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Ieri era il mio Blogcompleanno – ovvero – 4 anni di connessioni tra idee

Sono al quarto Blogcompleanno e sono passati 613 post, letti da oltre 128 mila visitatori unici per un totale di quasi 270 mila visualizzazioni di pagina [fonte: google analytics] dal mio primo contenuto pubblicato: un grand bel traguardo che ho voluto festeggiare con un piccolo restyling grafico e con questa raccolta de “il meglio di” relativa all’ultimo anno.

Il mio quarto Blogcompleanno - img ©Tim BurtonGrazie alle abilità fotografiche di Silvia Bonanno e a quelle grafiche di Niko Demasi, ora il mio blog mi somiglia ancora di più [letteralmente, dato che quella che sbircia i contenuti sporgendosi dall’header sono proprio io! 🙂 ] e mi sembra ancora più coinvolgente continuare ad analizzare brand e campagne pubblicitarie, scrivere reportage di viaggio e recensioni di libri, “chiacchierare” delle cose che mi colpiscono e condividere il mio punto di vista su tutto quel che mi passa per la testa.

Di seguito post e argomenti a mio avviso tra i più interessanti tra quelli trattati durante l’ultimo anno. Buona rilettura! 😉

BRANDING

– I miei articoli su Comunicando come focus aggiornati sulle teorie del brand management
Il caso IKEA cresce di 6 unità
Il caso Lego acquisisce 3 nuovi post
Il caso Starbucks ha 4 nuovi articoli
– I focus sullo storytelling
– I focus sull’ambient marketing
– I focus sul direct marketing
– Tante, tantissime campagne pubblicitarie

FORMAZIONE & PERSONAL BRANDING

Brand Management: design, ma di strategie! – la mia lectio magistralis allo IED is More
Handle with [brand] care: il resoconto dell’evento
Cosa farò da grande?: Il resoconto della lezione aperta
Brand Management, clienti e competenze: la mia lectio magistralis allo IED is More
Master IED in Brand Management: il resoconto di “Brand @ Work” 2013
Riflessioni da docente: AA 2012-2013 allo IED Management Lab

Karlstad & Hammarö: comunicare un’ampia offerta didattica
Il tuo QI è a prova di QR Code?
Creatività e strumenti didattici: Carulla e il libro che si taglia
Per motivare gli studenti, il worstfolio dei grandi pubblicitari [Miami Ad School]

Coordinato per ufficio: anche la busta racconta il business
Recruitment: anche per valutare un curriculum occorre essere esperti
Tatuatori e recruitment
Durante un colloquio non contano solo le tue competenze [Heineken]

BRANDED CONTENT

Cook & Love con Polli
Da fan su Facebook a Master-Barman con Perrier
Imparare l’inglese con Google Chrome [branded content]
IKEA, branded content e nuovo catalogo
Branded content in corsia per Band-Aid
Un buono sconto da grigliare
Personalizzare il caffè senza rinunciare al caffè: Illy [pubblicità comparativa]
KLM regala mappe personalizzate per le mete dei vostri viaggi
Sull’organizzazione dell’agenda – ovvero – Encomio del pennone BIC a quattro colori
La spesa in musica [ambient marketing]
Gli zombie o la SWAT ti consegnano la pizza? Forse hai ordinato da Domino’s
Missione Oreo: separare la crema dal biscotto
Colcafe, un caffè contro gli errori di battitura
Voglia di branded content [direct marketing]
Gus&Ben: branded content anche per Misura
Never Waste Ideas: creatività all’asta da Sotheby’s
Meglio della birra gelata c’è solo il gelato alla birra
I rotoloni Regina personalizzano le macchie di caffè
Kit Kat riempie i break con i branded content… E il mio blog va in pausa tutto Agosto. Buone vacanze!
Marabou: cioccolato con la scusa incorporata per placare il senso di colpa
Handvertising: le mani come medium [Antiseptica]
Vodafone dà i numeri… in cioccolato [direct marketing]

APP & SOCIAL NETWORKING

Il costo della benzina direttamente sul navigatore con Waze
“If I die”: il lato macabro del social networking [app Facebook]
Funfare, l’app per condividere la benzina e incentivare il carpooling [idee]
Rimorchiare al cinema a San Valentino: un’app utile
Klippbok: diventa un interior designer con IKEA [app per iPad]
Scegli la birra giusta per ogni occasione con una Facebook app
Lo chef più “social”? Carlo Cracco
Chi sei quando sei affamato? [Snickers web app]

MANGIARE & VIAGGIARE

Pupille & Papille – A cena da “Ditta Trinchetti”
Pupille & Papille – A pranzo a “La Locanda di Bacco”
Pupille & Papille – A cena a “La Corte” [Rieti]

Cook & Work: panini dolci e salati

Roma e l’arte contemporanea: il Macro Future e la Pelanda
Regalarsi un viaggio a Nizza
Venezia vol. 1/5 [economics di viaggio]
Venezia vol. 2/5 [la Biennale: Arsenale]
Venezia vol. 3/5 [la Biennale: Giardini]
Venezia vol. 4/4 [la Biennale in città]
Venezia vol. 5/4 [Peggy Guggenheim e l’arte contemporanea]

Altri viaggi

LIBRI

Riuso e arredo fai-da-te: E ora si IKrEA di Massimo Acanfora [libro]
La Befana è intellettuale – ovvero – Un libro per chi ha fretta
Shared Identities di Vincenzo Bernabei [presentazione del libro – 22 Febbraio]
Storia di un Corpo di Daniel Pennac [libro]
Più lontano ancora di Jonathan Franzen [libro]

Coordinato per ufficio: anche la busta racconta il business

La resa narrativa del proprio business [o storytelling, che fa più cool! 😉 ] passa anche attraverso il coordinato per ufficio: Logchies Junior Window Cleaners usa la busta da lettera per presentare il proprio core business.

Soprattutto in conseguenza dell’utilizzo sempre più massiccio degli strumenti di comunicazione digitale [email, social media e social network, documenti in pdf, house organ in versione ebook…], si è persa un po’ l’abitudine di progettare le buste da lettera personalizzate preferendo indirizzare risorse e risorse e creatività su altri strumenti di utilizzo più quotidiano come i biglietti da visita, spesso artwork di grande design.

Tale atteggiamento, in generale supportato da una correttissima logica del buonsenso, rischia però di far perdere ad alcune realtà delle grandi opportunità per raccontarsi e porre in evidenza i servizi offerti. Cos’altro avrebbe potuto usare  Logchies Junior Window Cleaners come strumento migliore delle envelope destinate a documenti, comunicazioni e fatture, per focalizzare l’attenzione di clienti acquisiti e potenziali sulla propria attività?

Per quanto mi sforzi di trovare sostituti, solo la busta da lettera “con finestra” regala a questa azienda l’opportunità di narrare l’attività – solitamente ritenuta poco creativa – di pulitura vetri e vetrine in modo immediato, ironico e divertente. L’azienda, infatti, ha avuto la “brillante” idea di utilizzare l’oblò trasparente utile alla visualizzazione dei dati di contatto del destinatario come una vera e propria finestra, rendendola elemento protagonista nel concepimento della grafica di personalizzazione del supporto.

Logchies Junior Window Cleaners - busta da lettera
[via]

Conseguentemente a questa operazione di sviluppo della creatività, l’envelope diviene uno strumento di comunicazione essa stessa, incuriosisce il ricevente, mostra la cura del dettaglio da parte del mittente, l’attenzione che pone al proprio lavoro, fa apparire l’attività del window cleaner come vissuta in maniera piacevole da chi la pratica.
Un assetto valoriale perfetto per un brand del genere, no?

Leggi anche:
Brand & naming
Quanto odiate la pubblicità?
Personal Branding Day: il resoconto dell’evento dal mio punto di vista
Comunicare il proprio business con il coordinato per ufficio: due esempi
Master IED in Brand Management: il resoconto di “Brand @ Work”
Personal Brand: il mio biglietto da visita > Semino idee… e le trasformo in strategie
Da azienda a network di professionisti: il mio punto di vista
Self Brand & Personal Brand: il mio punto di vista
Il marketing del lusso secondo… Natalino Balasso
Goldfish Awards: pubblicità stereotipate per guadagnare tempo e partecipare al festival
Il brand è una proiezione mentale che passa anche dal naming
Brand e storytelling: raccontare il proprio business
Il cliente non ha sempre ragione
Brand is everywhere – la mia lectio magistralis allo IED Open for Master
Branding: la pubblicità fa la differenza (?)
Come scegliere il gadget giusto per il proprio business [infografica]
Vuoi diventare un Brand Manager? Iscriviti al Master IED in Brand Management del 2012
Il target, questo sconosciuto – ovvero – Non limitiamoci all’ovvio
“IED is More” – La mia lectio magistralis sulla “Whole Brand Reputation” per il Master in Brand Management
CORPORATE 2.0: Aziende e Social Media
Kaizen e aziende – ovvero – Creatività, miglioramento e… social media
Acquisti d’impulso – ovvero – Riflessioni sulle albicocche secche
Personal Branding: The Brand called You
La civiltà dell’empatia: dagli esperimenti sulle scimmie al branding
Il Brand è una promessa
Connettere piuttosto che collezionare: riflessioni a partire da de Kerckhove
Whole Brand Reputation
Il prosumer da Radio Alice al Web 2.0
Cosa fa uno “strategic planner”?
Strutturare il portafoglio di marca
Piccolo glossario sul brand
Strategie di brand extension
Rischi e benefici del co-branding
Branding e accordi tra imprese
Marketing, brand e ruolo del cliente
L’ufficio stampa e il suo lavoro
La distribuzione come alleato di brand
Leve di marketing: la DISTRIBUZIONE
Tattiche di prezzo
Il prezzo perfetto
Leve di marketing: il PREZZO (e il brand)
Comunicazione: B2B e B2C
Comunicazione di prodotto/servizio
Comunicare “corporate”
Comunicazione e posizionamento di brand
Creare contenuti di brand è più efficace della pubblicità
Brand evolution: restyling del marchio
Il coordinato aziendale: biglietti da visita e carta intestata
Il marchio e le sue caratteristiche
Strumenti di lavoro: il brief
Comunicare il brand: l’ufficio e il suo arredo
Video aziendali e Youtube
L’ “house organ” ovvero perché creare una rivista aziendale
Perché creare un “corporate blog”
L’archivio e il museo d’impresa per costruire valore
Comunicare la storia d’impresa: l’heritage marketing
Analisi e definizione del vantaggio competitivo
Le basi della comunicazione aziendale
Eventi: da strumento a business
Da grande voglio lavorare in pubblicità
Guerrilla marketing: cos’è e come si usa
Innovare e connettere per superare la crisi
Brand building per una marca carismatica

Personal brand e personal blog: l’uso del colore

Avete deciso di creare il vostro personal blog per veicolare il vostro personal brand, avete chiarito quali saranno i contenuti che pubblicherete (e ogni quanto), ne avete scelto il nome e acquistato il dominio, avete definito quale piattaforma utilizzerete e determinato quale struttura dovrà avere il layout. Ora non vi resta che scegliere uno dei temi messi a disposizione dalla piattaforma prescelta e personalizzarlo ovvero ideare/farvi ideare la grafica da un designer.

Qualora fosse un graphic designer o un web designer a occuparsi della creazione o della personalizzazione del vostro personal blog vi consiglio di affidarvi alla sua professionalità anche per la scelta dei colori di riferimento, ma se sarete voi stessi a sceglierne il tema e a personalizzarlo, quale palette scegliere?
Sicuri che basterà affidarsi al proprio colore preferito per ottenere i risultati desiderati?

[continua a leggere dopo l’infografica]

The colors of the web - infographic
[via]

Ogni colore ha un significato (lo dice anche il feng shui), una sua forza, un proprio modo di essere percepito, una propria leggibilità, degli abbinamenti da preferire:

  • il giallo trasmette ottimismo ma spesso è difficilmente leggibile a video
  • il rosso è sempre energico ma può essere associato al pericolo
  • il blu dà sicurezza ma trasmette anche formalità
  • il verde è il colore che più facilmente processano i nostri occhi ma in alcune tonalità può essere associato alla nausea
  • l’arancione richiama all’interazione ma – anche lui come il giallo – può contribuire a diminuire la leggibilità
  • il rosa è un colore romantico, troppo spesso associato al mondo femminile
  • il nero è il colore del lusso, ma allo stesso tempo lo è della morte
  • il viola tranquillizza ma può essere associato alla quaresima…

Date le molteplici associazioni possibili e le numerose atmosfere modulabili attraverso il colore, occorre sicuramente farne un uso accorto e consapevole, anteponendo la visione d’insieme, la leggibilità, il senso della comunicazione e degli accostamenti ai propri gusti personali: inizialmente il questo sito aveva uno sfondo grigio [dovuto alle mie non eccellenti abilità grafiche] e, pur volendo utilizzare il verde, ho dovuto optare per un viola vinaccia per garantire la leggibilità di tutti gli elementi; solo dopo il restyling del sito e la trasformazione dello sfondo [grazie all’intervento di Niko Demasi] ho potuto trovare una tonalità di verde che si potesse utilizzare senza problemi per i miei lettori, creando finalmente l’atmosfera che desideravo.

In ogni caso, sul vostro blog, meglio non utilizzare troppi colori insieme poiché rischierebbero di distogliere l’attenzione dal contenuto testuale, meglio scegliere una palette di due, massimo 3 colori e dare loro una funzione specifica: possono servire per porre in evidenza i titoli ed i link [che è opportuno cambino aspetto una volta visitati] oppure per armonizzare il resto del layout con il vostro marchio [se ne avete uno].

Di seguito due infografiche: la prima mette in relazione i colori e gli effetti che hanno negli acquisti; la seconda si interroga sulla differente percezione che dei colori hanno uomini e donne. Buona lettura! 🙂

How do Colors Affect Purchases - infographic
[via]

True Colors [gender preference] - infographic
[via]

Altro sul personal brand:
Personal brand e personal blog: layout e piattaforma [infografica]
Personal brand e personal blog: naming e contenuti [infografica]
Personal brand: e-mail etiquette [infografica]
Personal brand: essere professionisti felici [infografica]
Personal brand: come riuscire a NON farsi assumere e come invece condurre un colloquio [infografica]
Personal brand: CV e creatività in infografica
Vuoi diventare un Brand Manager? Iscriviti al Master IED in Brand Management del 2012
Personal Branding: siamo quel che condividiamo… anche su Twitter [infografica]
Oggi è il mio #Tweetcompleanno – ovvero – 365 giorni di Twitter tra follie e microblogging
Condividere momenti informali fa bene alle relazioni professionali: la mia intervista a Donna Impresa
CV e giornali che parlano
La prossemica, il “personal space” e la business class KLM
Usate i (social) media in modo appropriato, please!
La verità su cosa ci motiva professionalmente in una RSA animata
Progetta il tuo futuro: 8 ore di corso piacevolmente volate
Reputazione e vendite – ovvero – la mia intervista su “Vendita Referenziata”
Oggi è il mio Blogcompleanno – ovvero – Un anno di connessioni tra idee
“Esperienze di marketing personale” l’ebook gratuito di Stefano Principato
“Progetta il tuo futuro”: corso di personal branding e business plan
Il cane che ha compreso l’importanza del personal branding
Twoorl – tutte le statistiche per il tuo account Twitter
Follow Friday – Il #FF di @alebrandcare con motivazioni e brevi commenti
Il marketing personale e… la mia intervista
Whohub: fare business networking utilizzando un’intervista
Personal Branding: The Brand called You
Condivisione e Iuoghi di lavoro: il Coworking
Le mie strategie di Social Networking – Facebook e FriendFeed
Le mie strategie di Social Networking – Follow me on Twitter
Le mie strategie di Social Networking – Profilo LinkedIn: aggiornato
Sono laureata in Scienze della Comunicazione
Essere creativi
Feng Shui in ufficio per aumentare benessere e produttività
Comunicare il brand: l’ufficio e il suo arredo
Perché questo blog

Per Natale mi sono regalata un restyling

Sorpresa! 😀
Con l’aiuto del mio art director preferito, Niko Demasi, mi sono regalata il restyling grafico di questo blog!

Il mio blog dopo il restyling

Nato come un eperimento creato completamente da me, che comunque non sono né una grafica, né una web designer, il blog è andato crescendo e necessitava un’aggiustatina professionale per apparire in tutto il suo splendore e continuare a darmi una mano nel veicolare il mio personal brand.

Questo template mi è sempre piaciuto: un tema che mi permettesse di mostrarmi senza esagerare ché alla fine sono timida; che si reggesse sui miei piedi (sono proprio i miei! 😀 ) evidenziando la mia spiccata e onnipresente “voglia di indipendenza”; che desse nella home una panoramica dei contenuti mettendo in evidenza le immagini e rendendosi metafora della mia memoria visiva (per la quale è anche utilissimo! 😛 )…

Sinché lo sfondo è stato grigio era un po’ cupo e non garantiva una leggibilità perfetta, oltretutto mi obbligava all’utilizzo di link di colore scuro, affinché risaltassero: ora posso finalmente utilizzare il verde, il mio colore preferito, e invece di un foglio di cartone in bianco e nero sostengo un bel foglio che mi piace pensare essere di carta riciclata, ché anche quella fa molto “green”!

Oltre ai “vezzi grafici”, comunque, al tema mancava un po’ di accuratezza, di care… e, per tener fede alle mie promesse, non era più possibile rimandare oltre, dopo più di un anno!
Vi piace? Che ne pensate?

Leggi anche:
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Il cane che ha compreso l’importanza del personal branding
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Whohub: fare business networking utilizzando un’intervista
Personal Branding: The Brand called You
Il Brand è una promessa
Attenzione al “micro”: cosa connette “Lie to Me” a Twitter

L’idea delle Poste svedesi per competere con Facebook

Chi manda ancora cartoline via posta ordinaria? Se qualcuno è rimasto, si tratta – ne sono sicura – di una minoranza: tra sms, mms, Twitter, Facebook, YouTube e i vari social network e social media quasi quasi non ha senso!

Ma lo Swedish Postal Service pare non si sia dato per vinto e, come sempre attraverso la creatività, cerca di invogliare le persone a spedirsi almeno gli auguri di Natale utilizzando i suoi servizi… ed intavola una sorta di competizione addirittura con Facebook, il più temibile tra i social!

PROBLEMA

Come invogliare i giovani, continuamente connessi ed in contatto su Facebook, a spedirsi una cartolina postale per gli auguri natalizi?

SOLUZIONE

Fare in modo che le persone possano utilizzare le moderne tecnologie, e Facebook stesso, per “assemblare” la propria postcard.

IDEA

Swedish Postal Service "Magical X-mas Card"

Le Poste svedesi hanno dunque sviluppato un’applicazione online che permette di:

  1. scegliere un template natalizio;
  2. selezionare su Facebook la persona alla quale indirizzare la cartolina;
  3. raccogliere lo storico dei messaggi scambiati attraverso il social network;
  4. comporre, con quei testi, la grafica del biglietto di auguri.

Alla fine del procedimento, durante la notte, le Poste si occupano di stampare su una bella carta e inviare il personalissimo augurio direttamente a casa del destinatario.

COMMENTO

L’idea mi sembra degna di nota, quantomeno per il grado di personalizzazione, l’interazione tra tecnologie, il “sapore un po’ heritage” dell’iniziativa nonostante non serva neppure andare a comprare il francobollo, ma si può far tutto senza abbandonare il proprio computer.

P.S. A quanto pare agli svedesi piace il “fai da te”… in perfetto “stile IKEA“! 😀

P.P.S. Dato che è l’8 dicembre, chi di voi sta facendo l’albero di Natale? 😛

Roma: questo non è un marchio… e non sto citando Magritte

Avevo letto questo articolo su Repubblica.it, ma non ci volevo credere: un marchio che NON è un marchio per Roma, la capitale. Sono andata sabato a vederlo insieme agli altri 70 in esposizione all’Ara Pacis nella mostra Roma in un’immagine. Un brand per la città di Roma (fino al 3 ottobre).

Un brand per la città di Roma

Non sto citando Magritte, si tratta veramente di un groviglio di errori comunicativi e tecnici, senza poi parlare del fatto che ho capito che quella fosse una lupa solo quando ho letto il bando (inizialmente pensavo che fosse il Colosseo mezzo fuso 🙁 ). Mi trovo assolutamente d’accordo con l’analisi che ne fa Exibart:

un’immagine di una banalità sconcertante, che non risponde a nessunissima regola chiave della comunicazione visuale, prima su tutte la riconoscibilità, la leggibilità. Segni slegati, “pesi” squilibrati, look ben peggiore della peggiore clip art di Word, un risultato che – anche per i colori – fa pensare a una cucchiaiata di zuppa inglese…
Ora attendiamo solo una cosa: che il Comune di Roma ci dica che scherzava, e che non si sognerebbe mai di “etichettare” la Città Eterna con uno sgorbio simile…

E ancor di più con quello che scrive uno dei partecipanti anche sul fatto che la qualità media dei lavori esposti all’Ara Pacis è molto bassa e spesso i lavori sono palesemente in contraddizione con le regole base della grafica: se quelli sono i 70 progetti più “meritevoli di attenzione” sui 1.103 presentati, non dobbiamo lamentarci che la comunicazione e lo studio del brand in Italia non venga tenuto in giusta considerazione dalle aziende.

L’unica speranza è che, come per il cosìddetto cetriolo, si vergognino e non lo usino mai! 🙁

Queimada – Brand Care e il progetto “NaplEST – Viva, Napoli vive!”

A Napoli sono partiti ufficialmente, con l’evento del 10 giugno (esposizione fotografica e proiezione di EST*, il film di Francesco Jodice all’ex stabilimento Mecfond di via Brin; concerto dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta dal Maestro Muti al Teatro Grande di Pompei), 16 progetti di riqualificazione territoriale nell’area est di Napoli finanziati completamente da imprenditori privati. Per questa importante occasione Queimada – Brand Care si è  occupata della del coordinato istituzionale, della grafica degli allestimenti e del sito internet dedicato.

Comitato NEST – Riqualificazione territoriale: Progetto NaplEST

Per questo lavoro Queimada ha innanzitutto analizzato le schede dei progetti racchiusi sotto il nome “NaplEST – Viva Napoli vive!” messi insieme dal Comitato NEST ricavandone le informazioni necessarie all’analisi della preesistenza comunicativa, alla definizione del target di progetto, dei suoi valori aggiunti e del suo vantaggio compititivo: non si prevede l’utilizzo di finanziamenti pubblici per riqualificare l’area est di Napoli.

Dopo questo abbiamo stilato, insieme all’intermediario scelto dal cliente per seguire il progetto, un elenco delle necessità di progetto:

  • materiale di presentazione – coordinato istituzionale: biglietti da visita, carte intestata, template CD e mail, pieghevole/invito, scheda di registrazione ospiti e stampa, badge, pass auto, …
  • materiale pubblicitario – campagna stampa a mono-soggetto per la quale ci sono stati forniti i testi direttamente dal cliente
  • marcature – la grafica a copertura degli allestimenti (totem, banner, standardi, …)
  • sito internet – struttura, pagine, eventi di navigazione, post, social media da collegare, materiale multimediale, indicizzazione, SEO, …

Stilato l’elenco e approvato il preventivo siamo partiti: due settimane per consegnare tutti gli elaborati grafici, tre per la consegna del sito, un mese esatto per la completa chiusura del progetto. Il tempo in realtà non era sufficiente per tutto il mareriale da creare, data l’importanza dell’evento, ma ce la dovevamo fare per forza e ce l’abbiamo fatta e venerdì abbiamo dichiarato concluso il lavoro! 🙂

Leggi anche:
Comitato NEST – Riqualificazione territoriale: Progetto NaplEST
“NaplEST – Viva, Napoli Vive!”: un progetto di riqualificazione territoriale dell’area est di Napoli

Sono laureata in Scienze della Comunicazione

Com’è ben chiaro dalla pagina “I miei studi” di questo blog, a fine 2003 mi laureavo in Scienze della Comunicazione presso La Sapienza Università di Roma. L’articolo “Studiare comunicazione, in Italia” pubblicato da Gabriele Caramellino su In cerca di Idee, mi ha portato a tornare a riflettere sul mio percorso di studi: su cosa mi ha dato e su cosa ha mancato di darmi.

Scienze della Comunicazione - amore/odio via gapingvoid.comNel 1993, alla fine della terza media, avevo letto della creazione di un nuovo corso di studi universitari a cui era stato dato il nome di Scienze della Comunicazione, un percorso che pareva ai miei occhi porsi l’obiettivo di unire economia, statistica, filosofia, psicologia e studi sui media: niente di troppo umanistico, ma neppure di nettamente economico, una sociologia che appariva, quantomeno a me, molto più pragmatica e legata all’innovazione. Fu amore a prima vista.
Cinque anni dopo facevo parte – non senza difficoltà – dell’ultima “infornata” di studenti “a numero chiuso”.

I miei cinque anni a Scienze della Comunicazione sono trascorsi perseguendo l’obiettivo di strutturare il mio piano di studi evitando tutto ciò che poteva annoiarmi e cercando di assimilare quante più competenze utili alla pratica professionale, nonostante questa non mi fosse del tutto chiara: ho “mischiato” i saperi di quella che veniva definita “Comunicazione di Massa” con quelli di “Comunicazione d’Impresa”, marketing con la psicologia cognitiva, interazione uomo-macchina e sociologia delle comunicazioni…

Dove fu il problema?
All’interno del percorso di studi, anche così delineato, anche dando due esami in più, non è stato possibile “mettere in pratica nulla”: mai fatto un piano di marketing al corso di marketing, mai visto un programma di grafica al corso di grafica… per non parlare del fatto che il corso di lingua inglese non prevedeva nessut tipo di conversazione.

Ho finito gli esami in 3 anni e ne ho dovuti aspettare comunque 5 per poter discutere la tesi: l’unica conseguenza positiva è stata che la mia tesi è stata del tutto sperimentale (sul product placement – era il periodo precedente al Decreto Urbani – non era stato scritto neppure un opuscolo), mi ha portato in giro per festival cinematografici, fatto parlare con produttori e frequentare corsi e laboratori di produzione audiovisiva. Questa è stata in realtà la parte dei miei studi che mi hanno fatto “imparare a lavorare”, ad applicare le conoscenze trasformandole in competenze. Per chiudere il cerchio, non avendo vinto una delle 10 borse Erasmus (per migliaia di iscritti), né una delle due borse di studio per tesi all’estero, mi sono regalata 5 mesi a Oxford “per risolvere anche il problema della lingua“.

Ma creare competenze oltre che conoscenze non dovrebbe essere lo scopo principale degli studi universitari? Quella che chiamiamo “ricerca” non è una caccia alla connessione originale di idee per produrre innovazione e ottenerne, per quanto riguarda il settore della comunicazione, metodologie progettuali e di lavoro al fine di produrre strategie efficienti? Pragmaticamente, qual è la fase in cui chi studia comunicazione dovrebbe imparare a fare un piano di comunicazione?

Ora che sono io ad insegnare è questo che cerco di tener presente ed è sulla trasformazione delle conoscenze in competenze che dovrebbero focalizzare l’istituzione universitaria in generale e il corso di laurea in Scienze della Comunicazione in particolare.

Sono completamente d’accordo con te, Gabriele, “la comunicazione è importante. E studiarla e praticarla bene è un primo passo per poter almeno auspicare un avanzamento generale della società.”