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Scegli una vita meno ordinaria [campagna pubblicitaria]

Notonthehighstreet.com è l’e-commerce della creatività, il negozio virtuale in cui è possibile trovare e comprare gli oggetti più strampalati venuti fuori da complesse connessioni tra i mondi e i concetti più disparati, ovvero il portale da visitare per prendere ispirazione quando si vuole allenare la propria capacità di pensiero laterale. La sua ultima campagna pubblicitaria per promuovere la propria attività si basa su un claim che è quasi un monito: “Choose a life less ordinary” [trad. ita. “Scegli una vita meno ordinaria”].

Premetto che questo potrebbe essere un post un po’ scomposto nella struttura e nei contenuti poiché venire a conoscenza di Notonthehighstreet.com, soprattutto qualora prevedesse la consegna anche in Italia [non ci ho ancora guardato per non distrarmi dalla scrittura del post, ma sinceramente ho un po’ fretta!], potrebbe per me significare la rovina. La mia curiosità si è fatta improvvisamente bruciante e difficilmente si sentirà appagata prima di aver navigato TUTTO il sito e aver analizzato gran parte delle connessioni creative alla base della produzione delle strampalate merci in vendita.

Premesse a parte, tenterò di tornare professionale e di focalizzare innanzitutto sull’interessante idea di business su cui si focalizza l’e-commerce: non la vendita di oggetti afferenti a un settore merceologico preciso, ma la vendita di prodotti di per sé stravaganti, frutto dell’interazione tra settori variegati, spesso personalizzabili e sicuramente appartenenti a qualsiasi fascia di prezzo.
Notonthehighstreet.com si propone essenzialmente come rivenditore di idee originali, utilissime soprattutto nel momento in cui si vuol fare un regalo sorprendente a qualcuno.

La campagna pubblicitaria di Notonthehighstreet.com è assolutamente in linea con il suo spirito. Dal claim “Choose a life less ordinary” alla descrizione di numerose situazioni in cui più o meno piccoli problemi del quotidiano vengono affrontati con creatività e risolti attraverso l’applicazione delle teorie di Edward De Bono sul pensiero laterale, nonché grazie al ricorso allo spazio online del brand.


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Bellissimo spot, che in realtà – a mio avviso – andrebbe visto come una raccolta di branded content seriali!

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Formazione partecipativa alla Trent University

Trent University ha lanciato qualche tempo fa una nuova campagna pubblicitaria multisoggetto per dare visibilità ai propri corsi. Il focus? Sfidare la mentalità acquisita e condivisa dai più producendo innovazione e – allo stesso tempo – ridefinendo i metodi didattici e di approccio all’apprendimento.

Trent University si propone ai suoi potenziali iscritti come un istituto formativo improntato al “learn by doing” [trad. ita. “imparare facendo”], alla condivisione di esperienze e di pensiero, alla didattica basata sul dialogo e lo scambio di opinioni, alla creatività e al pensiero laterale.

I valori che il brand universitario si propone di incarnare vengono ottimamente espressi attraverso la sua ultima campagna pubblicitaria composta da quattro soggetti con visual e bodycopy distinta, ma accomunati dallo stile grafico e dal claim “Challenge the way you think” la cui traduzione in lingua italiana a mio avviso potrebbe essere duplice: da una parte “Sfida il tuo modo di pensare”, ovvero “mettiti alla prova” nella costrizione di nuove idee; così come anche “Sfidare il modo di pensare comune”, ovvero “trova punti di vista alternativi di riflettere sulle cose, evitando di rimanere assoggettato alla mentalità basata su luoghi comuni”, in altre parole “pensa laterale”.

Due dei soggetti pubblicitari si focalizzano in particolari modo sul rapporto con le tecnologie, ricordando ai potenziali studenti che possiedono un fantastico strumento di conoscenza: il proprio cervello, più perforante di qualsiasi app e di qualsiasi motore di ricerca.

Trent University - campagna pubblicitaria 1 e 2
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Gli altri due soggetti mettono in evidenza, invece, il rapporto docente/discente promosso dalla scuola, una relazione fatta – appunto – di condivisione, di dialogo, di partecipazione nella ricerca, di insegnamenti basati sull’approccio creativo alle cose.

Trent University - campagna pubblicitaria 3 e 4
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Se la lungimiranza e il mood accogliente dei messaggi non bastasse, Trent University li propone utilizzando fantastiche illustrazioni. Dato l’impatto visivo e l’espressione metaforica delle grafiche, direi che nulla abbiano da invidiare ad alcune opere di arte contemporanea, quasi un ritorno all’approccio pubblicitario dei primi del Novecento ove i visual erano opera di grandi avanguardisti, non trovate?

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Never Waste Ideas: creatività all’asta da Sotheby’s

Never Waste Ideas è un progetto che mostra spiccato ingegno nell’utilizzare il pensiero laterale: a riciclo, beneficenza, pubblicità e aste comunemente non si attribuisce né associa alcun significato o caratteristica condivisa, ma grazie a Now AvaiableSotheby’s e Alice for Children son diventate tre parole chiave di un’unica iniziativa.

Never Waste Ideas ha fatto in modo che qualche giorno fa 25 creatività pubblicitarie rimaste nel cassetto delle scrivanie di Now Avaiable sono state battute all’asta nella sede milanese di Sotheby’s di fronte a un pubblico di 150 ospiti, tra aziende, agenzie, creativi e associazioni di categoria del mondo pubblicitario. Un’operazione “antispreco” di “riciclo e riuso” delle idee che hanno dato vita a 25 borse di studio devolute ad Alice for Children per i bambini orfani delle baraccopoli di Nairobi, in Kenya.

Il concept dell’iniziativa nasce dalla consapevolezza che non sempre le cose inutilizzate o scartate smettono di aver valore, soprattutto se si parla di creatività:

“Nel nostro lavoro capita sempre più spesso che per un’idea che vede la luce ce ne siano tante altre che vengono abbandonate, scartate, dimenticate. Nelle agenzie pubblicitarie i cassetti e i cestini sono pieni di intuizioni e creatività, frutto di ore di lavoro, energia, passione, che meritano veramente una seconda chance. Si parla tanto di lotta agli sprechi: come creativi abbiamo voluto inventarci un modo intelligente per non buttare via le idee, perché possano tornare ad essere utili. Utili per chi li ha acquistati, a prezzi simbolici. Utili perché il ricavato dell’asta permetterà a 25 bambini africani di continuare a studiare e a coltivare ancora nuove idee”

Emanuele Nenna, CEO di Now Available

A Palazzo Broggi, sede di Sotheby’s Italia, le pubblicità selezionate per l’asta tra idee per l’advertising tradizionale [stampa e TV], le promozioni, gli eventi e il mondo “digital”, sono state tutte incorniciate ed esposte affinché potessero essere ammirate dagli ospiti come in una mostra. Una volta finita l’asta, ogni donatore è entrato in possesso di un kit personalizzato che comprendeva “una USB con gli elementi tecnici e creativi della campagna pubblicitaria acquistata, una pergamena con i diritti relativi all’utilizzo dell’idea e un attestato con il profilo e la storia del bambino al quale la borsa di studio garantirà di proseguire gli studi per un anno intero”.

Odio quando delle belle idee non vengono sfruttate, anche quando vuol dire che ce ne son altre altrettanto belle che sono state selezionate dal cliente per cui erano state pensate, il “riciclo” per beneficenza mi pare una geniale soluzione a tali sprechi, siete d’accordo? 🙂

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Karlstad & Hammarö: comunicare un’ampia offerta didattica

Karlstad & Hammarö, istituto pubblico di formazione secondaria svedese, per comunicare il suo vantaggio competitivo basato sull’ampia offerta didattica ha ideato una campagna pubblicitaria basata sull’utilizzo della cartellonistica strettamente connessa con il contesto in cui sarebbe stata posizionata ogni affissione, in ottica ambient marketing.

Lo scopo di Karlstad & Hammarö è quello di rendere esplicito e chiaro che la propria offerta formativa è talmente tanto strutturata da comprendere una serie quasi infinita di indirizzi di studio e che tale caratteristica permette allo studente, iscrivendosi, di poter decidere di studiare per acquisire competenze e crearsi una professione in praticamente ogni settore. L’idea della campagna pubblicitaria è riuscita a connettere tale messaggio alla quotidianità, rendendolo molto più facile da decodificare.

Si sono infatti create diverse headline che, aiutate dalla grafica, potessero connettere anche visivamente molte professioni o attività commerciali che quotidianamente popolano il vissuto di ogni persona a specifici programmi didattici dell’istituto. Così, di fronte a un negozio di abbigliamento si posiziona il corso per divenire stilista, davanti au un ristorante quello per chef, vicino a un alimentari il corso di economia e commercio… sino ad arrivare a 45 posizionamenti differenti per il brand Karlstad & Hammarö.

Karlstad & Hammaro - ambient marketing
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La grafica dei manifesti potrebbe essere più accattivante ed esteticamente gradevole, ma la personalizzazione del contenuto rende l’idea molto semplice da decodificare, chiarisce il vantaggio competitivo della scuola e – a mio avviso – potrebbe anche aver ispirato la riflessione da parte di molti studenti rispetto alle scelte da compiere per il proprio futuro professionale. Ben fatto!

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Come diventare sé stessi di David Lipsky – ovvero – Un libro su/di David Foster Wallace

Prima di partire per il mio viaggio a Bordeaux ho scelto, come per ogni viaggio, un libro da mettere in valigia ed è stato il turno di “Come diventare se stessi – David Foster Wallace si racconta” scritto da David Lipsky. Un libro che ho letteralmente divorato, dedicandogli praticamente ogni istante in cui non stavo facendo la turista.

Come diventare se stessi - David Foster Wallace si racconta a David Lipsky“Come diventare se stessi”, escluse introduzione e postfazione, è in realtà un libro scritto a quattro mani poiché riporta pedissequamente [o almeno questo è quel che ci fa intendere e probabilmente si sforza di fare l’autore] una lunga intervista – che in relatà somiglia abbastanza a una chiacchierata tra amici – del giornalista del Rolling Stone David Lipsky a un David Foster Wallace intento a promuovere l’appena edito “Infinite Jest” [che io ho iniziato a leggere qualche tempo fa, ma il cui peso di quasi 2 kili rende arduo considerare una “lettura da bus”, dunque vado a rilento].

Il libro in realtà doveva inizialmente diventare un articolo per Rolling Stone, poi mai pubblicato, che Lipsky ha deciso di trasformare in un libro dopo la terribile morte di Wallace. Anche per questo motivo, forse, le pagine sembrano aprire al lettore una finestra sul mondo più intimo di Davide Foster Wallace, scrittore il cui acume e spirito d’osservazione non ha pari nei romanzi e nei racconti come – pare – nella quotidianità.

Leggere delle manie, delle riflessioni, dei gusti di Foster Wallace [se dopo aver divorato qualche suo libro ce ne fosse ancora bisogno] spinge il lettore a considerarlo “semplicemente David”, una amico abile nell’utilizzo di originali metafore spesso molto divertenti, insicuro quanto consapevole, un uomo “vero” con cui si possono avere in comune letture o gusti cinematografici, una persona, non solo uno scrittore, con le sue debolezze, i suoi vizi, i suoi cani [io però con due cani che fan tutto quel casino non riuscirei proprio a viverci!].

A proposito del successo di “Infinite Jest”, di quanto lo lusingasse seppur atterrendolo e spaventandolo, Wallace dice:

Forse… ripeto, la mia maggior preoccupazione… insomma, il mio problema è che ho una scarsa capacità di godermi le cose mentre accadono. La mia maggior preoccupazione è che tutto questo non me lo godrò. Aumenterà soltanto le mie aspettative su me stesso E questo… be’, le aspettative su noi stessi sono una cosa delicata. Perché fino a un certo punto possono darci motivazione, ispirazione, possono essere una sorta di lanciafiamme che ci troviamo puntato contro il culo, ci possono spronare. Ma superato quel punto sono tossiche, paralizzanti.

Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscere Wallace, né l’avrò mai, ma questo libro mi ha dato la sensazione di esserci andata vicino. Per chi ama questo autore, ma anche semplicemente per chi fa o vorrebbe fare un mestire che necessita una certa dose di creatività [ovvero praticamente tutti, a mio avviso, ma… questa è un’altra storia!] è rasserenante leggere delle sue percezioni riguardo la costruzione lenta quanto inesorabile di un’idea, degli spunti che ha saputo cogliere dalla quotidianità per trasformarli man mano in qualcosa di uguale e conteporaneamente diverso da se stessi attraverso i suoi libri, come questo influisse sulla sua persona, sulle sue abitudini, sul suo umore. Ancora una volta una lettura che arricchisce e fa riflettere, come sempre quando c’è di mezzo David Foster Wallace! 🙂

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Quanto odiate la pubblicità?

Alcuni di voi sicuramente pensano di odiare la pubblicità: l’interruzione dei bellissimi film sul più bello, i colpi di scena segati a metà come le assistenti di maghi improvvisati, l’inadeguatezza della presenza in video di alcuni prodotti al momento dei pasti, la “pochezza” di alcuni contenuti e la stupidità di altri…Altri, i cultori – anche detti “malati”, come me! 😀 – non saranno d’accordo e si troveranno a pensare allo spot come a una breve fiction a puntate, come a un lampo di genio, una connessione inattesa tra idea e brand, un consiglio – seppur parziale – per un acquisto, la maestria nel presentarlo e proporne il “desiderio”

In nessun caso dovreste sentirvi folli, la pubblicità, soprattutto quella audiovisiva, è entrambe le cose. La percezione che ne deriva dipende dal momento in cui la si fruisce, dall’idea che sottende, dalla bravura tecnica nel rappresentarla, dall’empatia che riesce a creare, dall’adeguatezza al prodotto o servizio promosso… in sintesi da quanto la creatività che mostra riesce veramente a stimolare la nostra curiosità e a posizionarsi ove non corre il rischio di distrarre.

Sono da sempre una gran fautrice del product placement audiovisivo ben fatto, quello più simile a un branded content, piuttosto che dell’interruzione macellaia di suspance, della creatività narrativa o connettiva piuttosto che dello spiegone tecnico per il quale preferisco sempre il libretto di istruzioni o le parole di un addetto alla vendita.

In ogni caso in soccorso di chi proprio la pubblicità non la sopporta arrivano i film senza interruzione di Fox Movies. Per la promozione di tale servizio è stata scelta la carta stampata: un bel paginone, una doppia pagina che riporta una scena indimenticabile di un blockbuster al cui centro appare quel che resta della pagina pubblicitaria che ne rendeva poco fluido fruirne il contenuto e che – neanche a dirlo – è stata strappata. Un’idea intrigante per proporre un servizio all’apparenza banale.

Fox Movies - campagna pubblicitaria
[via]

Gli appassionati delle maratone di advertisement, quelli che su YouTube non fanno che cercare gli ultimi commercial in modo da poterli rivedere una volta di più, dovrebbero invece segnare le prossime date dell’ADrenalinas Advertising Festival, la cui campagna pubblicitaria offre, invece, dati “scientifici” sull’amore delle persone per gli spot con molta ironia e un umorismo bambinesco che fa molto sorridere.

ADrenalinas Advertising Festival - campagna pubblicitaria
[via]

C’è una pubblicità per ogni esigenza… un po’ come le app! 😉

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Self branding e personal branding: Giorgio, cucciolo di musicista

La creatività unita alla sperimentazione dei linguaggi e degli strumenti di comunicazione online può essere un primo veicolo del proprio self brand, un primo passo verso la costruzione più strutturata e strategica di un personal brand professionale.

Giorgio Tebaldi, 32 anni, musicista laureato al conservatorio di Frosinone, con la complicità di Chen Swee Ling, lancia un appello su Facebook: è solo una goliardata, ma è espressione di sé e della sua condizione professionale.

Giorgio Tebaldi - campagna di sensibilizzazione "cucciolo di musicista"

L’annuncio di cui Giorgio è protagonista riprende lo stile e il linguaggio delle campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono o a favore dell’adozione di cuccioli di animali.
Il visual è composto da un collage di scatti più o meno ravvicinati che ritraggono Giorgio all’interno di un vecchio scatolone con un’espressione sempre triste e compassionevole: la scelta di utilizzare fotografie in bianco e nero rende ancor più misera e toccante l’atmosfera e contribuisce ad aumentare la sorpresa nel vedere tale immagine su Facebook, incuriosendo l’utente rispetto a quale possa essere il contenuto a essa associato.
La bodycopy ha una funzione esplicativa, invita alla condivisione virale dell’appello [su Facebook] prevedendo scetticamente che tale invito non verrà colto da molti: il testo mette in evidenza che il “tenerissimo cucciolo di musicista” è stato abbandonato, è “smarrito e infreddolito”, elemosina attenzioni, ha bisogno di una “cuccia calda o contanti su base mensile”. Quest’ultima è la frase che non lascia dubbi sul tono ironico , dissacrante ed esasperato del messaggio, rafforzato dall’headline che campeggia in chiusura scritta [urlata] tutta in maiuscolo “Non lasciare che l’ennesimo giovane musicista soffra ancora”, nonché dal finto IBAN per le donazioni volontarie.

La “campagna” ha ovviamente dei limiti: se concepita da un art sarebbe bastato guardare le foto per comprendere che si tratta di un musicista; se scritta da un copy avrebbe dosato meglio il crescendo di pathos nella bodycopy; se architettata da un social media strategist sarebbe stata creata prima una pagina Facebook e sarebbe stata diffusa attraverso vari spazi online sicuramente più visitati di un profilo che conta 167 amici. Ma l’idea risulta interessante, divertente e creativa.

Una provocazione, quella di Giorgio, probabilmente dovuta al fatto che “fare il musicista” – come il cantante, l’attore, ma anche il pubblicitario [ricordate il libro di Séguéla?] – da molti non viene percepito come un vero e proprio lavoro, basata sulla rilettura dissacrante delle comunicazioni di sensibilizzazione sociale che puntano alla compassione, cifra stilistica diffusa [e forse anche un po’ abusata] in un periodo di crisi come quello attuale.

Ebbene, con questa provcazione Giorgio Tebaldi, anche se in maniera intuitiva e probabilmente non del tutto consapevole, oltre a scatenare la nostra ilarità [ben visibile nei commenti dei suoi amici], sta mettendo in atto dinamiche sel self branding ponendo in evidenza una serie di proprie caratteristiche:

  • l’essere un giovane musicista è ciò che più lo contraddistinge [rif. “cucciolo di musicista“]
  • vorrebbe che la musica divenisse la professione su cui basare la propria sussistenza [rif. “ha bisogno di una cuccia calda e contanti su base mensile“]
  • non ama piagersi addosso [rif. tono ironico e dissacrante, IBAN finto, commenti degli amici]
  • vorrebbe essere ascoltato [rif. “condividete se avete cuore”, “vi prego di diffondere l’appello”]
  • è una persona realista [rif. “so che molti di voi non lo faranno”]
  • non si dà mai per vinto [rif. “cerca di seguire chiunque gli dedichi uno sguardo“]

Al momento, questa pare un’azione isolata di self brand online da parte del protagonista [googleando il suo nome ho notato che: il suo profilo LinkedIn e Google+ non sono completi, a differenza di quello Facebook, che però è utilizzato per lo più per scambiare link e battute con gli amici; il suo spazio Myspace – per i musicisti ancora relativamente importante – non viene comunque aggiornato da tempo; non sembra avere un blog o un sito di riferimento] che comunque è riuscita a creare una ventina di condivisioni dirette [che, su un profilo con 167 amici, è comunque un risultato ma non so quanto “in target”].

Personalmente sono convinta che, qualora la professionalità e la creatività di Giorgio fossero inserite in una strategia di personal brand coerente e ben strutturata, la sua visibilità potrebbe aumentare parecchio e sarebbe più semplice trovare informazioni su di lui e sulle sua abilità musicali… soprattutto nel momento in cui qualcuno venisse in qualche modo attratto dal suo appello e volesse considerare Giorgio come la persona a cui dare i “contanti su base mensile” che sta cercando. Giorgio, ci hai mai pensato? 🙂

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Rendi ogni giorno un giorno speciale [Nokia Lumia]

Sarà che sono ancora nel mood “buoni propositi per il nuovo anno”, sarà che ritengo che le piccole cose siano in realtà le più importanti… e sarà che il lunedì mattina un motivo in più per abbandonare il piumone e affrontare la giornata non guasta, sta di fatto che l’iniziativa itinerante di Nokia Lumia “Little Amazing Show” mi ha colpito moltissimo: tanti video e sei tappe sparse per il mondo per ricordare a tutti di trovare una piccola idea al giorno per sorprendersi.

Sei le città teatro dell’iniziativa Nokia Lumia, luoghi in cui alcuni fortunati passati hanno potuto fare esperienza di una delle idee del brand per rendere memorabile una giornata: giochi di luce, balli, sonate al pianoforte e altre varie occasioni d’incontro e condivisione di qualcosa di speciale, sorprendente. Tantissimi, poi, i suggerimenti condivisi attraverso i video prodotti dall’azienda, la spinta a un atteggiamento positivo e creativo al fine di regalarsi un sorriso, un momento di serenità, un piccolo gesto di meraviglia.

Sorprendenti non solo i piccoli eventi creati, non solo i consigli, ma anche le interviste di alcune persone per ogni città riguardo a cosa possa rendere la loro giornata “amazing”: chi desidera più sole, chi un sorriso da un estraneo, chi l’incontro di una persona speciale, la condivisione di una propria abilità, il pranzo pagato…
Ogni settimana la pagina Facebook di Nokia promette un contributo per garantire l’ispirazione a chi fatica – soprattutto il lunedì – a trovare la giusta motivazione per abbandonare con entusiasmo il piumone. Il segreto pare sia nel pensare come i bambini, instancabili produttori di idee creative volte all’ottenimento di sorrisi.

Se Nokia voleva sorprendere, direi che c’è riuscita in un modo così delicato da essere quasi commovente. Assolutamente in linea con il suo brand di prodotto, la campagna di ambient marketing di Nokia è colma di “effetti speciali” mozzafiato, di praticità, di tecnologia, di personalizzazione ed intimità… proprio come credo voglia presentarci il suo nuovo smartphone.

Un mio consiglio: prendetevi il tempo per guardare tutti i video perché v metteranno di buonumore! 🙂

BERLINO

LONDRA

MADRID

NOTTE

PARIGI

MUMBAY


[via]

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Brand building, creatività, QR Code, augmented reality e musica

Promettente band di Vancouver, i Jive Talk, hanno deciso di diffondere il loro ultimo album “123 Jump” dotandolo di un packaging veramente tecnologico: il CD interattivo che lo contiene, infatti, utilizza il QR Code e l’augmented reality [realtà aumentata] per renderne ancora più speciali i contenuti. Se non ci credete, guardate il video!

Pur trattandosi di un’idea non proprio originale – almeno per quanto riguarda l’utilizzo che si fa del codice QR, sicuramente mutuato da Victor Petit e Publicis Brussels [io non so chi abbia avuto l’idea per primo] – l’integrazione a scopo promozionale degli ultimi strumenti tecnologici nel supporto contenente la propria musica gioverà certamente alla visibilità della band, ne accelererà il brand building e la creazione dell’awareness, contribuendo a farne percepire i musicisti come amanti delle sperimentazioni, dell’innovazione e della creatività.

Quali miglior concetti a cui legare un gruppo emergente?