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La primavera, il meteo e McDonald’s

In UK il meteo a primavera sa essere veramente imprevedibile, in una giornata – ma anche in un’ora, a volte – si può fare esperienza di tutte e quattro le stagioni. Quale momento migliore per testare il trend che, grazie alla tecnologia, riesce a modificare le campagne pubblicitarie in tempo reale? McDonald’s ci ha provato lo scorso anno.

In UK il meteo è uno degli argomenti di conversazione inevitabili in qualsiasi tipo di conversazione: mai inopportuno, praticato da chiunque e sempre con un notevole grado di interesse. Al fine di entrare in queste conversazioni – praticamente in tutte – McDonald’s ha deciso di sostituire ai suoi manifesti digitali, le previsioni del tempo in tempo reale.

McDonald's - affissioni

Ovviamente il re dei fast food ha completamente brandizzato tutte le icone del meteo [ben 8] presenti nelle affissioni, dall’hamburger non confezionato per rappresentare il sole, alla scatola di patatine rovesciata per la pioggia. Un bel modo di rendere utile il messaggio pubblicitario senza perdere il focus sul brand, comunque già stranoto.

McDonald's - icone
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Interessante come primo tentativo, un nuovo ibrido comunicativo tra il branded content e la campagna di ambient marketing, ma con questa tecnologia è possibile sicuramente ideare campagne molto più strettamente connesse all’esperienza del pubblico, non trovate?

Altro su McDonald’s

Il caffè “semplice” non basta [McDonald’s]

McDonald’s ha di recente lanciato in UK un nuovo prodotto distribuito nei suoi McCafé, il Flat White. L’introduzione del Flat White potrebbe essere spia del fatto che la strategia di posizionamento del McCafé forse sinora non ha funzionato a dovere.

Tempo fa scrivevo dell’introduzione da parte di McDonald’s del caffè. La differenziazione tra il suo caffè e quello degli “altri” era basata sulla “semplicità”: McDonald’s proponeva ai suoi clienti il caffè, caffè e basta, semplice semplice. A quanto pare non è stata un’idea sufficientemente forte per posizionarsi sul mercato perché ora al caffè si aggiunge il Flat White, un secondo prodotto di caffetteria.

Per cercare di mantenere la linea creativa definita nello spot di lancio del McCafé, anche qui si gioca sulla dicotomia complessità/semplicità con McDonald’s ovviamente posizionato sulla seconda. Qui anziché l’esasperazione della tecnica di preparazione del caffè presente nella precedente campagna pubblicitaria, si fa leva sulla tecnica di presentazione/definizione del prodotto da parte degli addetti alla vendita. Solo da McDonald’s è possibile cosa sia un Flat White, ovvero “a stronger Latte, just with less milk” [trad. ita. “un Latte forte, solo con meno latte”]

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Il fatto è che a mio avviso aggiungere all’offerta McCafé il Flat White dopo essersi presentati come quelli che tagliavano corto e eliminavano ogni orpello dal caffè, mi pare un contraddire la strategia di offerta proposta che, dunque, oltre che non particolarmente originale sembra non fosse neppure abbastanza in linea con le necessità di mercato. A quanto pare non sono solo gli Italiani a non poter fare a meno della complessità quando si parla di caffè, non trovate? 😉

Precisazioni linguistico-culturali sul termine LATTE

Con la parola LATTE pronunciata in una caffetteria o in un bar in cui si parla inglese ci si riferisce a quello che in Italia verrebbe definito come “latte macchiato”, ovvero a un bicchiere di latte in cui si aggiunge un po’ di caffè.

Questo fa del FLAT WHITE il corrispettivo inglese dell’italiano caffellatte, ovvero un latte macchiato con più caffè… che comunque io ho trovato indicato da più parti come WHITE COFFEE.

Vi ricordo di considerare che in inglese è usata comunemente anche il termine CAPPUCCINO che – almeno formalmente 😛 – mantiene il suo significato italiano e che però, diversamente che in Italia, può essere ordinato doppio e in alcuni casi anche triplo [praticamente una vasca di cappuccino].

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Un caffè semplice

McDonald’s lancia il McCafé. Probabilmente per provare a rosicchiare il mercato di Starbucks, il padre di tutti i fast food si cimenta nella caffetteria e promuove il suo nuovo prodotto con una campagna pubblicitaria non particolarmente originale, ma molto furba.

Per il lancio del McCafé, McDonald’s ha creato uno spot che si propone di ironizzare sui nuovi trend di consumo di cibi e bevande. Da tempo, infatti, il settore del food & beverage gode di una cospicua visibilità, attraendo l’attenzione di diversi pubblici rispetto a ogni minima fase del processo di produzione: dall’idea del prodotto alla selezione degli ingredienti, dalla scelta delle tecniche di preparazione alla gestione creativa della vendita e del consumo.

McDonald’s ironizza, dunque, su tutto il “baraccone” che spesso rende complessa anche la “semplice” esperienza di prendersi un caffè facendola diventare una strutturatissima ricerca del consumatore finale rispetto a dove andare e cosa richiedere esattamente per avere un “semplice” caffè.

L’idea, come accennato, non appare originalissima, ma ritmo e montaggio consentono alla campagna pubblicitaria di acquisire comunque un certo appeal… anche nei confronti di soggetti che non saranno mai in target come i perfezionisti puristi [eccomi! 😀 ], per i quali il caffè è la moka o, al massimo, un espresso. 😉


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Brand e San Valentino

Molti brand ci deliziano ogni anno con delle splendide campagne dedicate al giorno di San Valentino. C’è chi promuove speciali servizi a valore aggiunto e chi semplicemente ricorda la ricorrenza con uno spot, ma in ogni caso sono molte le marche che condividono sapientemente l’occasione speciale con il proprio target.
In attesa di conoscere cosa hanno in serbo per domani, ecco alcuni riuscitissimo esempi dell’anno passato.

McDonald’s

Il re dei fast-food ha organizzato un romantico drive-in cinema per i clienti dell’Automac di Lima creando una campagna di ambient marketing in un sorprendente regalo per le coppie.


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Tesco

La catena inglese di supermercati ha coinvolto i propri clienti single in un appuntamento al buio formando le coppie in base ai cestini della spesa dei singoli individui: un interessante modo di rinnovare la propria brand experience. Il servizio a valore aggiunto proposto ha divertito tutti anche se ha fatto innamorare solo alcuni.


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Nescafé

Per il brand di caffè solubile una elaborata quanto tenera campagna pubblicitaria cartoon con proposta di matrimonio “a crocette” per celebrare amore e ironia.


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Match.com

Per il sito di appuntamenti un’offerta della serie “soddisfatti o rimborsati” mentre si festeggia tra amici San Valentino – potenzialmente l’ultimo – da single con una bella partita di calcio. Dopo un anno ci darà i risultati?


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Altro su San Valentino

100% verdura da McDonald

McDonald’s torna a focalizzare le proprie campagne – ma in realtà non è che abbia mai smesso – sulla qualità dei propri alimenti, in particolare i vegetali: verdura, ortaggi, patate e quant’altro sono indicate come “real” e fotografate su tovagliette [direct marketing], trasportate in tradizionali camioncini [ambient marketing] e “scolpite” come opere d’arte della natura prima di essere fotografate [campagna pubblicitaria]. Belle idee, ma riuscirà mai a convincere il suo pubblico?

Da Malta alla Cina, praticamente ovunque McDonald’s insiste sulla sua comunicazione centrata sulla qualità degli alimenti. Soprattutto dal 2010, l’interesse del colosso inventore del fast-food è stato quello migliorare la propria reputazione rispetto alla selezione degli ingredienti e posizionarsi tra i marchi di qualità anche da questo punto di vista, tanto da modificare i suoi colori sociali dai tradizionali giallo e rosso all’odierno giallo e verde bosco.

Ovviamente i concept sono tutti di strabiliante creatività, inappuntabile design e strepitosa realizzazione, ma è dura per McDonald’s riuscire nel suo intento, nonostante qualche piccola miglioria la sua reputazione l’abbia avuta… in ogni caso, Pret a Manger è un’altra cosa, dunque non sarebbe meglio puntare su altro?! 🙁

McDonald's - direct marketing

McDonald's - ambient marketing

McDonald's - campagna pubblicitaria
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Uno chef per McDonald’s

Un’altra spettacolare iniziativa di ambient marketing proposta da McDonald’s e creata al fine di veicolare la propria brand experience comunicando al proprio target, e all’opinione pubblica tutta, che il cibo servito nei suoi punti vendita è “cibo vero” e non ha nulla da invidiare a quello servito nelle grandi cucine.

McDonald’s, il brand inventore del fast-food e del cosiddetto “cibo spazzatura” sono anni che si impegna a dimostrare che in realtà gli ingredienti che si usano nei suoi locali non sono diversi da quelli che si consumano nei tradizionali ristoranti e che la loro qualità è elevata.

Stavolta la star delle catene di ristorazione veloce ha pensato di mettere a punto una campagna di ambient marketing focalizzata sulla creazione di un ristorante pop-up dallo stile ricercato e sul coinvolgimento di Neal Fraser, un famoso chef del panorama californiano. Lo chef, senza che i commensali lo sapessero, ha usato gli ingredienti del fast-food per creare dei piatti che fossero delle fantastiche esperienze di gusto.


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L’iniziativa a me sembra particolarmente interessante non tanto per la sua originalità [altri avevano usato in precedenza questa strategia per mettere in evidenza la qualità del proprio cibo], bensì per il fatto che riesce a mostrare l’assoluta necessità di coerenza per ogni marca e l’importanza della selezione degli elementi che ne compongono la brand experience. Cosa intendo? Che da un lato McDonald’s non potrebbe servire nei suoi locali le ricette che ha messo a punto lo chef Neal Fraser senza perdere una serie di caratteristiche che ne compongono l’identità, dunque senza smettere di essere McDonald’s; dall’altro è evidente come il cambiamento di contesto, di atmosfera, di presentazione del prodotto possa trasformarlo in qualcosa di completamente differente perché l’esperienza è parte integrante e irrinunciabile della percezione.

E voi? Che ne pensate?

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McDonald’s Canada contro i ladri di patatine fritte

Sicuramente vi sarà capitato di avere quell’insaziabile voglia di patatine fritte per cui nessuna porzione può avere la speranza di sembrarvi abbastanza. Altrettanto certamente le volte che avete dato seguito al vostro desiderio andando in un fast food, in un ristorante, da un venditore ambulante o preparando/facendovele preparare in casa c’è sempre stato qualcuno che ve ne ha rubata qualcuna dal piatto, giusto?

Per chi teme il furto da patatina fritta, finalmente qualcuno sembra aver preso di petto il problema e lavorato a una soluzione: McDonald’s Canada. Il brand ha infatti introdotto tra i propri tool “Fry defender”, un interessante quanto tecnologico sistema di allarme contro i ladri di patatine.

McDonald’s Canada, infatti, ha aggiunto alla propria app Fry Defender, un sistema di sicurezza che grazie al suo rilevatore di movimento all’avanguardia trasforma ogni smartphone un una macchina per smascherare potenziali ladri di patatine, cogliendoli sul fatto e sventando il furto. Ecco il video di presentazione.


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Il video non è particolarmente riuscito né creativo, ma l’idea di servizio a valore aggiunto da distribuire in direct marketing attraverso l’app, assolutamente sì, non trovate?

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McDonald’s aumenta la comodità del take away

Una delle piccole comodità legate al consumo al tavolo da McDonald’s sta sicuramente nella possibilità di utilizzare un vassoio per “tenere insieme” l’ordinazione ed evitare che cibi e bevande si sparpaglino ovunque.

Il genio del fast food ha pensato quindi di includere il vassoio anche negli ordini take away. Come? Grazie al restyling della shopper in carta e a una campagna di direct marketing mirata a introdurre il cambiamento.

Qualche tempo fa McDonald’s, partendo dall’assunto che il vassoio rappresenta una comodità a cui spiace rinunciare, ha messo a punto – quantomeno per la sua clientela ungherese – il restyling della classica shopper in carta usata per il take away in modo che la stessa si potesse trasformare in un vassoio.

Per ridurre il caos legato per definizione al consumo take away, evitando che patatine e bibite finissero con l’ungere o l’impregnare oggetti che non dovrebbero mai condividere lo spazio con il cibo, e comunque lasciare alla propria clientela la libertà di mangiare McDonald’s dove più le piace, il brand ha ideato “Bagtray” e lo ha spiegato al suo pubblico con questo simpatico video tutorial.


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Un’ottima trovata, semplice e creativa, nonché assolutamente rispondente a un bisogno del target a cui non era ancora stata trovata una soluzione. Sicuramente avrà migliorato la brand experience dei clienti McDonald’s, non credete?

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Confronti tra brand experience, hamburger e tatuaggi

Tempo fa Burger King ha lanciato un nuovo mega-hamburger, il Big King, che – come il nome mi pare sottolinei molto bene – si propone al mercato come l’alternativa al Bic Mac di McDonald’s. Per vincere il suo avversario mettendo in evidenza la superiorità della propria esperienza di consumo, Burger King ha organizzato una fantastica campagna di direct marketing comparativo coinvolgendo alcuni dei maggiori fan del Big Mac.

Chi può amare il Big Mac più di coloro che addirittura se lo sono fatti tatuare su una parte del proprio corpo? Credo che la risposta sia ovvia: nessuno. Burger King ha scovato alcuni di questi individui dall’estrema venerazione nei confronti della star del menu McDonald’s in tutto il momento, li ha incontrati in Brasile e ha proposto loro una sfida: provare il Big King e, se l’esperienza di gusto avesse superato quella dell’hamburger rivale, trasformare il loro Big Mac tatoo in quello del nuovo prodotto Burger King. Avrà funzionato?


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Azione di direct marketing comparativa alquanto estrema e, nonostante sia stata focalizzata su un piccolo campione, fortemente incisiva e percepita come assolutamente rappresentativa della brand experience legata a Burger King e al suo nuovo Big King. Sicuramente molto furba la scelta di coinvolgere quello che dalle facce dei presenti sembra essere il tatuatore più adorato sul mercato. 😉

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