Articoli

Organizzazione e identità [IKEA]

Quando c’è confusione, tutto rischia di perdere senso. Per ridare senso e identità ai mobili di casa, IKEA propone una serie di soluzioni organizzative che ha deciso di promuovere in una delle sue ultime campagne: “Make your furniture, furniture again” [trad. ita. “Rendi i tuoi mobili, mobili di nuovo”].

Un po’ facendo il verso alla campagna elettorale portata avanti da Trump [“Make America great again”], un po’ interrogandosi sulla perdita di identità che subiamo ogni volta che gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo vengono sopraffatti dal caos tanto da non farci più comprendere appieno le funzioni dei vari oggetti e mobili, IKEA qualche mese fa ha lanciato negli Stati Uniti una campagna pubblicitaria volta alla promozione delle sue soluzioni organizzative quali scatole, portariviste, appendiabiti e simili.

Da qui nasce infatti il claim “Make your furniture, furniture again” declinato su tre distinti soggetti:

  • “Make your chair, a chair again” focalizzata sulla scelta di SKUBB per l’organizzazione dei vestiti, un “voto” espresso di conseguenza in favore della “liberazione” di quella sedia che in ogni stanza di ogni casa prima o poi rischia di sparire sotto una montagna di abiti accumulati;
  • “Make your couch, a couch again” che punta su SVARTSJON l’attaccapanni come “leader sostenitore” degli oggetti altrimenti lasciati sul divano;
  • “Make your desk, a desk again” che vede SPONTAN il portariviste quale impeccabile raccoglitore di documenti, oltre che di consensi.

IKEA - campagna pubblicitaria
[via]

Chiarissima, oltre che brillantemente ironica, la metafora; attualissimo l’utilizzo dell’immaginario collettivo legato al quotidiano; molto creativa la connessione tra la radicata e direi banale cattiva abitudine di turno e l’originale utilizzo di complementi d’arredo in modo da organizzare gli oggetti in disordine grazie a prodotti IKEA di cui comunque si cambia sempre almeno un po’ la funzione primaria [es. il portariviste come portadocumenti].
Voi, che ne pensate?

Altro su IKEA

Lo smartphone, una finestra sul mondo

Ormai praticamente nessuno riesce a vivere senza il proprio smartphone continuamente connesso e sempre a portata di mano. Il mobile, da diverso tempo ormai, non è più solo un telefono, ma un oggetto multitasking che permette a ognuno di rimanere in contatto con il mondo. A ricordarcelo, anche la campagna pubblicitaria Onsitego.

Onsitego lancia in India la sua campagna pubblicitaria volta a promuovere il suo “screen protector” per smartphone focalizzando l’attenzione dei propri potenziali acquirenti su una suggestiva metafora: il mobile come una personale finestra sul mondo.

Onsitego - campagna pubblicitaria
[via]

“Your mobile is your window to the world. Safeguard it.” [trad.ita. “Il tuo mobile è la tua finestra sul mondo. Proteggilo.”] Questa l’headline scelta da Onsitego per attirare l’attenzione del proprio target sulle caratteristiche del prodotto protagonista della campagna. I visual rimandano a un’idea gioiosa, quasi poetica e comunque intima del mondo: la finestra di un’abitazione o la porta di un’attività commerciale sono, da un lato elementi di contatto con l’esterno, dall’altro fragili oggetti da proteggere e di cui aver cura affinché l’esperienza del contemplare il panorama e del relazionarsi con l’esterno non venga in qualche modo rovinata.

Minimal, ma denso di significato, non trovate?

Altro sugli smartphone

Domotica e scherzosi bisticci

Orange presenta ai francesi Homelive, il suo progetto per la gestione delle tecnologie domestiche a distanza, con un’intrigante campagna pubblicitaria basata sull’utilizzo della domotica non solo come canale per comunicare con i propri elettrodomestici, ma anche con il proprio partner.

Le dinamiche legate al pensiero laterale hanno condotto Orange all’ideazione di un semplice quanto divertente concept per la propria campagna pubblicitaria. Protagonista assoluto del plot è Homelive, sistema di gestione della domotica casalinga, ma sono i suoi comprimari a rendere lo spot assolutamente d’appeal. Si tratta di una giovane coppia il cui rapporto sembra basarsi e trarre energia positiva da dinamiche alla “Tom & Jerry” o “Guerra dei Roses”. I due giovani, infatti, utilizzano ognuno il proprio mobile per azionare il giusto elettrodomestico e causare “simpatici” disagi al partner.


[via]

Non so quanto a lungo tali burle domestiche possano durare senza che i due provino seriamente a uccidersi, ma i loro sguardi ammiccanti e divertiti, insieme alle situazioni presentate dalla brevissima sit-com e al ritmo incalzante del montaggio e della colonna sonora, per il momento credo raggiungano lo scopo voluto: attrarre l’attenzione sulla semplicità di utilizzo di Homelive e le sue più disparate applicazioni. Non credete anche voi?

P.S. Dopo lo sdolcinato inizio settimana ci voleva, no? 😉

Altre campagne pubblicitarie

Sakenomy, l’app per gli amanti del sake giapponese

Per tutti gli appassionati del Giappone e del sake, arriva Sakenomy, l’app in italiano e in inglese sviluppata in collaborazione con l’ex calciatore Hidetoshi Nakata. L’applicazione raccoglie informazioni e consigli su come selezionare il sake più adatto ai propri gusti, tra le 6.000 tipologie della tradizionale bevanda alcolica giapponese presenti in archivio.

Dal comunicato stampa:

Sakenomy - app sul sake[…] Nata dal desiderio di Hidetoshi Nakata di “trasmettere il fascino del sake giapponese”, Sakenomy è stata accolta con successo sia in Giappone sia a livello internazionale, e ha raggiunto oltre 14.000 download nei soli due giorni successivi al suo lancio.

Hidetoshi Nakata, supervisore di Sakenomy, ha visitato oltre 200 aziende giapponesi produttrici di sake e ha riscoperto il valore del sake dopo il suo ritiro dal calcio. Questa esperienza ha alimentato il suo desiderio di “promuovere il sake giapponese nel mondo”. Nakata ha partecipato come consulente allo sviluppo di questa applicazione, dando un prezioso contributo in relazione al concept, al design e al nome dell’app, grazie all’esperienza maturata durante gli eventi da lui organizzati in occasione dei Giochi Olimpici di Londra del 2012 e della Coppa del Mondo in Brasile nel 2014, per introdurre il sake giapponese a livello mondiale.

Il nome “Sakenomy” deriva da “gastronomy”, ossia la pratica o arte di scegliere, cucinare e mangiare buon cibo. Il nome è stato coniato con la speranza che le persone imparino a conoscere, gustare e sperimentare l’autentico sake giapponese e la cultura che lo circonda. Nakata ha scelto questo nome non solo per promuovere la consumazione del sake giapponese, ma anche per trasmetterne la cultura da una più ampia prospettiva.

Con l’app Sakenomy si potrà:

1. Cercare il sake giapponese all’interno del più grande database a livello mondiale

Esistono circa 15.000 brand di sake giapponese. Quando Sakenomy è stata lanciata in Giappone, a ottobre 2014, conteneva informazioni relative a circa 1.000 tipi di sake. Da allora sono state aggiunte nuove informazioni e ora il database contiene oltre 6.000 tipi di sake. Il database è in continuo aggiornamento. Gli utenti possono immettere caratteri o scannerizzare le etichette con il proprio smartphone per navigare tra le varie informazioni relative al sake:

  • caratteristiche del sapore
  • localizzazione delle aree di produzione
  • contenuto alcolico, acidità, valore dell’amminoacido, inizio della fermentazione, lievito utilizzato, riso come materia prima, nome dell’azienda di produzione, seimai buai (percentuale di raffinatezza del riso: la percentuale indica la quantità di riso raffinato ottenuto da una data quantità di riso integrale), kasubuai (letteralmente, percentuale di sedimento del sake), acqua utilizzata per la produzione, ecc.
  • ulteriori brand di sake localizzati nelle vicinanze e indicati sulla mappa degustazioni (sapore, aroma).

2. Registrare il sake degustato su una mappa interattiva

Gli utenti possono registrare le informazioni relative al sake degustato nella sezione “La mia pagina”. Dopo aver registrato il sapore del sake provato sulla mappa degustazioni, gli utenti possono confrontare la propria valutazione sia con quella di altri utenti, che hanno provato lo stesso tipo di sake, sia con quella di esperti, come i presidenti delle più famose aziende produttrici e fabbriche di sake. Si tratta di una mappa degustazioni sulla quale gli utenti possono:

  • valutare l’assaggio attraverso quattro indicatori: brillante, secco, dolce, ricco
  • elaborare una classifica;
  • indicare data, ora e luogo di assaggio
  • aggiungere note sul gusto e informazioni sul sake
  • uplodare foto del sake e degli otsumami (snack)

3. Scoprire il sake ideale in base ai gusti personali

L’app Sakenomy è in grado di suggerire il tipo di sake che meglio risponde ai gusti personali dell’utente, confrontando le informazioni registrate con quelle presenti nel database. In questo modo, gli utenti hanno la possibilità di trovare il proprio sake ideale grazie al fatto che l’app analizza i click effettuati attraverso i bottoni “bevuto” e “da provare” così come la cronologia della mappa degustazioni, al fine di consigliare il sake più idoneo ai gusti dell’utente […]

4. Leggere news sul sake

Gli utenti posso essere facilmente aggiornati sulle ultime news dal mondo del sake, grazie a una funzione news che raccoglie notizie provenienti da popolari siti dedicati al sake quali “SAKETIMES” e “NOMOOO”, oltre che da blog di famose aziende produttrici di sake. Gli utenti di Sakenomy potranno così familiarizzare ancora di più con la cultura del sake, grazie alla lettura degli articoli pubblicati nell’app […].

Sakenomy sarà presto disponibile in altre lingue per gli utenti di tutto il mondo anche perché la cultura del cibo in Giappone è considerata patrimonio culturale dell’UNESCO […].

Un’interessante iniziativa che lega tradizione alimentare [il sake], brand territoriale [il Giappone] e l’innovazione tecnologica [l’app mobile]. Sicuramente un modo creativo per incuriosire gli appassionati di viaggi e culture ad approfondire la propria conoscenza della cultura giapponese, sake in primis, resa ancora più accattivante dalla presenza di un “testimonial” con Hidetoshi Nakata. Complimenti! 🙂

Altro sui brand territoriali

Altro sulle app

La Cina e l’e-commerce

Nonostante la Cina possa vantare arti, culture e pratiche millenarie è attualmente considerata un “nuovo” mercato in cui moltissimi brand più o meno noti contano di posizionarsi, un mercato “emergente” perché sino a qualche tempo fa poco permeabile rispetto alle
stimolazioni al consumo esterne. I potenziali clienti cinesi, però, non sono meno esigenti: di seguito i 7 fattori utili al successo di un e-commerce in Cina individuati da Luca Collacciani [Regional Sales Manager di Akamai] e qualche riflessione sulle capacità di pianificazione strategica degli imprenditori italiani.

A detta di Jack Ma – fondatore di AliBaba, il più grande sito di e-commerce cinese – in Cina il mercato virtuale non è solo un modo alternativo di fare acquisti, ma un vero e proprio stile di vita. Si tratta di un mercato che nel 2015 varrà 540 miliardi di dollari, che può contare su un pubblico di 550 milioni di utenti, pari a un quinto dell’intera popolazione mondiale online, ma coincidente con il 44% della popolazione cinese, dunque destinato ad aumentare nel prossimo futuro.

China vs USA e-commerce value

Allo stesso tempo l’e-commerce in Cina è un mercato che segue regole e logiche proprie, da cui i 7 fattori di successo individuati da Luca Collacciani:

1. L’importanza del mobile

Gli utenti finali hanno aspettative molto alte: ci si aspetta, infatti, che un’azienda sia sempre disponibile, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non importa dove essi si trovino o come siano connessi. In Cina, nelle aree cittadine ad alta densità abitativa, l’accesso a Internet avviene con modalità diverse: da PC, smartphone, wireless o via cavo. In tutte le altre aree, specialmente quelle rurali, l’unico accesso a internet è via mobile.
Qualsiasi azienda che desideri avviare un’attività di e-commerce in Cina deve tenere conto di questa peculiarità e assicurarsi strategie e piani per misurare e massimizzare la disponibilità dei servizi via mobile.

2. Marketplace online

Al contrario del mercato e-commerce USA, dove il 76% dei siti e-commerce è gestito dall’azienda che fornisce quei prodotti, in Cina, il 90% dei siti di e-commerce è costituito da aggregatori, veri e propri centri commerciali virtuali (tipo TiMall con 180milioni di clienti e 200mila brand, al cui interno è presente anche un Apple Store). Questo comporta la necessità di creare un sito in grado di integrarsi perfettamente con altre piattaforme.

3. Hosting & Performance del sito

Prima di lanciare il proprio sito, è necessario valutare anche alcune sfumature tecniche che spesso vengono trascurate, come ad esempio eventuali criticità legate alle performance.
Immaginate un brand di automobili di lusso che produce bolidi capaci di andare da 0 a 100 km/h in tre secondi le cui pagine web si caricano in più di 10 secondi. Che tipo di messaggio viene inviato a un potenziale acquirente?

4. Server & Content Delivery Network

Le aziende in procinto di entrare nel mercato devono essere consapevoli che la Cina possiede un’infrastruttura Internet unica, con una base utenti sempre più mobile e dinamica. Questa peculiarità aggiunge alcune complessità. Complessità che possono essere risolte da Content Delivery Network che aiutano le aziende a districarsi tra le maglie regolatorie del governo cinese, mantenendo le performance dei siti web ai massimi livelli.

Se si vuole garantire agli utenti un’esperienza web all’altezza del proprio nome, non solo bisogna utilizzare servizi di Content Delivery Network o servizi DNS che garantiscano qualità e performance, ma bisogna anche valutare le performance di altri servizi forniti da terzi quali pixel tracking, A/B testing, web analytics e mappe che, venendo spesso serviti dal di fuori della Cina, possono rallentare notevolmente il sito, se non bloccarlo completamente.

Fornire agli utenti cinesi esperienze online coinvolgenti e di alta qualità richiede una soluzione affidabile, sicura, che riesca a fornire alte prestazioni e che sia inoltre in grado di soddisfare i requisiti normativi della Cina.

5. Lingua locale o inglese?

La scelta della lingua per un sito di e-commerce cinese dipende molto dalla tipologia di merce e dal target di consumatori. La maggior parte dei visitatori di siti di tecnologia, ad esempio, si sente a suo agio con la lingua inglese. Per la vendita online di beni di lusso potrebbe invece essere meglio offrire i contenuti in lingua locale.
Per semplificare, il consiglio è quello di implementare il sito prevedendo fin da subito la doppia lingua: inglese e cinese.

6. Logistica

Fondamentale per un’attività di e-commerce è infine una buona strategia di distribuzione. Spedire dall’Italia senza considerare le peculiarità del territorio locale può influire negativamente sull’intero processo. I tempi di spedizione in Cina sono infatti molto variabili: da un minimo di 1 giorno a un massimo di 3. Inoltre, bisogna ricordare che i centri di distribuzione fondamentali in Cina sono almeno tre: Hong Kong, Shenzhen e Shangai.

7. Investire in comunicazione

Aprirsi al mercato e-commerce cinese è certamente più semplice per tutte quelle aziende con un brand già molto conosciuto, come ad esempio i colossi italiani del fashion. Per tutte le altre aziende, è fondamentale una strategia di comunicazione. Senza un forte investimento in attività di brand awareness, infatti, si rischia di passare inosservati e di vanificare qualsiasi sforzo commerciale.

Per accrescere le vendite in Cina, le aziende dovranno sviluppare sofisticate strategie per raggiungere la loro audience. La Cina è un paese vasto anche in termini di “spazi” Internet: presentarsi con un sito lento o irraggiungibile o, peggio, senza una strategia distributiva adeguata potrebbe mandare in fumo mesi di pianificazione e investimenti.

Ovviamente è stata l’ultima voce ad attirare maggiormente la mia attenzione, ma non solo in relazione al fatto che mi occupo di consulenza di brand, bensì soprattutto perché suona molto simile a uno dei “consigli agli imprenditori italiani” contenuta nel report dell’Italian Trade Commission per l’ampliamento o la creazione di un proprio mercato in UK, così come in altri documenti simili in cui si danno indicazioni su come affermare o spostare il proprio business fuori dai confini italiani.

A mio avviso, il fatto che fonti illustri e manager di spicco sentano la necessità di rimarcare l’importanza della costruzione di un piano strategico esteso alla comunicazione di marca e di prodotto/servizio, piuttosto che ridotto all’organizzazione dell’operativo, nel caso di brand da lanciare su mercati internazionali, dovrebbe farci riflettere.

L’Italia e i business nostrani non possono continuare a essere percepiti come soggetti con grandi potenzialità, ma privi della capacità di pianificazione strategica sapientemente strutturata da ogni punto di vista: siamo un popolo creativo, con delle splendide idee, ma – come affermava Bruno Munari – “creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo”.

Altro sull’Italia

Un’app per sincronizzare desideri e risparmi [Scotiabank]

Se mi impegno a risparmiare una certa cifra mensile o settimanale, quanto tempo impiegherò per accumulare abbastanza risorse per l’abito/il viaggio/la moto/il tatuaggio… che desidero da tanto?
Per aiutare i suoi correntisti a rispondere a questa domanda, Scotiabank ha ideato un’app che funziona su mobile o attraverso Pinterest in modo che ognuno possa creare la propria wishlist con relativo count-down all’acquisto.

Per utilizzare l’app di Scotiabank basta scaricarla, inserire oggetti o esperienze obiettivo finale del risparmio e definire quanto si è disposti a mettere da parte a settimana: in questo modo si ottiene di poter monitorare quanto tempo occorre per raggiungere l’obiettivo.

E se alla lista iniziale si aggiungono altri desideri? Il conteggio del tempo necessario a realizzare ogni proposito viene automaticamente aggiornato in modo da poter visualizzare immediatamente quanto il nuovo obiettivo condiziona tutti gli altri.

Più o meno la stessa cosa accade su Pinterest: basta pinnare le foto delle cose per le quali si vuol mettere da parte dei risparmi nella Scotiabank wishlist e indicare quanto si vuole risparmiare per ottenere la rispettiva indicazione temporale rispetto al raggiungimento dell’obiettivo. Cliccando sull’icona della banca, inoltre, si possono avere dei consigli su come accelerare il raggiungimento dei propri traguardi.

Scotiabank - wishlist app
[via]

Con la sua app Scotiabank non ha solo fornito un servizio aggiuntivo ai propri utenti relativo al monitoraggio delle proprie risorse economiche. Grazie alla creatività della trovata e al concetto di wishlist offre loro anche una sorta di “supporto emotivo” poiché permette loro di:

  • visualizzare i propri obiettivi rendendoli più reali e concreti
  • facilitare il processo di determinazione del valore reale e delle priorità
  • diminuire gli sprechi di risorse grazie al monitoraggio continuo
  • rendere tutto ciò più piacevole grazie all’utilizzo di social network e mobile

Che aspettano le altre banche a copiare l’interessante idea della Scotiabank? 🙂

Altro su app e web app

Buon San Valentino dai vostri amati brand

Oggi è San Valentino e , come ogni ricorrenza che si rispetti, tale appuntamento offre alle marche un’opportunità in più di rapportarsi con il proprio target, di utilizzare la creatività per stupire e farsi notare. Di seguito una piccola raccolta delle iniziative più interessanti dedicate a questa occasione lo scorso anno da brand più o meno noti del mercato.

Coca Cola punta su uno speciale direct marketing completato dalla prova prodotto, una sorta di “assaggio” della propria brand experience da condividere con chi si ama.


[via]

Wilkinson trasforma un ambient marketing in un momento romantico, colmo di stupore e carico di interazioni.


[via]

Movistar crea un’app per “salvare” i mobile-addicted dalla furia dei loro partner e regalare loro un po’ di tempo da passare insieme senza distrazioni.


[via]

MegaRed coglie l’occasione per lanciare una campagna di sensibilizzazione con relativa raccolta fondi per la cura delle malattie cardiache.


[via]

Chissà cosa avranno in mente per quest’anno e se riusciranno a superarsi in fatto di creatività.
Buon San Valentino a chi lo festeggerà… sarei veramente curiosa di sapere cosa avete escogitato per stupire il vostro partner! 🙂

Altro su San Valentino

Ti hanno regalato un cellulare che non ti piace? In Francia c’è Love2recycle

A partire da metà Novembre 2012, in Francia, Love2recycle ha lanciato la sua campagna pubblicitaria composta da 7 spot differenti, ma sviluppati attorno allo stesso messaggio – “How to be happy” – per promuovere il servizio di “riciclo” di mobile e smartphone.

Ci sono almeno tre buoni motivi per apprezzare l’attività svolta da Love2recycle:

  1. gettare un cellulare o uno smatphone inquina, dunque – come ogni tecnologia – l’oggetto va adeguatamente smaltito
  2. non se ne può più di vedere in giro cellulari dai modelli anteguerra, chi ne ha ancora uno in suo possesso è pregato di decidersi a cambiarlo
  3. durante le festività natalizie capita di ricevere in regalo un device che non incontra i propri gusti e un modo veloce per disfarsene è sempre apprezzato

Per diffondere l’utilità e il funzionamento del suo servizio, Love2recycle ha creato ben 7 micro-spot da veicolare in TV e via web accomunati dall’headline “How to be happy”. Ognuno dei video ha come protagonista un personaggio paradossale che necessita di essere felice e riesce a raggiungere il suo scopo visitando il sito Love2recycle.fr, scoprendo il valore del mobile phone in proprio possesso, inviandolo alla ditta gratuitamente e ricevendo il compenso stabilito in denaro.


[via]

I video, sicuramente ispirati al non-sense e al grottesco, risultano gradevoli da fruire anche grazie alla comicità deformante, all’ironia sottile legata alla stravaganza delle situazioni, nonché ai ritmi sostenuti, alla grammatica semplice quanto puntigliosa delle inquadrature, alle pause e agli effetti sonori ben studiati.

Tutto ciò rende percebibile il processo di smaltimento del cellulare come facile e indolore… chiaramente – purtroppo – lo stesso non si può dire in riferimento alle potenziali soluzioni da associarsi ai problemi o ai disagi che evidentemente pesano sui personaggi protagonisti dei video… ma, d’altra parte, non si può aver tutto dalla vita, occorre saper trovare gratificazione nelle piccole cose! 😉

Altre campagne pubblicitarie

Lego da analogico a digitale in un’app

Lego riesce ancora una volta a dimostrarsi uno dei brand più creativi non sono nella propria comunicazione, ma anche negli utilizzi possibili del proprio prodotto. Stavolta Lego riesce a costruire un legame divertente tra mondo analogico e mondo digitale grazie a “Life of George” e “BrainBricks” due nuovi giochi che, oltre agli immancabili mattoncini, puntano sulla tecnologia e sui linguaggi propri del videogame per completare l’esperienza di gioco.

“Life of George” combina gli “analogici” mattoncini Lego con un’app per iPhone/iPod Touch: George propone al giocatore una serie di prove della sua abilità di “costruttore” copiando o inventando modelli da fotografare con la propria iPhone/iPod camera per accaparrarsi punti preziosi per valutare le proprie “building skills”. Si possono anche sfidare gli amici e scoprire chi è il più veloce o il miglior costruttore di Lego! 😉

“BrainBricks” è un altro prodotto Lego che combina il gioco virtuale a quello “fisico”: i mattoncini in questo caso sono provvisti di sensori capaci di “leggere” la propria configurazione e comunicarca attraverso il wireless a qualsiasi device mobile. In questo modo è possibile trasporre la propria creazione Lego nel mondo digitale e renderla protagonosta di un’esperienza di gico virtuale e godere delle sue performance.

Rinnovare e innovare un brand senza che questo perda la sua riconoscibilità è qualcosa di articolato e spesso complesso, Lego ci riesce non solo mantenendo inalterate le proprie caratteristiche valoriali, non solo continuando a puntare su quei mattoncini che tanto lo hanno reso celebre, ma dando a questi nuovi “poteri” legati all’immaginifico, ampliandone le modalità di gioco, riuscendo ancora una volta a sorprendere.