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Mai pensato di giocare a tennis? [campagna di sensibilizzazione]

A tutti gli appassionati che già hanno nostalgia dei match degli Internazionali di Tennis, ma anche a chi semplicemente di lunedì mattina sta cercando un motivo in più per sorridere oltre all’ispirazione per iniziare a praticare uno sport, voglio dedicare la campagna di sensibilizzazione messa a punto dalla United States Tennis Association, #TennisMakesYou.

La United States Tennis Association lo scorso anno ha creato una serie di micro-spot con l’obiettivo di mettere in risalto gli effetti positivi che può avere su ogni individuo la pratica del tennis. Il concept creativo alla base di tale campagna di sensibilizzazione consiste nel puntualizzare serissime affermazioni relative al benessere psico-fisico conseguente all’esercizio del tennis associandole alla costruzione di una serie di iperboli visive veramente molto ironiche e divertenti.

Dunque, il tennis ti rende più forte, più intelligente, più felice, più attraente, praticamente invincibile: ecco le prove! 😉

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Altre campagne di sensibilizzazione

The Wallace Collection [London]

Se vi trovate a Londra nella zona di Marylebone e avete un po’ di tempo libero, magari perché siete in anticipo rispetto alla vostra prenotazione a L’Autre Pied oppure volevate fare una passeggiata dentro Hide Park quando ha iniziato a piovere, vi consiglio di visitare The Wallace Collection.

The Wallace Collection è un museo, la sua particolarità consiste nell’essere ospitato in una splendida villa d’epoca londinese.
Ogni stanza ha le proprie particolarità e, oltre ad avere l’opportunità di riempirvi gli occhi con una serie di dipinti del 18° secolo, potrete ammirarne lo splendido mobilio e i meravigliosi complementi d’arredo, perdervi nell’osservazione dei dettagli dei parati e nell’assaporare l’atmosfera lussuosamente accogliente delle differenti stanze.

Vagare per i differenti ambienti della Wallace Collection è stata per me un’esperienza rilassante e avvolgente: riuscivo a immaginare misteriosi personaggi elegantemente abbigliati che attraversavano i grandi spazi sussurrandosi commenti riguardanti la vita dell’alta società londinese o comodamente seduti vicino ai maestosi camini accesi intenti a prendere il thè e a condividere gli ultimi gossip ridacchiando compostamente. Se siete in vena di un viaggio nel passato tra arte e armature, ve ne consiglio la visita: l’ingresso è gratuito.

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Beau Rivage e il relax [guest post by Alessandra Nibali]

Beau Rivage Resort & Casino, oasi di piacere e comfort vicino a Biloxi [città del in Mississipi], ha realizzato una campagna di ambient marketing presso il Gulfport-Biloxi International Airport con l’obiettivo di connettere il proprio brand al concetto di relax anche in un momento stressante come l’attesa del bagaglio in aeroporto a seguito di un lungo volo.

Il Beau Rivage, per promuovere il proprio resort e i suoi servizi, infatti,  ha pensato di sviluppare una campagna di ambient marketing che riuscisse a creare una calda e accogliente atmosfera all’interno del Gulfport-Biloxi International Airport personalizzando l’area di ritiro bagagli.

L’idea geniale è stata quella di sostituire il grigiore dei noiosi e angoscianti nastri trasportatori con grafiche che ricordassero la piscina tropicale presente nel resort, popolandole di nuotatori visibilmente a proprio agio. Il movimento del nastro ha contribuito alla resa generale, simulando il movimento dell’acqua della piscina e il sensuale fluttuare dei corpi immersi al suo interno.

Beau Rivage - ambient marketing

Tale creatività ha permesso al Beau Rivage di creare stupore, affascinare e distrarre il passeggero dallo spazio frenetico dell’aeroporto durante la spesso lunga attesa dei bagagli, trasportandolo per un istante in un’atmosfera rilassante come quella del proprio resort.

Molto strategica – a mio avviso – la scelta dell’aeroporto poiché si presenta come contesto ideale per raggiungere il target di riferimento di una struttura alberghiera di questo tipo, oltretutto simulando un’interessante  e piacevole brand experience in un momento di noia, dunque sicuramente riuscendo ad ottenere una grande attenzione, non credete?

Autore: Alessandra Nibali – 2° anno IED Management Lab

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Giornale, caffè e conversazioni [direct marketing]

Dopo l’esperimento italiano, Nescafé ha organizzato in Francia un’altra iniziativa che, oltre a promuovere il proprio brand e conferirgli più visibilità, spingesse le persone a condividere un’esperienza facendo conoscenza e iniziando una conversazione. Stravolta il noto brand di caffè solubile, ha coinvolto Metro – la testata free press – in un’interessante azione di direct marketing.

In moltissimi, pendolari e non, al mattina si muniscono volentieri della pubblicazione Metro, in omaggio nei pressi delle principali stazioni ferroviari e della metropolitana. Leggere il giornale, però, è spesso un’attività utilizzata in maniera più o meno premeditata come deterrente per la conversazione con gli altri utenti dei mezzi pubblici. La conseguenza ti tale pratica rischia di trasformare il momento della lettura del quotidiano in qualcosa di sin troppo solitario.

Nescafé, attraverso la propria campagna di direct marketing, ha pensato di fornire quantomeno un aiuto a tutti coloro che leggendo il giornale non intendono evitare le chiacchiere, ma solo la noia. Spinto da tale obiettivo, il brand ha previsto di aggiungere all’edizione mattutina di Metro un inserto contenente due tazze pop-up protagoniste di una grafica allegra e piena di energia che invitasse le persone a condividere il momento e l’omaggio.

L’azione di direct marketing di Nescafé appare molto ben strutturata sia negli obiettivi che nella realizzazione: a chi non piace gustarsi un caffè – seppur solubile – leggendo il giornale e chiacchierando con il vicino di scrivania in ufficio? Soprattutto in un lunedì mattina come questo, mi sembra proprio quello che ci vuole!

Solo un dubbio sulla campagna: dal video sembra che bastasse aggiungere un po’ d’acqua [io direi meglio se bollente] all’interno delle tazze, ma non è chiaro se queste contengano o meno un sample di prodotto, io spererei proprio di sì perché senza non credo avrebbe sortito grandi risultati in termini di conversazioni, nonostante avesse dotato di una tazza usa e getta i lettori di Metro, non credete?

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Pupille & Papille – A pranzo da “L’Autre Pied” [London]

Durante la mia permanenza in UK, ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza indimenticabile: ho pranzato a L’Autre Pied, ristorante stellato del quartiere Marylebone di Londra in cui il talentuoso chef Andy McFadden crea ricette e realizza pietanze come fossero opere d’arte contemporanea [dunque proprio il mio tipo di chef! 😉 ].

L’Autre Pied si presenta come un ristorante chic e raffinato, ma tutt’altro che snob. D’animo e cucina francese [i camerieri presentano i piatti usando l’idioma parigino], offre un’atmosfera sussurrata quanto allegra [grazie anche ai grandi motivi floreali alle pareti], molto professionale e sicuramente accogliente.

Pranzare a L’Autre Pied in un’assolata domenica è stato veramente molto appagante. Nonostante il contesto meritasse, i protagonista assoluto di questa esperienza è stato di sicuro il menu, oltretutto meno caro di quel che mi sarei aspettata da un ristorante che abbia ottenuto una stella Michelin.

Personalmente, dopo il commovente “benvenuto dello chef” che univa il sapore intrigante di quella che credo fosse una vellutata di formaggio stagionato alla sorpresa della salsa al basilico sottostante e l’eleganza di un “biscotto” aromatizzato alla zucca, ho avuto modo di provare le seguenti prelibatezze e accompagnarle con uno champagne e un meraviglioso vino rosso scelto direttamente dal sommelier [di cui ho dimenticato la cantina, purtroppo]:

  • Arrosto di Foie Gras con barbabietole, rape e noci del Brasile
  • Capriolo su letto di cavolo rosso cucinato nel Barolo e servito con rape, carote e rabarbaro [se non ricordo male, sto andando a memoria]
  • Crémeux di cioccolato Valrhona Caramelia servito con musse di cioccolato, nido d’ape, gelato al pistacchio e Fava Tonka, gelato alla Guinness [sempre andando più o meno a memoria]

Mancandomi le parole per descrivere il gusto da perdita di senno dei piatti, vi mostro direttamente le foto [ho dimenticato di prendere appunti, ma alle foto ci ho pensato!]

In sintesi, un’esperienza di gusto – e non solo – assolutamente da fare e per me sicuramente da ripetere, visto che ne conserverò per molto molto tempo un ricordo bellissimo [colgo l’occasione per ringraziare Maria per l’invito e la meravigliosa scelta!]. Peccato per il sito web un po’ arcaico e per l’eccessiva vicinanza di alcuni tavoli, altrimenti avrei potuto affermare che L’Autre Pied avesse un brand perfetto… ma, d’altra parte, la perfezione non esiste, giusto? 🙂

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L’importanza di sentirCI bene per sentirSI bene [campagna sociale]

Bekol, l’organizzazione che raccoglie le persone con problemi di udito in Israele, qualche tempo fa a proposto una campagna di sensibilizzazione molto creativa al fine di indurre gli individui “duri d’orecchie” a fare un test per l’udito e comprendere le cause del problema.

Bekol, con la sua campagna di sensibilizzazione a mezzo stampa, ha trovato un modo tanto delicato quanto ironico e colorato per attrarre l’attenzione sulla necessità di sottoporsi a un test uditivo al fine di prevenire l’aggravarsi di eventuali problematiche legate alla percezione dei suoni a “basso volume”. Il concept della campagna, infatti, si basa sul rendere percepibile il “volume” e la necessità di alzarlo al massimo da parte di chi ha problemi d’udito, il tutto senza utilizzare strumenti di comunicazione che possono far leva sul sonoro.

Il visual della campagna riprende la classica serie di rettangoli inglobata nel design o nell’interfaccia di molti apparecchi elettronici o digitali di riproduzione del suono e, basandosi sul fatto che in tali dispositivi i rettangoli si illuminano o prendono colore progressivamente all’aumentare del volume, la trasforma in una sorta di cartone animato, riuscendo a renderne benissimo la dinamicità anche in una rappresentazione statica.

Leggendo l’immagine da sinistra a destra, ovvero nella stessa direzione data all’aumento di volume su questo tipo di sensore, si vede pian piano comporre l’immagine stilizzata di una star musicale – Snoop Dogg, i Kiss Kiss, Miley Cyrus e David Bowie – che appare completa solo nell’ultimo rettangolo, ovvero al massimo del volume.
Il claim If you need to turn it up, you need a hearing test.” [trad. ita. “Se hai bisogno di aumentare il volume, hai bisogno di un test dell’udito”] fa il resto.

Bekol - campagna di sensibilizzazione
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Trovo che le icone musicali scelte per la campagna di sensibilizzazione siano state selezionate e rese benissimo, sia considerando i differenti target a cui può rivolgersi il messaggio [anche se con una predilezione stilistica per i più giovani, presumibilmente perché più ardui da convincere], sia per la riconoscibilità di ognuna sin da pochi elementi visivi.
La maggior espressione della creatività, però, sta a mio avviso l’utilizzo di un elemento metaforico – l’artista – successivamente smembrato in una sorta di sineddoche ricorsiva che genera un effetto dinamico sorprendente da percepire.
In sintesi, una fantastica campagna sociale.

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Serpentine Gallery [London]

Durante il mio soggiorno in UK, ho trascorso la maggior parte del tempo a Oxford, sia per motivi legati al mio lavoro, sia per la più rilassante qualità di vita che la città offre.
Nel week end, però, adoravo trascorrere un po’ di tempo a Londra, tanto per svagarmi e “fare la turista“. Vista la clemenza del meteo in quel periodo, una domenica ho trascorso un parecchio tempo girovagando per Hide Park, sino a scoprire le due sedi della Serpentine Gallery e le sue interessanti mostre di arte contemporanea.

La Serpentine Gallery mi è apparso come un luogo quasi magico. Completamente immersa nel verde del parco, si sviluppa suddividendo la sue mostre in due distinti spazi espositivi, uno per ogni lato del laghetto che divide Hide Park dai Kensington Gardens rendendo ancora più suggestivo il panorama.

Durante la mia visita alla Serpentine Gallery, ho potuto godere delle opere di Leon Golub organizzate nell’esposizione “Bite Your Tongue” e quelle di Pascale Marthine Tayou presentate nella mostra dal titolo “Boomerang”. Entrambe sono tutt’ora godibili presso la galleria a ingresso libero e lo rimarranno sino al 17 Maggio.

Si tratta di due personali veramente differenti tra loro. Dai cupi acrilici di Leon Golub traspare soprattutto l’orrore della guerra e della violenza: a me è sembrato che allo spettatore – me compresa – potesse rimanere addosso una sensazione di brutalità irrazionale, di sporcizia e cinismo. Le coloratissime opere di Pascale Martine Tayou, soprattutto le installazioni, sembrano invece riflettere sull’individuo, la comunità, il rapporto tra elementi artificiali ed elementi naturali con un atteggiamento a tratti molto critico, ma sempre costruttivo e sicuramente creativo e fantasioso: i soggetti, nonostante i colori, in questo caso mi sono apparsi come visualizzazioni di riflessioni molto serie, ma sempre costruttive.

Una menzione particolare, infine, la devo alla fontana di Bertrand Lavier, un’opera spettacolare, divertente, gaia, oltre che ecologista, dato che recupera e riusa i tubi colorati comunemente usati per innaffiare e i loro vari possibili bocchettoni. Un tripudio di colori, forme e getti d’acqua, strabiliante.

 

Per una passeggiata a Londra tra arte e natura, ve la consiglio! 😉

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A Oxford con Airbnb

Per il mio ultimo soggiorno in UK – in particolare nei 20 giorni che ho trascorso a Oxford per lavoro – ho scelto di utilizzare Airbnb, il portale che mette in contatto domanda e offerta di alloggi di qualsiasi tipo creando una community di utenti basata sulla condivisione di esperienze di viaggio.
Una scelta che rifarei e rifarò, anche per merito di Anna, la mia “host”.

Airbnb marchio
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Devo ammettere che arrivare a considerare la possibilità di usare Aibnb per selezionare il posto in cui soggiornare durante il periodo che avrei trascorso a Oxford è stata alquanto casuale. Dato che il mio viaggio ha avuto prevalentemente fini professionali [anche se ho avuto modo comunque di “fare la turista”, soprattutto nei primi giorni a Londra 😉 ], ha comportato la necessità di rimandarne l’organizzazione sino a pochi giorni prima della partenza e dunque il rischio di non trovare un’offerta di alloggio in linea con le mie esigenze, sia in termini di posizione geografica,  sia dal punto di vista del comfort [es. livello di pulizia, bagno in camera e uso della cucina, per intenderci] e del rapporto qualità/prezzo.

Dopo molto peregrinare tra un sito e l’altro mettendo a confronto varie ipotesi di accomodation, mai del tutto contenta delle condizioni che mi si proponevano per un motivo o per un altro, sono finalmente approdata su Airbnb trovando interessante una delle due camere che Anna ha inserito sul portale. Grazie alle immagini e alla descrizione utilizzata per presentare la stanza e i servizi aggiuntivi, ho potuto immediatamente capire che faceva proprio al caso mio, potendo anche comprendere sin da subito quali sarebbero state le “regole della casa” e il budget del soggiorno.

L’iter di prenotazione è stato alquanto semplice, chiaro nelle garanzie e nei termini di eventuale disdetta, nonché trasparente nella definizione della “fee” che sarebbe spettata ad Airbnb per l’intermediazione. Interessante anche il fatto che tale iter prevedesse un messaggio di richiesta e “autopromozione” da parte del guest all’host, in modo che questo possa decidere se accoglierla o meno, non solo in base al fatto che la stanza sia disponibile, ma anche in relazione alla tipologia di persona che ne fa richiesta.

Ho incontrato Anna per la prima volta la sera del 30 Marzo, dopo uno scambio di email e messaggi tramite la piattaforma che ci ha aiutato a organizzare il momento del check-in. Anna sin da subito si è mostrata straordinariamente disponibile e abbiamo iniziato a conoscerci di fronte a un bicchiere di vino e qualche stuzzichino. Nei giorni seguenti ho potuto apprezzare appieno le meravigliose conseguenze che mi ha portato la non premeditata scelta di Airbnb.

Da un lato ho soggiornato in una stanza con tutti i comfort che desideravo compreso il bagno privato, l’uso della cucina e un buon livello di pulizia. L’ubicazione dell’abitazione [a metà di Cowley Road] era veramente strategica rispetto al centro città [che si raggiunge in 20-30 minuti a piedi o in 10 minuti di bus] e rispetto a molti punti di interesse, nonché inserita in un contesto molto ben servito grazie alla presenza di diversi supermarket, molti ristoranti, la fermata del bus per Oxford centro praticamente di fronte casa, la fermata del bus per Londra a 10 minuti a piedi.

Dall’altra conoscere Anna ha enormemente arricchito la mia esperienza a Oxford. Con Anna ci siamo subito trovate simpatiche e quindi abbiamo iniziato a condividere non solo la sua casa, ma anche un po’ di tempo libero, qualche passeggiata e molte delle nostre rispettive esperienze e competenze professionali. Un viaggio veramente molto, molto interessante, anche per merito di Airbnb. Grazie Anna! 🙂

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IKEA e l’entusiasmo nei gesti quotidiani

Sono tornata nel week-end da una full-immersion di quasi un mese in terra inglese e sto riscoprendo ora una parte della quotidianità che mi è molto mancata. È su questo che fa leva IKEA in due delle sue ultime campagne pubblicitarie, su questo e sull’entusiasmo che deriva dall’apprezzare il quotidiano sin dalle piccole comodità e routine.


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Due bellissimi spot con un’allegra colonna sonora, quelli di IKEA. Derivazione di un medesimo concept, i video non fanno altro che mettere in evidenza alcuni dei valori che si propone di veicolare il famoso brand del settore arredo: praticità, semplicità, comodità, qualità.

Impensabile dire che non ci riesca dopo averli guardati, impossibile non entrare in empatia con i protagonisti e in un certo senso far propria la loro brand experience, seppure indirettamente: sorridere viene spontaneo… e il lunedì – soprattutto quando si è stati par diverso tempo lontani da casa, come me – è un buonissimo momento per iniziare a sorridere! 😉

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