia maggior preoccupazione è che tutto questo non me lo godrò. Aumenterà soltanto le mie aspettative su me stesso E questo… be’, le aspettative su noi stessi sono una cosa delicata. Perché fino a un certo punto possono darci motivazione, ispirazione, possono essere una sorta di lanciafiamme che ci troviamo puntato contro il culo, ci possono spronare. Ma superato quel punto sono tossiche, paralizzanti.

Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscere Wallace, né l’avrò mai, ma questo libro mi ha dato la sensazione di esserci andata vicino. Per chi ama questo autore, ma anche semplicemente per chi fa o vorrebbe fare un mestire che necessita una certa dose di creatività [ovvero praticamente tutti, a mio avviso, ma… questa è un’altra storia!] è rasserenante leggere delle sue percezioni riguardo la costruzione lenta quanto inesorabile di un’idea, degli spunti che ha saputo cogliere dalla quotidianità per trasformarli man mano in qualcosa di uguale e conteporaneamente diverso da se stessi attraverso i suoi libri, come questo influisse sulla sua persona, sulle sue abitudini, sul suo umore. Ancora una volta una lettura che arricchisce e fa riflettere, come sempre quando c’è di mezzo David Foster Wallace! 🙂

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Questa è l’acqua – ovvero – il mio settimo libro di David Foster Wallace

David Foster Wallace, il mio autore preferito tra quelli che preferisco, mi ha stupito ancora con Questa è l’acqua, così recita il titolo della mia settima lettura firmata DFW: è una raccolta di sei dei suoi racconti rimasti inediti in Italia pubblicata da Einaudi dopo la morte dell’autore.

"Questa è l'acqua" David Foster WallaceQuello che mi stupisce di David Foster Wallace e delle sue opere è che ancora mi stupiscono: ho sempre letto molto e mi è capitato spesso di appassionarmi a un autore, ma difficilmente sono riuscita a leggerne diverse opere mantenendo inalterata la curiosità e l’entusiasmo. Dopo un po’, i libri pubblicati da uno stesso scrittore sembrano sovrapporsi l’un l’altro, vi si trovano sempre più elementi conosciuti, lo stile diviene familiare, tanto da apparire a volte prevedibile: con DFW questo non mi è successo.

Le opere di Wallace sono multiformi, e i temi, i personaggi, le ambientazioni, fino agli stili di scrittura così diversi gli uni dagli altri – nonostante non smettano mai di essere e apparire coerenti in un qualche modo sottile – da farmi rimanere affamata di righe e pagine da leggere. Evidente è che dietro ci sia la stessa mente creativa, la medesima sensibilità e pratica d’osservazione del reale, ma nient’altro.
Niente ripetizioni di stilemi all’infinito. Solo stupore, novità, idee.

SOLOMON SILVERFISH

Il primo racconto, o meglio forse sarebbe chiamarlo romanzo breve, Solomon Silverfish, occupa un terzo della pubblicazione e narra dell’amore assoluto tra Solomon e Sofie, un amore osteggiato dalla malattia e dai parenti, un amore che vive e non indietreggia davanti a nulla coprendo diversi piani di realtà, un amore compreso in pieno forse solo dal personaggio da cui meno ce lo si aspetta. Un amore capace di sfidare le leggi del reale. Chiunque vorrebbe un amore così.

ALTRA MATEMATICA

Altra Matematica è un breve racconto in tre atti, di nuovo il tema è quello dell’amore. L’opera, nei tre atti, riporta tre differenti scambi di battute in una maniera che pare oggettiva, degna della trascrizione, della sbobinatura di conversazioni registrate. Tre atti, tre dialoghi tra tre personaggi, tre modi di interrogarsi sull’amore, ricercando senza troppa convinzione in cosa esso consista. Nessun amore assoluto è presente, neppure tra le righe, e gli interrogativi rimangono aperti, senza risposta, imbarazzati e imbarazzanti. L’amore è imbarazzo?

IL PIANETA TRILLAFON IN RELAZIONE ALLA COSA BRUTTA

Il pianeta Trillafon in relazione alla cosa brutta è uno dei racconti che ho amato di più. Parla di depressione, dunque in un certo senso si parla ancora d’amore, amore per sé stessi, stavolta. Il pianeta Trillafon ha la forma di un monologo interiore, di un flusso di pensieri concatenati l’un con l’altro che si succedono, premettono, premettono per poi contraddirsi, ma soprattutto ci permettono di sbirciare nella mente di un depresso, un giovane maschio soggetto a un esaurimento nervoso così forte da fargli avere delle allucinazioni percettive brutali, laceranti concettualmente e letteralmente.

La “persona depressa”, che nella raccolta Brevi interviste con uomini schifosi vedeva riportate in forma indiretta le proprie conversazioni telefoniche innocentemente meschine ed egocentriche, qui racconta la propria esperienza in maniera diversa, lo fa mentre vive sul pianeta Trillafon, appunto, apparentemente lontano dalla “cosa brutta”. La descrizione della sua vita “sulla Terra” è straziante, le immagini che nescono dalla narrazione nella mente del lettore e la pacatezza dei toni con i quali sono descritte non danno pace e creano un’ovattata tensione dovuta al percepire la “cosa brutta”, lì, in agguato, tranquillamente in agguato, sul pianeta Terra, in attesa che il protagonosta ritorni dal suo viaggio su Trillafon.

CROLLO DEL ’69

Un meraviglioso racconto, Crollo del ’69, su come i punti di vista posti agli estremi di qualsiasi scala, siano – praticamente sempre – assolutamente coincidenti. L’apoteosi della fallibilità dell’infallibilità e dell’infallibilità della fallibilità.

Leggere Crollo del ’69 è come trovarsi su una delle scale dipinte da Escher in cui salire equivale a scendere e viceversa. Il pathos che si crea nel procedere riga dopo riga verso la fine delle 16 pagine in cui si evolve lo scritto è molto particolare, nasce dal sovrapporsi caotico dei punti di vista, dalle biografie che si intrecciano distrattamente quanto inesorabilmente per esplodere nell’errore che rende fallibile l’infallibilità della fallibilità infallibile. E, alla fine, mi è tornata in mente l’immagine di mia nonna pronunciare il detto “Tutto a niente gli è parente”.

ORDINE DI FLUTTUAZIONE A NORTHAMPTON

Un altro dei racconti che hanno come tematica fondamentale l'”amore” è Ordine di fluttuazione a Northampton. In questo brano la particolarità sta nella “dimensione strabica” attraverso la quale al lettore è permesso di osservare l’evolversi delle scene. Indimenticabili le descrizioni “a perdifiato” dei profili dei personaggi della storia d’amore, tutte un concatenarsi di riflessioni descrittive dalla mirabile vena creativa. Divertenti allitterazioni e assonanze pervadono il testo rincorrendosi e donando al racconto un ritmo accelerato o rallentato, ma mai “reale”: tutte le scene sembrano precipitare da grandi altezze o volteggiare lente, quasi immobili. L’ironia, quella dello scrittore come quella della sorte, pervade ogni atmosfera esasperata nei toni e satura nei colori. Sicuramente un divertente quanto cinico racconto “visivo” di un triangolo amoroso.

QUESTA È L’ACQUA

Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve, ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua?

Sarà che quest’anno per la prima volta nella mia carriera di docente vedo concludersi un percorso triennale di studi, ma Questa è l’acqua, il discorso tenuto da David Foster Wallace ai laureandi del 2005 del Kenyon College, mi ha commosso. È semplicemente splendido. Dovete leggerlo, non aggiungo altro se non un altro stralcio:

«Imparare a pensare» di fatto significa imparare a esercitare un certo controllo su come e cosa pensare. Significa avere quel minimo di consapevolezza che permette di scegliere a cosa prestare attenzione e di scegliere come attribuire un significato all’esperienza. Perché se non sapete o non volete esercitare questo tipo di scelta nella vita da adulti, siete fregati.

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Brevi interviste con uomini schifosi – ovvero – il mio sesto libro di David Foster Wallace

Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace è un libro intenso per stomaci forti, dove i flussi di coscienza di menti contorte e sempre atterrite da strazianti emozioni divengono parole e poi righe e poi pagine. Troppo reale per definirlo narrativa, troppo sublime per essere altro: uno di quei casi in cui nessuna “etichetta” può funzionare perché il lettore si troverà di fronte a un unicum e da nulla può essere preparato a ciò che leggerà, in nessun modo.

"Brevi interviste con uomini schifosi" David Foster WallacePer me questo è un periodo molto denso, difficilmente riesco a ritagliare del tempo da dedicare al piacere di leggere e finisco sempre con il concentrarmi su saggi brevi, approfondimenti e post.

Portavo nella borsa Brevi interviste con uomini schifosi da diverso tempo, leggiucchiandone qualche pagina di tanto in tanto, frustrata dal fatto di non poterlo divorare come mi sarebbe piaciuto fare.
Poi ho preso un breack di due giorni e sono stata a Foligno: tre ore in treno tra andata e ritorno e un paio d’ore comodamente seduta al tavolino di un bar con musica vintage in sottofondo son bastate per cominciare da capo l’ipnotizzante opera di raffinata sapienza descrittiva e portarla terminare di leggerla con immensa soddisfazione e altrettanto raccapriccio.

Al suo interno una serie di quelli che definirei “stralci di vita interiore”:

  • Brevi interviste con uomini schifosi > una serie di interviste raccolte alla rinfusa e inserite qui e là all’interno del libro, interviste a cui sono state tagliate le domande facendole apparire come flussi di coscienza di uomini biechi, misogini, subdoli e meschini, il cui dire di tanto in tanto viene dirottato da una “D.”, giusto per approfondire il discorso senza uscir fuori tema, facendo in modo che la narrazione non si interrompa troppo presto
  • Una storia ridotta all’osso della vita post industriale > tanto breve, quanto sorprendentemente reale
  • La morte non è la fine > più un lungo piano sequenza cinematografico fatto di pensieri completamente visivi che un racconto, con le sue lente e oscillanti descrizioni ricolme di dettagli
  • Per sempre lassù > anche questo più un cortometraggio che narrativa, un breve filmato in super8 senz’audio raccontato dalla voce interiore del protagonista proprio mentre lo sta vivendo, un susseguirsi immagini rallentate e non proprio fluide perché mancanti di qualche fotogramma, un video che più si avvicina alla sua conclusione e più sbiadisce per la sovraesposizione alla luce e più rallenta per la sovraesposizione emotiva
  • Ancora un altro esempio della porosità di certi confini
    • (XI) > quel che sembra uno stralcio di una seduta d’analisi in cui si racconta un sogno ricorrente e si descrive in dettaglio l’ansia che permane a lungo dopo di esso
    • (VI) > il dialogo rivoltante pronunciato da una coppia in procinto di divorziare: poche battute che dicono sin troppo
    • (XIV) > il punto di vista di un bimbo profondamente deriso dalle azioni di suo fratello gemello e la sua resa a ciò che un adulto qualsiasi avrebbe scambiato per un “nonnulla”
  • La persona depressa > una delle storie più inquietanti, una delle poche in terza persona, ove i dialoghi riportati in forma indiretta e la tipologia di narrazione accrescono allo stesso tempo empatia e disgusto, e il disgusto per l’empatia e il disgusto per il disgusto in un vortice che attanaglia il lettore e lo rende inquieto, senza pace, anche dopo aver letto l’ultima riga
  • Il diavolo è un tipo impegnato > tale titolo appare due volte all’interno del libro, ma non si tratta dello stesso racconto, bensì di due storie distinte e allo stesso tempo simili: due storie di vita banale, dallo sviluppo banale e banalmente avvenute la cui subdola logica viene riportata con una presunta ingenuità che rende le due situazioni ancor più meschine
  • Pensa > l’imbarazzata e imbarazzante descrizione di un misunderstanding tra un uomo e una donna
  • Non significa niente > e l’unica cosa che vi verrà da pensare alla fine del racconto è “… e se significasse qualcosa?” e vi ritroverete a scorrerne le pagine e a rileggerne le ultime righe le con aria perplessa, in cerca della soluzione
  • Ottetto > di questo vi dico solo che in realtà è poco più di un quartetto di “brani bellettristici” non proprio riusciti, l’interessante è il flusso di coscienza dell’autore nel momento in cui si trova a dover decidere che farne: superato lo stupore, ho riso moltissimo
  • Mondo Adulto (I) e (II) > due stili differenti per due parti distinte di un unico plot: la prima “puntata” vien divisa in 3 “atti”, proprio come la tragedia che al suo interno viene rappresentata; mentre la seconda “puntata” sembra più un trattamento per un libro che non è mai riuscito a evolversi raggiungendo la complessità, lo stile e l’eleganza proprie del racconto, probabilmente a causa del contenuto scioccante dell’epifania che vi viene descritta
  • Chiesa fatta senza mani > questo è un brano molto particolare, fatto di “onirodipinti” e quotidiano, di allucinazioni rese reali e fantascienza, un po’ di poesia e un po’ di “Precog” alla Minority Report: i confini del racconto sono sfumati e così la trama, i personaggi dai nomi metaforici e le loro azioni, tutto sembra avere una logica lineare solo a righe alterne, le altre sono talmente colme di estetica linguistica e pittorica da ipnotizzare
  • Sul letto di morte, stringendoti la mano, il padre del nuovo giovane commediografo Off-Broadway di successo implora una cortesia > sì, questo è solo il titolo: un lungo monologo in punto di morte, la confessione della straziante verità sulla falsa vita di un uomo, vergognosa quanto commovente

David Foster Wallace non riesce a deludermi: la sua sapienza linguistica mi ispira, il suo modo di osservare e descrivere i dettagli mi coinvolge e mi sconvolge, il suo humor scatena in me solitarie ridarelle, la sua ironia e il suo cinismo riescono a rappresentare anche il mio punto di vista, la sua creatività mi arricchisce.
Ora vi lascio, inizio a leggere Questa è l’acqua.

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