Articoli

La Cina e l’e-commerce

Nonostante la Cina possa vantare arti, culture e pratiche millenarie è attualmente considerata un “nuovo” mercato in cui moltissimi brand più o meno noti contano di posizionarsi, un mercato “emergente” perché sino a qualche tempo fa poco permeabile rispetto alle
stimolazioni al consumo esterne. I potenziali clienti cinesi, però, non sono meno esigenti: di seguito i 7 fattori utili al successo di un e-commerce in Cina individuati da Luca Collacciani [Regional Sales Manager di Akamai] e qualche riflessione sulle capacità di pianificazione strategica degli imprenditori italiani.

A detta di Jack Ma – fondatore di AliBaba, il più grande sito di e-commerce cinese – in Cina il mercato virtuale non è solo un modo alternativo di fare acquisti, ma un vero e proprio stile di vita. Si tratta di un mercato che nel 2015 varrà 540 miliardi di dollari, che può contare su un pubblico di 550 milioni di utenti, pari a un quinto dell’intera popolazione mondiale online, ma coincidente con il 44% della popolazione cinese, dunque destinato ad aumentare nel prossimo futuro.

China vs USA e-commerce value

Allo stesso tempo l’e-commerce in Cina è un mercato che segue regole e logiche proprie, da cui i 7 fattori di successo individuati da Luca Collacciani:

1. L’importanza del mobile

Gli utenti finali hanno aspettative molto alte: ci si aspetta, infatti, che un’azienda sia sempre disponibile, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non importa dove essi si trovino o come siano connessi. In Cina, nelle aree cittadine ad alta densità abitativa, l’accesso a Internet avviene con modalità diverse: da PC, smartphone, wireless o via cavo. In tutte le altre aree, specialmente quelle rurali, l’unico accesso a internet è via mobile.
Qualsiasi azienda che desideri avviare un’attività di e-commerce in Cina deve tenere conto di questa peculiarità e assicurarsi strategie e piani per misurare e massimizzare la disponibilità dei servizi via mobile.

2. Marketplace online

Al contrario del mercato e-commerce USA, dove il 76% dei siti e-commerce è gestito dall’azienda che fornisce quei prodotti, in Cina, il 90% dei siti di e-commerce è costituito da aggregatori, veri e propri centri commerciali virtuali (tipo TiMall con 180milioni di clienti e 200mila brand, al cui interno è presente anche un Apple Store). Questo comporta la necessità di creare un sito in grado di integrarsi perfettamente con altre piattaforme.

3. Hosting & Performance del sito

Prima di lanciare il proprio sito, è necessario valutare anche alcune sfumature tecniche che spesso vengono trascurate, come ad esempio eventuali criticità legate alle performance.
Immaginate un brand di automobili di lusso che produce bolidi capaci di andare da 0 a 100 km/h in tre secondi le cui pagine web si caricano in più di 10 secondi. Che tipo di messaggio viene inviato a un potenziale acquirente?

4. Server & Content Delivery Network

Le aziende in procinto di entrare nel mercato devono essere consapevoli che la Cina possiede un’infrastruttura Internet unica, con una base utenti sempre più mobile e dinamica. Questa peculiarità aggiunge alcune complessità. Complessità che possono essere risolte da Content Delivery Network che aiutano le aziende a districarsi tra le maglie regolatorie del governo cinese, mantenendo le performance dei siti web ai massimi livelli.

Se si vuole garantire agli utenti un’esperienza web all’altezza del proprio nome, non solo bisogna utilizzare servizi di Content Delivery Network o servizi DNS che garantiscano qualità e performance, ma bisogna anche valutare le performance di altri servizi forniti da terzi quali pixel tracking, A/B testing, web analytics e mappe che, venendo spesso serviti dal di fuori della Cina, possono rallentare notevolmente il sito, se non bloccarlo completamente.

Fornire agli utenti cinesi esperienze online coinvolgenti e di alta qualità richiede una soluzione affidabile, sicura, che riesca a fornire alte prestazioni e che sia inoltre in grado di soddisfare i requisiti normativi della Cina.

5. Lingua locale o inglese?

La scelta della lingua per un sito di e-commerce cinese dipende molto dalla tipologia di merce e dal target di consumatori. La maggior parte dei visitatori di siti di tecnologia, ad esempio, si sente a suo agio con la lingua inglese. Per la vendita online di beni di lusso potrebbe invece essere meglio offrire i contenuti in lingua locale.
Per semplificare, il consiglio è quello di implementare il sito prevedendo fin da subito la doppia lingua: inglese e cinese.

6. Logistica

Fondamentale per un’attività di e-commerce è infine una buona strategia di distribuzione. Spedire dall’Italia senza considerare le peculiarità del territorio locale può influire negativamente sull’intero processo. I tempi di spedizione in Cina sono infatti molto variabili: da un minimo di 1 giorno a un massimo di 3. Inoltre, bisogna ricordare che i centri di distribuzione fondamentali in Cina sono almeno tre: Hong Kong, Shenzhen e Shangai.

7. Investire in comunicazione

Aprirsi al mercato e-commerce cinese è certamente più semplice per tutte quelle aziende con un brand già molto conosciuto, come ad esempio i colossi italiani del fashion. Per tutte le altre aziende, è fondamentale una strategia di comunicazione. Senza un forte investimento in attività di brand awareness, infatti, si rischia di passare inosservati e di vanificare qualsiasi sforzo commerciale.

Per accrescere le vendite in Cina, le aziende dovranno sviluppare sofisticate strategie per raggiungere la loro audience. La Cina è un paese vasto anche in termini di “spazi” Internet: presentarsi con un sito lento o irraggiungibile o, peggio, senza una strategia distributiva adeguata potrebbe mandare in fumo mesi di pianificazione e investimenti.

Ovviamente è stata l’ultima voce ad attirare maggiormente la mia attenzione, ma non solo in relazione al fatto che mi occupo di consulenza di brand, bensì soprattutto perché suona molto simile a uno dei “consigli agli imprenditori italiani” contenuta nel report dell’Italian Trade Commission per l’ampliamento o la creazione di un proprio mercato in UK, così come in altri documenti simili in cui si danno indicazioni su come affermare o spostare il proprio business fuori dai confini italiani.

A mio avviso, il fatto che fonti illustri e manager di spicco sentano la necessità di rimarcare l’importanza della costruzione di un piano strategico esteso alla comunicazione di marca e di prodotto/servizio, piuttosto che ridotto all’organizzazione dell’operativo, nel caso di brand da lanciare su mercati internazionali, dovrebbe farci riflettere.

L’Italia e i business nostrani non possono continuare a essere percepiti come soggetti con grandi potenzialità, ma privi della capacità di pianificazione strategica sapientemente strutturata da ogni punto di vista: siamo un popolo creativo, con delle splendide idee, ma – come affermava Bruno Munari – “creatività non vuol dire improvvisazione senza metodo”.

Altro sull’Italia

Absolute Vodka e la prima campagna Whatsapp [guest post by Annalisa Bronzi]

Absolut Vodka pare sia stato il primo brand a sfruttare il potenziale comunicativo di Whatsapp – la popolare applicazione di messaggistica istantanea – per instaurare un dialogo diretto con i consumatori e promuovere il party di lancio della nuova serie limitata Absolut Unique in Argentina.

La tendenza attuale dei brand a essere presenti e attivi in Rete si declina nell’utilizzo delle piattaforme di social networking più diffuse [Facebook e Twitter, ad esempio], ma studi recenti dimostrano che parte del tempo speso su di esse viene sostituito con servizi di messaggistica istantanea, come Whatsapp [con i suoi 350 milioni di utenti attivi ogni mese].

Absolute Vodka - social networkingAbsolut Vodka ha dunque pensato di usare proprio Whatsapp per veicolare una campagna marketing di social networking e aumentare la propria brand awareness. A creare un contatto diretto tra i consumatori e la solitamente poco ciarliera marca, ci ha pensato infatti l’account Whatsapp di Sven, esigente buttafuori [virtuale] dell’esclusivo party di lancio, che poteva essere contattato per ottenere un invito alla festa.

Sven – in realtà la Community Manager di Absolut – non è risultato un buttafuori accomodante e semplice da convincere, e gli inviti extra riservati per i “NON VIP” erano solo due, così chi ha contattato Sven su Whatsapp si è ingegnato e ha impiegato la propria creatività per produrre qualcosa che lo sorprendesse, e che gli assicurasse la conquista dell’invito condividendo video, foto, audiomessaggi, surreali dialoghi e proposte…

I risultati della campagna sono stati molto positivi: più di 600 contatti, 3 giorni di chat ininterrotte con i consumatori, oltre 1000 contenuti geniali e creativi realizzati dai pretendenti per Sven: tutto questo a un costo sorprendentemente basso, ovvero quello di una scheda sim a cui associare l’account di Whatsapp.


[via]

Absolut Vodka ha accompagnato Whatsapp nel suo primo approccio al mondo delle campagne marketing e questa prima esperienza può essere definita un successo, dal mio punto di vistache premia la genialità nella semplicità.

Autore: Annalisa Bronzi – 2° anno IED Management Lab

Altro sulle app

 

I rotoloni Regina personalizzano le macchie di caffè

Grazie a Enrica ho scoperto che Regina, marca leader dei rotoloni asciugatutto, ha organizzato una campagna di ambient marketing veramente creativa in occasione di una delle più importanti fiere business-to-business della grande distribuzione alimentare che si tiene in Germania. Come gadget: macchie di caffè personalizzate! 😉

Rotoloni Regina, durante una fiera B2B tedesca, sono riusciti a personalizzare le macchie lasciate dalle tazze di caffè quando gocciano. Per mettere a punto questa campagna di ambient marketing sorprendente, il brand sovrano degli asciugatutto ha dovuto creare delle mug con una speciale tecnica in modo che, qualora una goccia di caffè fosse colata dal bordo della tazza, il liquido non avrebbe lasciato semplicemente una macchia circolare, ma avrebbe composto tutto il marchio Regina, divenendo fonte di sorpresa per i business-men intenti a contrattare accordi al bancone del bar.

Essendo noto che i migliori affari si fanno di fronte a una tazza di caffè, Regina, non solo non si è fatta scappare l’occasione di aumentare la propria brand awareness, ma producendo rotoli di carta assorbente – ovviamente in dotazione di ogni punto di ristoro – ha anche trovato il giusto espediente per rendere partecipe ogni “bevitore di caffè” di un’esperienza di brand diretta e impossibile da dimenticare [più d’uno, oltretutto, s’è portato a casa la tazza come nemo! 😀 ].

… Peccato solo che il caffè non fosse espresso!

Altro sul caffè:
Starbucks e il Coffee Braille
– Colcafe, un caffè contro gli errori di battitura
– Personalizzare il caffè senza rinunciare al caffè: Illy [pubblicità comparativa]
– Starbucks e il lunedì
– In Svizzera il caffè si prende in Posta
– Il co-branding mancato tra gomme da masticare e caffé
– Gulf News aggiunge un plus al caffè di Tim Hortons: le notizie dell’ultima ora
– Dunkin’ Donuts: marketing olfattivo, caffè e ciambelle
– Caffè e personalità [infografica ded. to il mio papà]
– Svegliarsi con il caffé [letteralmente] grazie a un’app
– Nescafé e il piacere delle piccole cose
– Un caffè lungo come un romanzo… con MasterCard
– Ancora sul caffè… stavolta per solidarietà [Puro Faitrade]
– Starbucks pensa a me, ma io bevo altro caffè
– Tainà, il caffè giusto per rimanere svegli di lunedì mattina
– Nescafè e le pause con Ginseng Coffee e Mocaccino
– Nescafè Dolce Gusto: video e concorso “Mi piace piccolo”
– Infografica in tazzina per volare in Colombia con Avianca
– Nescafé al Jägermeister Vertical Tour 2011
– Nespresso: San Pietro ha finito le capsule… Povero Clooney!
– Il brunch secondo Nescafé
– Nescafé Caffè per Latte: la tazza di latte che cerca un caffè “per la vita”
– La mia passione per il caffé… e per le infografiche
– Nescafé Caffè per Latte in “Change is good”
– Nescafè Storie di Brunch: 8 storie per 8 protagonisti
– Nescafé: per tutti i creativi che non vogliono rischiare di cestinare ottime idee
– “Circolo” di Nescafé Dolce Gusto all’ iF Product Design Award 2010
– Finalista del “iF PRODUCT DESIGN AWARD 2010″ la CIRCOLO di NESCAFE’ DOLCE GUSTO
– La “marca star” di Séguéla e Nescafé Dolce Gusto
– Il design anni ’60 come valore di brand: nasce “Circolo” e il temporary store Nescafé Dolce Gusto
– Nespresso raddoppia i testimonials e aggiunge a Clooney un Malkovich “divino”
– Il caffè come piace a me
– Nespresso e l’evoluzione del Brand-Star… complice George Clooney

Personal brand e personal blog: naming e contenuti [infografica]

C’è chi pensa che il blog sia uno strumento morto o moribondo e ad ucciderlo siano stati i social network, lo hanno detto anche per i libri rispetto agli ebook, per il cinema quando è nata la TV e praticamente per qualsiasi altro mezzo di comunicazione “più anziano” al momento dell’introduzione di un elemento nuovo nel panorama mediatico. A mio avviso ogni medium con l’aumentare della complessità delle scelte possibili attraverso le quali comunicare sicuramente cambia, ma è difficile che “muoia” del tutto, altrimenti avremmo smesso di scrivere con la penna da un pezzo e il fax non sarebe più su nessuna scrivania, non vi pare?

In una strategia di branding, sia essa corporate che personal, il blog – a mio modestissimo parere – è fondamentale: è uno spazio in cui aggregare contenuti propri, in cui analizzare e commentare contenuti altrui, in cui approfondire tematiche che si discutono sugli altri social media e social network che, chi più chi meno, richiedono sempre “il dono dell’estrema sintesi”, ma all’interno dei quali è praticamente sempre possibile condividere dei link con l’intento di spiegare meglio il proprio punto di vista. [non per nulla è da poco passato il mio secondo Blogcompleanno]

Nel momento in cui si crea un personal blog, come per qualsiasi blog, è innanzitutto necessario capire quali tematiche si andranno a trattare, quale punto di vista sarà veicolato, se sarà un diario delle proprie esperienze personali ovvero un block notes virtuale in cui appuntare riflessioni professionali, o ancora se è possibile applicare a tali testi un criterio secondo il quale sia possibile parlare di entrambe le cose. Il punto è che necessariamente dovrà esserci una coerenza di fondo, dovrà essere chiaro ai lettori di che tipo di blog si tratta, cosa è possibile trovarci, in modo che si possano fare un’idea sull’affidabilità e le competenze in materia dell’autore.

La definizione dei contenuti del blog è determinante che sia effettuata a priori [insieme alla struttura e alla frequenza di aggiornamento, come per il corporate blog], sia perché sia possibile definire una linea editoriale (che tono userò nello scrivere? quale linguaggio? quale stile? di quali argomenti potrò scrivere senza apparire incoerente?), sia per configurarne le categorie che serviranno ad archiviare i vari post in base alle tematiche, ma soprattutto per arrivare a determinarne il nome e il dominio (la url di riferimento).

Consiglio sempre due cose a chi apre un blog, soprattutto a chi inizia a scriverne uno per aumentare la propria visibilità e reputation come professionista: essere proprietario del proprio dominio e della propria hosting e prediligere la scelta del proprio nome e cognome  nella scelta del dominio.

Comprare url e hosting è più sicuro e permette la maggiore libertà possibile nel definire le caratteristiche del proprio spazio: certo ha un costo che ci si potrebbe risparmiare rivolgendosi a una delle numerose piattaforme di blog aggregator, ma il livello di personalizzazione è decisamente più alto e praticamente impossibile vedersi sottrarre i propri contenuti.

La scelta di un dominio del tipo nome+cognome.com è per me consigliabile per avere maggior flessibilità nel definire i contenuti da includere nel proprio spazio, nel cambiare idea dopo qualche anno senza necessariamente dover cambiare “location”, per aumentare la propria brand awareness, la propria riconoscibilità legata a quel particolare supporto. In questo modo è possibile creare maggior empatia con il lettore che vedrà l’autore come una persona piuttosto che come un business.

Se il vostro nome è troppo comune per essere ricordato, se il dominio in questione è già occupato, se non volete esporvi in quanto persona, o semplicemente se il vostro nome non vi piace granché, ovviamente potete decidere di aprire un blog scegliendo un nome diverso dal vostro. In questo caso il naming dovrà essere fatto tenendo conto dei seguenti fattori:

  • dovrà essere possibile trasformare il nome del blog nel suo dominio
  • dovrà essere facile da memorizzare
  • dovrà essere breve
  • dovrà essere facile da pronunciare e da scrivere

Scegliere un “nome di fantasia” per il proprio blog equivale a scegliere il nome per il proprio business, dunque potete prendere spunto da questa infografica per capire come ragionare e come arrivare alla scelta più appropriata. Buona lettura! 🙂

The Art of Naming a Business - infographic
[via]

Altro sul blog:
Domani è il mio Blogcompleanno – ovvero – Due anni di connessioni tra idee
Oggi è il mio Blogcompleanno – ovvero – Un anno di connessioni tra idee
Corporate blog e web writing
Aziende e Social Network: il corporate blog vs. il sito vetrina
Perché creare un “corporate blog”

Altro sul personal brand:
Personal brand: e-mail etiquette [infografica]
Personal brand: essere professionisti felici [infografica]
Personal brand: come riuscire a NON farsi assumere e come invece condurre un colloquio [infografica]
Personal brand: CV e creatività in infografica
Vuoi diventare un Brand Manager? Iscriviti al Master IED in Brand Management del 2012
Personal Branding: siamo quel che condividiamo… anche su Twitter [infografica]
Oggi è il mio #Tweetcompleanno – ovvero – 365 giorni di Twitter tra follie e microblogging
Condividere momenti informali fa bene alle relazioni professionali: la mia intervista a Donna Impresa
CV e giornali che parlano
La prossemica, il “personal space” e la business class KLM
Usate i (social) media in modo appropriato, please!
La verità su cosa ci motiva professionalmente in una RSA animata
Progetta il tuo futuro: 8 ore di corso piacevolmente volate
Reputazione e vendite – ovvero – la mia intervista su “Vendita Referenziata”
Oggi è il mio Blogcompleanno – ovvero – Un anno di connessioni tra idee
“Esperienze di marketing personale” l’ebook gratuito di Stefano Principato
“Progetta il tuo futuro”: corso di personal branding e business plan
Il cane che ha compreso l’importanza del personal branding
Twoorl – tutte le statistiche per il tuo account Twitter
Follow Friday – Il #FF di @alebrandcare con motivazioni e brevi commenti
Il marketing personale e… la mia intervista
Whohub: fare business networking utilizzando un’intervista
Personal Branding: The Brand called You
Condivisione e Iuoghi di lavoro: il Coworking
Le mie strategie di Social Networking – Facebook e FriendFeed
Le mie strategie di Social Networking – Follow me on Twitter
Le mie strategie di Social Networking – Profilo LinkedIn: aggiornato
Sono laureata in Scienze della Comunicazione
Essere creativi
Feng Shui in ufficio per aumentare benessere e produttività
Comunicare il brand: l’ufficio e il suo arredo
Perché questo blog

Piccolo glossario sul brand

il brand è una variabile multidimensionale

Come si è più volte detto in questa sede, il brand è una variabile multidimensionale che contiene non solo gli aspetti distintivi dell’impresa, ma anche la sua storia, l’esperienza maturata dai consumatori nei riguardi della marca, il livello di notorietà, le aspettative dei potenziali acquirenti, la relazione che il brand riesce ad instaurare con i consumatori attraverso la condivisione di valori.

Gli elementi caratterizzanti della marca sono spesso indicati con termini inglesi su cui vorrei fare, in estrema sintesi, un po’ di chiarezza:

  • brand name (nome della marca): è corretto utilizzare tale denominazione per indicare la scritta (insieme di caratteri dattilografici senza una specifica formattazione) che costituisce una sorta di marchio (trademark) che il brand owner (impresa proprietaria del brand) può proteggere giuridicamente attraverso la registrazione.
  • logo: è l’icona grafica atta a rappresentare, in genere, un prodotto o un marchio di fabbrica.
  • logotipo: è il carattere (la font) con cui un’azienda si differenzia da un’altra. Non è composto da disegni o da immagini.
  • brand perception (conoscenza di marca), qualità della marca che si articola in:
    brand awareness (notorietà di marca) – indica la capacità dei consumatori di identificare un particolare brand;
    brand image (immagine di marca) – l’aspetto qualitativo della conoscenza di marca che racchiude le idee e le aspettative presenti nelle menti dei consumatori legate a un prodotto o servizio.
  • brand identity (identità di marca): è tutto ciò che l’impresa vuole che i consumatori percepiscano utilizzando i propri prodotti. È importante per l’impresa che la brand identity si avvicini il più possibile alla brand image.
  • brand equity (patrimonio di marca): è il valore della marca in condizioni di funzionamento.
  • brand value (valore della marca): è il valore della marca in ipotesi di cessione, cioè indica il valore monetario che un soggetto corrisponde al proprietario della marca per ottenerne la disponibilità.
  • brand franchise (fedeltà alla marca): è il livello di fedeltà dei consumatori che permette all’impresa di ottenere una differenziazione del prodotto dalla concorrenza.
  • brand experience (esperienza di marca): aspetto legato alla sperimentazione dei prodotti o servizi della marca.
  • brand recognition (riconoscimento di marca): proprietà di una marca immediatamente riconoscibile dai consumatori.

Per saperne di più puoi leggere anche:
Il glossario di Brand Care on line
Marketing, brand e ruolo del cliente
Branding e accordi tra imprese
Rischi e benefici del co-branding
Strategie di brand extension
Master IED in Gestione Strategica del Brand: via alle iscrizioni